La Vicenda Unicredit

3 ottobre, 2008 di osvitol  
Archiviato in Chiamiamola Economia

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Apprendendo dai media la vicenda di Unicredit Banca (perdite colossali in borsa) ma, più in generale, pensando al rischio fallimento di numerose banche internazionali mi viene in mente ciò che diceva buonanima di mio nonno.

Mio nonno, nella sua ingenuità fatta di mancati studi (si fermò alla terza elementare) ma basandosi sulle sue esperienza di vita e sui fatti concreti ed i racconti generazionali (che valevano più di mille media attuali) diceva sempre “Una banca non può mai fallire”.

Ed era vero se ci pensate.
Come fa per principio a fallire un’attività dove tu presti denaro ad un cliente ad un interesse più alto e ricevi denaro da un altro cliente a cui concedi un interesse ovviamente più basso ?
Questo è un capisaldo della logica, dell’economia ma attualmente questi “Soloni” dell’economia finanziaria e mondiale sono riusciti a demolire anche questi principali e basilari concetti elementari del profitto.

Nella logica appunto della massimizzazione del profitto, delle speculazioni finanziarie, dei “mercati globali” le banche hanno sempre più rinunciato alla loro attività principali (prestare soldi e gestire i risparmi dei clienti) per rincorrere invece operazioni molto più rischiose ma in teoria dal profitto molto più alto.

Vorrei sapere infatti dove sono finiti, per esempio, tutti quegli illustri “esperti” per i quali le banche dovevano per forza creare joint-ventures e grandi gruppi in grado di competere sui mercati internazionali (Unicredit Banca, Intesa-San Paolo ad esempio ) a discapito delle piccole banche a gestione familiare che probabilmente non realizzavano grandissimi profitti ma non sarebbero mai state a rischio fallimento.
Buona giornata

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Comments

31 Risposte a “La Vicenda Unicredit”
  1. Pinocchio scrive:

    Purtroppo le banche di oggi non sono più come quelle di una volta e spesso per massimizzare i profitti investono in prodotti spazzatura che da un momento all’altro potrebbero non valere più nulla. Per aumentare gli investimenti si prestano soldi a vicenda e avviene che a suon di prestiti si trovino ad aver prestato più di quello che possono.
    Ora, con quello che stà succedendo, la fiducia reciproca svanisce, non si prestano più soldi, ognuno pensa per se e quando la prima inizia ad avere problemi si crea un indotto senza fine.
    Siamo nella fantafinanza ed è li su in cielo, ma quando questa arriva in terra in forma di goccioline, diventa finanza reale, perchè alla fine lo diventa, e chi paga le conseguenze NOI.

  2. lucaspazio scrive:

    Mica da oggi le banche falliscono, guarda l’Argentina nel 2001….

    Il problema é che i soldi sono pura carta colorata con qualche striscia di metallo il cui valore nominale é intorno alla decina di centesimi. Un tempo dietro ai soldi c’era un corrispettivo valore in “metalli pregiati”. Oggi non piú.

    Proviamo tutti insieme ad andare in banca a ritirare i nostri soldi…vedrai che botto…

    • Giacomo scrive:

      E meno male che il modello economico non è più rapportato alla quantità di metalli pregiati posseduti!!! :-)
      Il potere economico degli Stati Uniti nei secoli era dovuto alla sua potenza industriale e produttiva o piuttosto al fatto che i coloni avevano messo piede su un territorio (che c**o eh?) ricco d’oro?
      E più in generale così ricco di materie prime e pregiate da far invidia al resto del mondo!!

      La cosa che potrebbe sconcertare o “preoccupare” oggi è che il denaro nella sua forma concreta (conchiglie, sassolini colorati, monete o carta straccia…) non lo si vede più…è tutto elettronico! :-)

  3. Monica scrive:

    Come fa per principio a fallire un’attività dove tu presti denaro ad un cliente ad un interesse più alto e ricevi denaro da un altro cliente a cui concedi un interesse ovviamente più basso ?

    Per principio fallisce se il cliente a cui presta il denaro non è in grado di restituire la somma prestata e nel frattempo quello che lo ha prestato lo richiede indietro e non ha riserve sufficienti per tamponare le richieste ed assorbire la perdita.
    Fallisce quando nel lato degli Impieghi (prestito al cliente/investimenti) non calcola adeguatamente il rischio e con i soldi (certi) del lato Fonti (prestiti dai clienti) si mette in una situazione di forte incertezza dall’altro lato. Insomma quando scommette, quando gioca d’azzardo.

    Questo lasciando da parte qualsiasi considerazione sui prodotti finanziari di oggi, dagli edge found ai private equity e via scalando fino ad arrivare alla roulette russa, dove alla fine hai maggiori probabilità di restare in vita.

  4. Lara scrive:

    Qui una domanda a titolo iperpersonale:

    Io di economia capisco poco o niente, capisco di politica ed economia politica, ma quando le borse fanno la parte principale io smetto di comprendere.
    Tutti i miei risparmi sono divisi tra un conto al credito cooperativo della mia zona, una prepagata tipo postapay ed un libretto. (in poche parole ho poco da tutte e tre le parti…)

    Dite che la crisi toccherà anche i miei (sigh) pochi risparmi?

    (in poche parole: i crediti cooperativi sono anche a rischio come le grandi unioni di banche?)

    • Sara scrive:

      Anch’io ne so quanto te, ma ho letto che i crediti cooperativi subiranno poco questa crisi perchè non sono legati in qualche modo a questi grandi gruppi che stanno fallendo. Il problema di Unicredit è proprio questo, cioè che è legato per un’operazione finanziaria col gruppo americano…
      Però quello che ti ho detto è da verificare perchè anch’io ne capisco poco! Anche per me è molto più facile l’economia politica della borsa e della finanza, ma perchè credo che queste ultime due contengano una dose di astrazione molto alta, per cui risultano comprensibili solo da chi padroneggia l’argomento…

      • Lara scrive:

        per il mio cervello è tragico pensare che i miei risparmiucci sono attaccati ad un qualcosa che non posso comprendere!!!

        Mi fa sentire disarmata ed ignorante…

        Anche io comunque avevo sentito che i crediti cooperativi sono più sicuri, però non so nemmeno se la fonte era affidabile…

        Bhe, se scoprissi qualcosa fammi sapere… io farò lo stesso!

        • Sara scrive:

          Ok! Se non abbiamo la stessa fonte abbiamo più probabilità di “aver sentito giusto”!

          • Lara scrive:

            tra parentesi, oggi sono dovuta passare in banca e nell’attesa ho origliato il discorso che faceva un consulente finanziario ad un cliente preoccupato per la crisi, il consulente diceva che “non c’è rischio che la crisi ci tocchi”.

            Poi di ritorno a casa ho sentito la notizia degli investimenti britannici in lingotti d’oro.

            Ma, se la crisi arrivasse anche qui, investire nell’oro sarebbe davvero una soluzione?

            Io ho sempre creduto che in caso di crisi sarebbe stato meglio investire in beni utili (case, campi da coltivare, …)

            • Sara scrive:

              Pensa che anch’io sono andata in banca, ho posto la fatidica domanda “noi saremo coinvolti dalla crisi americana?” e mi hanno detto che se non ho investito in titoli americani non ho problemi.
              Però avrebbero potuto dirmi qualsiasi cosa che avrei risposto “Ah ok” quindi non sono un teste affidabile…
              Per l’oro non lo so, anche quello alla fine è un utile inteso come bene materiale, e se c’è la crisi c’è meno gente che compra case o terreni agricoli ma il lusso sopravviverà sempre. Boh, io ho così pochi risparmi che per me il problema non esiste, esiste nel senso che se sarà necessaria una qualsiasi azioni per tutelare qualcun altro mi preparo a farla!

              • Lara scrive:

                bhe, anche io di risparmi ne ho (sigh) pochi…
                ma appunte perchè sono pochi ci tengo!!

                comunque io ho sempre pensato che investire in terreni fertili o beni immobili sarebbe stato utile dopo una crisi perchè sono rivendibili ed utili allo stesso tempo.
                Insomma, anche dopo una crisi ci sarà bisogno di case dove vivere e terre per coltivare il grano… (le case possono essere distrute da eventuali bombardamenti, ma la terra, a meno che non venga espropriata, servirà sempre) mentre è difficile che dopo una crisi la gente possa permettersi dei beni di lusso.

                Questo era il mio ragionamento.

                (è decisamente probabile che il mio ragionamento sia la peggior idiozia che un essere umano potesse dire…)

  5. Michail Tal scrive:

    Ciao a tutti

    “spesso per massimizzare i profitti investono in prodotti spazzatura che da un momento all’altro potrebbero non valere più nulla”

    Pinocchio li fai proprio dei deficienti questi bancari eh?! :-)

    A chi interessasse appprofondire senza troppo ideologia suggeirei la lettura di articoli di qualche cosiddetto “esperto”, da sito http://www.lavoce.info
    Sulla crisi attuale ce n’è sono molti, alcuni molto interessanti. Questa ad esempio è l’ultima rassegna della settimana:

    Notizie dal sito
    LA CRISI FINANZIARIA EUROPEA: UN INVITO AD AGIRE
    di
    argomento Europa – Finanza
    Pubblichiamo, insieme con altri siti internazionali consorziati con noi, un appello alle autorità politiche dei paesi europei e della UE perchè fronteggino la crisi finanziaria che sta contagiando pericolosamente il continente con misure tempestive, adeguate e trasparenti. Sono promotori di questo appello alcuni economisti europei che invitano tutti i colleghi economisti che lo condividono ad aderirvi inviando una e-mail all’indirizzo appelloeconomisti@lavoce.info dichiarando la volontà di sottoscriverlo e indicando la propria affiliazione professionale.

    ANATOMIA DI UN SISTEMA
    di Tommaso Monacelli
    argomento Finanza
    Dietro il sistema dei subprime non c’è né una bolla né un eccesso di avidità, ma un meccanismo razionale sostenuto da aspettative euforiche sull’andamento futuro dei prezzi immobiliari. Ed è questo forse l’unico elemento effettivamente non razionale. Quando i prezzi sono crollati contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, si è verificata la realizzazione di un rischio aggregato, come tale non diversificabile. Travolgendo le compagnie assicurative che garantivano il funzionamento di tutto il meccanismo. E che per lo stesso motivo sono poi state salvate.

    RITORNO A BRETTON WOODS *
    di Stefano Firpo e Renato Maino
    argomento Finanza
    Il piano Paulson punta a risolvere i problemi di liquidità del solo settore finanziario statunitense. Anche se nel resto del mondo il settore soffre dei problemi esportati dagli Usa. Ma davvero gli investitori non possono fare altro che affidarsi di nuovo alla locomotiva americana? Si potrebbero invece decidere azioni multilaterali, affidate alle istituzioni nate a Bretton Woods, il primo tentativo di governo dell’economia finanziaria globale. Ancora oggi potrebbero agire in fretta e bene, preparando le basi per la nuova architettura finanziaria internazionale.

    ASPETTANDO LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI
    di Tito Boeri
    argomento Lavoro
    Sempre più immigrati compongono la nostra forza lavoro. Questo spiega come mai vi sono 300mila disoccupati in più rispetto allo scorso anno e al contempo è cresciuta anche l’occupazione. Ora è importante riformare il meccanismo degli ammortizzatori sociali. L’esperienza Alitalia insegna che, in Italia, solo una parte dei lavoratori riceve sussidi, mentre un’altra parte ne è totalmente esclusa.

    e soprattutto consiglio, di Giavazzi:
    http://www.corriere.it/editoriali/08_settembre_27/ma_cosi_e_nato_google_0628376c-8c54-11dd-a5ba-00144f02aabc.shtml

    Demonizzare la finanza sofisticata di oggi è come insultare le auto nuove perchè ormai le fanno con delle centraline che sembrano dei pc per quanto sono complesse e poche nozioni di meccanica non bastano piu’ per comprenderne a fondo il funzionamento…senza comprendere pero’ che è grazie a quella complessità che l’auto offre confort…
    Oppure demonizzare il commercio internazionale, dimenticandosi che è grazie a questo se milioni di persone hanno avuto accesso all’elettronica di consumo a prezzi contenuti.

    La finanza strutturata ha permesso a milioni di persone in USA di avere accesso al credito per comprarsi case e aprire attività con un dinamismo che qui ci sogniamo.
    Certo c’è anche l’altra faccia della medaglia, ossia la maggiore esposizione a crisi cicliche, che nel capitalismo sono assolutamente normali perlatro (purtroppo).

    • Pinocchio scrive:

      Pinocchio li fai proprio dei deficienti questi bancari eh?!

      Veramente credo che siano dei veri furbetti:-)

      Azz io mi sono venduto l’abecedario e tu mi proponi tutti questi libri?
      se riesco ad arrivare alla prima pagina mi trasformo in bambino subito:-)
      Che fai l’editore?
      Comunque grazie provo a vedere se riesco a capirci qualcosa.

      • Michail Tal scrive:

        No per carità, sono solo articoli che trovi sul sito lavoce, dove scrivono economisti e professori universitari.
        Libri veramente validi sulla finanza oggi ce n’è, ma sono pochi.

  6. Mio nonno diceva sempre “Una banca non può mai fallire”.

    Ed aveva ragione.

    Vediti questo.

    http://it.youtube.com/watch?v=xUjEz-_bMcQ

  7. Michail Tal scrive:

    Scusate come mai il mio commento è stato integralmente eliminato?
    avevo solo emsso un link ad un articolo del corriere e qualche riferimento ad articoli assolutamente attinenti….

  8. Michail Tal scrive:

    Ok grazie mille

  9. Giacomo scrive:

    Per me dormo tranquillo…ieri Brunetta lo a detto a Vesta a PaP, non c’è pericolo da noi. E se lo ha detto lui… :-)

  10. Cima scrive:

    I commenti di Monica su come possa “fallire” una banca se presta male il danaro e di Michail Tail su come la finanza strutturata abbia permesso di prestare danaro a chi non si potrebbe secondo i normali parametri sono esemplari.
    Bravi.

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