L’AIDS, il Preservativo, il Papa e l’ABC Ugandese

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "L’AIDS, il Preservativo, il Papa e l’ABC Ugandese" è stato scritto da Comandante Nebbia

E’ convinzione della Chiesa Cattolica, opinione espressa per mezzo del Pontefice, che l’AIDS non si superi utilizzando il preservativo. L’affermazione ha destato una reazione ufficiale dell’Unione Europea che, invece, ritiene il profilattico uno “strumento essenziale nella lotta all’AIDS“.
A prescindere dalle posizioni dogmatiche che, per loro natura, non è utile mettere in discussione, quale è l’affermazione che trova riscontro scientifico?

Non esiste una risposta, perché la domanda, come tutta la questione, è posta male.
E’ evidente che nel caso si abbia una intensissima vita sessuale con numerosi partner diversi, il preservativo è l’unico strumento efficace per la lotta all’AIDS.  E’ una questione meccanica che sfugge ad ogni interpretazione fideistica. Il principio dell’impenetrabilità dei corpi non è cattolico e nemmeno protestante.

condom

Per comprendere la posizione della Chiesa Cattolica, invece, bisogna affrontare più a monte il problema.

Esiste il caso dell’Uganda, paese africano afflitto dalla piaga dell’AIDS, dove da anni è in atto la cosiddetta politica dell’ABC “Abstain, Be faithful, use a Condom” (( Astieniti, sii fedele, usa il profilattico )) .

Secondo The Lancet del 29 Aprile 2006:

Uganda was the first country in Africa to reverse HIV prevalence rates, from a high of up to 30% in some areas, and averaging about 17% countrywide, in the early 1990s, to the current level of about 6·4%.

Cioè, la strategia dell’ABC dove, attenzione, il preservativo è solo al terzo posto, ha consentito una riduzione della prevalenza statistica (( per una definizione di prevalenza leggere qui )) dell’infezione dal 30%  al 6,4% contro una media mondiale del 17%.

Sempre nello stesso articolo (( l’articolo è disponibile solo per gli utenti registrati. Per chi fosse interessato, su MC è possibile scaricare una versione PDF )) di The Lancet leggiamo:

Two incidents have led to condoms being de-emphasised as the main weapon in the fight against HIV/AIDS. The first is a campaign spearheaded by President Yoweri Museveni and his wife Janet, which seeks to remove the “C” from the country’s longstanding ABC (Abstain, Be faithful, use a Condom) strategy. Museveni argues that Ugandans should either abstain or be faithful, because, he claims, condoms promote promiscuity yet they do not guarantee safety from infection. This cue has been picked up by religious leaders and faith groups, many of whom have always opposed condom promotion, and have now stepped up their campaigns.
Second, a recall of some brands of condoms in 2004/05 due to concerns about their quality led to a national shortage. Several batches of condoms—of which Uganda uses 5 million a month—were found to be defective as they had a foul smell, while others had tiny holes in them.

In pratica il buon risultato ugandese è soprattutto figlio della A (astinenza) e del B (fedeltà), visto che, secondo Museveni,  la disponibilità di profilattici promuove la promiscuità e che alcune forniture di profilattici si sono rivelate difettose (bucati e di cattivo odore).

Ed è appunto questa la questione. Il preservativo non è essenziale nella lotta contro l’AIDS, a condizione che non si faccia sesso o che se lo si fa lo si faccia sempre con la stessa persona (( non infetta ovviamente, altrimenti solo la A di astinenza, magari mitigata dalla O di onanismo possono evitare l’infezione )). Se, viceversa, si considera il profilattico il sistema attraverso il quale condurre una vita sessuale senza nessun’altra forma di prevenzione avendo rapporti anche con persone a rischio, questo può aumentare la prevalenza statistica della malattia.

In realtà non è il profilattico a favorire l’AIDS, ma, come sempre, il comportamento irresponsabile di chi lo considera una sorta di panacea.

La Chiesa ha da tempo imparato ad affiancare alla posizione dogmatica una giustificazione scientifica. Perplessità analoghe sono state espresse dagli scienziati cattolici in relazione alla vaccinazione contro il papilloma virus (( qui e qui due interessanti articoli sull’argomento )). Anche in questo caso, la disponibilità di una difesa (il vaccino) incoraggerebbe la promiscuità e, quindi, aumenterebbe il rischio di infezione.

Personalmente penso che la posizione della Chiesa sia sbagliata.
Penso, pur essendo un laico, che la vita sessuale vada vissuta con maggiore responsabilità, ma essenzialmente per una questione di rispetto per se stessi e per gli altri, poi,ma solo come conseguenza,  per motivi sanitari.
Cedere il proprio corpo inconsapevolmente o violare quello di un’altra persona solo ed esclusivamente per gioco mi sembra irrispettoso per ciò che che ciascuno di noi è aldilà della carne.
Quindi io sono favorevole ad una sessualità responsabile e matura, ma lo vedo come un atteggiamento culturale civile e non riesco a considerarla una forma di profilassi come fa la Chiesa.

Ampliando il ragionamento per mezzo della reductio ad absurdum, per lo stesso motivo dovrebbe essere scoraggiato l’uso di casco e di cintura di sicurezza perché incoraggiano a correre di più o si dovrebbe porre un limite alla ricerca scientifica perché si corre il rischio di scoprire cose pericolose come l’elettricità o l’energia nucleare (( su questo secondo aspetto la Chiesa è già al lavoro da tempo )).

La Chiesa, come il comunismo, fondamentalmente ha sfiducia nell’uomo e ritiene che la società debba essere governata con le stesse regole di un asilo infantile in modo che nessuno possa farsi male. Non ha funzionato per il comunismo e non funziona per la Chiesa Cattolica dove alcuni dei suoi stessi ministri, nonostante l’imposizione del celibato, non riescono a “contenersi”.

Secondo me bisogna avere fiducia nell’uomo e lavorare per migliorarsi. Non è con il terrore o con la paura che riusciremo, forse un giorno, ad essere migliori.

Nel frattempo, dove la promiscuità è un fattore culturale, il preservativo rimane un presidio sanitario irrinunciabile fino a quando l’attitudine sessuale assumerà aspetti di maggiore maturità e consapevolezza che permetteranno di godere con gioia del benessere e della felicità che l’amore, nella sua sustanziazione, riesce a donare.

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