L’AIDS, il Preservativo, il Papa e l’ABC Ugandese
20 marzo, 2009 di Comandante Nebbia
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E’ convinzione della Chiesa Cattolica, opinione espressa per mezzo del Pontefice, che l’AIDS non si superi utilizzando il preservativo. L’affermazione ha destato una reazione ufficiale dell’Unione Europea che, invece, ritiene il profilattico uno “strumento essenziale nella lotta all’AIDS“.
A prescindere dalle posizioni dogmatiche che, per loro natura, non è utile mettere in discussione, quale è l’affermazione che trova riscontro scientifico?
Non esiste una risposta, perché la domanda, come tutta la questione, è posta male.
E’ evidente che nel caso si abbia una intensissima vita sessuale con numerosi partner diversi, il preservativo è l’unico strumento efficace per la lotta all’AIDS. E’ una questione meccanica che sfugge ad ogni interpretazione fideistica. Il principio dell’impenetrabilità dei corpi non è cattolico e nemmeno protestante.

Per comprendere la posizione della Chiesa Cattolica, invece, bisogna affrontare più a monte il problema.
Esiste il caso dell’Uganda, paese africano afflitto dalla piaga dell’AIDS, dove da anni è in atto la cosiddetta politica dell’ABC “Abstain, Be faithful, use a Condom”(1) .
Secondo The Lancet del 29 Aprile 2006:
Uganda was the first country in Africa to reverse HIV prevalence rates, from a high of up to 30% in some areas, and averaging about 17% countrywide, in the early 1990s, to the current level of about 6·4%.
Cioè, la strategia dell’ABC dove, attenzione, il preservativo è solo al terzo posto, ha consentito una riduzione della prevalenza statistica(2) dell’infezione dal 30% al 6,4% contro una media mondiale del 17%.
Sempre nello stesso articolo(3) di The Lancet leggiamo:
Two incidents have led to condoms being de-emphasised as the main weapon in the fight against HIV/AIDS. The first is a campaign spearheaded by President Yoweri Museveni and his wife Janet, which seeks to remove the “C” from the country’s longstanding ABC (Abstain, Be faithful, use a Condom) strategy. Museveni argues that Ugandans should either abstain or be faithful, because, he claims, condoms promote promiscuity yet they do not guarantee safety from infection. This cue has been picked up by religious leaders and faith groups, many of whom have always opposed condom promotion, and have now stepped up their campaigns.
Second, a recall of some brands of condoms in 2004/05 due to concerns about their quality led to a national shortage. Several batches of condoms—of which Uganda uses 5 million a month—were found to be defective as they had a foul smell, while others had tiny holes in them.
In pratica il buon risultato ugandese è soprattutto figlio della A (astinenza) e del B (fedeltà), visto che, secondo Museveni, la disponibilità di profilattici promuove la promiscuità e che alcune forniture di profilattici si sono rivelate difettose (bucati e di cattivo odore).
Ed è appunto questa la questione. Il preservativo non è essenziale nella lotta contro l’AIDS, a condizione che non si faccia sesso o che se lo si fa lo si faccia sempre con la stessa persona(4). Se, viceversa, si considera il profilattico il sistema attraverso il quale condurre una vita sessuale senza nessun’altra forma di prevenzione avendo rapporti anche con persone a rischio, questo può aumentare la prevalenza statistica della malattia.
In realtà non è il profilattico a favorire l’AIDS, ma, come sempre, il comportamento irresponsabile di chi lo considera una sorta di panacea.

La Chiesa ha da tempo imparato ad affiancare alla posizione dogmatica una giustificazione scientifica. Perplessità analoghe sono state espresse dagli scienziati cattolici in relazione alla vaccinazione contro il papilloma virus(5). Anche in questo caso, la disponibilità di una difesa (il vaccino) incoraggerebbe la promiscuità e, quindi, aumenterebbe il rischio di infezione.
Personalmente penso che la posizione della Chiesa sia sbagliata.
Penso, pur essendo un laico, che la vita sessuale vada vissuta con maggiore responsabilità, ma essenzialmente per una questione di rispetto per se stessi e per gli altri, poi,ma solo come conseguenza, per motivi sanitari.
Cedere il proprio corpo inconsapevolmente o violare quello di un’altra persona solo ed esclusivamente per gioco mi sembra irrispettoso per ciò che che ciascuno di noi è aldilà della carne.
Quindi io sono favorevole ad una sessualità responsabile e matura, ma lo vedo come un atteggiamento culturale civile e non riesco a considerarla una forma di profilassi come fa la Chiesa.
Ampliando il ragionamento per mezzo della reductio ad absurdum, per lo stesso motivo dovrebbe essere scoraggiato l’uso di casco e di cintura di sicurezza perché incoraggiano a correre di più o si dovrebbe porre un limite alla ricerca scientifica perché si corre il rischio di scoprire cose pericolose come l’elettricità o l’energia nucleare(6).
La Chiesa, come il comunismo, fondamentalmente ha sfiducia nell’uomo e ritiene che la società debba essere governata con le stesse regole di un asilo infantile in modo che nessuno possa farsi male. Non ha funzionato per il comunismo e non funziona per la Chiesa Cattolica dove alcuni dei suoi stessi ministri, nonostante l’imposizione del celibato, non riescono a “contenersi”.
Secondo me bisogna avere fiducia nell’uomo e lavorare per migliorarsi. Non è con il terrore o con la paura che riusciremo, forse un giorno, ad essere migliori.
Nel frattempo, dove la promiscuità è un fattore culturale, il preservativo rimane un presidio sanitario irrinunciabile fino a quando l’attitudine sessuale assumerà aspetti di maggiore maturità e consapevolezza che permetteranno di godere con gioia del benessere e della felicità che l’amore, nella sua sustanziazione, riesce a donare.
Note- Astieniti, sii fedele, usa il profilattico [↩]
- per una definizione di prevalenza leggere qui [↩]
- l’articolo è disponibile solo per gli utenti registrati. Per chi fosse interessato, su MC è possibile scaricare una versione PDF [↩]
- non infetta ovviamente, altrimenti solo la A di astinenza, magari mitigata dalla O di onanismo possono evitare l’infezione [↩]
- qui e qui due interessanti articoli sull’argomento [↩]
- su questo secondo aspetto la Chiesa è già al lavoro da tempo [↩]
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La differenza fondamentale tra chiesa e scienza, secondo me, sta nella diversità dei metodi impiegati nella ricerca della “verità”.
Il metodo filosofico-speculativo, con qualche ipse dixit di troppo, per la chiesa.
Il metodo empirico per la scienza.
I risultati maturati non sono confrontabili.
Così come da una parte la scienza non può né asserire, né negare, l’esistenza di Dio (entità non sperimentabile per definizione), dall’altra é altrettanto assurdo che la chiesa proponga una sua verità su fatti (qui sulla validità del preservativo come strumento di prevenzione anti hiv) verificabili attraverso i risultati sul campo.
Mi sembra così banale che non valga la pena di spenderci del tempo.
In realtà il dato statistico sulla validità del preservativo in situazioni di arretratezza culturale è contestato.
Chiaramente, come tutte le statistiche, si presta a numerose interpretazioni.
In ogni caso, il lato più affascinante della vicenda è il palese tentativo di Oltre Tevere di dare un supporto scientifico al dogmatismo e di rifugiarsi nella metafora quando il dogmatismo è così rigido da non ammettere interpretazioni meccanicistiche.
E’ un po’ quello che si è discusso quando abbiamo parlato del tentativo di conciliare le teorie evolutive con il creazionismo.
Non entro nel merito sull’efficacia del preservativo al fine della profilassi anti hiv, nelle situazioni date, contesto il fatto che tale efficacia possa essere misurata con lo strumento filosofico-speculativo che informa il magistero della chiesa.
Ciò che mi sembra paradossale è la pretesa di innervare il dogmatismo di origine, laddove questi mostra le crepe più vistose, attraverso un uso distorto del supporto scientifico, ignorando con estrema disinvoltura che tale è scientifico solo e in quanto si fonda in toto sul metodo empirico, senza del quale semplicemente non è.
Parlare del principio di impenetrabilità dei corpi a proposito del preservativo è veramente… pleonastico.
non ci avevo fatto caso
Complimenti Comandante era proprio quello su cui rimuginavo oggi e l’hai saputo dire molto, molto bene
Grazie Koteko
Finalmente sull’argomento un ragionamento di senso compiuto, che dovrebbe esssere nelle sue linee generali condiviso da credenti e no. Io lascerei da parte la Chiesa, è organismo elefantiaco – burocratico, è difficile esprimere concetti condivisibili da tutti i cattolici in tutto il mondo, specie in tempi moderni in cui i dogmi cadono ( anche quelli politici), ecco perchè anche per la Chiesa abbiamo che in via generale, come per gli Stati, la media della gente comune, è o appare più avanti dei capi, almeno così la vedo io…
bell’articolo, un piacere leggerlo
maristaurru
Grazie Marista, in realtà non credo alla Chiesa senza credenti come non credo allo stato senza i cittadini.
Nel senso che questo tentativo di deresponsabilizzare la base rispetto al governo (della chiesa o dello stato è lo stesso) non mi convince.
L’istituzione esiste perché è riconosciuta dai cittadini. I carabinieri o le guardie svizzere non potrebbero tutelare nessun potere se la gente non lo accettasse.
Io non intendevo deresponsabilizzare la base, nel senso che non a questo pensavo nello scrivere. Penso che davvero un organismo elefantiaco non può rappresentare tutti, questo per la Chiesa e per gli Stati troppo ampi in estensione. Io resto in genere a quel che posso nel piccolo vedere, non mi fido troppo dei prindipi e delle generalizzazioni, questo mi rende un po’ ristretta, e lo so. Per dire che davvero parlando con la gente, vedendola vivere, ascoltando quando si racconta, si confida, andando oltre lo zoccolo duro dei cattolici senza se e senza ma, quelli che ancora di fronte ad una critica ti rispondono: “il Papa sa quel che fa”, e mai saprai come realmente la pensano, ho potuto constatare che i più, pure nel rispetto della Istituzione, sono molto più avanti della Istutuzione stessa.
Questo avviene ormai anche per lo Stato. Sono prese di coscienza, io credo e spero sia davvero così, lento il cammino , ma se le si supporta ( come voi fate per esempio), i frutti arrivano. Credo sia importante abbattere vecchi vizi, vecchi tabù, vecchie incrostazioni mentali e io immagino che chi da quei vizi, tabù, incrostazioni, non ci vive, arriverà prima a spogliarsene ed ad aderire al nuovo, ove ci sia davvero, ove si capisca che al nuovo si dovrà arrivare, pena una tragedia sociale.
Spero non si tratti solo di una fiaba che mi racconto per andare avanti
“Papa: “Aborto non non rientra nel diritto alla salute”
Dall’Angola il pontefice si è detto preoccupato per le norme che promuovo l’interruzione di gravidanza “terapeutica” nei casi di violenza sessuale sulle donne” ma secondo lui dovremmo farci violentare, mettere incinte, infettare, curare per anni malati inguaribili, studiare il latino per la messa dei Lefreviani e venerare lui sui megaschermi orrendi che ha fatto mettere in piazza San Pietro? Ma chi ce l’ha mandato?
Come dicevo prima, il Papa è il Papa perché la gente lo riconosce come tale.
Qyesto vale per la politica come per i cittadini.
Quanti “cattolici non praticanti” si sposano in chiesa e poi battezzano i figli senza avere alcun altro rapporto con la fede che questo cerimoniale?
La gente non concorre per niente all’elezione del Papa, nè al prete della parrocchia, può solo scegliere in quale chiesa entrare, ammesso che la trovi aperta. Non sono contro i preti e la chiesa, capisco che difendono le tradizioni, le regole morali, le Sacre Scritture e tutto il resto, ma la gestione dei soldi e della cura delle anime è affidata esclusivamente all’onestà e alla voglia del religioso di turno, che essendo un uomo come un altro può essere valido e onesto oppure no. Quello che mi dà fastidio è che li sento sempre tuonare contro il piacere (tra l’altro dono della natura) e la ribellione delle donne alla conseguenza di ciò che non hanno voluto, e mai con la stessa forza contro la violenza sessuale che può comprendere anche promesse non mantenute.
bel pezzo, altre volte ho criticato degli articoli di MC, ma questo devo ammettere che è davvero frutto di una Mente Critica, complimenti e grazie!
Bell’articolo. Condivido.
> Personalmente penso che la posizione della Chiesa sia sbagliata.
La sua “critica” mi sembra piuttosto un manifesto laico a favore della Chiesa.
Lei dice:
>Penso, pur essendo un laico, che la vita sessuale vada vissuta con maggiore
>responsabilità, ma essenzialmente per una questione di rispetto per se stessi
>e per gli altri, poi,ma solo come conseguenza, per motivi sanitari.
ma questo è esattamente quello che dice la Chiesa! che propone infatti il concetto di “sessualità responsabile” contrapposta all’edonistico “genitalità libera”.
Il concetto di corpo come “Tempio dello Spirito Santo”, per dirla
con San Paolo, e il comandamento di “non commettere atti impuri” è esattamente lo stesso concetto che lei propone con le parole “rispetto per se stessi prima che per gli altri”. Spesso i comandamenti sono visti come mere imposizioni e divieti, ma non vediamo il principio e il valore positivo che c’è dietro ciascuno di essi.
Inoltre, proprio come propone la Chiesa, lei parla di “rispetto umano” prima ancora di quello strettamente sanitario.
Poi prosegue:
> Cedere il proprio corpo inconsapevolmente o violare quello di un’altra persona
> solo ed esclusivamente per gioco mi sembra irrispettoso per ciò che che ciascuno
> di noi è aldilà della carne.
Questo, ancora una volta, descrive una visione molto vicina a quella proposta dalla Chiesa. Anche il termine “carne” appartiene al linguaggio biblico.
Aggiungo io: non solo per gioco, ma anche per ignoranza, povertà, ingiustizie, condizionamenti etc.. proprio come purtroppo avviene in Africa (e non solo).
> Quindi io sono favorevole ad una sessualità responsabile e matura,
Esattamente allo stesso di come propone lei, la Chiesa propone e insiste sul concetto di “procreazione responsabile” (che non vuol dire certo fare figli all’infinito come qualcuno crede; si veda la regolazione naturale delle nascite) che è contrapposta al concetto edonistico di “mentalità contraccettiva” che ha come conseguenza quello per cui ipocritamente si chiama “salute della donna” l’ aborto: la gravidanza come malattia è un non-senso logico, prima che medico e clinico e biologico.
> ma lo vedo come un atteggiamento culturale civile e non riesco a considerarla
> una forma di profilassi come fa la Chiesa.
Lei parla di cultura e civiltà: esattamente allo stesso modo la Chiesa pensa che non si tratti di una questione strettamente religiosa, ne certo di sola profilassi: ma proprio di crescita culturale e civile; ed è per questo che non ne fa una questione dottrinale: altrimenti varrebbe solo per i credenti;
Insomma lei stranamente asserisce di non essere d’accordo con la Chiesa, ma poi nello spiegarne il perché, mostra in realtà di essere estremamente vicino alla posizione concreta del Magistero della Chiesa: mi scusi ma secondo me lei non conosce davvero quello che la Chiesa propone e perché; non credo infatti che lei voglia criticare solo per il gusto di farlo, visto che nel resto dell’articolo ha mostrato il contrario.
Ma poi dice:
> La Chiesa, come il comunismo, fondamentalmente ha sfiducia nell’uomo
mi scusi ma come fa a dire che la chiesa ha sfiducia nell’uomo? Può citarmi qualche documento? Qualche passo biblico? qualche paragrafo del Catechismo? Il cristianesimo al contrario è innanzitutto un messaggio di speranza e di fiducia nell’uomo: potrei citarle a sostegno decine e decine di volte Gesù, le Scritture, il Catechismo, i Santi e tanti altre fonti ma sarei noioso e so che sia lei che il lettore potrà procurarsele senza problemi.
Dare fiducia però non vuol dire che tutte le scelte libere sono buone e accettabili socialmente: infatti la Chiesa insegna da sempre che la tentazione dell’uomo di farsi le regole per conto proprio, di essere indipendente da Dio (non importa se credente o no – fa parte della sua natura), è sempre presente: questo è infondo il senso del peccato originale. Tutto questo non è calato dal cielo in senso astratto: è indagabile dalla ragione umana e non è strettamente necessaria la fede per arrivare a tali conclusioni: lei stesso mi pare ci sia arrivato abbastanza vicino, e senza partire da presupposti di fede.
> e ritiene che la società debba essere governata con le stesse regole di un
> asilo infantile in modo che nessuno possa farsi male.
Qui bisogna fare chiarezza: è vero che l’uomo ha un potenziale di positività, ma anche vero che è incline al male. Alcuni (non tutti) comportamenti collettivi se mal orientati possono suscitare azioni che “trascinano” anche gli altri verso atti non virtuosi. Questo perché l’uomo è un essere in buona parte gregario, cioè non vive “per-se-stesso” ma “in-relazione-con-l’altro” e tende a pensare (anche se non è il massimo della virtù) che “se una cosa è giusta per gli altri, allora lo è anche in generale”, checcè ne dicano i libertari. I comportamenti collettivi, permessi o meno dalla legge, “fanno” pensiero. “fanno” una cultura: è un fatto.
La Chiesa non pensa che siamo in un asilo nido, anzi il percorso di santità proposto da Cristo non è altro che un costante percorso di crescita (non solo spirituale). Ma sa anche che non siamo in un posto dove tutti sono sufficientemente adulti da fare scelte veramente libere e responsabili: che cioè siamo diversi l’un l’altro e che ci sono i condizionamenti della società. Altrimenti non serverebbero le leggi; Il liberismo individuale puro assume (sbagliando) che siamo in una classe fatta di soli adulti responsabili, mentre il comunismo, come lei giustamente dice, pensa il contrario: che siamo tutti in un asilo nido.
La Chiesa, invece, ha una visione realista sull’uomo che gli ha consentito di restare protagonista della storia per 2000 anni, e per i tempi a venire: ossia sa che ne l’una ne l’altra di questa visione dice la intera verità sull’uomo.
Lei poi dice:
> Secondo me bisogna avere fiducia nell’uomo e lavorare per migliorarsi.
Questo è la base del fondamento evangelico. E di molti santi che lo hanno messo in pratica.
> Non è con il terrore o con la paura che riusciremo, forse un giorno, ad essere migliori.
Non è certo ne il terrore ne la paura la chiave e la via per la Chiesa, ma Cristo che ci invita ad un uso responsabile della libertà e ci dice “non abbiate paura”.
> forse un giorno, ad essere migliori.
un giorno? forse? La Chiesa propone invece qualcosa di più concreto e realista: non “un giorno” ma adesso. Qui e ora. Da oggi. Perché rimandare a domani quello che possiamo iniziare a fare oggi?
> Nel frattempo, dove la promiscuità è un fattore culturale, il preservativo rimane un presidio
> sanitario irrinunciabile…..
“Nel frattempo” è una scusa per non iniziare mai a cambiare le cose. Se il fattore culturale è sbagliato è da li che bisogna iniziare per invertire la tendenza. Iniziando a lavorare da adesso come molti missionari fanno in Africa rischiando la vita tutti i giorni, al contrario di tanti governanti ipocriti che si sono precipitati populisticamente a criticare il Papa quando loro stessi non sono stati in grado di mettere in campo le risorse necessarie che, conferenza internazionale dopo conferenza, fra una foto di gruppo e l’altra, ipocritamente e propagandisticamente sempre promettono, ma mai rispettano.
Conclusione:
La invito ad approfondire il pensiero cattolico, visto che non è lontano da quello che lei già pensa; magari scoprirà pure che non si basa su qualcosa (un idea) ma su qualcuno (Cristo). Le auguro soprattutto di far conoscenza diretta di questa Persona, che vive ancora tra di noi.
Grazie per quello che ha scritto.
La ringrazio per la sua lunga ed interessante esposizione.
In realtà, forse nella fretta, ho omesso di esplicitare che quando mi riferivo alla chiesa pensavo alla Chiesa cattolica e non al cristianesimo in generale.
Ho già, nel passato, valutato le questioni di cui lei parla ho concluso che la mia posizione e quella della Chiesa Cattolica sono inconciliabili.
Ovviamente è possibile avere delle posizioni comuni su questioni specifiche che, se mi permette, non sono proprietà della Chiesa Cattolica o mie, ma sono parte di un patrimonio ideale dal quale ciascun uomo di buona volontà può attingere liberamente senza, con questo, essere ascritto a nessuna associazione religiosa o laica.