La Violenza nei Videogiochi 25


USA. Paul Hwang, diciassettenne americano iscritto alla Clements High School viene espulso dalla propria scuola dopo aver diffuso in internet una mappa di gioco di Counter-Strike. La mappa infatti è una fedele riproduzione tridimensionale dell’edificio della Clements, e qualche genitore allarmato ha pensato che il ragazzo si stesse “allenando” in virtuale, aumentando il proprio senso tattico della zona prima di rendere operativa una classica missione “search & destroy” nell’istituto.

La casa dello studente, sottoposta a perquisizione da parte degli agenti di polizia, ha portato alla luce una pericolosissima arma di distruzione di massa: un martello dall’aspetto minaccioso. Fortunatamente gli agenti non sono riusciti a inoltrarsi fino al laboratorio di bricolage del padre, dove avrebbero potuto facilmente scovare pericolosissime sparachiodi a la Quake. Allo studente è stato inoltre proibito severamente di partecipare alla cerimonia di diploma. Pensano infatti che possa nascondere pericolosissime stellette ninja all’interno del celebre cappello nero.

Per chi non lo conoscesse, Counter-Strike è uno sparatutto multiplayer in prima persona in cui bisogna interpretare, a scelta, un terrorista o un membro delle forze speciali. Le partite si svolgono in mappe che riprendono svariate locations (supermercati, case, depositi, stazioni e via dicendo), e lo scopo è quello che vi potete immaginare: salvare ostaggi o disinnescare bombe (oppure battersi affinchè ciò non avvenga, se interpretate i cattivi). Attorno ai giochi si è sviluppata un’ampia comunità di appassionati che, regolarmente, rilascia nuove mappe che permettono di giocare in ambientazioni sempre nuove.

L’errore di Paul (oltre ad essere uno sporco muso giallo uguale a quell’altro che la strage l’ha fatta per davvero) è stato quello di creare una mappa e di rilasciarla in rete, e tutto è andato bene finchè i genitori di un altro studente non hanno deciso che quella mappa (e non le Beretta in regalo negli Happy Meal) era un serio pericolo per la sicurezza nazionale.

Non ha nemmeno aiutato ricordare che anche l’autore di un’altra triste strage (europea) era un giocatore di Counter-Strike. Ricordo qualche anno fa anche un caso di omicidio in un internet point coreano, dove un giocatore (che era rimasto davanti allo schermo per più di un giorno intero senza pause e sotto l’effetto di droghe) aveva deciso di eliminare realmente un’avversario seduto lì vicino che non era assolutamente in grado di uccidere virtualmente.

Quindi: Counter-Strike è un gioco che induce all’omicidio? La risposta a questa domanda è necessariamente no. Perchè i giocatori di Counter-Strike nel mondo sono centinaia di migliaia. E la maggior parte di essi sono persone come tutti. Se un domani scoprissimo, ad esempio, che Tizio (che si è barricato in un supermercato e ha fatto fuori qualche decina di clienti con un machete) era ghiotto di gelati al cioccolato, aveva una Ford Fiesta e andava in vacanza a Cesenatico, dovremmo forse concludere che questi elementi inducono all’omicidio? Vedete voi.

Posso capire che, di fronte a certe situazioni mentali precarie, stimoli di questo tipo possano (ipotizzo, non sono un addetto ai lavori) indurre certe persone a compiere atti efferati. Ma qui il problema non è il casus belli, quanto più la mancata vigilanza nei confronti di persone che evidentemente non hanno pieno titolo per agire con raziocinio e in libertà. Se censuriamo Counter-Strike (o gli altri giochi imputati), allora forse ci converrebbe togliere dalla circolazione anche le monete da 50 centesimi. Assurdo.

Io sono (o meglio ero, visto il poco tempo che mi è rimasto per queste cose) un giocatore di Counter-Strike. Non solo ero un giocatore, ma ero capoclan di una squadra di giocatori. La maggior parte di essi sono persone splendide, con cui sono ancora in contatto e che ho incontrato ai ritrovi di massa di videogiocatori (le LAN, in gergo). Assieme a noi giocavano anche adorabili donzelle: non me le immagino proprio ad abbattere esseri umani con lo sguardo di ghiaccio. Poi chi lo sa, i fatti della vita sono vari 🙂

Quello che però è certo è la (quasi sempre) totale ignoranza in materia di chi vede il demonio nei videogame. Storia vecchia: quando si può trovare un capro espiatorio in quattro e quattr’otto e mettersi a posto la coscienza, perchè tirarsi indietro?

Mi è capitato, recentemente, di partecipare a un dibattito in cui si sosteneva che l’evoluzione dei videogiochi, letta alla luce della spettacolarizzazione degli eventi di guerra sui media (basti pensare alle famose immagini infrarosse di Baghdad illuminata dai proiettili traccianti), possa essere vista come un disegno per decontestualizzare e disinfettare la realtà bellica, portando lo spettatore a credere che le cose avvengano in maniera totalmente asettica. Io ritengo che questa sia una forzatura, perchè uno spettatore attento, che magari si è informato anche con altri mezzi, è in grado di valutare la pretesa realisticità delle immagini che vede, o del gioco con cui si sta intrattenendo. Se si salta questo passaggio, allora il problema non è più nel gioco in sè o nel servizio del TG, quanto nella limitatezza culturale dello spettatore.

Così si assistono (periodicamente) ai soliti affondi, che vengono amplificati dai media. Citiamo qualche caso:

Potrei citare i vari Carmageddon (e la patch per sostituire poveri, innocenti alieni alle persone), Grand Theft Auto, Rise of The Triad … cambiando prospettiva potremmo parlare di America’s Army (gioco ufficial-promozionale della U.S. Army). Potremmo parlare di cosa succede quando giochi pensati per un certo mercato (Biko 3) finiscono da tutt’altra parte. Di come trattare le condotte illecite ma virtuali. Ma andremmo fuori dal seminato.

Io ho giocato a tutto. Ho spaccato la testa ai passanti con la mazza da baseball. Ho tagliato in due esseri umani con la motosega. Ho assassinato decine di migliaia di persone, fatto esplodere auto e corpi, mitragliato caseggiati interi. Ho sganciato bombe al napalm sopra a foreste, abbattuto ogni tipo di aereo e/o elicottero. Accoltellato donne e vecchi. Ho modificato il codice sorgente di certi giochi perchè apparisssero più budella del previsto. Avete paura ora?

Io avrei più paura ad essere indagato ed espulso dalla mia scuola per aver creato un modello 3D. Se cominciamo a censurare una forma di intrattenimento (perchè è di questo che si tratta), allora forse stiamo guardando la questione da un punto di vista errato.

Tra l’altro, per concludere, vorrei segnalare un libro che ho adocchiato in libreria e mi è parso a prima vista interessante, relativamente al tema della violenza: William T. Vollmann – Come un’onda che scende e che sale. Citandone la descrizione

All’inizio deI 2004 negli USA viene pubblicato “Rising Up and Rising Down”, un trattato sulla violenza in sette volumi di 3.300 pagine, che riceve immediatamente un’ondata di consensi che gli valgono una nomination per il National Book Critics Circle Award. L’anno successivo ne esce una versione ridotta a un solo volume che rappresenta il frutto di oltre vent’anni di lavoro. Vollmann ha scritto uno studio su uno dei fenomeni centrali dell’esperienza umana: la violenza. In queste pagine politica, sociologia, giornalismo, storia e letteratura si fondono in un originalissimo mix nel quale si alternano eventi remoti, scritti di dittatori, meditazioni filosofiche e acute osservazioni sulla vita odierna in diverse aree del mondo (Cambogia, Somalia e Iraq)…

A questo punto preferirei investire tempo e denaro in questo libro (magari qualcuno l’ha già letto e mi può consigliare), piuttosto che leggere le panzane di Fioroni o di chi per lui.

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25 commenti su “La Violenza nei Videogiochi

  • Massimo71

    Effettivamente credo che tutto rientri in una banale questione di gusti: c'è chi preferisce giocare ad essere Schumacher dentro un bolide di formula uno o chi essere un pazzo criminale pronto a sbudellare un passante.

    Alla fine solo questione di gusti…

  • Emanuele

    ahahaha! anch'io ho massacrato migliaia di persone con carmageddon e simili.

    Potevo rimanere offeso eh!

  • roberto

    io mi ricordo invece che i miei genitori non mi facevano guardare i film di bud spencer o di bruce lee perchè avevano paura che mi ammazzassi con i miei amici, preoccupazione comprensibile se vista con gli occhi di un genitore (per non parlare del wrestling).

    tuttavia mi ricordo anche di un seminario inerente al dolore nei malati terminali. oltre a una serie di informazioni tecniche e scientifiche ricordo l'intervento di due psicologhe le quali, dati alla mano, evidenziarono come i bambini avessero grandi difficoltà nell'elaborazione del lutto soprattutto coloro che guardavano cartoni animati, o giocavano con videogame cosidetti "violenti". sostenevano che le continue resurrezioni di quei personaggi fantastici avevano un effetto tremendo sulla psiche dei fanciulli che non erano in grado di prendere coscienza dell'accaduto.

    non si riferivano quindi solo a pazzoidi con tendenze omicide che sarebbero tali anche senza l'ausilio di giochi o quant'altro.

    il problema quindi esiste o no, per chi per limiti di età e di sviluppo ha una limitatezza culturale per così dire fisiologica?

  • Juan

    Condivido in pieno l’opinione di 3eowulf.
    Inoltre aggiungerei: io giocavo a mortal kombat (sigh…) da bambino ma ancora non ho strappato testa-spina dorsale a nessuno (sto lavorando sull’estrazione del cuore ancora pulsante al momento).
    Questo perchè i valori in cui credo mi sono stati insegnati dai genitori, non dall’amiga 500 (sigh…). Se un bambino viene lasciato solo per ore davanti a un computer la responsabilità è dei genitori, non di chi produce i software o li vende.

  • gda

    "tu non sei un addetto ai lavori"…

    probabilmente sei un 30enne "ragionevolmente" sano che gioca A TUTTO

    (spaccando teste e segando corpi umani..)…

    Ma se gli psicologi che "curano" bambini e preadolescenti incapaci di distinguere la realta', con la mente obnubilata da giochi che stimolano certe "tendenze" , lanciano un allarme….forse e' il caso che venga preso in considerazione!

    Ma certi giochi vendono piu' di altri…..ed il dio denaro….

  • 3eowulf

    Certamente il mercato dei videogiochi va regolato per quanto riguarda la distribuzione dei contenuti, perchè è in grado di influenzare il pensiero delle persone così come un qualsiasi altro evento a cui un essere umano viene esposto.

    Ma una cosa è controllare che videogiochi violenti vengano venduti a dei bambini in pieno processo formativo, e tutt'altra cosa è vietarne completamente la vendita. Questo perchè i bambini sono più facilmente influenzabili, mentre un adulto è (teoricamente) più formato e responsabile.

    Detto questo bisogna tenere presente che le suddete considerazioni valgono per qualsiasi cosa, dai calciatori che si prendono a testate, alle risse in tv, alle tipe che ballano seminude nei varietà.

    Stigmatizzare i videogiochi senza porre la premessa per un discorso più generale è pura ipocrisia o ignoranza.

  • MenteCritica

    La mia opinione è che il videgioco sia una forma d'arte non dissimile dal cinema, dalla letteratura e dalla musica. Anzi, per certi versi, integra tutte queste forme d'espressione creando un intrattenimento molto sofisticato.

    Proprio per questo motivo, credo che vadano applicate tutte le cautele e i criteri di selezione che gia' mettiamo in atto per queste forme di espressione.

    Un videogioco dove l'unico obbiettivo e' uccidere sara' da trattare come un film porno, un altro dove l'unico scopo e' mettere la palla in rete sara' da trattare come una canzone di gigi d'alessio.

    In pratica se un bambino di 8 anni gioca a carmaggeddon dovrebbe essere molto + grave del fatto che lo abbiamo beccato a guardare un film con una coppia che fa l'amore.

    Nel primo caso subisce il fascino della violenza. Nel secondo si limita solo ad anticipare i tempi.

    Questo secondo me,

  • gda

    …Forma d'arte?

    Per qualche video gioco….forse…

    Ma quale forma d'arte o di espressione riesci ad intravedere in un video gioco "violento" (perche' di immagini violente si tratta), o in un film porno?

    Visto che il danno sulla psiche dei bambini e' "documentato"…

    e non sempre, gli stessi godono della presenza amorevole dei genitori…

    Dato che l'utilita' io riesco a leggerla solo in chiave di "utile"(soldi)…

    Perche' certi giochi continuano a circolare?

    I 30enni saggi non riescono a farne a meno?

    Perche'?

    Cosa non riesco a capire?

    Oggi non riesco a far tacere la "bigotta" che e' in me?:-)

  • Juan

    "Perche’ certi giochi continuano a circolare?

    I 30enni saggi non riescono a farne a meno?

    Perche’?

    Cosa non riesco a capire?"

    Mah io penso sia questione di gusti, magari te preferisci una scampagnata, un buon libro, musica, cinema, pesca, sport…

    (tutte cose di cui puoi fare a meno, ma sai che palle).

  • Vortexmind L'autore dell'articolo

    “tu non sei un addetto ai lavori”…

    probabilmente sei un 30enne “ragionevolmente” sano che gioca A TUTTO

    Hai sforato di 5 anni. Ma posso dirti che possiedo un PC da quando ho 8 anni. Uno dei giochi che mi ha disadattato maggiormente è stato Sim City. Mentre gli altri guardavano Italia 90, io cercavo disperatamente di trovare i fondi sufficienti a costruire una nuova centrale a carbone.

    E dimentichi un'altra cosa importante: molti dei giochi "violenti" sono V.M. 18. Se poi i negozianti se ne sbattono le palle, o i genitori fanno finta di non vedere a cosa (e soprattutto COME) giocano i loro figli … non è certo un problema di chi li vende. Ad esempio, quando ero piccolo, i miei genitori mi proibivano tassativamente di stare più di mezz'ora – un'ora davanti allo schermo ogni giorno. Ti rimando a questo per chiarire il concetto che voglio esprimere.

    Sul fatto che "circolino" certi giochi , de gustibus non disputandum est. Fosse per me, io il bollino V.M. 18 lo appiccicherei alla Bibbia, e per i più grandicelli anche un bell'adesivo "Attenzione crea dipendenza" ^___^

    @Mentecritica: un bambino di 8 anni può tranquillamente giocare a Carmageddon se prima ti assicuri che abbia capito che è un gioco e una finzione (demenziale, peraltro) e non un qualcosa da emulare. Preferirei un bambino che gioca a Carmageddon con il padre, piuttosto che un'altro che passa 6 ore al giorno a giocare a Iss Pro Evolution da solo in casa.

  • mstatus

    Per quanto mi riguarda io non sono un trentenne, ma le poche volte che gioco con i video giochi gioco di solito a zuma, a tetris, ed altri simili, anche perchè i giochi violenti non mi piacciono, e mia moglie quando gioca col PC fa il solitario … Un gioco violento per me tende a condizionare, e forse a far confondere la realtà con il gioco, e a risolvere i problemi reali con le variabili delle soluzioni proposte dal gioco… Non mi interessa molto di sapere se ci sono studi psicologici, ecc., vado a naso … e preferisco che mia figlia mi veda giocare a zuma, piuttosto che ad altro.

    Per esperienza diretta: ho una figlia adolescente in 2a media, e nella sua scuola recentemente e con fragore mediatico locale, si è scoperto che una bambina di 3a media veniva a scuola con la pistola rubata al nonno nello zaino… Putiferio, carabinieri, e populistiche sparate a parte la bambina "navigando" con la testa ha ritenuto di andare a scuola con la pistola… Non è morto nessuno, ma insomma sono cose che ti scuotono un po' e da tener ben presenti. Preciso che io abito in un tranquillo paese di campagna, forse in città ci siete più abituati, ma qua da noi è stato un fatto molto sentito….

    Da chi ha preso tale modello? Perchè non ha parlato con suo papà, sua mamma, col prof, con la bidella se c'era un problema? Come genitori siamo qua, come prof ecc. penso pure.

    Nessuno insegna il mestiere del genitore, ma partendo dal presupposto che se io (vecchio), per assimilare una cosa (male), ci devo stare sopra ore e ore, un ragazzino che assimila subito tutto penso che resti influenzato dai videogiochi, dai media, ecc. soprattutto se i genitori non sono pronti a spiegargli la differenza… anche perchè lo noto da mia figlia che vede una cosa in tv e poi ci chiede lumi… Non ci deve essere un clima di proibizionismo perchè i ragazzini sono subdoli, se proibisci qualcosa, stai pur certo che la fanno, e dato che passo io a scuola a ritirare il "pacco" tanto che aspetto sento i discorsi delle mamme che ritirano i loro di "pacchi" e sinceramente mi fanno cascare le mutande, oltre che a darmi il mal di testa dal tanto starnazzare …

    Concordo piuttosto con la "bigotta" gda, non tanto perchè sono "bigotto" anche io, ma piuttosto per un discorso di buon senso. E' giusto che i ragazzini sappiano che il mondo non è proprio usando una parola bigotta l'Eden, ma insomma io penso che potendo si possa tranquillamente fare a meno di somministrare violenza e assimilati (compreso il grande fratello, ecc.), continuamente. E sopratutto più che probire, vedo che serve molto parlare con i ragazzini (anche se spesso si hanno le balle girate).

    Un altro esempio è internet, secondo le oche starnazzanti che incontro a scuola non bisogna, ecc. ecc. guai santi e madonne. Preferisco un uso libero + cosciente (i ragazzini non sono scemi anche se cercano di fregarti), mia figlia usa tranquillamente e liberamente internet, le abbiamo dato alcune delucidazioni su ciò che è bene fare e su ciò che va evitato, ma di solito un occhio io ce lo butto ogni tanto (vedo insomma dove è passata), e noto che grosse sorprese per il momento non ne ho trovate…

    Anzi, posso constatare come constatato dalle sue prof, che le è servito a livello formativo farsi diverse amicizie virtuali tra sue coetanee sparse in giro per l'Italia…

    Concludo: concordo piuttosto con la "bigotta" gda, i videogiochi violenti non tanto per me che neppure mi piacciono, ma piuttosto per i ragazzini, dato che non possiamo vietarli (sarebbe peggio), cerchiamo almeno di limitare i danni, stessa cosa per la TV, ed il resto. Poi per il discorso di opera d'arte sono ancora d'accordo con gda più che altro si tratta di soldoni e relativi profitti…

  • mstatus

    Ho letto adesso il commento di Vortex sulla Bibbia, tempo fa ho scritto che andrebbe vietata ai minori di 18 anni…

  • Vortexmind L'autore dell'articolo

    Se la bambina viene a scuola con la pistola rubata al nonno, si prende il nonno e gli si fanno vedere coercitivamente e ininterrottamente tutte le puntate dei Power Rangers finchè non impara a mettere sotto chiave l’arma che ha in casa. Se, nonostante tutte le precauzioni, la discola è peggio di Lupin e riesce comunque a procurarsi l’arma, le si fa ingoiare un fibrillatore gastrico e il problema è risolto.

  • Juan

    mstatus: io sono piu giovane, non ho figli (che io sappia almeno…) e sicuramente tu hai piu esperienza in merito. Però nella storia che hai raccontato circa la bambina che va a scuola armata ci vedo la responsabilità dei genitori-nonno: se in casa ti girano dei bambini permettimi di dire che è abbastanza stupido lasciare alla loro portata una pistola. Non so se il nonno sapesse che la ragazzina fosse a conoscenza dell'arma, magari l'ha pure scoperta per caso. In ogni caso se io avessi una pistola la chiuderei a chiave da qualche parte e la chiave l'avrei sempre con me.

    E sul fatto che l'abbia presa e portata a scuola azzardo un motivo: voglia di farsi vedere, attirare i compagni, normalissimo.

  • gda

    Resto dell’idea che un certo tipo di mercato” (ce ne sono molti) andrebbe boicottato e non alimentato con la scusa “il problema non e’ il mio”!

    Interessante l’argomento giovani-educazione-responsabilita’….

    @vortexmind

    tu evidenzi nel tuo blog che “il dovere e’ una virtu’ da adulti e infatti un giovane diventa adulto quando acquista il concetto di dovere!

    Quando, come e perche’?

    Soltanto i genitori sono responsabili della crescita equilibrata (crescita per la quale e’ sempre necessario un orientamento..)dei nostri giovani, del nostro futuro?

    luna

  • mstatus

    Il fatto della pistola non è stato tanto un farsi vedere (comprensibile), ma piuttosto per paura e difesa da altri … che è piuttosto significativo al di là delle colpe del nonno (siamo tutti d'accordo che poteva stare attento, ecc. ecc.) … senza entrare nel merito del caso in particolare, vuol dire che nella sua testa di bambina ha pensato bene di non dire nulla a nessuno, e di portarsi la pistola. Il modello da chi lo ha copiato?

    Quando andavo a scuola anche io, assieme ad altri abbiamo fatto una borsa della spesa piena di polvere da sparo più o meno alla stessa età (tra l'altro era una scuola di pretacci) … diciamo che era per farci vedere, e che siccome non eravamo proprio dei chimici perfetti stentava anche ad accendersi, ma nessuno pensava a farne un ordigno e far scoppiare la scuola … solo casino (tra l'altro fece un gran fumo la composizione non era perfetta …), ma tutto lì.. tanto è che il pretume, pur pretume, la prese come una bravata… con relativa lavata di testa… e punizioni pretali!

  • Vortexmind L'autore dell'articolo

    @gda: Ti rispondo con un altro estratto da quel testo:

    per ogni ragazzo delinquente ci sono sempre uno o più delinquenti adulti, persone che hanno raggiunto la maggiore età, che non sanno qual’è il loro dovere, o non l’hanno capito, o che sapendolo e avendolo capito, hanno fallito

    Quindi, precisando, non includo solo i genitori, ma tutti gli adulti che devono intervenire per impedire queste derive. Nel caso in oggetto, questi adulti sono i genitori (che devono monitorare e tutelare i minori loro affidati, e accertarsi che comprendano il senso di ciò con cui entrano in contatto) e i negozianti (che devono far rispettare i divieti di vendita ai minori di tali videogames). Io ritengo che queste siano misure precauzionali più che sufficienti per proteggere un minore.

    La censura invece è un provvedimento esagerato e arbitrario, come ti ripeto ognuno a quel punto potrebbe voler censurare quel che più gli pare e piace. Provvedimento, aggiungerei, controproducente: un divieto, per un giovane, diventa un'attrattiva e si rischia di ottenere l'effetto opposto.

    E poi vorrei sapere, a titolo informativo, chi di voi ha effettivamente giocato con questi videogames (e per giocato intendo qualche partita, non un'occhiata di sfuggita) e sa di che cosa si sta parlando.

  • miriam

    Aggiungo la mia relativamente all'uso che un adulto può fare di tali giochi. Premetto di non averne esperienza diretta solo perchè non mi hanno mai interessato, ma mi chiedo se non possano svolgere anche una funzione di "sublimazione": ovvero, ammazzo il terrorista nella virtualità scaricando così la mia aggressività e, grazie a questo, ho meno bisogno di insultare chi mi taglia la strada nella realtà di tutti i giorni. Una sorta di "igiene" mentale che forse riduce, nel concreto, la possibilità che io mi esprima in modo violento. Molto simile alla catarsi della tragedia greca, che permetteva agli spettatori di vivere ed elaborare emozioni "calde" in un contesto "protetto". O no?

  • Vortexmind L'autore dell'articolo

    @miriam: è vero che a volte uno si fa una partita a GTA e si sfoga, io penso però che piaccia perchè è una "simulazione di un tabu" … insomma, è normale che tutti noi fantastichiamo a volte su eventi violenti, senza necessariamente pensare di portarli a termine nella realtà … ad esempio mi risulta che certe donne abbiamo fantasie di violenza sessuale ma mai e poi mai tollererebbero – e ci mancherebbe – la cosa dal vivo.

    Un altro appunto : GTA (il videogioco) si potrebbe definire come una simulazione estremizzata di quanto avviene in Un giorno di ordinaria follia. E il film? Lo censuriamo anche quello?

  • Davide@faculty

    Mi limito a due citazioni:

    Se un bambino viene lasciato solo per ore davanti a un computer la responsabilità è dei genitori, non di chi produce i software o li vende.

    e…

    per ogni ragazzo delinquente ci sono sempre uno o più delinquenti adulti

    Sottoscrivo.

    Au Revoir

  • zagash

    Ad esempio, quando ero piccolo, i miei genitori mi proibivano tassativamente di stare più di mezz’ora – un’ora davanti allo schermo ogni giorno.

    Idem… e non è un caso se un tal Bill Gate fa altrettanto con sua figlia.

    E appoggio Vortexmind in toto… con lui ho massacrato troppe creature aliene.

    @Vortexmind

    Cheddici, se sbarcano gli alieni commi tu?

  • Daberserk

    io sbudello alieni da quando ho 10 anni e non ho mai picchiato un altro essere vivente che non sia mia fratello (XD),sono un pacifista e credo che le armi nemmeno dovrebbero esistere…per fortuna esistono persone cm vortexmind che la pensano cm me…

    Per il tizioa che ha detto che i videogms non sono una forma d'arte aggiornati il cervello e guarda un po' i comparti di artisti che lavorano alla produzione dei titoli…

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