Lavoratoooriii! 43


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Per descrivere il modo con il quale certe storie si concludono sarebbe necessario ricorre a parole antiche e dal significato recondito: onta, ignominia, infamia, fellonia. Io ne farò a meno perché voglio parlare chiaro e farmi capire da tutti.
Mi chiedo cosa resterà nella mia memoria di questi ultimi anni. Cercando di non pensare alla rissa da ubriaconi a base di sputi e di minacce, sarà banale e me ne scuso, ma le prime cose che mi sono venute in mente sono: la crociata (persa) contro i tassisti, il cretino che usa l’ambulanza come fosse un taxi, quello che per consolarsi della distanza dalla famiglia si fa di coca e tromba due puttane, plis visit Itali con la faccia da pirla e quello che va a trans con la Lancia Y. Full stop.

Ciò nonostante, mi piace pensare che, ieri sera, quando alla fine hanno spalancato le porte di quell’aula sordida dove si sono consumate le ultime ore di una vicenda da farabutti, appena il fetore ha incominciato a disperdersi, qualcuno di loro, mentre si incamminava nell’aria fresca e limpida della sera, abbia iniziato a sentire il disappunto di aver avuto comunanza con tale canaglia e si sia risoluto a cambiare vita, una volta e per sempre.
Perché, anche se ora sarebbe il tempo della recriminazione, dell'”io lo avevo detto“, in fin dei conti e nonostante tutto, mi sento un uomo positivo, un idealista. Adesso voglio pensare all’unica cosa veramente importante: il futuro.

Non vi dirò cosa fare perché, se siete qui a leggere MenteCritica, siete persone che sanno trovare la strada da sole e non avete bisogno di nocchieri che vi traccino la rotta.
Vi dirò quello che farò io e lo dirò perché ormai sono due anni che parliamo in rete e ci sono moltissime persone con le quali ho quotidiana frequentazione fisica e minor confidenza intellettuale.

Ho detto da tempo che non voterò alle prossime elezioni politiche. Ma io sono un uomo di scienza e, per me, non esistono questioni di principio. Ho cambiato idea e voterò. Voterò, e mi impegnerò per fare in modo che anche altri votino, una qualsiasi formazione politica che si impegni formalmente sui seguenti punti:

  1. Modificare la legge elettorale nel senso che sia possibile indicare la preferenza individuale e ci sia uno sbarramento percentuale in modo che partiti con dimensione ed organizzazione da cosca mafiosa non abbiano accesso al parlamento.
  2. Intervenire in maniera radicale in modo che il lavoro temporaneo sia retribuito almeno tre volte più del lavoro a tempo indeterminato a parità di ruolo e prestazione.
  3. Redigere una legislazione organica che regoli la procreazione medicalmente assistita, il divorzio ed le unioni tra persone dello stesso sesso con criteri laici, lasciando libere di regolarsi secondo la propria coscienza le persone di etica cattolica .
  4. Dare in outsourcing la lotta all’evasione fiscale reclamando allo stato una percentuale dei recuperi.

Niente contratti con gli italiani, niente papielli di 300 pagine. Quattro semplici cose.

Se non troverò nessuno in grado di offrirmi queste cose, mi regolerò secondo un vecchio proverbio russo che recita: “Non sono sufficientemente ricco da potermi permettere cose che valgono poco” e non voterò.

Non votare non vuol dire andare al seggio e disegnare un cazzetto sulla scheda. Non votare vuol dire non partecipare alla cerimonia, perché, se uno non è cattolico, alla messa non ci va proprio anche se non dice amen.

Anzi, visto che probabilmente si voterà in primavera, la domenica delle elezioni telefonerò a qualche amico che so essere intelligente ed onesto e che, come me, avrà deciso di non votare. Lo inviterò a fare una scampagnata in qualche luogo pittoresco della mia bella terra.

Lì, mentre i bambini giocheranno e noi saremo di fronte a un piatto appetitoso e profumato, parleremo di quello che vogliamo per il nostro futuro e di quello che possiamo fare per il nostro amatissimo paese. Cercheremo una strada da percorrere insieme. Mi piace pensare che questa sarà l’ultima elezione alla quale non parteciperò.

Ed è così che trascorrerò il giorno delle prossime elezioni. Perché il giorno delle elezioni è quello nel quale si costruisce una nuova nazione e questo lo farò con le persone in cui credo. Non certo con loro.

Voglio che chi verrà eletto alle prossime, vincitori e vinti è lo stesso, si senta solo e lontano dalla gente del cui futuro si è impossessato. Voglio che dietro i vetri oscurati della sua macchina blindata inizi a temere che la pacchia è finita e che la resa dei conti si avvicina. Voglio che capisca che io non ci sono cascato e non ci cascherò più. Voglio che tema i volti senza occhi che hanno rifiutato di mettersi in fila e celebrare, ancora una volta, l’ossequio al suo cerimoniale. Voglio che di me abbia paura, perché ormai non sa più nemmeno ciò che penso.

Se andremo al ristorante, sarà necessario prenotare. Chi vuole venire lo faccia sapere in tempo.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.