La Vita e il Sesso al Tempo della Pax Asiatica
30 aprile, 2008 di Alessio in Asia
Archiviato in Meccanica delle Cose, Oltre il Confine
Secondo il “Sin Chew Daily”, uno dei principali quotidiani malesiani, il sesso rimane una materia estremamente complicata per gli altrimenti altamente educati abitanti di Singapore, l’opulenta isola e citta’-stato situata a sud della penisola di Malacca. I dottori del “Thompson Medical Centre” hanno dichiarato ai giornalisti del suddetto giornale che ogni settimana al loro ospedale ai presentano diversi pazienti che non hanno idea di come praticare un’attivita’ apparentemente abbastanza naturale: il sesso.

I pazienti appartengono per la maggior parte agli strati piu’ educati della popolazione.
Tra i casi piu’ curiosi si e’ presentata una donna, sposata da dieci anni, che sosteneva di aver copulato col marito “piu’ di mille volte”, senza pero’ riuscire a concepire un bambino. I dottori, pensando di trovarsi di fronte a un caso di sterilita’, hanno esaminato la donna in lungo e in largo, scoprendo che essa era perfettamente feconda, ma ancora vergine. Cosa aveva fatto la donna per “piu’ di mille volte” con il marito? Gli orifizi di una donna non sono piu’ di tre. Siamo probabilmente di fronte a un palese caso di scambio di fori.
Un’altro dottore, questa volte del “Mount Elizabeth Hospital”, ha raccontato di come una volta si e’ presentata una coppia, sposata da sette anni, per chiedere aiuto. I giovani sposi non riuscivano a coronare il loro amore con un figlio e percio’ hanno pensato di essere sterili. Dopo tutte le visite del caso e’ risultato che il marito, durante ogni coito, per sette lunghissima anni, aveva ritirato il pene prima di eiaculare.

Elementary, my dear Watson? No, non in Asia. E soprattutto no se si e’ troppo impegnati nella carriera e in tutte le attivita’ “normali” di un “normale” cittadino di una societa’ completamente votata al consumismo impazzito e che ha come unico mantra il lavoro, il “progresso”, il “successo”, l’accumulazione della ricchezza, che si pensa siano sinonimi di felicita’.
In queste societa’ di plastica e cemento, treni e metropolitane veloci e grattacieli altissimi e millecolori, dove tutto e’ sterile e asettico, gli esseri umani si de-umanizzano, perdono gli istinti naturali di base. Da esseri umani a robot ammaestrati, sanno giocare in borsa su internet ma non sanno scopare.
Questi uomini e donne sono stati educati a vivere una vita dedicata al lavoro e all’accumulazione di oggetti considerati beni e ricchezze. E’ “la roba” di Verga, che nella societa’ agraria di Mazzaro’ erano file di ulivi, aratri, muli, sementi e sacchi di olive mentre nella Singapore di oggi sono una macchina, l’ultimo laptop, una casa con l’aria condizionata.
Certo, parte della colpa va anche alla cultura asiatica stessa, o almeno quella cinese (che influenza fortemente buona parte dell’Asia Orientale e Sud-Orientale), se e’ vero che il logogramma cinese “phuc” (”felicita’”) altro non e’ che la rappresentazione stilizzata di un campo di grano. Ritorniamo cioe’ al Nostro amato Verga.
Percio’ la cultura di partenza, accoppiata alla dottrina imperante del consumismo (l’anima del capitalismo), nel caso asiatico ha trasformato degli esseri umani in umanoidi alienati dallo stesso ambiente naturale dal quale provengono, dai loro stessi istinti, per non parlare dei sogni e dei sentimenti, purtoppo anch’essi standardizzati.

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scusa ma non sono gli stessi che fanno la festa della fertilità portando in giro enormi falli di legno, in segno di devozione per la Natura?
o erano i jappo a farlo…ora non ricordo.
Comunque grazie delle informazioni, mi serviranno nell’approccio ad una principessa vietnamita
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Per i falli di legno non so che dirti, ma probabilmente saranno cerimonie scintoiste. Il Confucianesimo e’ abbastanza pudico.
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