Fenomenologia di Silvio Berlusconi: L’amore per Silvio 72


Il carisma di Silvio Berlusconi è indubbio. Persino chi non ne è affascinato non può non riconoscere questa sua dote. E il carisma è una virtù innata: non lo si può insegnare, non lo si può apprendere, non può acquisirsi per induzione. Ma, da solo, il carisma non basta. Dietro ogni successo, dietro ogni affermazione politica si nascondono, anche, strateghi e maghi della comunicazione. Di quelli che confezionano non semplici messaggi, ma veri e propri “papelli” subliminali capaci di scivolare, insinuarsi nel cervello, condizionando le scelte e plasmando le impressioni di chi ascolta/osserva. Dietro le quinte lavorano esperti che stabiliscono “cosa” è opportuno dire e non dire e “come” è opportuno dirlo. E così è stato anche per Berlusconi. Il fenomeno Forza Italia è stato lanciato alla stregua di un fustino di detersivo portando al trionfo, con “furor di popolo”, Mr. B. In vista dello scopo di far realmente presa sulla massa, dunque, il leader carismatico necessita di un supporto, di una guida sul piano della comunicazione, che vada ad implementare la sua virtù, alimentandola. E’ un po’ come se il soggetto politico fosse un burattino che, per scelta, si affida ad equipe specializzate, per arrivare ad ottenere il placet, il consenso dei destinatari. Convincere questi ultimi o illuderli di averli persuasi è il prodotto finale di questo laborioso lavoro di (s)montaggio.

Immaginando Berlusconi alla stregua di un burattino, possiamo notare come, talvolta, più di una per la verità, il meccanismo si sia inceppato. E’ accaduto, cioè, che il burattino, forse perché troppo pieno di sé, si sia staccato dai suoi stessi fili, dalla bacchetta abilmente tenuta fra le mani da chi lo muove, per fare di testa sua. A causa di ripetuti episodi di siffatta specie – di interferenze, cioè, nella linea di connessione tra Scilvio e gli strateghi alle sue spalle- il premier formalmente “ex”, sostanzialmente in carica, si è ritrovato protagonista di uscite talmente infelici che nemmeno il suo innato fascino, inglobandole, è riuscito a mascherarne il pessimo gusto, l’intrinseca assurdità; motivo per cui, è stato costretto ad intervenire successivamente per raddrizzare il tiro, impugnando quello strumento a lui tanto caro, che ha logorato con l’uso negli anni, cioè a dire: la smentita. O, forse, meglio dire l’“intortata” . Elencare le chicche di B. sarebbe lungo ed inutile, visto che sono a tutti note e, comunque, a portata di mano: serbate come sono nell’abisso della memoria, così come nell’archivio del tubo (youtube, nda). La cosa che stupisce, che ha del miracoloso, è che, nonostante l’inceppamento della macchina a causa delle richiamate interferenze, e, nonostante la portata delle “gaffes” berlusconiane, il risultato è stato sempre puntualmente raggiunto.

Berlusconi più volte ha aperto il rubinetto senza filtrare ciò che dichiarava, riuscendo, sempre e comunque, a rimanere sulla cresta dell’onda. Anche quando sembrava fuori dai giochi, gli è bastato fare un tour completo delle trasmissioni televisive, riproporre il suo show per riemergere in tutto il suo splendore. Credo che questo miracolo, la buona riuscita del marchingegno, non sia tanto da ascriversi alle indubbie capacità e alla efficienza della squadra che lavora per lui, né, soltanto, all’infinita dose di carisma che lo contraddistingue; no. E’ probabile, piuttosto, che dipenda dalla morbidezza della materia grigia che gli esperti indirettamente e Berlusconi in prima persona si adopravano (e si adoperano) a manipolare. La massa cerebrale dei destinatari del messaggio. Che rimangono sempre al loro posto, pronti a sostenere ed a legittimare, reiteratamente, l’operato del Cavaliere. Il burattino B., dunque, può staccarsi dalle mani del burattinaio, improvvisare coreografie buffe e insensate, degenerando anche nel grottesco, accasciandosi pure sul palco. Nessun problema. Gli applausi e il trionfo sono sempre pronti ad essere serviti. Lui può.
Lasciando la metafora del burattino in favore della realtà, essendo chiaro che le sue uscite inopportune non hanno mai costituito il vero problema per B., emerge un altro punto: i suoi “scivoloni” sono consistiti anche in azioni, comportamenti, che tanto in linea con la legge non sono. Così, ora accade che, mentre il suo pubblico continua ad acclamarlo e continua a legittimarne l’operato, votandolo, il cerchio, quello serio, sta per stringersi: le sentenze arrivano. Di giorno in giorno assistiamo ad un ulteriore giro di vite.

L’errore di Berlusconi, quello che gli si sta rivelando fatale, è stato il lasciarsi avvolgere, inebriare, dominare dal potere. Così, una volta arrivato all’aspirata e tanto ambita “area protetta”, piuttosto che ponderare bene i suoi passi, preoccupandosi essenzialmente di chiudere le vicende giudiziarie già in corso (godendo del fluire del tempo che ha generosamente portato con sé le varie prescrizioni), non è riuscito a contenersi, ha fatto ciò che ha voluto senza usare le necessarie accortezze, offrendo nuovo materiale ai magistrati, guadagnandosi nuove iscrizioni nel registro degli indagati, divenendo imputato in nuovi ed ulteriori processi. Probabilmente perché stordito dal senso del potere. Se nelle aule dei tribunali la sua difesa è nelle mani delle competenze (e della fantasia) dei suoi legali, sul palco mediatico a difenderlo ci pensano le varie Michaele, Daniele (femminile, plurale), i vari Sandri. Nonché, ovviamente, lui, in prima persona. Sicuramente affidandosi ai consigli degli esperti, ma non mancando di metterci del suo. Ha dovuto, dunque, dare prova della sua abilità nell’arrampicarsi sugli specchi, arrivando, per dirne una, ad appellarsi al senso di solitudine scaturito dalla separazione per giustificare le cene di Arcore, presso la sua dimora, ormai note a livello internazionale. Lo ha fatto per sfiorare le corde della sensibilità dei suoi elettori, conservarne l’amore, la “compassione”. Nella speranza tenace (ma mal dissimulata agli occhi di chi, invece, non lo ama e poco lo compatisce) di restare fuori e lontano dalla morsa della giustizia. Credendo (perché, forse, ci crede davvero) che quell’amore possa arrivare dove nemmeno le leggi ad personam sono riuscite, cioè a fargli da scudo di fronte alle tanto odiate toghe rosse. Sperando nell’affermazione del principio secondo cui la legge è uguale per tutti, ma non per il più amato dagli italiani.

Il vero carnefice di Berlusconi, dunque, è stata la megalomania. L’unica ad averlo realmente sedotto, senza mai abbandonarlo.
Un passo delle Memorie di Adriano, capolavoro di Marguerite Yourcenair, recita:
“ Era giunto in quella fase dell’esistenza, variabile per ciascuno, in cui l’essere umano si abbandona al suo demone o al suo genio, segue una legge misteriosa che gli ingiunge di distruggere o superare se stesso”.
Beh, quella “fase dell’esistenza” per Silvio Berlusconi è durata venti anni o giù di lì.
E, a quanto pare, non vuol saperne di tramontare.

Di Rosanna Simonetta



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