La Spending Review

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "La Spending Review" è stato scritto da Eduardo Quercia

Cazzo, adesso che anche al bar “Mexico 70” di Pastena tutti avevano imparato che cos’è lo spread e la differenza fra bund e btp (qualcuno, ma non Toporecchia, si spingeva anche ai bonos) ecco che viene fuori quest’altra espressione.
Si parva licet componere magnis: viene in mente la storiella di Tremonti che paragonava la crisi (dice che paragonava) già da tempo nei vari G (G7, 8, 20, diciamo per semplicità G con n) ai mostri di un video-game, dove appena ne abbatti uno, immediatamente spunta fuori un altro più grosso e terribile del precedente. Vada per gli studenti cinesi (Tremonti non dimentica mai con grazia civettuola d’includere fra i consessi internazionali ai quali ha illustrato il suo Mattel-giochiPreziosi-pensiero l’Università di Pechino), ma pensare alla Merkel, Sarkozy o Obama che giocano alla play-station lascia un tantino interdetti.

Allora provo io, che non so l’inglese (nella mia scuola si studiava francese, ma non so neanche quello), a spiegare che significa spending review a beneficio degli sfaccendati frequentatori del Mexico 70. A farla facile, si potrebbe dire revisione della spesa, ma messa così potrebbe lasciare ancora adito a dubbi. Uno dice revisione e chi ti ascolta pensa subito alla revisione del motore della propria auto, che di tanto in tanto ha bisogno di una qualche messa a punto, specialmente se è un po’ vecchiotta. Di regola, il meccanico ti sostituisce (almeno, così dice) qualche elemento, sistema qualche ingranaggio che non era perfettamente funzionante e ti rilascia una dettagliata fattura indicante l’ammontare della spesa (mi riferisco ad un artigiano con officina sita a nord del Garigliano, ma questo nella circostanza è del tutto irrilevante).

Quando si parla di spending review, però, più che propriamente ad una revisione s’intende senza dubbio alludere ad un taglio o comunque ad una riduzione della spesa, che è poi la spesa pubblica, cioè le uscite di tutti gli enti di diritto pubblico, centrali e periferici. Che, poi, sarà il caso di tenerlo presente, sono le spese che l’Amministrazione Pubblica effettua (dovrebbe effettuare) per offrire a tutti i cittadini quei servizi essenziali per condurre una vita civile e dignitosa. Certo, vi sono infiniti motivi nel nostro Paese per ritenere che il rapporto fra l’entità della spesa e la qualità dei servizi sia del tutto insufficiente ed inefficace, ma è opportuno ricordare che la spending review di cui tutti parlano non ha come obiettivo prioritario il riequilibrio di quel rapporto, ma la semplice riduzione della spesa. Si tratta, data la pesantissima incidenza di questa voce, di un obiettivo certamente necessario, ma (almeno in via teorica) destinato complessivamente ad abbassare la qualità e quantità dei servizi per i cittadini.


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A questo punto i più ottimisti obietteranno che questo Governo non ha alcuna intenzione d’incidere negativamente sulla qualità della vita degli Italiani, ma è semplicemente determinato a tagliare gli sprechi, cioè le spese inutili, dannose ed insopportabili non solo sul piano strettamente economico, ma anche sotto il profilo della morale e della salute pubblica. Giustissimo, ma qui si apre un enorme problema di difficilissima soluzione: come si fa ad eliminare in un colpo solo gli sprechi in un Paese dove, a causa anche della loro enorme dimensione, gli stessi si sono intrecciati con l’economia nazionale, fino a diventare una componente non secondaria dello stesso PIL? Sembrerà strano, persino politicamente scorretto, ma è così. Ed ancora più drammatico sarebbe per la nostra economia se improvvisamente (per quanto, meravigliosamente) uscissero dalla stessa le attività illecite e lecite della malavita organizzata.

Mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma sono arrivato alla personalissima conclusione (peraltro non supportata da alcuna competenza scientifica) che certi interventi, per quanto necessari e giusti, vanno modulati con equilibrio in un ragionevole lasso di tempo per evitare contraccolpi che possono rivelarsi non meno perniciosi dei mali che si vuole combattere. Che merda, amico Toporecchia.

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