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La Vera Guerra

3 aprile, 2009 - 12:51 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest




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Ci sono dodici stelle sul tuo corpo
Dodici piccole luci sospese nel buio profondo
Ed ogni notte le cerco dolcemente
Perché se ogni peccato ha remissione
Io senza questo sentiero scintillante
Avrei perso la mia strada nella oscurità fredda che ci opprime

G.P. 1979

Io ho piazzato la M60. Numero 3 è di guardia alla porta. Numero 7 è di vedetta sul tetto al riparo di un parapetto sbrecciato che non da l’idea di essere molto resistente.

Numero 1 esce cautamente dalla stanza come se non si fidasse della nostra capacità di coprirlo.
Siamo una squadra di recupero composta da volontari che non si conoscono e messa insieme in fretta e furia. Per questo ciascuno di noi porta sul braccio una fascia con il numero in modo che gli altri lo possano chiamare anche se non ne ricordano il nome. Numero 1 è l’unico a non essere un machal, comanda la squadra e, anche se lo conosco da poco, capisco che è sconvolto.




brokendoll

“E’ andato, è andato, lo hanno fatto a pezzi.” dice come se fosse tra sé e sé. “Abbiamo trovato anche le foto della moglie e dei bambini. Qualcuno ci ha pisciato sopra”.

Ora esce anche numero 8. 2 e 3 sono dentro a riempire il sacco che ci eravamo portati per ogni evenienza. Numero 8 mi chiede a bassa voce: “Secondo te sulle foto ci hanno pisciato prima o dopo averlo ammazzato?”.

Io non lo so e non lo voglio sapere. Ho ancora le braccia che mi tremano per i dieci minuti di fuoco continuo con il quale ho martellato la strada. Ho sparato alla cieca su tutto quello che si muoveva. Alla fine abbiamo trovato sei o sette di loro a terra. Non so quanti siano miei.

La strada è deserta. le case sono abbandonate da tempo. Porte e finestre sono sbarrate. Il vento spazza la polvere che mi secca la gola nonostante il fazzoletto con il quale mi copro la bocca.
Alla fine 2 e 3 portano faticosamente il sacco fuori e lo poggiano a terra. Ad un cenno del capo numero 5 si attacca alla radio e chiama gli elicotteri che devono portarci via da lì.

La missione è andata male. Abbiamo solo un sacco pieno di roba da riportare indietro. Niente a che fare con la persona la cui foto abbiamo guardato a lungo ieri.
Un gemito attrae l’attenzione di numero 8. Dietro la carcassa di una macchina si vedono spuntare le gambe di uno di loro. Uno dei piedi è nudo e si muove leggermente. Mentre numero 1 lo guarda, numero 8 tira fuori il coltello, si china dietro la macchina e con un movimento rapido mette fine al la questione.
Chissà se questo lo ha aiutato a chiudere la storia di quando hanno pisciato sulle foto.

Io, anche se non voglio ammetterlo, mi sento male. Gli altri li odio con tutto me stesso, non potrebbe essere altrimenti, ma certe cose non riesco ancora a sopportarle.
Mi scuote la voce di numero 7 che dice: “ore due”.

Giro la M60 leggermente verso destra e inquadro tre figure che si avvicinano. Sto per tirare la prima raffica quando mi accorgo che stanno avanzando lentamente ed allo scoperto. I miei sono tutti al riparo, attendo.

Al centro c’è un uomo, anzi adesso che vedo meglio è un ragazzo. Tiene per mano una vecchia che indossa un specie di cappotto rosso che spicca come una bandiera sulla strada bianca. Dietro ai due c’è una bambina, piccola, scura.
Nessuno di noi si muove. Siamo oltre la linea e dovremmo sparare senza farci domande, ma numero 1 guarda e tace.

I tre ci hanno visto sicuramente, ma continuano a venire verso di noi senza nessun timore. Da come si muove, capisco che la vecchia non è sana di mente.
Alla fine ci sfilano di fronte, continuando per la loro strada, come se non esistessimo. Solo la bambina, quando è già oltre, si gira e mi guarda. In mano ha una bambola a cui mancano le gambe.

Non posso fare a meno di chiedermi chi siano e perché un ragazzo sano e forte corra un rischio del genere per trascinarsi dietro due persone la cui vita, qui e adesso, non vale assolutamente nulla.

Poi, mentre loro si allontanano e sento rimbombare gli elicotteri, capisco che anche lui è un soldato. Che la vera guerra non è tra noi e loro. Anzi noi e loro combattiamo dalla stessa parte. La vera guerra è tra chi si fa certe domande e chi no.

Per la prima volta dopo mesi mi sento dalla parte sbagliata e l’odore della divisa che porto addosso mi colpisce come se non lo avessi mai sentito.
Alla fine, sia che saremo noi o loro a vincere, è lo stesso.

Ad essere sconfitta sarà la forza che tiene insieme tre persone in un inferno come questo ed il cui nome meraviglioso e dolcissimo, qui e adesso, ho vergogna di pronunciare.

A Valeria,

che ha saputo aprirmi alla forza alla quale mi ero negato

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Comments

10 Risposte a “La Vera Guerra”
  1. Emanuele scrive:

    A occhio e croce tu eri 6.
    Sembra d’esser lì.

  2. francy68 scrive:

    La vera guerra è tra chi si fa certe domande e chi no.

  3. Luna scrive:

    Sconfitta no.
    Dimenticata, offesa, sostituita…sconfitta mai.
    Cammina da sola, avanza a passi decisi(il giovane la vecchia la bambina) ignora il nemico, forse perchè l’amore non ha paura di nulla?
    Non spara, fa capire al soldato di essere, non dalla parte sbagliata, ma da nessuna parte(se non è la forza dell’amore a muoverci, a guidarci, non siamo da nessuna parte. immobili).
    Sconfitta mai!
    anche quando pensiamo di non possedere una tale forza è lei che irrompe nella nostra vita e ci possiede! :)

    Luna

  4. valeria scrive:

    Grazie…..Valeria

  5. Stella scrive:

    Mi viene in mente una poesia di Ottavio Mirbeau che dice: ” Il soldato va alla guerra quando gli dicono di andare, uccide quando gli dicono di uccidere, senza sapere perché va, perché uccide, perché ritorna”.
    Un maestro di saggezza diceva: ” La guerra non é della massa, é dell’individuo, se l’individuo é in pace lo spirito della guerra finisce”. Yung diceva la stessa cosa:” Se il mondo va male é perché il singolo va male, é perché io vado male …. e poiché l’autorità non dice più nulla, ciascuno dovrà connettersi con le radici del proprio essere individuale … grande é la responsabilità dell’uomo dei confronti dell’inconscio.”
    Quindi se vogliamo aiutare la società a debellare le guerre l’unico modo é mettersi in pace/accordo con sé stessi

  6. Charlie scrive:

    l’ho letta ascoltando “when the levees breaks”.
    è stato un caso, e d’ora in poi associare quelle note a queste parole sarà inevitabile.
    per sempre.

    che botta capo.

  7. Stella scrive:

    Basterebbe ascoltarsi per capire cosa proviamo quando si guardano immagini come quella della bambola rotta presente in questo articolo … la sensazione é quella della desolazione, dell’aridità, della mancanza di bellezza. Mi viene da chiedermi:”Chi non é sensibile a tali immagini, non sa ascoltare o non ha niente da scoltare?”

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