La trinità in pensione 10


Che significato ha avuto il concetto cristiano di “trinità”, di cui oggi sembra non essere rimasto quasi nulla neppure negli ambienti clericali?

Di sicuro doveva servire per far credere nell’esistenza di un dio-padre onnipotente e onnisciente, creatore del cielo e della terra. In ciò il cristianesimo non è mai stato molto diverso da tutte le precedenti religioni pagane.

Il dio-figlio viene invece visto dai credenti come figura intermedia tra dio-padre e il genere umano, il cui rapporto era stato rotto al momento del peccato originale. Quindi, in un certo senso, il figlio sarebbe venuto a dare agli uomini una speranza di salvezza, facendo capire loro che la colpa originaria non doveva essere considerata irreversibile.

Tuttavia gli uomini, rappresentati dagli ebrei, che pur avevano avuto un rapporto privilegiato col dio-padre, l’hanno fatto fuori e solo una parte di essi ha dichiarato di riconoscerlo come una persona divino-umana, interpretando arbitrariamente la tomba vuota come “resurrezione” e spostando decisamente nell’aldilà il momento della salvezza definitiva.

I credenti cioè ritengono che Cristo sia venuto sulla terra per dimostrare che, dopo il peccato originale, gli uomini, da soli, non possono più salvarsi (di sicuro non su questa terra) e che devono confidare unicamente in lui per ottenere una salvezza ultraterrena. Questa – come noto – è un’interpretazione mistificata dell’operato del Cristo, il quale, nella realtà, aveva agito per liberare la Palestina dall’oppressione romana.

Quindi appare evidente, visto che il peccato d’origine altro non è che una simbolizzazione della nascita dello schiavismo, che se l’uomo riuscisse a tornare al comunismo primitivo, non avrebbe bisogno di alcun mediatore. Il concetto di dio-padre sussistere finché gli uomini sono caratterizzati da rapporti conflittuali: se questi fossero risolti, anche l’interpretazione mistificata del vangelo di Cristo verrebbe facilmente smascherata.

La trinità è immaginata come una famiglia patriarcale, in cui dio-padre gioca un ruolo prioritario. Il figlio, secondo questa teologia, ha dovuto sacrificarsi per riconciliare suo padre con l’umanità colpevole.

Portato all’eccesso, ovvero visto in maniera giuridica, il rapporto padre-figlio-genere umano ha qualcosa di aberrante. Infatti i cristiani sostengono che l’uomo sia stato creato grazie all’intermediazione del Cristo, il quale così avrebbe pagato con la croce questo suo desiderio. Infatti, il padre, vedendo l’umanità tendente al male e non disposta a pentirsi, avrebbe preteso il sacrificio del figlio, in assenza del quale il mondo sarebbe stato completamente distrutto (un piccolo assaggio sarebbe stato dato col diluvio universale).

Cioè il padre avrebbe preteso la dimostrazione di un’assoluta devozione del figlio per i destini dell’umanità. Allora, di fronte all’estremo sacrificio del figlio, accettato “liberamente” (almeno così si vuol far credere), il dio-padre avrebbe permesso agli uomini di continuare a esistere, riservandosi il diritto di giudicarli nell’aldilà.

In attesa del giudizio universale avrebbe fatto capire agli uomini che l’unico modo di salvarsi, con relativa sicurezza, è quello di credere nella chiesa voluta da Cristo, che però oggi è divisa in tre fondamentali correnti, di cui la prima è l’ortodossa, che considera eretica la cattolica, e questa considera eretica la protestante.

Quanto al ruolo dello spirito santo, le interpretazioni che le tre confessioni hanno dato sono del tutto opposte:

  • gli ortodossi ritengono che dio-figlio e dio-spirito siano le “due mani” del dio-padre, tra loro quindi equivalenti, con la differenza che uno è “generato”, mentre l’altro “procede” originariamente dal solo padre. Questo spirito deve soltanto “consolare” (stoicamente) i credenti del fatto che su questa terra non possono ottenere una salvezza piena. Nella teologia ortodossa di tipo slavo si tende invece a identificarlo col lato femminile della trinità: lo spirito cioè sarebbe una sorta di “moglie” del dio-padre;
  • i cattolici ritengono che lo spirito sia uno strumento che il figlio può usare a propria discrezione nella stessa maniera del padre, in quanto procede anche da lui (filioque): egli lo dà soprattutto attraverso l’amministrazione dei sacramenti, ma anche in altre occasioni particolari: p. es. quando si tratta di scegliere il pontefice, quando si convocano sinodi e concili, quando si manifestano doni carismatici (visioni, profezie, guarigioni, glossolalie…);
  • per i protestanti lo spirito non è che una fonte ispirativa (perlopiù intellettuale) che qualunque credente può fruire a seconda della volontà o grazia divina. Lo spirito soffia dove vuole e i doni che concede sono del tutto liberi, offerti senza una necessaria intermediazione. Non a caso essi hanno usato il concetto di spirito per abbattere la struttura gerarchica del cattolicesimo e far nascere una miriade di comunità.

Di tutte queste concezioni della trinità, oggi cosa rimane? Nulla. E’ dai tempi della Sinistra hegeliana che siamo perlopiù atei, espliciti o impliciti, e diciamo che non esiste alcun dio o comunque che, se esiste, pensiamo di poter vivere come se non ci fosse. Cristo è stato travisato dagli stessi cristiani, a partire da Pietro e Paolo, e se proprio vogliamo parlare di spirito, possiamo accettare l’idea che in origine non esisteva l’uno bensì il due. Cioè tutti noi proveniamo da un principio non unico, ma duale, diviso in maschio e femmina, in cui l’aspetto dell’uguaglianza o pariteticità è fondamentale.

In ogni caso il compito che gli esseri umani hanno resta sempre quello di liberarsi, da soli, dell’antagonismo sociale, che su questa terra li rende schiavi di se stessi e che li porta a devastare il bene materiale più prezioso che hanno: la natura.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

10 commenti su “La trinità in pensione

  • ansgarius

    Caro Galarico,
    leggo con interesse i tuoi post, riconoscendovi utili elementi sociali.
    Questo post mi ha deluso, per la faziosità eccessiva, e, oserei dire, per la capziosità intrinseca, ovvero la presunta conoscenza di elementi e la pretesa di valutazione, che, data la materia, nessun teologo oserebbe affermare ( e di cui i “teologi” orientali non osano neppure parlare).
    Ps.: la riunificazione tra le Chiese d’oriente e occidente è “di fatto e di diritto” conclamata dal Concililo Vaticano II.
    non ho altro da dire…

  • rick

    questo resoconto dimostra che lei conosce il cristianesimo molto di meno di quanto vorrebbe farci credere, condivido quanto ha scritto ansgarius.

  • Letizia

    Mi permetto di consigliarle di leggere Karl Rahner (trinità immanente/trinità economica…e viceversa…) e Raimond Pannikar (trinità radicale)…In seguito potremmo riprendere e meglio comprendere l’argomento teologico…

I commenti sono chiusi.