La Spending Review 12


Cazzo, adesso che anche al bar “Mexico 70” di Pastena tutti avevano imparato che cos’è lo spread e la differenza fra bund e btp (qualcuno, ma non Toporecchia, si spingeva anche ai bonos) ecco che viene fuori quest’altra espressione.
Si parva licet componere magnis: viene in mente la storiella di Tremonti che paragonava la crisi (dice che paragonava) già da tempo nei vari G (G7, 8, 20, diciamo per semplicità G con n) ai mostri di un video-game, dove appena ne abbatti uno, immediatamente spunta fuori un altro più grosso e terribile del precedente. Vada per gli studenti cinesi (Tremonti non dimentica mai con grazia civettuola d’includere fra i consessi internazionali ai quali ha illustrato il suo Mattel-giochiPreziosi-pensiero l’Università di Pechino), ma pensare alla Merkel, Sarkozy o Obama che giocano alla play-station lascia un tantino interdetti.

Allora provo io, che non so l’inglese (nella mia scuola si studiava francese, ma non so neanche quello), a spiegare che significa spending review a beneficio degli sfaccendati frequentatori del Mexico 70. A farla facile, si potrebbe dire revisione della spesa, ma messa così potrebbe lasciare ancora adito a dubbi. Uno dice revisione e chi ti ascolta pensa subito alla revisione del motore della propria auto, che di tanto in tanto ha bisogno di una qualche messa a punto, specialmente se è un po’ vecchiotta. Di regola, il meccanico ti sostituisce (almeno, così dice) qualche elemento, sistema qualche ingranaggio che non era perfettamente funzionante e ti rilascia una dettagliata fattura indicante l’ammontare della spesa (mi riferisco ad un artigiano con officina sita a nord del Garigliano, ma questo nella circostanza è del tutto irrilevante).

Quando si parla di spending review, però, più che propriamente ad una revisione s’intende senza dubbio alludere ad un taglio o comunque ad una riduzione della spesa, che è poi la spesa pubblica, cioè le uscite di tutti gli enti di diritto pubblico, centrali e periferici. Che, poi, sarà il caso di tenerlo presente, sono le spese che l’Amministrazione Pubblica effettua (dovrebbe effettuare) per offrire a tutti i cittadini quei servizi essenziali per condurre una vita civile e dignitosa. Certo, vi sono infiniti motivi nel nostro Paese per ritenere che il rapporto fra l’entità della spesa e la qualità dei servizi sia del tutto insufficiente ed inefficace, ma è opportuno ricordare che la spending review di cui tutti parlano non ha come obiettivo prioritario il riequilibrio di quel rapporto, ma la semplice riduzione della spesa. Si tratta, data la pesantissima incidenza di questa voce, di un obiettivo certamente necessario, ma (almeno in via teorica) destinato complessivamente ad abbassare la qualità e quantità dei servizi per i cittadini.


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A questo punto i più ottimisti obietteranno che questo Governo non ha alcuna intenzione d’incidere negativamente sulla qualità della vita degli Italiani, ma è semplicemente determinato a tagliare gli sprechi, cioè le spese inutili, dannose ed insopportabili non solo sul piano strettamente economico, ma anche sotto il profilo della morale e della salute pubblica. Giustissimo, ma qui si apre un enorme problema di difficilissima soluzione: come si fa ad eliminare in un colpo solo gli sprechi in un Paese dove, a causa anche della loro enorme dimensione, gli stessi si sono intrecciati con l’economia nazionale, fino a diventare una componente non secondaria dello stesso PIL? Sembrerà strano, persino politicamente scorretto, ma è così. Ed ancora più drammatico sarebbe per la nostra economia se improvvisamente (per quanto, meravigliosamente) uscissero dalla stessa le attività illecite e lecite della malavita organizzata.

Mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma sono arrivato alla personalissima conclusione (peraltro non supportata da alcuna competenza scientifica) che certi interventi, per quanto necessari e giusti, vanno modulati con equilibrio in un ragionevole lasso di tempo per evitare contraccolpi che possono rivelarsi non meno perniciosi dei mali che si vuole combattere. Che merda, amico Toporecchia.


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12 commenti su “La Spending Review

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Sono grato al caro Eduardo Quercia che ha voluto così allegramente coniugare i miei ricordi di gioventù con un argomento serissimo e con riflessioni interessanti.
    ieri, comunque, ascoltavo il professor Michele Boldrin che sosteneva come in paesi dove si è alleggerita la pressione fiscale e agito drasticamente sulla spesa pubblica, non c'è stato alcun effetto recessivo, anzi.
    Metto il link alla puntata di Oscar Giannino che parla esattamente di questo argomento e dove Eduardo non avrebbe sicuramente sfigurato. E' un file mp3:
    http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=120503-noveinpunto.mp3

  • Vittorio Mori

    Questo governo sta cercando semplicemente di spremere a più non posso tutto quello che c’è da spremere in Italia per pagare gli interessi sul debito pubblico alle banche straniere che lo detengono. Monti si configura sempre di più come l’uomo delle banche e per le banche (come ci si aspettava).La spending review è una cosa dall’efficacia relativa – temo addirittura che sia una manovra di sola facciata: secondo me non approderanno a nulla e alzeranno l’IVA di altri 2 punti (forse 3) come già hanno annunciato.

    Ovviamente affossandoci ancora di più nel default tecnico: sarà come per la Grecia, un soffocamento lento, lentissimo, inesorabile, e soprattutto, ci sarà l’azzeramento totale della politica interna e si dipenderà in toto da volontà esterne al paese Italia.

    Un default-non default come quello Greco, l’importante è che l’Euro rimanga intatto, con un apprezzamento elevatissimo, pagato anche con la distruzione del NOSTRO welfare.

    L’agognatissimo “trasferimento della sovranità dalle nazioni al parlamento UE”, decantato come un mantra da Monti stesso negli anni passati, è il fine ultimo di tutta questa sciarada. Sullo sfondo,i partitelli politici italioti che si azzuffano per rubacchiare le ultime briciole e mantenere i loro tronfi privilegi – già adesso a pensarci bene è proprio così: Monti che taglieggia la gente e il vomitevole, putrescente ABC che lo appoggia in toto pur di continuare il saccheggio “finché se pò”.

    • eduardo

      Non era mia intenzione fare un endorsement per il governo Monti. Provavo a fare un passo indietro rispetto alla normale (giustissima) dialettica politica, mettendo a fuoco il problema prima che la soluzione data.

      • Vittorio Mori

        Mi esprimo meglio: come hai puntualizzato, la soluzione è estremamente complessa, e bisognava incominciare un processo virtuoso anni fa, per mettere a posto stò “spending”. Ma abbiamo visto come è andata.

        Adesso, semplicemente non c’è tempo. Non vedo altra soluzione se non

        a) tagli sanguinari alla spesa

        b) aumento iva di 2(o 3) punti per sostenerla (più o meno) così com’é.

        Sono decisoni estremamente impopolari: io suppongo che questa “spending review” sia solo una sorta di pretesto per effettuare i tagli lineari, o giù di lì. Ma i partiti, penso, appoggerebbero qualsiasi cosa ora come ora per sopravvivere.

        Potrebbero anche, in casi estremi fare a+b, ossia, tagli lineari+aumento IVA. Assolutamente in linea col tipo di governance che abbiamo ora.

  • fma

    Giustissimo, ma qui si apre un enorme problema di difficilissima soluzione: come si fa ad eliminare in un colpo solo gli sprechi in un Paese dove, a causa anche della loro enorme dimensione, gli stessi si sono intrecciati con l’economia nazionale, fino a diventare una componente non secondaria dello stesso PIL?

    Hai messo il dito nella piaga.
    I 18000 impiegati della regione Sicilia, non me ne vogliano, vale per tutte le realtà di questo tipo, producono una parte del PIL siciliano. Tuttavia il PIL siciliano avrebbe tutt’altra valenza e ruolo se, pur rimanendo intatto nell’immediato, sostituisse quel capitolo con altri, dove, accanto agli impiegati della regione (3000?) comparissero ricercatori/sperimentatori nell’agro alimentare, addetti alla demolizione delle costruzioni abusive lungo le coste, gruppi specialistici di magistrati e poliziotti per la lotta alla criminalità organizzata, addetti ai trasporti via mare delle primizie con la partecipazione diretta dei produttori incentivati a riunirsi in cooperative …
    Se riusciamo a muoverci in questa direzione ci salviamo, posto di non farlo troppo lentamente, altrimenti andiamo a fondo. Senza neppure il diritto di lamentarci

    • Comandante Nebbia

      Diciamo qualcosa di politicamente scorretto, giusto per portare un po’ di vita in questo elegante e compito salotto. Ci sono diversi fattori che ostano l’opzione che hai appena presentato. Facciamo l’esempio specifico della Sicilia.

      – la qualità del sistema politico. per ingenerare e favorire un meccanismo che porti ad investire in ambiente, ricerca e qualità ci vuole una classe dirigente disposta a procrastinare il proprio profitto fino a quando sarà possibile raccogliere i frutti. il che non vuol dire essere onesti, che sarebbe troppo, ma almeno non essere ingordi per voler mangiare tutto maledetto e subito
      – la qualità dei prestatori d’opera. e dove sono le competenze per fare questo miracolo? la maggior parte dei dipendenti della regione sicilia (mi riferisco ai precari regolarizzati, ma anche agli altri) hanno scolarità infime (si ricordino le prove per l’assunzione: saper fare una fotocopia, nemmeno fronte retro), competenze marginali o arretrate e ritengono che lo stato o la regione abbia il dovere di sostenerli in quanto portatori di un handicap storico e culturale. Tantissimi si arrangiano con un altro lavoro e se gli chiedessero di impegnarsi di più in quello istituzionale farebbero la rivoluzione.

      lo dico da campano dove, seppur con numeri diversi, le mentalità sono le stesse. Il vero buon affare sarebbe staccare acqua, luce, gas e telefono e vedere che cosa è in grado di fare la regione sicilia in totale e completa autonomia, altro che ponte. lo stesso dicasi per un bel po’ di altre regioni, compreso quella in cui vivo attualmente (trentino) dove, almeno, ci sono competenze ed un attenzione per il territorio che mi ha lasciato esterrefatto (una per tutte, non esistono i cartelli pubblicitari lungo le strade, cosa che migliora la qualità della vita. lo giuro)

      • eduardo

        Gl’interventi di fma e del Comandante mi sembra che colgano lo spirito del mio post, elevandone oggettivamente la qualità. In effetti, sia pure con tono scherzoso e qualche strumentalità, ponevo un problema d’inversione di metodologia politica: ripartiamo con la massima serietà ed onesta possibile dall’approfondimento dei problemi, piuttosto che dalle soluzioni proposte a tutte i livelli, perché queste sono comunque influenzate dalle nostre storie individuali, soggettive per definizione.
        Nella circostanza preferisco non entrare nello specifico della Sicilia, perché penso che meriti una riflessione più ampia (diciamo un post): in realtà non sono giunto all’individuazione di una ipotesi di soluzione positiva o almeno convincente, ma sono assolutamente persuaso della improponibilità di una soluzione “democratica” non solo per la Sicilia, ma per tutto il Mezzogiorno.

          • eduardo

            Penso che nel Mezzogiorno, allo stato e per motivazioni che qui sarebbe troppo lungo riportare, la composizione sociale sia assimilabile non a quella dove nacque la democrazia, quanto piuttosto a quella della sua storica antagonista. Più o meno la ripartizione sociale mi sembra questa: 1% Spartiati, 4% Perieci, 95% Iloti (irrimediabilmente persuasi della ineluttabilità della loro condizione, al punto di ritenersene in qualche modo persino soddisfatti). Mi addolora ammetterlo, ma, credimi, non c’è in questo convincimento la benché minima emotività, ma solo l’effetto di una lunghissima e ponderata riflessione.

      • fma

        Hai ragione, ci sono dei venti contrari. Del resto se non ci fossero mica saremmo su queste secche.
        In secondo luogo mi sono sicuramente spiegato male.
        Nell’ipotesi balorda che facevo non mi ponevo il vincolo di reimpiegare gli impiegati della regione Sicilia, tal quale, anche ove fossero assolutamente inadeguati. I ricercatori possono benissimo essere quelli del trentino, di cui ci hai appena detto meraviglie, con sede di lavoro a Sciacca.

    • Vittorio Mori

      A mio parere, non si possono avere moglie piena+botte ubriaca. Ossia, tagliando le spese se ne va anche parte di ciò che è conteggiato nel PIL. E’ ovvio.

      E’ in linea con l’operato di Monti, che è del tutto teso alle tasse+deflazione pur di pagare il debito estero dei nostri bonds.

      Di un qualcosa di vagamente somigliante ad un “cresci Italia” nemmeno l’ombra. Il coniglio non è uscito dal cilindro, perché i giochi di prestigio con l’Euro non si possono fare, o almeno, il paese Italia non li può fare.

      Tornando alla Sicilia, semplicemente si troveranno un budget cut, tipo, del 50%, e se lo dovranno gestire.

      “Se riusciamo a muoverci in questa direzione ci salviamo”

      Io penso che non ci sia materialmente tempo per fare manovre in quel senso che hai indicato, sia per motivi contingenti che per motivi di estrema lentezza e indolenza sia degli italiani che dei loro governanti (locali).

      Non c’è da aspettarsi nulla di più da un governo fatto per fronteggiare (abnormi) scadenze di breve.

      Qui il discorso è sempre quello, o si fanno gli Eurobonds e stò debito lo spalmiamo su tutta l’Europa, e si continua, oppure la spirale deflattiva sarà implacabile, spending review o meno.

      (La stampatona di Euro di Draghi per le nostre banche è stato un boccone avvelenato, non so se si è capito.)

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