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Laicità dello Stato.

26 aprile, 2007 di Liborio Butera  
Archiviato in Border Zone, La diversa Opinione



La storia è la storia, la famiglia è la famiglia. E la Costituzione è la Costituzione. Anche se dicono il contrario per escludere la dimensione religiosa dalla vita pubblica, impedendo ai vescovi di perseguire nelle forme dovute l’obiettivo di arrivare a una legislazione piuttosto che ad un’altra. Ripercorriamo la storia. L’art 7 della Costituzione afferma che “Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. E’ doveroso ricordare che già solo questo articolo in realtà documenta la grande influenza che ebbe il magistero cattolico sui costituenti, testimoniata dalla singolare analogia dell’articolo con quanto affermato nell’enciclica di Leone XIII “Immortale Dei” e dai ripetuti riferimenti che i membri dell’assemblea fecero alla suddetta enciclica quale fonte ispiratrice per l’articolo. Inoltre la scelta di non logorare i rapporti con la chiesa fu testimoniata dalla preoccupazione di non usare vocaboli che e vocassero ostilità nei suoi confronti, come poteva accadere utilizzando il termine laicità ( il vocabolo è assente nell’articolo).
La nozione di laicità venne poi chiarita dalla Corte Costituzionale che con la sentenza dell’ 89 precisò che la laicità non implica indifferenza dello Stato dinanzi alla religione, essa cioè “risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini”. La Consulta infatti riconobbe che “Il genus (valore della cultura religiosa) e la species (principi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano) concorrono a descrivere l’attitudine laica dello stato-comunità”. Un punto di vista ragionevole, liberale e laico. A meno che non si voglia considerare il riconoscimento vaticano dell’art 7 come l ’accettazione di un ruolo di minorità, che impedirebbe ai vescovi, e solo a loro e non si capisce perchè, di godere dei diritti di libertà di espressione, associazione e organizzazione, garantiti a tutti gli italiani. Per quanto riguarda poi il Concordato lateranense, esso non contiene alcun limite alla libera espressione dell’episcopato su questioni morali che hanno attinenza con l’attualità politica, anzi può essere utile ricordare il seguente articolo: “nell’accedere al presente regolamento della materia matrimoniale la Santa Sede sente l’esigenza di riaffermare il valore immutato della dottrina cattolica sul matrimonio e la sollecitudine della chiesa per la dignità e i valori della famiglia, fondamento della società”. I laici dovrebbero riflettere sul fatto che proprio questa frase, che è l’unica di carattere unilaterale, sia stata introdotta nel testo, assumendo per estensione carattere costituzionale. La storia è la storia.
Forse queste affermazioni risultano un pò difficili da digerire a quanti nella loro ansia acritica ritengono che i vescovi italiani debbano astenersi dal dichiarare e battagliare, ma tant’è. Troppo presi dal loro slancio anticlericale, al punto di diventare così clericali ma così clericali da arrogarsi loro il diritto di definire la laicità di uno stato.

di Liborio Butera

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Comments

12 Risposte a “Laicità dello Stato.”
  1. tusaichi scrive:

    mi sembra che in questo articolo si tenti di motivare la manifesta ingerenza della chiesa usando il diritto di espressione del vescovato come scusa.
    Ovviamente ciò non trova il mio accordo.
    Inoltre non capisco il senso della seconda frase del primo periodo. “La famiglia è la famiglia”. Sì, e la casa è la casa, la busta è la busta e il plenilunio è il plenilunio. Le tautologie affascinano anche me. E’ una critica ai dico? Perchè non la espliciti?
    Corro poi (saltando tutto, perdendo niente) fino all’ultima frase:
    “ma così clericali da arrogarsi loro il diritto di definire la laicità di uno stato.”
    …quindi nella tua idea è il clero a dover definire la laicità di uno stato?
    …no perchè se è una battuta o un paradosso è fatto benissimo.
    …in altro caso è come se berlusconi fosse incaricato di scrivere il lemma “onestà” nel vocabolario italiano.

  2. Davide@work scrive:

    ahahahahah A mi spacchi OGNI volta e te lo dico OGNI volta!!!

  3. mstatus scrive:

    La chiesa come gli altri ha il diritto legale di dire la sua (art.21 della cost.), se poi c’è qualcuno che la ascolti è un’altra cosa. Sorvolo sul diritto morale. La chiesa più che dire la sua, ha fatto scoppiare la terza guerra mondiale con i DiCo sopratutto omosessuali, facendo pressioni palesi nei confronti dei politici cattolici e non (già abbiamo il conflitto di interesse per i parlamentari cattolici). Questo Stato di soli 0,44 kmq, ove regna un anziano ed anacronistico Sovrano, amministrato da altrettanto anziani ed obsoleti Ministri, determina con la sua Legge Morale Divina (1950 catechismo), quali siano i diritti umani da applicare in Italia, in barba alle norme dell’Unione Europea, che i diritti umani già li regolamentano in proprio, e che in Italia si presume di rispettare. Vi è pure un tentantivo di influenzare malignamente a livello europeo anche la Sig.ra Merkel ed altri parlando di radici cristiane nella costituzione. Vade retro: non si cada nella tentazione, è solo un un influsso maligno temporaneo. Influsso nefasto!
    I nostri politici, Mons.Clemente Mastella (prossimo Papa), per esempio, con la loro sottomissione e genuflessione alle sottane nere, hanno creato una serie di paradossi legislativi che di fatto comportano il mancato rispetto dei diritti umani più elementari. Cosa usuale in Vaticano, notoriamente restio alla sottoscrizione delle convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo, tanto è che la pena di morte è stata tolta dalla fondamentale nel 2001 (il Sovramo la può sempre rimettere).
    Già con la direttiva europea 38 (in vigore dal 11/4/07) vi è stata discriminazione palese nei confronti delle convivenze omosessuali, ora l’Europa OMOFOBIA: STRASBURGO CHIEDE RICONOSCIMENTO COPPIE FATTO (Repubblica)
    Una sola parola: BARBARIE!!! Improponibile ed anacronistico comportamento…

  4. mstatus scrive:

    In Europa ci deridono…. Non siamo neppure in grado di applicare e far rispettare i più minini diritti umani… Solo sottomissione e genuflessione!
    Colpa di questi anziani signori, è stata ridicolizzata una intera nazione!”
    Scusatemi, ma mi sono rotto le palle di essere preso per il culo!

  5. bart1 scrive:

    @tusaichi
    vedo citata una sentenza della Corte Costituzionale, non una nota della CEI. la Corte Costituzionale è la Corte Costituzionale. la CEI è la CEI.

  6. mstatus scrive:

    @Bart1, ora però dovrebbero spiegare perchè siamo in contraddizione con le norme europee…

    BAGNASCO: CATANIA, VESCOVI HANNO VOCAZIONE OMOFOBICA
    Il Parlamento Europeo ha votato contro la nomina di Rocco Buttiglione come Commissario Europeo Mirko Tremaglia: “Purtroppo Buttiglione ha perso: povera Europa! I culattoni sono in maggioranza”. (da Europa culattona).
    Venga spiegato anche perchè i Gesuiti ogni volta che Augias accenna a omosessualità all’interno dell’entourage di Gesù Cristo prontamente intervengono … Civiltà Cattolica e il libro di Augias e la spoliticizzazione del Cristo fatta dall’ideologo del Partito Cristiano Paolo di Tarso ha una logica?

    Omofobia? La lingua batte dove il dente duole? Meglio anacronismo e barbarie…

  7. bart1 scrive:

    giornata storta?
    che vuoi sapere, precisamente?

  8. mstatus scrive:

    Tutte le giornate sono storte … vorrei sapere (visto che siamo fuorilegge per le norme comunitarie), chi pagherà le sanzioni alla comunità europea quando ce le richiederanno, per non aver fatto la legislazione sui DiCo: lo stato o la CEI?

  9. bart1 scrive:

    penso lo stato, se ho capito bene.
    e chi avrebbe pagato i sussidi ingiustificati ai conviventi? grillini o tutti quanti noi? così funziona la democrazia. e la democrazia….
    vabbè ti risparmio che cos’è la democrazia. ;-)

  10. Davide scrive:

    @bart: grazie per essere stato conciso, stavolta ;-) (si scherza)
    Tornando all’articolo, mi preme sottolineare che le fonti andrebbero citate possibilmente non alla cazzo.
    Riporto perciò di seguito un estratto della sentenza 925/88 Corte Cost., una delle tante in cui la Corte si esprime – dichiarandoli sempre infondati, con sentenze dette “interpretative di rigetto” – su ricorsi di legittimità l’art. 724 c.p. in relazione alle presunte violazioni degli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 25 [non so mettere i link, andateveli a cercare] della Costituzione e della Legge 121/85 (meglio nota come Concordato); sentenza che a mio avviso è più determinante e pervasiva nella sua indagine, oltre ad essere direttamente richiamata nella “sentenza dell’89″:

    [...]la limitazione della previsione legislativa alle offese contro la religione cattolica non può continuare a giustificarsi con l’appartenenza ad essa della “quasi totalità” dei cittadini italiani e nemmeno con l’esigenza di tutelare il sentimento religioso della “maggior parte della popolazione italiana”: non tanto vi si oppongono ragioni di ordine statistico (comunque sia, la religione cattolica resta la più seguita in Italia [come passa il tempo! ndD]), quanto ragioni di ordine normativo.
    Il superamento della contrapposizione fra la religione cattolica, “sola religione dello Stato”, e gli altri culti “ammessi” renderebbe, infatti, ormai inaccettabile ogni tipo di discriminazione che si basasse soltanto sul maggiore o minore numero degli appartenenti alle varie confessioni religiose.[...]

    Mi preme inoltre di osservare – e concludo – come la “sentenza dell’89″, la quale cassa il ricorso per incostituzionalità dell’art. 9 dello stesso Concordato e dell’art. 5 del protocollo addizionale, contenga inoltre le seguenti testuali parole (giusto un po’ più giù):

    [...]La previsione come obbligatoria di altra materia per i non avvalentisi sarebbe patente discriminazione a loro danno, perché proposta in luogo dell’insegnamento di religione cattolica, quasi corresse tra l’una e l’altro lo schema logico dell’obbligazione alternativa, quando dinanzi all’insegnamento di religione cattolica si è chiamati ad esercitare un diritto di libertà costituzionale non degradabile, nella sua serietà e impegnatività di coscienza, ad opzione tra equivalenti discipline scolastiche.[...]

    Certo di aver completamente perso la vostra attenzione a suon di sbadigli vi posso rivelare il numero di ‘sta cacchio di sentenza: 203.
    Tutto questo, ovviamente, per la precisione.
    E per scansare equivoci sulla presunta “ansia acritica” di coloro che “ritengono che i vescovi italiani debbano astenersi dal dichiarare e battagliare [...] troppo presi dal loro slancio anticlericale, al punto di diventare così clericali ma così clericali da arrogarsi loro il diritto di definire la laicità di uno stato”.
    Meno male, aggiungerei, che questo diritto se lo arrogano i cosiddetti “giudici delle leggi”, i quali – arcinoti clericali – riescono ad innovare l’ordinamento senza intervenire sulla frastagliata e dispersiva architettura delle norme (compito che, come tutti sicuramente saprete, spetta al legislatore): dei geni.

    Fine.

    Au Revoir

  11. bart1 scrive:

    in sostanza non mi pare che questi costituzionalisti abbiano dovuto faticare granché.
    articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (…)».
    quindi tutto quello che poteva stare scritto nel concordato non poteva certo interpretarsi in modo difforme da questo articolo.
    perciò, quelli che volessero interpretare il concordato o la lacità o altre amenità in maniera da affermare che alcuni cittadini, in quanto cattolici(religione), o magari in quanto preti (condizione personale), non possono partecipare alla vita politica, non capirebbero un emerito cavolo dello spirito della Costituzione…
    questo in estrema sintesi.

    risulterebbe evidente, altrimenti, l’analogia di tale abuso con le leggi razziali (e non lo dico a caso, in quanto questo articolo 3 nasce proprio per evitare il ripetersi di quelle discriminazioni sulla base della razza e della religione che avevano portato gli ebrei ad essere prima estromessi dalla vita politica e poi preseguitati).

  12. Davide scrive:

    Esatto bart, hai sollevato il vespaio: l’interpretazione. Se fosse bastato l’art. 3 non ci sarebbe stato bisogno di continue pronunce di giudici di ogni livello; invece ci sono: che significa? Che l’interpretazione non è “inserisci la moneta – ritira il prodotto – grazie arrivederci”, l’interpretazione cambia nel tempo. Per dirla con una battuta, è il legislatore che segue le sentenze della corte costituzionale, non il contrario (caso non unico, fra i paesi di civil law, però unico caso patologico).
    Col tuo primo paragrafo qui sopra sono completamente d’accordo. Forse non era chiaro più su, ora spero di sì.
    Piccolo p.s.: concordato e laicità non sono amenità (scusate la rima).

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