Il Mestiere di Insegnare: Oggi si Spiega la Storia (Speciale Lavoro)
28 aprile, 2007 di giusi
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani
Sono ventuno gli alunni della mia classe, dieci ragazze e undici ragazzi, hanno tredici anni ma se li guardi bene, non dimenticandoti di fissarli per un attimo negli occhi, ti accorgi che in realtà ne hanno molti di più. Non hanno abiti alla moda, solo straccetti del mercatino, cattive imitazioni delle grandi griffes e poi chili di gel e migliaia di mollettine ed elastici colorati. Profumi improbabili e cellulari d’ogni tipo con le cover rigorosamente personalizzate da scritte e cuori e segni multicolori. Al mattino appena arrivati è un girare vorticoso di diari piccoli piccoli, gonfi gonfi, pieni di foto e bigliettini segreti, ripiegati amorevolmente ed attaccati alle pagine interne con graffettine minuscole fucsia e rosa, gialle e blu.
Hanno lampi negli occhi che significano tante cose, promesse appuntamenti, scuse, richiami di sconcertante bellezza lanciati in giro per la stanza, senza freno alcuno. Poi parlano senza sosta, come se oggi fosse l’ultimo concesso e raccontano a tutti tutto.
L’ansia di alcuni contagia l’aria, sentite entrando l’elettricità di cui sono fatti, si direbbe che potrebbero al solo comando far esplodere la stanza, troppo piccola per contenere le cose che sognano.
Ad un tratto il silenzio si impadronisce di loro, mi guardano e so che posso cominciare.
L’appello è facile, scorre veloce e monotono, solo l’elenco dei nomi, i cognomi mai, non l’accetterebbero, sarebbe come alzare un muro.
Poi all’improvviso si sentono i tonfi cadenzati dei libri che dagli zaini risalgono sui banchi, venuti fuori come se avessero volontà propria.
Oggi si spiega la Storia.
Prima però li osservo e non posso fare a meno di notare che Sara ha un po’ di nero sotto agli occhi, avrà pianto di nuovo prima di uscir di casa, litiga con la madre continuamente, è per il nuovo compagno, -la stronza-, mi ha detto ieri, -crede che io sia cieca e non sappia che quel tipo la cerca solo quando ha bisogno di soldi per “farsi”-.
Roberto le siede accanto, guarda fuori, sembra annoiato ma so a che pensa, i suoi si sono lasciati, storie di soldi e donne, forse.
Sara lo guarda e con la mano lo scuote un poco, lui si gira le sorride e le da un pizzicotto allegro sul braccio.
Giuseppe, ripetente da un pezzo, finge di cercare la pagina giusta, in realtà ha bisogno solo di trovare chi lo ascolti compiutamente per più di un minuto, allora racconterebbe di quando da piccolo cadde nella scarpata mentre giocava e della notte che trascorse da solo, dolorante tra i cani che latravano e i pipistrelli che gli giravano intorno e della madre che non lo cercò perché ubriaca e del padre che non lo cercò perché non gliene importava nulla.
Jonathan che sta tre banchi dietro, invece a guardarlo pare non raccontare nulla, è sordo, sordo totale, per questo ha un’insegnante di sostegno che per ora beve il caffè in corridoio insieme con l’insegnante bello del corso D, Jonathan non ha mai ascoltato un suono, un rumore un niente.
Jonathan non ti guarda mai negli occhi, li tiene bassi e se si accorge che tu lo guardi si volta dall’altra parte. Gli altri hanno storie fatte di disperazione più o meno simile, tutte le mattine prima di entrare in classe sento tutta intera la quasi impossibilità di poterli aiutare. Tutte le mattine sento il sapore triste del fallimento, poi faccio l’appello e migliaia di farfalline colorate, mollettine, diari, penne profumate e frasi sdolcinate e bigliettini e risate complici e promesse di cose belle e barzellettine insulse e appuntamenti per partite di pallone e passeggiate al corso e -ti ricordi cosa mi ha detto, -e allora mi ama- e tu che ne pensi, lo chiamo io o aspetto che lo faccia lui-? tacciono tutte insieme.
Improvvisamente mi torna la voglia e mi viene facile dire: oggi si spiega la Storia.
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Che bel viaggio che mi hai fatto fare…indietro negli anni.
Grazie Giusi, chiunque tu sia grazie.
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Ho una figlia di quell’età… hai ben descritto il tutto! Complimenti… Dato che passo io a ritirare il pacco a scuola (mia figlia), e mentre aspetto mi capita di sentire le varie mamme in attesa dei loro di pacchi (pare facciano a gara a chi starnazza di più), i discorsi che sento mi fanno cascare i pantaloni ed anche le mutande…
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Che splendido post, condivido tutto quello che hai scritto.
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vorrei fare un solo commento:
di quello che hai detto mi piace l’ultima riga, quell’ultima riga che troppe volte nei decenni di studio non ho visto/percepito da parte di molti tuoi coleghi.
Voglio pensare che ero io immaturo.
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Giusi…un post delicatissimo, anche se imbevuto di realtà crude ed amare…grazie. Mi ha emozionato e fatto provare ammirazione per persone che, come te, nonostante tutto, continuano ad insegnare con umanità e lucidità senza perdere la speranza.
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Quoto miriam, constatando purtroppo che quella che dovrebbe essere una figura fondamentale nella formazione delle persone spesso latita…
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complimenti per il post all’insegna della nostalgia canaglia….
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grazie, grazie a tutti…
sono contenta se riesco nell’intento di rendervi vittime della nostalgia, è un sentimento che mi piace, lo trovo positivo, dovrebbe però indurre anche a……..
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Oi bellissimo articolo, Giusi, e particolarmente sentito, dato che sono una futura maestra!
Hai descritto appieno la situazione delle medie (ancora conservo i diari rigonfi di scritte, dediche, mollettine, foto di attori/calciatori e quant’altro!).. mi hai fatto viaggiare nel passato, ma anche nel futuro!
Grazie
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Dimenticavo… scusate per la punteggiatura errata, ma fa parte di un discorso emozionale che vien fuori così, nell’esatto modo in cui poi lo leggete.
Lo dico perchè poi, rileggendo le cose che scrivo, mi rendo conto che qualcuno petrebbe risentirsi dell’uso libero di punti e virgole.
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molto bello. grazie giusi.
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Giusi, che dire, da quello che scrivi si capisce subito che la sensibilità e l’intelligenza sono le caratteristiche che ti contraddistinguono.
mi hai fatto emozionare. grazie.
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ho sempre avuto docenti stanchi e annoiati.
Infondo comprensibili: credo avessero altre ambizioni nella vita piuttosto che perder tempo ad insegnare leopardi a gente che preferisce il libro barzellette di totti allo zibaldone.
All’università invece ho trovato solo professori motivati, impegnati e interessati. Mi ricordo che mi sono stupito quand…
grazie giusi
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posso farti qualche domanda intima e personale, strettamente confidenziale? quanti anni hai (più o meno) e di dove sei?
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Ho 40 anni e sono siciliana, di un piccolissimo paese della Sicilia, terra bella e terribile come direbbe un tizio, ma quello che ho descritto è un mondo che purtroppio non appartiene solo alla Sicilia.
Ciao Bartolomeo
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no perché ho letto una discussione (su un forum di catania) dove si diceva tra l’altro:
giovane insegnante: ….le ragazzine mi ammirano e copiano il mio smalto per le unghie. con loro ho raggiunto un compromesso: chi è interessato alla materia lavora con me. chi non lo è si fa i cavoli suoi senza disturbare troppo gli altri. ma io mi chiedo: che senso ha tutto questo ?
e c’era un tizio che rispondeva, mi pare giustamente: …..se si istruiscono solo gli studenti già bendisposti e motivati (che poi forse sono anche quelli che già in famiglia sono stati motivati, no?) ….. con questa logica non si tornerebbe alle caste? ….. abolire la scuola dell’obbligo?
lo riporto per dire che secondo me l’istituzione ecc ecc però poi alla fine contano le persone. ciao
(non mi chiamo bartolomeo, bart voleva essere un riferimento a bartimeo il cieco quando lo scelsi su dfc)
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Bartimeo IL POLITICO BARTIMEO (10,46-52)
Io invece pensavo a Bart dei Simpsons… non a Bartimeo!
Ciao e buona serata
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A dire la verità anch’io, caro Bartimeo chiedo venia
ciao giusi
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Bart mi è scappato il Vangelo da homolaicus (di parte), e dato che non riesco a modificare il commento precedente, metto qua il link alla Bibbia CEI Vangelo di San Marco 10,46-52 Bibbia CEI, almeno per sapere chi era BARTIMEO….
Di nuovo ciao
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@mstatus: grazie per averci detto chi era Bartimeo, non lo sapevo.
P.S.: anche io avevo pensato ai Simpsons…
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l’ho abbreviato per confondere
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Giusi, una delicatezza sopraffina ma tagliente. Emozionante, grazie!
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Emozionale. Nonché fenomenale.
Complimenti.
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Le aule di ogni dove son piene di ragazzi con occhi sbarrati sul mondo e portacolori pieni di cianfrusaglie, con uno zaino già pesante di libri e perplessità, di difficoltà inconfessabili, di realtà oscure. Ciò che non si riesce a capire è che il nostro lavoro non è per tutti, ma solo per quelli che, come te, riescono a vedere oltre le cortine di improbabili frangette e di occhiali spessi due dita, negli occhi e nel cuore, tra le parole non dette e le lacrime non versate, le grida non urlate e gli sguardi abbassati. Se Francesco, lo spaccone, qualche giorno fa ci ha fatto saltare il cuore in gola e schizzare sbigottiti dalle sedie perchè chiedendo di andare al bagno ha fatto scivolare sulla cattedra un bigliettino “…vado ad impiccarmi…”; se Maria, che ha una sorella rinchiusa in un ospedale psichiatrico in seguito ad abusi sessuali, non riesce a smettere di ridere neanche per piangere; se Teresa ti sbatte in faccia ad ogni piè sospinto che lei è fortunata a non avere un padre, così ha solo un genitore con cui litigare; tutto questo ed altro ancora mi fa star male, e ancor di più pensare che posso far davvero poco. Magari il mio lavoro.
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Che.Articolo.Fantastico!
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Dimostri di avere sensibilità verso i problemi che attanagliano i tuoi ragazzi. Ho studiato fino a 25 anni, ma non credo di aver mai trovato prof. della tua acutezza e capacità di osservazione. Loro seduti al loro posto, noi ai banchi. In mezzo, la cattedra che pareva il Muro di Berlino. Sembrava una battaglia navale: il loro registro era la piattaforma dalla quale ti urlavano “affondato!”.
Mi capacito che allora qualcosa può cambiare. Che anche la tradizionale freddezza che riscontravo quasi esclusivamente negli insegnanti non è generalizzata. Che, almeno in certe realtà, le distanze si possono accorciare.
Grazie, perchè oggi non hai insegnato la Storia solo ai tuoi ragazzi.
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