Piccolo Medico, che Pena mi Fai - (Speciale Lavoro)
27 aprile, 2007 di Roberto
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Avete presente la classica barzelletta con un tedesco, un francese, uno spagnolo etc?Ecco, quella che vi voglio raccontare, per fortuna o purtroppo, non è una barzelletta ma la cronaca, più o meno verosimile, della giornata di un medico, osservata con gli occhi di uno studente che si appresta ad intraprendere questa professione (o almeno spera).
Sono le 18.45 di un sabato pomeriggio, ci si trova all’interno di un pronto soccorso ospedaliero.
All’interno di un bugigattolo chiamato studio si trova il Dott. Tal dei Tali, specialista ortopedico-traumatologo, nonché abilissimo chirurgo e prezioso maestro per le giovani leve, reduce da una estenuante settimana trascorsa tra sedute operatorie, turni in PS, reparto. Il Dott. Tal dei Tali si appresta a visitare i seguenti pazienti:
- bambino, 6-7 anni, con frattura avambraccio e annessa madre apprensiva;
- giovane, 18-20 anni, con distorsione rachide cervicale in postumi incidente stradale, con annessa faccia inebetita (non si sa se in virtù dell’incidente o delle 48 canne fumate prima) la cui unica preoccupazione è rappresentata dall’eventuale esame del sangue in quanto spettatore assiduo di CSI;
- donna, 30-35 anni, con trauma distorsivo mignolo mano sinistra (lei non è mancina ndr) disturbata dalla lunga attesa, in quanto ha i figli piccoli a casa, che ancor prima di esser vista dal medico richiede giorni di malattia da presentare al datore di lavoro;
- donna, 50-55 anni, con dolori in ogni segmento corporeo e chiari segni psichici di ingresso in menopausa con annesso marito incazzato che già prevede settimane terribili a prendersi cura della moglie;
- uomo, 40 anni, con abrasioni multiple agli arti in postumi incidente stradale in moto, con anamnesi positiva ad ogni tipo di trauma e fratture conseguenti a pregressi incidenti;
- cingalese, 35 anni, 210 cm 105 Kg, con ferita lacerocontusa alla fronte, ubriaco fradicio e annessi infermieri ancorati ad ogni parte del suo corpo che vengono scagliati come componenti facendolo sembrare Mazinga, intenti a placare la sua furia omicida;
- infine, donna, 75enne, con frattura di femore, con annesso raccoglitore aziendale contenente in rigoroso ordine o disordine ogni genere di esame, referto, lastra. Stoica e insensibile al dolore.
Ribadendo che non si tratta di una ricostruzione veritiera, ma comunque verosimile, ora pensiamo di invertire i fattori, ovvero medesimi pazienti problemi differenti. Cosa vi aspettate che accada?
La matematica ci viene in soccorso: invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, ovviamente nella speranza, sia per me che per voi, di non imbattersi in un cingalese incazzato e soprattutto in una 75enne in CBR.
Non cambia nulla: la madre sarà sempre apprensiva qualunque cosa abbia il figlio, il giovane sarà sempre indifferente sia che abbia una frattura o il nulla, la donna sarà sempre in cerca dei giorni di malattia, il cingalese sarà sempre incazzato, il marito ancor più incazzato del cingalese e la vecchina sarà sempre e solo l’unica a ringraziare il Dott. Tal dei Tali, qualunque cosa faccia per lei.
È proprio questo il punto. Nel corso della mia frequenza in strutture ospedaliere ho potuto osservare come gli anziani siano gli unici ad affidarsi ai medici (fintanto che non compaiano figli/e, generi o esperti di turno), sicuri che tutto quello che sarà fatto, sarà fatto per il loro bene e considerando il risultato del trattamento, magari modesto, come la normale conseguenza dell’accaduto e non il frutto di malpractice medica.
Nei più giovani invece c’è un’aggressività eccessiva, ma soprattutto una non accettazione della malattia e del dolore che fanno riporre nella medicina aspettative eccessive. Questo anche grazie ai media, quotidianamente infatti ci propinano servizi sulla malasanità e su tipologie di interventi spettacolari quanto di difficile attuazione. La persona comune sentendo parlare di trapianti di faccia o vedendo persone di 70 anni che ne dimostrano 40 non riesce ad accettare lievi limitazioni funzionali o, nei casi più sfortunati, interventi ben più radicali.
A questo si aggiunga che ormai più nessuno accetta la semplice visita, chiunque per sentirsi curato ha bisogno di eseguire ogni tipologia di esame strumentale e benché a noi studenti, per 6 anni (tenete presente che poi ci sono dai 4 ai 6 anni di scuola di specializzazione) cerchino di inculcare il valore dell’anamnesi, dell’esame obiettivo, della clinica del paziente, ci scontriamo costantemente con questo abuso di risorse. Abuso di risorse, ma perché? Perché i medici più anziani e di conseguenza i più giovani non intendono (sacrosanto) rischiare una diagnosi basata sulla sola evidenza clinica col rischio in un caso su milione di “cannarla” e beccarsi in modo quasi automatico una denuncia (ovviamente si parla di patologie che non mettono a rischio la vita del paziente e per cui la variazione di trattamento è nulla). Denunciare un medico, ormai, sembra diventato una sorta di sport nazionale, fa niente se la maggior parte sono infondate, in tribunale vengono portati lo stesso è sufficiente che il risultato non soddisfi le attese. Per questo spesso i pazienti vengono sottoposti ad indagini, anche invasive, solo per soddisfare i loro capricci e ribadisco capricci.
Quindi per favore, come direbbe un personaggio dei ragazzi della 3°C, fatemi lavorà fatemi lavorà, chiedere delucidazioni è giusto, ma non partite dal presupposto di aver davanti il “classico”, ormai, medico incompetente.
La stragrande maggioranza di noi la laurea se l’è sudata, guadagnata, meritata, benché mal ricompensata ma questo è un altro discorso.
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Roberto
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2008







MC, posso dare un suggerimento?
Perché non limitare i post al massimo a un paio al giorno (tranne eventi particolari, naturalmente).
Il bello di questo blog non è solo leggere un post, ma anche discuterlo e confrontarsi, e trovo personalmente difficoltà a seguirne tanti.
Non so com’è per gli altri, ma non è che abbia tanto tempo… e certi argomenti meritano più di due righe di commento, messe lì di corsa, senza contraddittorio.
Anche perché arrivo qui dopo un giorno di “pausa” e trovo dieci argomenti interessanti, ne commento uno e scopro che è di tre giorni fa per cui nessuno lo vede più: se rispondo a qualcuno questo non lo saprà mai.
Che ne dite?
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Premettendo la mia stima per i medici e la vitaccia che fanno, mi sento di dire un paio di cose. Difficilmente capita che qualcuno non si lamenti del proprio lavoro, che sia l’operaio o il dirigente d’azienda, ma quasi sempre si lamente soprattutto per le persone con cui è costretto ad avere a che fare più che per il lavoro in sè. Purtroppo dipende sempre e moltissimo dalle persone. E le persone, in genere, non sono un granchè. Bisogna tener conto anche dell’ignoranza, della paura e della cattiva informazione (come ben dici tu). Però io potrei citarti almeno altrettanti casi di ignoranza, maleducazione e mancanza di professionalità e rispetto da parte di medici. Vivo da anni a contatto con persone con gravissime patologie e potrei raccontare episodi da far venire i brividi. Avrei elementi per far radiare medici persino dall’albo delle figurine. In più ti assicuro che “una su un milione” è una statistica molto ottimistica, ma lì l’errore sta, come dici tu, in un eccesso di aspettative. La medicina non è una scienza esatta e le persone tendono solo a veder risolto i loro problemi il prima possibile.
La questione non è che i medici sono cattivi o incompetenti o che i pazienti sono tutti cafoni ignoranti. Certo, per ovvi motivi, c’è una più alta probabilità di trovare un paziente ignorante che un medico ignorante, ma c’è un dettaglio che credo tu stia trascurando. Il medico ha scelto di fare il medico e quindi di avere a che fare con le persone oltre che con le loro malattie (se no avrebbe fatto il ricercatore o lo scienziato), mentre un malato non sceglie di essere malato e spesso non ha le risorse umane per fare il “bravo” malato. Io capisco perfettamente lo sfogo, come posso capire lo sfogo di un elettricista che si trova sempre di fronte a casini assurdi, magari creati da altri elettricisti. Ma quei casini sono il mestiere che si è scelto. E’ difficile, non ci sono dubbi. In più le istituzioni e l’informazione di massa non aiutano per niente, dando risalto agli errori e ignorando i sacrifici.
Ci sono anche conseguenze molto diverse: un paziente o un parente ignorante o presupponente, male che vada rompe i coglioni, un medico approssimativo o poco professionale può essere l’ago della bilancia tra la vita e la morte.
Per quanto riguarda le denunce c’è sicuramente un problema di fondo che porta a quella che viene chiamata “medicina difensiva”. Di contro, molti soprusi o incompetenze a cui ho assistito personalmente sono passati sotto silenzio, perchè nascosti o protetti da qualcosa. Mentre magari il povero medico sfigato che fa 24 ore di fila in ps viene denunciato per una sutura venuta male. E’, come sempre, una questione di persone, non di categorie. Grazie e scusate lo sproloquio.
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Demetrio… provaci tu a togliere la frusta al capo
articoletto molto fresco a carino…
poi se aggiungessi altro non farei che ripetere argomenti già espressi da cruman (al quale va la mia stima per l’intervento) (clap clap)
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Concordo con tusaichi: bell’articolo di Roberto ben completato dal commento di cruman.
@Demetrio.
La questione da te posta è stata lungamente dibattuta in redazione. Attualmente la linea prevede la pubblicazione di due post al mattino, il “Caffè amaro” di attualità e l’articolo “Principale” e uno alla sera, più riflessivo (spesso “Caffè nel Deserto”). Quindi 3 al giorno.
C’è sempre qualcuno della redazione che legge i tuoi commenti, anche a distanza di giorni.
Inoltre è sufficiente inserire il proprio indirizzo email e attivare la casella “Notify me of followup comments via e-mail” per ricevere la notifica di inserimento di un nuovo commento agli articoli che si vuole seguire direttamente via posta elettronica.
Facile e veloce.
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Mica tanto: mi sono iscritto a diversi post proprio per seguirne le discussioni.
Sarà che il tempo proprio non mi avanza, ma scorrere 20-30 commenti al giorno, e magari rispondere (mi sembra una scortesia non farlo se qualcuno si rivolge a me), leggere i nuovi post diventa un vero e proprio lavoro ;-).
Purtroppo nessuno mi passa la pagnotta gratis, né posso far finta di lavorare, sennò il mio capo mi lascia sotto un ponte…
Comunque va bene così, è che gli argomenti sono sempre interessanti e le discussioni stimolanti, mi dispiace rinunciarvi.
Pazienza.
(Comunque 3 va più che bene, è stata l’overdose del 25 aprile a farmi preoccupare di non riuscire più a seguire nulla.)
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Non avevo dubbio che tu usufruissi già di questo servizio. Ho avuto modo di notare che sei abbastanza tecnico. ; )
Riguardo la mole di commenti e post siamo d’accordo. E’ anche per noi un vero e proprio lavoro (non pagato, sia ben chiaro!).
L’overdose del 25 aprile è stata preoccupante, sì. Però ammetterai che era un’occasione speciale. E tutti gli articoli erano meritevoli.
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Meritevoli, altroché!
Infatti il mio non è un lamento per il “troppo”, ma un rimpianto per non poter seguire tutto come vorrei, proprio perché tutto merita, eccome!
Un’altra mail nella mia casella…
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Ovviamente ho estremizzato la questione, purtroppo anche io conosco cani in camice bianco ma il punto che volevo sottolineare (probabilmente non ci sono riuscito) era l’atteggiamento dei pazienti, non inteso come educazione o maleducazione.
Il paziente si pone di fronte al medico come se fosse al ristorante o in banca o meglio dal meccanico, richiede un servizio, punto. Il servizio deve essere ineccepibile e non c’è madonna che tenga (come dicono a Milano).
La maggior parte dei pazienti tra i 20 e i 45 anni ormai pensa di essere immortale che basti fare il tagliando, cambiare qualcosa che funziona male e via, tutto come se niente fosse.
Come correttamente detto da cruman, la medicina non è una scienza esatta, ma molti non l’hanno capito.
Allora che si inizi a capire questo, il resto vien da se.
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la cura è una cosa che coinvolge medico e paziente e spesso entrambi si dimenticano di questa necessaria collaborazione. Un mio amico medico davvero in gamba ripete sempre “io non posso curare le persone, posso prendermi cura di loro”.
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@cruman: il tuo amico è sicuramente un medico straordinario, e credimi se ti dico che la maggior parte di noi ha scelto di diventare medico per “vocazione”, ma probabilmente il tuo amico non è chirurgo.
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è sempre una questione personale, è vero
che il medico si faccia per vocazione è solo una frase fatta: si fa per vocazione anche l’ingegnere, l’avvocato e il professore di latino, e tutte le professioni si devono svolgere col massimo impegno
primum non nocere dovrebbe valere per tutte le categorie, e non solo per i sanitari i quali, perché non dirlo - basta con la retorica tardo-deamicisiana - non devono nutrire simpatia per qualsiasi paziente abbiano ventura di visitare: devono limitarsi a curarlo nel migliore dei modi e, quando possibile, addiruttura guarirlo
va da se che il rispetto e l’educazione sono d’obbligo per entrambe le parti
quel che mi riesce difficile capire è questo: come mai in questo stravagante Paese esistono milioni di medici non abiltati in quanto sprovvisti di laurea in medicina ma che pretendono di suggerire al proprio curante terapie all’avanguarda che hanno letto nel magazine del Corsera, mentre nessun medico si sognerebbe di chiedere al proprio proggettista di buttargli un pilastro portante di casa ché lì ha deciso di metterci un divano in stile etnico?
cito, è queste sono storie di vita realmente vissuta:
1)”dottò, com’è che non mi mette il pismecchèr bicamerale? ho letto che mi farebbe fare le scale di corsa”(non starò a spiegare i parametri della popolazione selezionatissima di pazienti con scompenso cardiaco che vengono avviati alla sincronizzazione, e che il magazine ben si guarda solo anche dall’accennare: il paziente recepisce solo un messaggio: c’è un modo per farmi stare meglio, tu non lo conosci e non me lo indichi, quindi sei un ignorante perso)
2) “dottò, ho letto che l’infarto è una malattia genetica: dice che c’è scritto nel Dna e che si può curare prima che ti venga. Perché non mi fa togliere quei geni?” (no comment)
3) “dottore, ci vogliamo sedere un attimino e discutere la terapia più adatta al mio caso? credo che i beta bloccanti non mi siano congeniali” (acculturato, specializzato in materia oltremodo lontana dalla medicina e dalla cardiologia, non ha mai assunto beta bloccanti)
o tempora o mores: non dirò quanto pago di assicurazione per eventuale danno professionale, non vorrei che ci fosse qualche lettore troppo sensibile
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ho parlato di vocazione ben conscio che sia una frase retorica, ma quello che intendevo dire fondamentalmente, è che per fortuna i mestieranti o ancor peggio gente che ha scelto di fare il medico solo per il fascino del camice bianco o perchè spettatore di ER sono la netta minoranza.
P.S. in merito all’assicurazione meglio soprassedere, alla faccia di chi dice che lo si fa per soldi.
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Di base il problema dei medici è il problema di tutti i lavoratori che hanno a che fare con un cliente/paziente/utente ignorante e presuntuoso o paranoico o saccente …
Oggi ero in un forno. Davante a me una signora anziana che ha fatto esaminare tutte le pagnottine alla povera commessa alla ricerca di quella “più ben cotta” e poi un giovane uomo che ha voluto “un euro esatto” di pizza bianca. Da ucciderli.
Riguardo i medici e la sanità mi permetto di segnalarvi questo articolo e gli altri della settimana speciale dedicata alla sanità pubblica.
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vero però io mi rifiuto di considerare un paziente un cliente.
nel momento in cui inizierò a pensare così probabilmente farò come il Prof. Austoni.
speriamo proprio di no.
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Come ricorda giustamente diabolicomarco abbiamo dedicato una settimana allo speciale sanità e abbiamo parlato anche del “prof.” Austoni. Anche io sono quotidianamente a contatto con persone con vari problemi e confermo che c’è bisogno di collaborazione: loro purtroppo non stanno bene e io dovrei cercare di fare nel modo migliore il mio lavoro ma a volte lo rendono difficoltoso per i motivi citati (cliente/paziente/utente ignorante e presuntuoso o paranoico o saccente).
Al di la delle problematiche varie manca spesso il minimo senso civico e c’è ancora molta ignoranza che spadroneggia…
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Bentornata, dottoressa eva.
Mi trova d’accordo quando afferma che il rispetto e l’educazione sono d’obbligo per entrambe le parti, anche se purtroppo questi due concetti - vuoi per l’attualità degli “scandali al sole”, vuoi per inettitudine alla vita sociale degli italiani - sono sempre più spesso dei rari optional.
Detto ciò, l’esempio di dm e le parole di cruman sono, come dire, la realtà: ogni giorno abbiamo a che fare con “clienti” e colleghi di pessima qualità ma col medesimo diritto di essere serviti o con cui lavorare.
Quello che invece, da parte dei pazienti (clienti è proprio brutto) si dovrebbe dare per scontato, è che solo i migliori arrivano ad un certo punto (beh, c’è poi da considerare il fattore-nepotismo-leccaculaggio) e dopo anni a farsi il mazzo e dedicare gran parte della giovinezza a studiare come cazzo far star meglio la gente, è impensabile avere la sfacciataggine di dire “il classico incompetente” ad un medico. Cioè, scordarsi George Clooney di E.R. posso capire che non sia è facile, ma è ne-ces-sa-rio.
Da parte loro, invece, gli operatori della sanità (non solo medici, tutto il personale ospedaliero) dovrebbero - forse, io ne ho sempre incontrati di eccezionali negli ospedali - fare più i conti con quello che è il loro ambiente di lavoro; rendersi subito conto che il loro “mestiere” non è come tutti gli altri. Un impiegato, lo è 9 to 5 (come diceva una vecchia canzone); un medico è tale in ogni istante della propria vita, oltre alproprio orario. Questo comporta maggiori responsabilità (spesso non monetizzate) e maggiori rischi (eva parlava delle assicurazioni di categoria). Cazzo, d’accordo che l’italia è un popolo di allenatori, dottori e ipocondriaci, ma sapete bene che il valore che tutelate non ha prezzo per i vostri pazienti. Siete ne-ces-sa-ri!
Au Revoir
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