La sotterranea ed invisibile partitura dell’entanglement


Mi sono sempre piaciuti gli aeroplani. Da bambino passavo ore a sfogliare le pagine dell’enciclopedia che li riguardavano. Mi piacevano quelli ad elica della seconda guerra mondiale. Caccia, bombardieri, aerei da ricognizione e perfino gli Stukas con quella forma sgraziata da uccello disabile e i carrelli non retrattili che li rendevano pesanti, lenti e goffi. Indugiavo sulla carlinga affusolata, le forme curve e trasparenti dei cupolini di vetro e sulle torrette dei bombardieri, con le loro lunghe mitragliatrici.
Per questo, progressivamente, maturai la risoluzione che sarei diventato un pilota militare. Certo, mi sarei dovuto adattare ai jet, che non ho mai amato, ma non c’era alternativa.
Allora ancora non sapevo che tenevo poggiata sul naso la ragione per la quale non avrei mai potuto fare quella carriera. Ero già molto miope e, prima che la chirurgia laser rendesse reversibile una malattia considerata incurabile per quelli della mia generazione, io avevo preso già altre strade.
Così non ho mai fatto il pilota. Ancora oggi mi scopro a pensare come sarebbe stato bello tenere le mani sui comandi, fare agili manovre di disimpegno, puntare sull’obiettivo e sganciare un missile, rientrare alla base e partecipare un debriefing.
In realtà., io del lavoro di pilota che avrebbe richiesto lunghe ore di studio, noiosissime sedute di esercitazione, il mettersi sull’attenti di fronte a completi deficienti, la routine di scrivere rapporti, studiare mappe e la frustrazione di pilotare un grosso cargo come una specie di autobus mentre gli altri facevano gli splendidi con i caccia non so nulla. So solo dell’idea che mi ero fatto del mestiere e di quello che io pensavo mi avrebbe potuto dare.
Non c’è niente di più consolante nella vita che avere un sogno che non si è mai realizzato e questo specialmente quando non è ascrivibile ad una personale responsabilità.
E’ possibile cullarsi nell’illusione che quella strada avrebbe condotto ad una vita piena, felice e che fare certe cose ci avrebbe dato piena soddisfazione.
Invece, quando i desideri si realizzano, spesso atterrano nel luogo della consuetudine, della noia, dei lunghi silenzi, come grandi amori che si spengono nelle stanze in penombra con la televisione accesa.
E così che vi lascio con un consiglio dettato dalla saggezza: se volete veramente qualcosa, portatela sempre prima nella terra del possibile, altrimenti vi deluderà. Se amate veramente qualcuno, lasciate che la fisica del vostro rapporto sia regolata dalle leggi della meccanica quantistica dove particelle lontanissime danzano all’unisono, sfidando le leggi dello spazio e del tempo, seguendo la sotterranea ed invisibile partitura dell’entanglement.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.