L’Autodidatta
25 settembre, 2008 di Marechiaro
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Con le novità volute dal nuovo ministro che sanno di ritorno al passato (il grembiule, il voto, il maestro unico, la bocciatura per la condotta) e con i problemi di sempre (il caro libri, le promozioni ottenute dietro pagamento, prestazioni e scambi di favori, bulli impuniti e insegnanti demotivati incerti sul loro futuro) anche quest’anno è cominciato l’anno scolastico ma non è di questo che vorrei discutere con voi di Mente Critica bensì di una figura silenziosa tanto da sembrare estinta: l’autodidatta.

Eppure c’è, ha la stanza piena di libri comprati al mercatino dell’usato o sgombrando cantine o sono libri di testo mai aperti a scuola. Studia senza orari, programmi, ansia d’esame, scomposto nella posizione che più gli aggrada sul letto o per terra o approfittando dei viaggi sui mezzi pubblici, del sonno delle persone che non si possono lasciare sole, oppure si limita ad osservare attentamente la natura, il suo stesso corpo, gli oggetti, le reazioni psicologiche delle persone intorno a sé .

Si trova così a sorpresa l’ambulante che ti parla di Winston di Orwell, il passante che dà indicazioni in perfetta lingua straniera al turista, la vecchietta che ti spiega tutto sullo strano morso d’insetto, la commessa che riconosce al volo il cleptomane o il rompiscatole, il ragazzino che usa il PC meglio di un informatico, per non parlare poi di originali creativi che raggiungeranno la fama solo a morte avvenuta o ai quali scipperanno invenzioni solo perché non hanno i soldi per registrare il brevetto.

L’autodidatta anche se bravissimo non farà mai carriera, ma questo succede anche a tanti col pezzo di carta in tasca costato tempo e soldi in programmi che non gli interessavano nemmeno.Lui, almeno spesse volte si diverte e una laurea nell’arte dell’arrangiarsi se la dà da solo.
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“L’autodidatta anche se bravissimo non farà mai carriera, ma questo succede anche a tanti col pezzo di carta in tasca costato tempo e soldi in programmi che non gli interessavano nemmeno.Lui, almeno spesse volte si diverte e una laurea nell’arte dell’arrangiarsi se la dà da solo.”
Quoto in grande. Ma con una precisazione: secondo me, NON fa carriera solo chi vive con atteggiamento passivo le sfide del lavoro/vita.
Chi, invece, da tempo ha imparato la differenza tra galleggiare e nuotare… magari a fatica, ma ai traguardi ci arriva.
E in tutto questo, l’arte dell’autodidatta conta in maniera imprescindibile!
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Il Gobb reply on 25 settembre, 2008 11:20:
Non sono proprio d’accordo.
La questione dell’autodidattica mi riguarda personalmente, perché sono un webmaster professionista che non ha mai fatto un corso di HTML e ho una infarinatura di diverse altre cose per il solo fatto che mi piacciono e le ho studiate al di fuori dei canali regolari.
E non serve a niente.
Nella mia associazione mi è capitato e capita di fare un po’ di tutto, dal settare una LAN interna al riparare un interruttore, ma di certo questo non significa retribuzione aggiuntiva.
E questo solo perché lavoro nel no profit, perché quando stavo nel profit (regolato in teoria dalla meritocrazia, cioé: se sono bravo a fare il lavoro pagami di più) i miei “saperi non istituzionali”, pur effettivamente incrementando produttività e guadagni dell’azienda, erano visti come una “prestazione volontaria” a cui si ricorreva per evitare di pagare un tecnico. Tanto c’è quel fesso dell’ufficio studi che lo fa gratis.
Quindi sì, certo, l’atteggiamento è utile… ma più per superare lo scorno dell’inutilità della propria formazione autonoma, e andare avanti, piuttosto che per fare e veder riconosciuto il fatto.
Carriera?
Pura favola, nel mondo degli autodidatti…
Con ciò non intendo ovviamente istigare nessuna “rivoluzione”, non ho soluzioni per lo sfruttamento proficuo di questi saperi, ma solo uno dei miei lamenti personali.
Perdonatemi… sono infrequenti
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missblue reply on 25 settembre, 2008 12:05:
Guarda…se ti è di consolazione (ironicamente, ovviamente!) neanche quando sei “istituzionalizzato” non hai grandi riconoscimenti, anzi.
L’ottica, per noi giovani, è quella di una strada luuunga e faticosa ma, credo io, questo sia a prescindere dalla formazione. (ovvio che il medico non puoi farlo come autodidatta!)
Ma il problema, secondo me, è che rientriamo in una generazione in cui si sono persi quasi tutti i punti di riferimento che, fino a poco tempo fa, potevano fare ancora una differenza: diploma, laurea, esperienza..
Per questo dico diventa fondamentale il modo in cui impari a gestirti, gli stimoli che riesci a darti da solo, senza aspettare che siano le circostanze esterne a darti il primo imput.
Credo che questo possa essere rimasto, ormai, l’unico aspetto che faccia ancora una qualche differenza. L’atteggiamento autodidatta, propositivo. Che per me ha il significato di: non ti fermi “solo” a quello che sai fare o che hai studiato. Perchè, come te, ce ne sono altri mille che hanno i tuoi stessi contenuti base. Invece, ce ne sono meno di cento, o forse meno di dieci, che con una laurea, per es. in comunicazione, sanno anche gestire una rete LAN… e sfruttano le due cose in sinergia.
Tutto questo però, sempre se hai pazienza da vendere. Ovviamente e amaramente..
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Il Gobb reply on 25 settembre, 2008 12:19:
Riepto quel che ho detto sotto… secondo la mia personale esperienza, la pazienza non serve a niente ^______^
A che pro valorizzare una risorsa umana quando ne puoi assumere a getto continuo? Costa meno.
Quando lavoravo in Telecom, al call center del 190, ho scritto un manuale operativo riguardante le procedure per risolvere un problema di risoluzione dlle pratiche giacenti. Mi era stato affidato l’incarico e ho trovato una soluzione, ho gestito una dozzina di persone, ho risolto il problema e non ho avuto nemmeno un incentivo, una promozione, un aumento di stipendio.
Il manuale operativo è stato “assorbito” dall’azienda e pubblicato, dopo che mi hanno sbattuto via per non assumermi a tempo indeterminato, a nome della mia capa.
Con delle meccaniche così, a che serve tutto?
Studio per me. Perché amo conoscere, amo comprendere, odio essere schiavo di categorie mentali e meccanismi che funzionano dentro di me e di cui non mi rendo conto.
Conoscenza e comprensione sono alcune delel cose che mi rendono la vita degna.
E’ solo un peccato che non serva
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Francesca reply on 25 settembre, 2008 11:45:
boh..per come la vedo io la carriera, a parte alcuni rari casi, è solo fatta in base a raccomandazioni e conoscenze (non personali, intendiamoci).
Purtroppo la meritocrazia nel nostro Paese è ferma al dopoguerra.
In questo (e poco altro) invidio gli Usa per esempio…
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Il Gobb reply on 25 settembre, 2008 12:13:
Ecco, appunto: perfettamente d’accordo.
Persino il fatto di essere “1 su 100″ invece che “1 su 1000″, di cui parla missblue qui sopra, non conta abbastanza, per i datori di lavoro. A che pro valorizzare una risorsa umana quando ne puoi assumere a getto continuo? Costa meno.
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missblue reply on 25 settembre, 2008 12:18:
Sì, avete ragione. Sono i problemi che abbiamo tutti.
Però, a parer mio, non improntiamo il ragionamento “solo” su questi aspetti… e soprattutto con il presupposto di chi, il filo della propria vita, l’ha già tutto riavvolto. Dai, la partita è ancora aperta..
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Il Gobb reply on 25 settembre, 2008 12:21:
Certo che sì, ma non chiedermi speranza: è un concetto con cui ho serissime difficoltà, mi piacciono di più le fredde analisi
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missblue reply on 25 settembre, 2008 12:31:
Se ti dicessi un vecchio detto popolare, delle mie parti, sullo “stare a sperare”… è un pò volgare!
No, niente speranza a fondo perduto.
Dico solo che tra fare e non fare, sicuramente nel primo caso ti dai una possibilità in più che col secondo, invece, ti autoescluderesti.
Poi, per il resto, è tempo davvero di prendersi la copertina e stare a vedere che succede seduto davanti all’uscio di casa (e ancora con una sigaretta, ahimè).
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Il Gobb reply on 25 settembre, 2008 12:39:
Dico solo che tra fare e non fare, sicuramente nel primo caso ti dai una possibilità in più che col secondo, invece, ti autoescluderesti.
————-
Su questo, perfettamente d’accordo ^________^
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bibiebibo reply on 25 settembre, 2008 16:08:
Parlate di “giovani” e quindi sono un pò fuori quota ma l’argomento mi interessa e ci metto un piccolo commento. Legare l’autodidatta alla carriera è a mio avviso sbagliato. L’autodidatta non lo fa per questo, lo fa per passione, a mio parere. Io ho sempre incontrato persone che operavano lavorativamente in un settore e poi avevano, per passione, esplorato campi totalmente diversi come autodidatti. Per la carriera ci può essere “l’approfondimento”, la “specializzazione” o cmq qualsiasi sviluppo di capacità o cognizioni già acquisite e recepite di base. L’autodidatta di solito si interessa dei lepidotteri o di fisica nucleare senza avere alcuna interconnessione lavorativa con le materie di cui sopra. Esperienza personale: laureato con pezzo di carta (più di uno a dire il vero..), lavorato in vari settori, approdato per passione a tutt’altro genere, assolutamente ignorante riguardo a internet, informatica e tutto quello che concerne i pc. (uso il cell. solo per telefonare pensate un pò!) eppure da qualche anno a questa parte mi son messo capire come funzionano queste cose. Queste cose non mi servono assolutamente lavorativamente parlando però lo faccio per curiosità e voglia di imparare. Ora ho un blog..(anche più di uno), un hosting estero (sino all’anno scorso non sapevo cosa fosse) e tante altre piccole cosette. Perchè? Per il puro piacere di farlo. Che per la carriera serva saper nuotare bene può essere ma spesso l’autodidatta non ha neanche mai visto il mare, semplicemente perchè non gli interessa.
a.y.s. Bibi
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missblue reply on 25 settembre, 2008 16:43:
Condivido quello che dici, nella prospettiva dalla quale ragioni sul significato che attribuisci al termine “autodidatta”.
Quando ho letto l’articolo,però, mi è sembrato di scorgervi anche un altro significato in questo termine. Come di colui che, per passione, s’interessa a qualcosa che magari esula dalla sua attività specifica ma che, a volte anche per mancanza di mezzi, non arriva a “quantificarla”. E in questo senso, quindi, non gli servirà mai per far carriera. In questo passaggio, così come l’ho inteso, non ero molto daccordo.
Invece sono daccordissimo sulla tua riflessione, anzi, aggiungo che capita spesso che una passione smetta di essere tale…proprio quando si scontra con il mondo del lavoro e la dura logica dei suoi profitti!
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bellissimo!!!!
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Bellissimo post! E poi quoto missblue!
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Probabilmente all’autodidatta non interessano carriera e ricchezza,
fondamentalmente è un saggio che attraverso lo studio di ciò che maggiormente lo agrada esplicita e perfeziona la sua saggezza.
D’altronde per poter continuare a studiare/conoscere/approfondire abbisogna dell’ozio (”il possesso più bello di tutti” Socrate): il lavoro che svolge gli assicura il minimo indispensabile per vivere (fisicamente) il massimo(intellettualmente) gli è garantito dalla sua passione.
A volte capita che un autodidatta sia anche geniale, a tal punto che la sua arte non passa inosservata (Hermann Hesse, Alberto Moravia, F. Pessoa, E.Montale, Van gogh) ma lui non se ne cura, guarda e passa, il cuore è altrove.
Che meraviglia!
Luna
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Il Gobb reply on 25 settembre, 2008 11:21:
Se si studia da autodidatta lo si fa SOLO per sé.
Ma questo non vuol dire che la carriera non mi interessi, solo che +è IMPOSSIBILE. Già è difficile con una laurea, figuriamoci in base a saperi non istituzionali
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Francesca reply on 25 settembre, 2008 11:48:
Vero, però secondo me, Luna c’ha un pò ragione.
Nel senso che gli autodidatti credo siano gente da ammirare e da cui prendere qualche insegnamento.
Le cose fatte senza costrizioni (di qualunque tipo) sono anche quelle che danno più soddisfazioni.
Poi è chiaro che qualche “premio” non fa’ schifo a nessuno, no?Siamo pur sempre persone…
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Espressione matematica
‘[(1+1)x12]-14” = IO
una più una tetta tonda per uomini dozzinali che mi tenevano in stanze quadre dove togliendo i miei quattordici anni passati da bambina mi facevano una donna che stava insieme con le graffe per elevare uno alla potenza dell’amore. di tutte queste operazioni resta solo un dieci che però si legge io
Geometria:
__________________________________________
Due rette parallele prolungate all’infinito non s’incontreranno mai perchè ognuno ha il suo angolo di mondo, la mente ottusa, il dolore acuto. Solo la prospettiva della morte alla fine le dipingerà unite.
__________________________________________
Traduzione senza vocabolario della poesia “La fontaine des innocents” di Jacques Prévert
Disteso sotto una tenda nella calura
per l’avvenuta vittoria avvenuta lavando ogni Santa Opportunità
re instancabile della parvenza
contratta a nostro nome
debiti grossi da scoppiare
con il colonnello della mezzaluna
Sì ho il viso rifatto
e le scarpe col tacco
eppure quindici donne battono per me
Con le dita del pianista nelle votazioni al Parlamento
come le piccole baguette sull’ano dei trombati
esse fanno lo sgambetto alle leggi del Parlamento di Strasbourgo
e svestite di nero
non ridendo spesso
sono aperte mattina e sera
a tutto l’etere
Vanno a letto e non pensano a chi vive in miseria
fanno la fatica dello spazzino
fottono legiferando alla svelta i miserabili i mutilati gli economicamente deboli i denutriti
Un cenno e il leghista scende dal carroccio
ed il tristissimo lodo si compie di gran carriera
contro il rosso dei ricorsi
E quando ha venduto la sua dozzina di croci
il commerciante di scudi crociati non dice nemmeno lui di no
e il virtuoso con la coppa di vin brulè non ricorda i sani principi per farsi corrompere
Sì
quindici donne ve lo garantisco
mi attendono ogni notte alla Fontana di Trevi
non ho che da tendere le mani come un sacco
il sacco attira i sacchi (soldi)
esse mettono i sacchi dentro
Oh vi vedo venire buona e brava gente
Non deve negarsi nulla
ogni uomo che ha tutto il denaro
Se vi interessa quel che faccio dei sacchi me li metto in saccoccia e aspetto l’ora
l’ora che morirà ogni fiore
e quando viene l’ora
con la scusa di salvare i fiori compro l’ultimo campo di fiori
gli altri sarenno distrutti per la gara dell’alta velocità
Oh l’operaio con l’acna non sa dove vanno i carri con i rifiuti gli hanno detto a Est
e non dobbiamo saperlo più, solo Sandokan sa qualcosa
E le mie quindici donne mi accompagnano alla vittoria
e con le lacrime agli occhi fanno tremare le bandierine
ed il treno si muove e mi porta via con gli altri dittatori
sì il treno si muove e mi porta via nella storia
e questi onori io li porto
e quella esasperanti folla
che contesta sui marciapiedi d’una stazione
col suo spaventoso grido
Tratta di Venaus, no dal Molin,
Maddalena
inceneritori dei commerci
Sì apporto modifiche all’aria aperta
e rifiuti danno morte sotto terra
voi tacerete
si
non smetterò un istante
basi nucleari OGM inceneritori
facciamo presto un’altra guerra
e mettiamo in città il militare in licenza che non vuole tornare al massacro.
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diabolicoMarco reply on 25 settembre, 2008 12:49:
due rette parallele fanno saltare tutta l’impostazione grafica di un sito, tuttavia
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Doxaliber reply on 25 settembre, 2008 13:11:
Si, infatti ho corretto le rette parallele.
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anna reply on 26 settembre, 2008 11:47:
sorry, ma non ho un computer con connessione a casa dove fare autodidatta da informatico… infatti sono sempre in giro per leggervi di corsa , comunque, grazie mente Critica che ci dà queste possibilità, ora ci vuole anche la partita iva per aprire un sito, io di numeri e basta!
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Ho la personale convinzione che al di fuori degli schemi istituzionali ( diploma o laurea ) si trovino soggetti dai grandi talenti.
Vedi Mozart o Bill Gates.
Gli autodidatti mi fanno simpatia e tenerezza e credo anche che la società sia pronta a concedere loro delle grandi possibilità.
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hei sono stato scoperto! Me ne stavo nel mio angolo… dov’e’ la microspia? Dove???
^_^
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immagino un mondo dove non si possa fare la distinzione tra un autodidatta e un’accademico.
)
dove una persona (e tutte le persone) studiano ciò che gli serve per lavoro o come prima passione (dimensione principale) e a tempo perso, in realtà… a tempo guadagnato, approfondiscono tutte quegli altri argomenti che comunque li interessano e li appassionano (infinite dimensioni). primo perché sono assetati di conoscenza, secondo perché li completa come persone e terzo perché qualche volta può tornare utile anche praticamente (non ultimo rispondendo alle domande di trivial alle feste
se le mettiamo serenamente di fianco, potremo essere TUTTI accademici sotto taluni aspetti e autodidatti sotto altri,
la carriera? se il datore di lavoro non è così meritocratico come uno si reputa essere, bisogna affiancare alle proprie capacità qualche altre dote (naturale o acquisita) come fiducia in sé stessi, capacità di valorizzarsi e promozionarsi, un po’ di carattere e tanta faccia tosta. caramella buona e incarto brutto è meglio che incarto bello e caramella cattiva. ma più di tutto è meglio caramella buona e incarto bello.
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Iniquo reply on 25 settembre, 2008 20:17:
Quindi un mondo di millantatori che con due citazioni possono dare l’impressione di padroneggiare un argomento… Sicuro che possa durare più di un paio di giorni un sistema di questo tipo?
Senza la necessaria formalizzazione della professionalità si dovrebbero fare colloqui di alcuni giorni durante i quali approfondire e verificare le conoscenze dichiarate dal candidato, poco fattibile come cosa.
Sulla cultura personale che va anche - ma non necessariamente - ad arricchire la professionalità di base penso che siamo tutti d’accordo, però cerchiamo di non passare dall’estremo della mancata valorizzazione a quello dell’abolizione di ogni certificazione.
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Marco Bastianello reply on 25 settembre, 2008 21:54:
[cite]Quindi un mondo di millantatori che con due citazioni possono dare l’impressione di padroneggiare un argomento[/cite]
Succede già, non che sia un bene ma di sicuro in questi tempi duri per i lavoratori dipendenti, le “due citazioni” costituiscono un ottimo modo per impostare la propria presentazione a proprio vantaggio (qualcuno usa l’ espressione economicista e disumana “vendersi bene”, peccato che non mi reputi un sacco di patate e se ho un cartellino del prezzo al massimo è quello dei pantaloni che ho dimenticato di tagliare…)
Sperando poi che non sia su quelle esclusive basi che si viene assunti, sennò povero mondo…
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Marco Bastianello reply on 25 settembre, 2008 21:56:
PS Sul “succede già” non è che mi sia documentato, è solo una mia impressione che questo modo di fare sia sempre esistito e sempre esisterà. Finchè rimane nell’ambito di una discussione e non diventa qualificante a livello strettamente lavorativo è pure tollerabile
[Rispondi a questo commento]
Il Piccolo Diavolo reply on 25 settembre, 2008 23:55:
” Quindi un mondo di millantatori che con due citazioni possono dare l’impressione di padroneggiare un argomento… Sicuro che possa durare più di un paio di giorni un sistema di questo tipo?
Senza la necessaria formalizzazione della professionalità si dovrebbero fare colloqui di alcuni giorni durante i quali approfondire e verificare le conoscenze dichiarate dal candidato, poco fattibile come cosa.”
PERCHE’ pensi che ci voglia meno tempo per verificare le conoscenze dichiarate dal pezzo di carta?
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Giacuomo Nuovocolle reply on 26 settembre, 2008 7:56:
mi spiego meglio. non che un chirurgo autodidatta e un chirurgo da studi accademici debbano essere messi sullo stesso piano o parimenti assunti (ma chi si farebbe operare da un urologo che ha studiato su vivere bene!), ma che TUTTI si preoccupino naturalmente di avere una formazione accademica (grazie alla quale si MERITANO un lavoro) e una formazione propria, individuale, spontanea con uno scopo qualsiasi o nessuno scopo.
questo auspicavo.
per il resto dei commenti sono tristemente d’accordo. questa preparazione accademica non solo a volte non è sufficiente né conforme alle necessità professionali, ma spesso è facile da millantare, sia con gli insegnanti a scuola che con i datori di lavoro. fintanto che l’accademismo non si rimette in fila, il mondo è dei furbi non dei geni.
per il sacco di patate, marco, posso capire il tuo disagio, ma se hai voglia di farci una pensata, alla fine è così. e non è neanche un male! hai venduto una bella immagine di te con la tua ragazza (moglie… o ragazzo.. o quello che è) al momento del corteggiamento. compri approvazione agli amici (non quelli cari, quelli dovrebbero sapere cosa c’é dietro!) e vendi (letteralmente, dietro stipendio mensile, mi auguro per te!) le tue capacità al tuo datore di lavoro. però lui non le valuta per ciò che sono, ma per ciò che pensa che siano. ecco perché chi ha capito che far capire al capo quanto vale è importante quanto valere veramente, fa carriera… qualche volta. altre volte fa carriera chi ha capito che far vedere è più importante di valere… da cui -> i casini.
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Marco Bastianello reply on 26 settembre, 2008 12:27:
Un lavoratore “vende” il proprio tempo e le proprie capacità esclusivamente per lo scopo previsto dal contratto, ma l’analogia colla merce regge solo per chi considera un uomo una merce. Il lavoratore infatti offre prestazioni dietro pagamento, non vende se stesso. La differenza sembra sottile ma è abissale e di questi tempi è bene ricordarsela ad ogni istante della vita, specie se c’è qualcuno che pretende che tu faccia qualunque cosa solo perchè sei suo dipendente (diamine, questo non si pretendeva nemmeno da un vassallo ai tempi di re Carlo!)
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Giacuomo Nuovocolle reply on 26 settembre, 2008 14:00:
si si. siamo ben d’accordo. se lo ritieni opportuno, puntualizza pure. no pro.
in realtà la cosetta di cui volevo parlare (e mettere in vendita) non è né sé stessi, né il tempo o il servizio o il prodotto del lavoro, ma la propria immagine da lavoratore.
di questo parlavo e magari rispondere o dare un consiglio a chi si sente frustratamente sottovalutato nel lavoro, sorpassato da (presunti)incapaci e così via.
non basta saper lavorare bene, bisogna anche saper fare in modo che chi di dovere(potere) sappia che si sa lavorare bene: caramella + incarto. cioé saper vendere il prodotto ‘gino lavora bene!’
il vendere sé stessi spero che sia una cosa che (almeno in queste discussioni genericissime) nessuno considera neanche lontanamente. altro discorso è che nella pratica alle volte… qualcuno… è costretto dalle circostanze… non poteva farne a meno. altro discorso che nella pratica alle volte… per qualcun’altro… sembra un atto dovuto.
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Tutte le poche cose, di cui essenzialmente nessuna pratica,che ho imparato sentendo di qua, leggiucchiando di la’, semplicemente interessandomi al mondo sono sapere disorganico e perciò non sarebbero sufficienti per fare di me una persona esperta in nessun campo,perchè in possesso di microscopici mozziconi di competenza, di approssimazioni distorte e vaghe di cultura. Tuttavia un peso pratico possono averlo: fanno ottima conversazione e non è poco. Chi mi conosce da poco tempo riesce persino ad illudersi che io conosca davvero ciò di cui parlo
In realtà tutto ciò è il prodotto della mia curiosità probabilmente unita alla mia incostanza.
Per chi invece ha una competenza completa e ben solida di un argomento a cui non corrisponde un riconoscimento formale (l’idolatrato “pezzo di carta” che però è anche una garanzia di competenza minima: pensate se assumessero semplicemente tramite una valutazione sommaria da parte del “paròn” come probabilmente accadeva un tempo…) le cose sono ben diverse, ma resta il fatto che la o le sua/e conoscienze aggiuntive fanno di lui qualcosa di più che un elemento specializzato di un sistema, di quelli che il loro posto lo occupano a meraviglia ma ignari di qualunque altra cosa (e ovviamente anche e a maggior ragione in questo caso, l’abilità aggiuntiva garantisce di stupire l’ interlocutore casuale…magari anche ad un colloquio di lavoro)
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Autodidatta e’ bello perche’ ti da la consapevolezza di essere piuttosto che di esistere, di conoscere piuttosto che sapere. Senza nulla togliere ai rispettabilissimi laureati, pero’ imparare da autodidatta ti permette di riuscire in un progetto unico, perche’ e’ il tuo progetto. Concordo con chi non crede nella meritocrazia. Non voglio tirare in ballo i raccomandati perche’ a volte sono una comoda scusa, ma voglio sottolineare come le persone medie, di coscenza media, di capacita’ media e di conoscenza media (ignoranza massima) hanno piu’ possibilita’ di essere meritevoli in
quanto piu’ conformabili, meglio gestibili, meno ribelli ecc ecc. La capacita’ e l’intelligenza c’entrano poco. Nessuno e’ indispensabile e tutti siamo utili
Saluti
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missblue reply on 26 settembre, 2008 17:02:
“voglio sottolineare come le persone medie, di coscenza media, di capacita’ media e di conoscenza media (ignoranza massima) hanno piu’ possibilita’ di essere meritevoli in
quanto piu’ conformabili, meglio gestibili, meno ribelli ecc ecc. La capacita’ e l’intelligenza c’entrano poco. Nessuno e’ indispensabile e tutti siamo utili”
Hai proprio ragione, Fabio.
Questo è l’errore più comune che fanno le aziende nei confronti e nella valutazione del capitale umano.
Quelle italiane, però.
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Non conosco il mercato estero del lavoro, ma parlando per sentito dire (concedetemelo) sembra che è prerogativa dei nostri manager fare caso a quanto straordinario fai, piuttosto che al valore aggiunto che crei. A quante volte esegui l’ordine e risolvi il problema, piuttosto che ai problemi che crei sollevando eccezioni. Confermatemi o smentitemi se avete esperienze
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