La via Francigena e Ghino di Tacco 50


Vent’anni fa Mani Pulite fu accolta come il redde rationem, nel senso evangelico del termine: redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare (rendimi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare). Oggi si scopre d’essere al punto di partenza: chi non poteva più amministrare ha amministrato.

Gli stessi di vent’anni fa, Frigerio e Greganti, con nuovi interlocutori, se i vecchi nel frattempo si sono ritirati o sono morti.

Che vorrà dire?

Salva l’idea di ognuno, sicuramente due cose, a stare ai fatti:

  • Il castigo non redime i peccatori: Frigerio e Greganti quelli erano, quelli sono.
  • La Giustizia, anche se dispiegata nel massimo del suo fulgore, Di Pietro nelle vesti d’iradiddio, non guarisce dal male.

Quali conclusioni trarre?

Mi limito a riportarne alcune, che ho sentito in giro:

  • I Giudici sono la nostra unica speranza. Ne servirebbero di più.
  • Servono nuove leggi, che gli diano maggiori poteri e maggiori risorse.
  • Servono più controlli e, soprattutto, l’inasprimento delle pene.
  • La natura umana va cambiata da cima a fondo, con le buone o con le cattive. Se non c’è altro modo, gli si taglino le palle!

Che hanno tutte in comune l’intima soddisfazione di sentirsi onesti, ancorché cornuti, in un mondo di disonesti. Non è peccato. Ma chi non voglia accontentarsi di una simile gratificazione e cerchi una soluzione dovrà riconoscere che i fatti di questi giorni dimostrano che non basta gridare forte, né sdegnarsi, per sbarazzarsi dei corrotti e dei corruttori. Lo sdegno delle folle davanti al Palazzo di Giustizia di Milano non è servito a niente, al pari delle ponderose analisi socio-metafisiche che ne sono seguite.

Per ottenere risultati concreti è necessario capire perché la cosa accade e come accade. Che non è difficile, se la si affronta per quel che è, senza scandalizzarsi prima ancora di cominciare.

La cosa s’instaura quando esistono le condizioni favorevoli, com’è per i parassiti fungini dei tappeti erbosi. Chi ne ha uno, sa di che parlo. La prima condizione sono i soldi, tanti soldi, per appalti, costruzioni, forniture, servizi. La seconda che il Committente, per sua natura, o per le dimensione dell’impresa, non sia in grado di curare direttamente il rapporto con l’Appaltatore e debba delegare l’incombenza a una Struttura Tecnica Intermedia (STI). Fatta di uomini che sono pagati per salvaguardare gli interessi dal Committente, ma saranno inevitabilmente tentati di farsi gli affari propri ogni volta che se ne presenterà l’occasione. La STI fornisce l’insieme delle competenze necessarie a definire i contenuti dell’Appalto: le Condizioni Generali, il Quadro Normativo, la Specifica Tecnica, le Modalità e i Tempi di esecuzione, i Vincoli, le Penali, le modalità di Pagamento, la Gestione delle Varianti in Corso d’Opera, la Revisione dei Prezzi, la Direzione dei Lavori, i Collaudi, i Benestari.

La Specifica Tecnica è il cuore del Capitolato per la Gara d’Appalto, lo snodo obbligato di tutte le corruzioni. È un documento tanto più complesso quanto più importante è l’Appalto, dal punto di vista tecnico, ma soprattutto economico; quanto più numerose e articolate sono le Norme da rispettare; quanto più dette Norme sono di difficile interpretazione; quanto maggiore è la Discrezionalità di cui gode chi le deve interpretare; quanto più sono numerosi gli Enti che ne presidiano il rispetto.

Più la Specifica Tecnica è complessa più è difficile da controllare e dunque tanto meglio può essere aggiustata. A favore di Tizio, contro Caio. Non è facile scoprirlo, neppure per uno che sappia leggere una Specifica Tecnica, figurarsi per un burocrate, o un magistrato. Come fare membri di un Collegio Sindacale persone che non sappiano leggere un Bilancio.

In un simile contesto, gli Appaltatori, visti dall’immaginario collettivo come avvoltoi alla perenne ricerca di cadaveri da spolpare, giocano, oltre a questo, anche il ruolo dei Pellegrini che percorrevano la Francigena verso Roma, nel nostro caso l’Appalto, costretti a passare da Radicofani, dove li aspettava Ghino di Tacco (N.d.R. Brigante del 14° secolo. Bettino Craxi firmava con lo pseudonimo Ghino di Tacco i suoi articoli e i suoi editoriali di analisi politica).

È facile capire che quanto più la strada è tortuosa, celata, ricca di strettoie obbligate, tanto più numerosi sono i Ghino di Tacco e tanto più costoso risulterà il viaggio dei Pellegrini.

Che poi pagheremo noi, un po’ per uno.

E tanto maggiore sarà il numero degli Agevolatori, dei Mestatori e dei Sicofanti, dei Frigerio e dei Greganti, che lavorano contemporaneamente per Ghino di Tacco e per i Pellegrini, prendendo la percentuale da entrambi.

Che pagheremo da capo noi.

Puoi metterci tutti i giudici e i gendarmi che ti pare, saranno in larga misura danari e fatica buttati via. Ben che ti vada chiuderai la stalla quando i buoi sono già fuggiti. Quella di Ghino di Tacco è un’attività troppo redditizia per pensare di poterla sopprimere una volta per tutte. Ci sarà sempre qualcuno che ci riproverà. La carne è debole. L’unico obiettivo realistico è quello di tenerne sotto controllo le dimensioni.

Cosa si può fare?

Spostare l’attenzione da valle a monte. Ridurre le condizioni favorevoli all’instaurarsi del fenomeno. Che non vuol dire abolire gli Appalti, vorrebbe dire non fare più nulla, ma intervenire in anticipo. Il più a monte possibile. Nei paesi del Barolo e del Barbaresco, quando si verificano le condizioni di temperatura e di umidità favorevoli alla peronospera, suona la campana e i vignaioli prendono il trattore e vanno nella vigna con la botte del verderame.

Fuori di metafora, senza la pretesa d’inventare alcunché:

  • Abbandonare l’idea che il problema sia di competenza della Magistratura, che può intervenire solo a babbo morto.
  • Lavorare per rendere le procedure meno tortuose, le regole meno farraginose, meno numerose, meno discrezionali.
  • Ridurre in proporzione il numero dei punti di controllo e di conseguenza il numero dei funzionari corruttibili
  • Razionalizzare i documenti d’Appalto in modo da ridurre la possibilità di confezionare Specifiche su misura. Gli Standard significano Paradigmi minimi da rispettare, tra cui il modo stesso di articolare il Documento Tecnico e di redigere il Progetto: meno concetti vaghi, più disegni e dati vincolanti per il Committente e per l’Appaltatore. L’incapacità di redigere un Progetto serio in tempo utile è la principale lacuna che impedisce a gran parte delle Regioni italiane di fruire dei Fondi europei.
  • Ruotare i funzionari preposti alla stesura delle Specifiche e dei Capitolati, all’esecuzione delle Gare d’Appalto, alla Direzione dei Lavori, ai Collaudi, all’emissione dei Benestari di pagamento
  • Formare un Ispettorato Tecnico capace di leggere i documenti d’Appalto, per scoprirne i bachi là dove ci sono. Con il potere di far modificare progetti e documenti finché non sia garantita una Gara d’Appalto regolare, nei limiti delle possibilità umane. Dunque, in parallelo, creare una Scuola Pubblica per la formazione del personale da destinare all’Ispettorato Tecnico.

Non sono novità. È ciò che si fa in tutte le aziende di grandi dimensioni. Dove la corruzione esiste, ma è controllata; non a posteriori, ma in itinere.

Può sembrare poco. Dal punto di vista morale lo è. Dal punto di vista pratico fa la differenza tra un sistema efficiente e uno inefficiente. Dal punto di vista dei costi vuol dire una differenza anche del 50%. Non è poco.


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50 commenti su “La via Francigena e Ghino di Tacco

  • Django

    Credo che il post di oggi e i relativi commenti a seguito rappresentino uno dei denti più dolenti e malandati del nostro Paese. Constatabile ad ogni livello, per quanto basso, se si hanno coscienze critiche ed attente. Quella descritta da fma è la società che vorremmo, giusta senza essere farraginosa, e quelle descritta dal Comandante è la realtà più inclusiva che mette insieme nord e sud.

    • fma

      Non ho descritto la società che vorremmo, ma modi diversi di condurre gli appalti e di spendere i soldi, pubblici e privati.
      Cosa succede talvolta (troppo spesso) negli appalti delle grandi opere pubbliche di casa nostra; le contromisure adottate dalle grandi aziende quando devono appaltare a loro volta, per tenere a freno la corruzione, so di cosa parlo per averlo fatto in prima persona; quello che ci chiede l’Europa per darci i soldi.
      Non sono cose ipotetiche, ma concrete.

      • Django

        L’avevo capito fma, non sono così “trda glava”. Era società detto per brevità. Esplico: ” uno dei processi decisionali tra i più importanti “delle nostre società”, ovvero come investire al meglio i sodi pubblici, allestendo procedure snelle ed efficaci per limitare la corruzione”. Va bene così?

        • fma

          Non era la “società”, era il “vorremmo”, cui non può seguire che un “se”: se cosa?

  • SalvatoreRapino

    Io non capisco perché davanti la palese ignoranza tutta italiana nel disciplinare gli appalti in tutte le regioni e con tutti gli schieramenti, non si faccia l’unica cosa fattibile. Copiare.
    Copiamo chi non ha questi problemi. Sarebbe meglio copiare chi li ha risolti in effetti. Ma andrebbe bene anche la regolamentazione che previene e basta.
    Vediamo che fanno francia germaia danimarca usa inghilterra svezia. E copiamo il modo migliore.

      • @novembre69

        Non so un gran che di appalti ma a casa mia funziona così: compro direttamente quello che effettivamente mi serve e posso pagare scegliendo un prodotto o un servizio che mi soddisfa, il preventivo è vincolante e i tempi di consegna tassativi, se non sono soddisfatta restituisco e cambio fornitore, ma questo forse è possibile e assolutamente necessario perché uso solo soldi “miei”

        • fma

          Hai ragione. E’ proprio quel “miei”, quando non c’è, che rende la questione difficile. E’ una delle due condizioni necessarie per la corruzione, l’altra è che ci siano i soldi. Lo strumento dell’Appalto è nato per rendere più difficile lo sperpero, la distrazione, nella gestione dei soldi altrui. Ma come tutti gli strumenti va tenuto in ordine, adeguato alle contingenze, altrimenti non serve a nulla. Ci sono moltissimi esempi ai quali i nostri appalti pubblici potrebbero ispirarsi. Risparmieremmo un sacco di quattrini, da impiegare altrove.

  • Antonello Puggioni

    Secondo fonti autorevoli il Francio è l’elemento naturale più raro presente in natura.
    Credo si sbaglino: in realtà è il Buon Senso.

  • Federica Martelli

    Senza un cambio di cultura radicato e metabolizzato, non se ne viene proprio fuori.
    Un controllo meglio organizzato può limitare la possibilità di corruzione, non sopprimerla e nemmeno dissuaderla: diventa solo un ostacolo in più da studiare e arginare.

    Occorre poi anche un ricambio deciso e generazionale nei posti chiave. In Italia ciò non é mai stato possibile. Dopo il ’45, su 68 prefetti italiani, solo 2 vennero sostituiti. Gli altri 66, nonostante una guerra, rimasero gli stessi gerarchi in carica in precedenza.

    Non vedo oggettivamente speranze o soluzioni.

    • fma

      Sì, un salto culturale sarebbe oltremodo auspicabile.
      Ma penso che sia una cosa che non si fa in fretta, ammesso di riuscire a farla.
      E nel frattempo?
      Perché non combattere il male con gli strumenti disponibili, o facilmente realizzabili, in attesa della soluzione?
      Non vedo altre strade praticabili.

  • Mario

    So bene di che parli. Nuoto nel Mar degli Appalti dalle 10 alle 12 ore al giorno e, se permetti, alla tua lista aggiungo un paio di cose:
    0 – Le norme non mancano e non sono neanche male.
    1 – La maggior parte delle schifezze sono rese possibili dall’omertà diffusa (collusioni, convenienze, paura, menefreghismo e cinismo, ecc.)
    2 – Le altre schifezze sono rese legali dalle deroghe (vedi finte o vere urgenze).

    • fma

      Sono in larga misura d’accordo con te.
      Ti rispondo nello stesso ordine.
      0- E’ vero, non sono le norme che mancano, anzi ce n’è fin troppe. Se mai c’è da lavorare per renderle di più facile ed immediato impiego.
      1- L’omertà, come dice @mentecritica, è un fatto culturale. Non so dirti come ce ne potremo liberare. Non sono nemmeno sicuro che ci riusciremo. In attesa, però, penso che si debba pensare e fare qualcosa di concreto.
      2- Le Deroghe non dovrebbero neppure esistere.

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