L’Anniversario della Scatola di Scarpe 4


L’unica differenza tra amore, amicizia e babbo natale è l’età a cui si smette di crederci. Certo, può apparire un po’ cinica e sicuramente non si tratta di una legge assoluta, ma è sufficientemente valida al nostro livello di percezione se non si cerca di di estenderla alla fisica dei quanti o alla cosmologia.

In questa specie di “insieme della fantasia”, si è spesso tentati di introdurre anche la politica e/o l’amore civico. Niente di più sbagliato. Mentre è possibile affermare in maniera incontrovertibile che tutti, almeno per un po’, abbiamo creduto ad amore ed amicizia, se non altro per motivi ormonali e a babbo natale, anche se solo per puro interesse, è più che sicuro che molti non hanno mai creduto nella politica (come strumento di confronto) o nell’amore civico (come insieme di regole di rispetto, sostegno reciproco e pacifica convivenza), nemmeno da bambini.

Il mio interesse a sostenere le mie tesi presso terzi è notevolmente scemato. Ora, più che altro, mi limito ad esporle, lasciando agli scettici il compito di validarsele o di cambiare sito in cerca di uno dove sicuramente troveranno tutte le risposte, soprattutto quelle che confermano le loro opinioni.

Sulla base delle ipotesi testé descritte, la tesi segue immediata: si nasce inconsapevoli e ci si ritrova ficcati in una scatola di scarpe colorata, magari rossa, bianca e verde, dove per capirsi si usano le stesse parole, ci si veste in maniera simile e più o meno si mangiano le stesse cose. A questo si dà il nome pomposo di “nazione”, con tutto il corredo di retorica che lo accompagna, inno compreso.
Le cose avrebbero più senso se uno, ad una certa età, potesse scegliere liberamente la sua “patria”, ma questo è abbastanza raro, anche se gli inquieti ed i morti di fame a legioni si avviano in questa direzione. Alla fine, però, a fare da bussola è più lo stomaco che il cuore. Sicuramente non è vero in generale, ma è abbastanza vero da andare avanti.

Nella scatola di scarpe ci sono tutti. I timidi, i poeti, gli inconsapevoli, gli idealisti, quelli che guardano gerry scotti, ma anche, e soprattutto, quelli che hanno creduto a babbo natale, all’amore e all’amicizia, ma nel resto non ci hanno creduto mai, nemmeno da bambini.
Alla fine, è proprio questa gente che, se lasciata andare, si impossessa della scatola di scarpe. Proprio perché loro, furbi, non hanno mai creduto a certe sciocchezze. La sera, quando tutti gli altri chiudono gli occhi per far venire babbo natale, loro li tengono bene aperti e evadono le tasse, diventano segretari di partito, si comprano una licenza per taxi o leccano il culo di qualcuno che questi importanti obiettivi li ha già raggiunti.

E così, mentre gli altri si crogiolano negli anniversari, loro sanno benissimo che non c’è niente da festeggiare, che alla fine di una scatola di scarpe si tratta e sono lì, con la faccia di circostanza, sul palco a veder sventolare bandierine o da qualche altra parte a fottersi una minorenne.

Quello che conta, infatti, sarebbero le regole che tengono insieme le persone e non la scatola, che non conta un cazzo. Ma se le regole diventano burletta, anche la “nazione” non esiste. Ecco, solo questo volevo dire. E’ sicuramente un pensiero incompleto, cinico, probabilmente incoerente, ma come dico da tempo, alla fine la strada che porta alla libertà intellettuale è per definizione da percorrere in totale solitudine. Finché c’è qualcuno che vi dà ragione, siete ancora prigionieri.
Solo se tutti vi tacciano di delirio potete aprire le braccia, abbracciare l’infinito e smettere, finalmente, di prendere entact.


4 commenti su “L’Anniversario della Scatola di Scarpe

  • eduardo

    “la strada che porta alla libertà intellettuale”: molto bello ed anche suggestivo, ma che significa?
    Forse il problema sta nella metafora che hai scelto, di cui poi non hai spiegato il senso. Normalmente una scatola di scarpe contiene due scarpe, coordinate, ma diverse: tutto qui. Secondo me, è preferibile assimilare la nazione ad un contenitore di un liquido con tante molecole in perenne movimento ed in continuo reciproco condizionamento, anche a costo di mettere in dubbio la verità assoluta della suddetta “strada”.

    • ilBuonPeppe

      Non faccio l’avvocato di dfc (non ne ha assolutamente bisogno) ma penso che dal suo concetto di “strada per la libertà intellettuale” non ci sia spazio per alcuna verità assoluta. Sarebbe una contraddizione, questa sì, assoluta.

      • eduardo

        Caro Peppe, convengo che dfc non abbia bisogno di alcun avvocato. Peraltro, non mi sognerei mai d’intentare un processo nei suoi confronti: stima ed amicizia (ebbene, sì, faccio parte di quella schiera della schiera dei timidi ed inconsapevoli, anche se non guardo Gerry Scotti) non me lo consentirebbero.
        Molto più banalmente giocavo sul filo dell’ironia e della provocazione, perché mi era sembrato che fosse questa la cifra che aveva ispirato l’articolo: dfc, per dirla con una metafora “marinara”, non è uno squalo carnivoro, piuttosto una sirena. Dalle mille ed ammalianti canzoni.

  • ilBuonPeppe

    “Solo se tutti vi tacciano di delirio potete aprire le braccia, abbracciare l’infinito…”

    Allora sono abbastanza vicino al traguardo.

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