Lavoro: Dove Stanno gli Apprendisti?
12 giugno, 2009 di Obi-Fran Kenobi
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
Mi presento. Sono uno scrittore/sceneggiatore/creativo in erba. Al momento, tra i tanti progetti, ne ho uno particolarmente importante che riguarda un fumetto.
Sto cercando un dannato disegnatore per lavorare insieme su una graphic novel. Sono stato quindi su forum di disegnatori amatoriali e ho messo qualche annuncio.
Il risultato è stato ottenere una serie di risposte arroganti, maleducate, superficiali, o -nel migliore dei casi- semplicemente deludenti.
Dove stanno gli apprendisti? Che fine hanno fatto?
Dove si nascondono i giovani pieni di voglia di fare e passione che hanno un lavoro per guadagnare due lire ma nel tempo libero si mettono a fare il vero lavoro, quello che sgorga dai loro cuori?
Vedete, io ho passato diversi anni nell’incertezza più nera e disperata. Senza lavoro, senza amore, con pochi amici. Avevo questa passione, questo pressante bisogno di scrivere. L’ho seguita, l’ho affinata. Ora sono sicuro di me stesso. So cosa posso e non posso fare. So in che modo farlo. So come funziona, conosco la tecnica. Non sono un novellino, non più.
Ok: non ho mai pubblicato, non ho mai scritto nulla di più lungo di cinquanta pagine. E allora? Scrivere trecento pagine non è diverso da scriverne trenta. E’ solo più lungo, più impegnativo. Richiede più passione e più forza di volontà. E io le ho entrambe, lo so. Quello che mi manca è la motivazione.

Vignetta domenicale UMZ by ~YellowBrainProject
Ho scritto un cortometraggio di quindici minuti in due giorni, perché avevo la motivazione. Sapevo che sarebbe stato girato dalla mia Meow Productions a breve. Alcuni dei racconti che ho scritto per concorsi li ho scritti proprio perché c’era la finalità del concorso a motivarmi. Non che credessi di vincere o che, ma era il traguardo che contava.
Adesso io ho questo fumetto; tipo 30 pagine di roba e, cosa ben più importante, la scaletta completa, grazie alla quale sarei in grado di scrivere trattamento e sceneggiatura in scioltezza. Adesso sto cercando la mia motivazione: un disegnatore intelligente che si interessi al progetto, con cui condividere la passione del realizzarlo, del vederlo crescere, del vederlo finito. Qualcuno che mi sia complementare, per riempire l’uno i gap dell’altro.
Salta fuori che ’sti cazzo di disegnatori son tutti arrivati. Son tutti grandi artisti affermati, tutti professionisti incalliti.
Non si muovono se non hanno il piano di lavorazione dettagliato. Vogliono sapere il numero di tavole certo, vogliono conoscere la trama nei dettagli, vogliono sapere se il protagonista preferisce le birre chiare o quelle scure.
Certo, certo, non ho mai pubblicato, il novellino sono io: è normale che vogliano sapere queste cose.
Sapete che vi dico? COL CAZZO AVETE RAGIONE. Potevate infinocchiarmi tre, quattro anni fa, non oggi.
La verità è che se l’Italia sta andando a rotoli, è anche per questi motivi.
Se produce molti più film, libri, fumetti schifosi che di qualità, è per colpa di gente così.
Il capolavoro che hanno in testa, con cui si masturbano la notte prima di addormentarsi NON ESISTE. Rimarrà nella loro mente e lì MORIRA’, per colpa dell’egocentrismo e della mancanza di umiltà.
Che rischio pensano di correre, questi grandi artisti incompresi, ad accettare il mio lavoro? Perdere del prezioso tempo nella loro brillante carriera?
Magari hanno paura che scriva male. Ok. Guardiamoci negli occhi e chiediamoci: la Barbato, sceneggiatrice di punta di Dylan Dog, scrive bene? Roberto Recchioni, acclamato autore alternativo, scrive bene? I disegnatori sono felici di disegnare le loro storie, o lo fanno solo perché sono pagati per farlo? Se non lo fossero, le disegnerebbero ugualmente per stima dello sceneggiatore?
E se in campo professionale la motivazione è il denaro, cos’altro può esserla in campo amatoriale se non la passione?
Eppure questa sembra non bastare agli apprendisti disegnatori. Loro vogliono una storia scritta da un autore affermato, da un professionista, perché valgono troppo per svendersi ad uno sconosciuto, fosse anche pieno di talento.
Eppure io li ho messi bene in trasparenza, i mezzi per valutare le mie capacità. I miei racconti sono liberamente leggibili online, e addirittura scaricabili in .pdf. I cortometraggi che ho scritto per la Meow Productions si possono scaricare dal sito, e vedere pure su youtube.
Quanto tempo temono di perdere, questi preziosi disegnatori? Venti inestimabili minuti sono troppi?
Nei forum di cui sopra mi sono venuti a parlare di presentazione. Mi sono venuti a dire che spavento i disegnatori, che non ho le idee chiare, che un editore non accetterebbe mai la mia idea.
CAZZATE.
Non mi frega degli editori, io sto cercando un disegnatore, appassionato come me, che crede nelle sue capacità come io credo nelle mie, per sviluppare un progetto INSIEME. Non mi interessa scrivere una sceneggiatura completa per fatti miei, se non c’è la possibilità di vederla crescere in modi imprevedibili grazie alla sinergia con chi la disegnerà.
I disegnatori non sono spaventati, sono solo pigri, o se la tirano troppo, perché si sono fatti talmente tante seghe mentali sulla magnificenza della loro arte, che vogliono aspettare di trovare la storia adatta, il soggetto adatto, la sceneggiatura adatta. E allora aspettano, aspettano, e si lasciano passare davanti occasioni su occasioni, finché il tempo passa e -guarda un po’- ancora non hanno realizzato nulla. Peccato! O forse no?
E se invece provassero ad accontentarsi? Se nemmeno più tra i giovani è possibile trovare appassionati; apprendisti che credono nella forza della loro passione, perché anche loro pensano al fine ultimo: la pubblicazione, i soldi, il successo… Che fine faremo? Cosa ne sarà dell’Italia?
Perché non c’è più la capacità di immaginare un sistema creativo basato sulle idee, piuttosto che sulla mercificazione? Cosa rimane dell’arte se anche a questi livelli così bassi ci si mette a pensare più al profitto che alla qualità del risultato?

Fumetto umanistico by ~FairDragoon
Il panorama fumettistico italiano è uno dei più miseri, poveri e banali del mondo, al momento. La fanno da padrone autori triti e ritriti che non sono capaci di mettersi alla prova perché loro comunque vengono pagati, perché i fumetti che scrivono hanno comunque uno zoccolo duro di lettori che li tengono a galla, a prescindere dalla qualità dell’opera. Leggetevi una delle ultime storie di Dylan Dog scritte dal “grande” (una volta, forse) Tiziano Sclavi, e provate a darmi torto, se ci riuscite.
Così andremo a finire: con serie su serie, tutte uguali, tutte da due centesimi. Senza idee, senza passione, senza innovazione né originalità.
La deriva intellettuale e culturale.
La piattezza, l’equilibrio tiepido.
La fottutissima termodinamica dei miei coglioni.

i.d. by ~koraykuranel
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Non sono un tecnico esperto di fumetti tuttavia conosco il lavoro di team.
Se veramente e’ come dici tu allora la scelta e’ semplice: trova un disegnatore in un altro paese e usa la tecnologia per superare la barriera della distanza.
Non sara’ semplice, sara’ un percorso in salita ma se lo vuoi ce la puoi fare.
Ciao, i link “online” e “youtube” non funzionano, per cortesia provvedi così oltre alle chiacchiere si vede qualcosa, grazie
forse i link non funzionavano nemmeno nell’originale, ma probabilmente ho fatto io qualche casino durante la formattazione del pezzo.
Li ho sistemati, credo
Scusate.
Non conosco il settore, ma temo che quello che tu dici derivi da un problema più generale.
Agli italiani manca, non da oggi, la capacità di mettersi in discussione, di scommettere su sè stessi, di accettare dei rischi; manca l’umiltà di pensare che forse non si sta facendo la cosa giusta. Tutti sempre sicuri di sè, senza incertezze, pieni del proprio nulla; sempre attenti a non scoprirsi il culo.
Ti faccio i miei più sinceri auguri per il tuo lavoro. In bocca al lupo.
uno che ha rischiato
Esatto, hai colto esattamente il senso di quello che volevo comunicare.
Grazie per gli auguri.
Per la cronaca, il pezzo ha un paio di mesi, e nel frattempo si è fatto avanti qualcuno in gamba dopo averlo letto sul mio blog, per cui diciamo che il caso personale è ora ridimensionato.
Ma il messaggio dell’articolo era un altro, spero sia passato.
ho lavorato come tea-boy negli studi di registrazione per imparare il mestiere aggratis, mentre il giorno facevo il “commesso” presso un negozio di strumenti musicali (con fattura, non assunto) e 3-5 sere alla settimana facevo il mestiere (non la prostituta, non ne ho le qualità, il musicista), spesso anch eal domenica, sono scelte, c’è chi preferisce giustamente godersi la vita in altro modo e dedicandosi ad altre passioni.
La differenza infatti tra un “imprenditore” e un “non imprenditore” è spesso tutta qui, il primo riesce spesso a fare della propria passione e divertimento un lavoro, (spesso creando lavoro pure agli altri) il secondo ha spesso invece le proprie passioni fuori dal lavoro che fa.
Imprenditore, per come lo intendo io, non è chi fa fabbrichette o call center, ma chi investe su se stesso e sulla propria formazione con molto impegno, senza aspettarsi un casso ne dallo stato (che non aiuta certo chi ha intraprendenza) ne dagli altri.
La cosa triste è che oggi si sta comprendendo di quanto abbiamo bisogno di imprenditori e di quanto poco siano stati aiutati in questo paese, infatti il lavoro manca, a differenza del numero di persone che vorrebbero trovarlo un lavoro, o che lo stanno perdendo senza vedere sbocchi possibili.
Ecco perchè oggi tu, che credi nei tuoi sogni e che cerchi di realizzarli, ti trovi in questa impasse… ma d’altronde, sono diritti che abbiamo guadagnato, e vanno tutelati, nevvero?
Io un romanzo lo ho pubblicato, ma bisogna avere fortuna anche se trovi l’editore. Il problema a quel punto diventa la pubblicità, la costosissima pubblicità. Se invece sei gia famoso allora non ci sono problemi…..ma chi è nato prima? L’uovo o la gallina?
Saluti