L’Articolo 41 della Costituzione 4


Lentamente, quasi  inavvertitamente, il governo e i mezzi di comunicazione stanno veicolando all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di un intervento sull’art. 41 della Costituzione. E ciò sulla base della proclamata necessità di abbattere tutti i controlli o impacci burocratici che  impedirebbero l’insediarsi o l’ampliarsi di nuove aziende.

Invero, come dice il segretario del PD, non si ha memoria di lamentazioni da parte di chicchessia sulla nefasta influenza che tale norma avrebbe avuto nel ritardare lo sviluppo dell’economia o nell’aggravare i momenti di crisi.

Come al solito, però, è probabile che un’accorta strategia mediatica finirà per creare nell’opinione pubblica il convincimento (fasullo e strumentale) che sia assolutamente necessario rimuovere questo ostacolo al benessere di tutti i cittadini.

Perché ci si accanisce contro questo art. 41,  il cui primo comma recita: “L’iniziativa privata è libera” ?

Siamo in presenza di una questione ideologica e valoriale, il cui obiettivo non dichiarato è lo svilimento dei successivi secondo e terzo comma:

2° Non può svolgersi (l’iniziativa privata)  in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana.

3° la legge determina  i programmi e i controlli opportuni perché l’attività pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Lo snodo è cruciale, non solo per gli assetti economici, ma per gli orizzonti di senso in cui gli italiani debbono collocarsi, perché l’art. 41 delinea, sia pure in via di principio, uno scenario di subordinazione del mercato alle ragioni della politica e dell’umanità, percepiti dalle forze dominanti come oramai intollerabili.

L’obiettivo vero è completare il lavoro già iniziato (dal centro-sinistra alla fine degli anni ‘90 con la legge Treu e continuato dal centrodestra con la legge Biagi) di precarizzazione di ogni forma di vita e di ogni rapporto di lavoro, allo scopo di ribadire il comando capitalistico sulla merce lavoro (come insegna la vicenda FIAT).

Dopo aver reso precario e flessibile il lavoro, esponendolo alla concorrenza dei salari dei paesi più poveri, non ci si fa scrupolo di rendere poveri la maggior parte degli individui, e dei giovani in particolare,  comunque attratti, pena la perdita di qualunque identità e socializzazione, nelle spire di un consumo incontrollabile. La ristrettezza dei mezzi ed il bisogno compulsivo di acquisire beni-oggetti, (telefonini, i-pad, i -pod,  vestiari e scarpe segnati da marchi pubblicizzati e così via)  inducono i soggetti, con redditi sempre più magri o del tutto sprovvisti di redditi adeguati,  ad indebitarsi  con le svariate congreghe del credito al consumo, i cui prestiti sono elargiti a tassi reali mediamente di dieci punti superiori al normale credito bancario (fra l’altro le banche classiche non erogano più, in genere, piccoli prestiti di tale natura preferendo, ovviamente, lasciare tale proficua torta a società specializzate da loro stesse create).

Il capitalismo è, ormai, disinteressato allo sviluppo in senso fordista. I soldi si fanno con i soldi: la finanziarizzazione dell’’economia presuppone bassi salari, perché sono così le stesse persone, con la loro vita e con i loro bisogni che diventano fattori produttivi  (Marazzi).

Di qui la necessità di un attacco ad una Costituzione che ostacola, a livello ideologico più che normativo,  gli irresistibili trionfi del capitalismo finanziario e consumistico.

Come abbiamo visto, l’art. 42 parla di funzione sociale della proprietà. Insieme all’art. 41, come altri articoli ancora,  sono il precipitato dell’art. 2  che, oltre a fissare i diritti inviolabili del cittadino, delinea anche lo sviluppo della sua  personalità dentro formazioni sociali, ponendo all’individuo l’adempimento di doveri  di solidarietà politica, economia e sociale.

La Costituzione, insomma, rimanda a valori ontologici, che collidono con un’idea meramente procedurale della democrazia. L’efficienza, il buon andamento della dialettica fra i poteri dello Stato, presuppongono qualcosa che sta a monte: la condivisione dei valori o, ancor più modestamente, la possibilità di individuare  e conoscere tali valori.

Una battaglia per la Costituzione, che non sia retorica proclamazione della necessità della sua difesa, ma principalmente esame e scavo della condizioni sociali alla luce dei suoi precetti  sembra sempre più impellente.

La riforma invocata da Berlusconi e Tremonti (con il codazzo della Marcegaglia e dei giornalisti “riflessivi e ragionevoli”) vuole, in realtà, colpire un’idea di società solidale e che fa del mercato uno fra i tanti, ma non certo l’unico luogo di affermazione della personalità dei soggetti. Questa riforma meriterebbe un’attenzione più operosa di una salottiera opposizione della domenica.

Bisognerebbe che l’opposizione e le sue propaggini girotondine, viola o palasharpine si occupassero non solo di Berlusconi, che pure rappresenta un problema non da poco, ma anche di cose  diverse.

Ad esempio, una profonda e convinta mobilitazione per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua , tanto per dire una cosa concreta ed immediata.


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4 commenti su “L’Articolo 41 della Costituzione

  • marechiaro

    Bravissimo Eduardo,hai centrato il problema. Vivo il problema, e come me tante attività autonome si vedono attaccate dal sistema mafioso legalizzato per essere costrette a chiudere e sostituite da altre iniziative private “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana”

  • filippo rea

    non abbiamo commenti,tanto paghiamo solo noi,perchè vi ostinate sempre con i poveri?ormai ne abbiamo le tasche piene,perchè se vi servono soldi,ebbene la ricetta è presto detta: pensioni parlamentari a 70 anni e non a fine legislatura,riduzione drastica dei parlamentari,e regioni,immagginate quanti sono i senatori in America e datevi una regolata,abolizione di tutti i privileggi della casta,vi siete resi conto a che servono le provincie? ad aumentare lo sperpero,perchè i politici devono avere 3 o 4 pensioni,mentre chi scrive ne ha una di 1000 euro e la moglie da sempre casalinga non riceve nulla perchè supero,non è giustizia ma…….. grazie.

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