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La Sinistra Italiana e Le Work Exsperience

19 settembre, 2008 - 10:30 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica




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Napoli, nei pressi della stazione centrale. 16 settembre 2008

Il lavoro, nella sua accezione più nobile, è il mezzo attraverso il quale le persone possono usare il loro talento naturale per segnare il proprio passaggio nella vita e garantirsi un’esistenza piena e soddisfacente con beneficio per se e per gli altri.
Viceversa esso può essere una condanna attraverso la quale un uomo può trovarsi imprigionato in una condizione di schiavitù mentale o fisica.
Fra questi due estremi, come sempre, c’è un’infinità di di rappresentazioni fra le quali, apprendo con compiaciuta sorpresa, le “work exsperience” per gli ex detenuti facenti capo all’Unione Disoccupati Organizzati.




Lasciando agli anglofoni desiderosi di manifestare la propria superiorità intellettuale ogni considerazione relativa al maldestro posizionamento di lettere esse nella esotica formulazione, mi vorrei soffermare nella valutazione del manifesto la cui immagine allego a questo mio contributo. Esso, con un volo pindarico degno dei migliori intellettuali a la page, esprime una metafora molto interessante della sinistra del nostro paese. Non ci credete? Seguitemi e ve lo dimostrerò.

Io che faccio parte di una certa generazione conosco benissimo questo tipo di manifesti. Erano molto diffusi tra chi non aveva i mezzi per permettersi delle vere e proprie stampe tipografiche insieme ad un altro oggetto di culto del mondo della contestazione proletaria e studentesca degli anni 70: il ciclostile.

Questi manifesti molto naif si realizzavano con fogli di carta leggera e dei grossi pennarelloni rossi. Ognuno veniva scritto a mano ed era e rimaneva una sorta di opera unica.
Quello della foto, invece, è stato replicato in decine di copie ed è chiaramente una riproduzione seriale di un originale manoscritto. In meno di 500 metri di passeggiata è stato possibile contarne una ventina.
Viene subito da chiedersi per quale motivo gli autori, pur disponendo dei mezzi per generare decine di riproduzioni, siano voluti partire da un originale così rozzamente conformato.
Probabilmente, nella sua forma originaria, questo manifesto vuole richiamarsi proprio ai suoi antesignani anni 70, quelli che incollati nei dintorni di scuole, fabbriche o edifici pubblici segnavano minacciosamente il dominio del territorio da parte di operai incazzati e katanga con eskimo e catene di ordinanza.

Esso, quindi, non è elementare per necessità, ma per vezzo. Una volta persa l’originale forza propulsiva della contestazione, gli autori del manifesto sono costretti ad evocarla attraverso una trasmissione semiotica subliminale dove in assenza della sostanza si intende trasferire l’archetipo platonico della ribellione. In questa trasformazione tutta formale e completamente dematerializzata si esprime chiaramente il disagio di una parte politica che, svuotata della sua essenza effettiva, deve richiamarsi all’idea che ella ha di se stessa per confermare e giustificare la sua esistenza attuale.

E cosa sarebbero poi le work exsperience?
Credo che, una volta messe a posto le esse, dietro queste due parole si celino commissioni regionali ampiamente remunerate riunite per definirne gli scopi e gli ambiti di applicazione, consulenti specialistici con sostanziose parcelle che ne hanno formulato il programma e le modalità di applicazione, aziende private politicamente contigue a cui sono pervenuti ampi finanziamenti per organizzarle, un gruppo nutrito di persone ufficialmente disoccupate a cui è giunta l’ennesima elemosina del potere sotto forma di ammortizzatore sociale. Un fiume di denaro pubblico che disperso in rami, torrenti, rivoli, in funzione del potere detenuto e della conseguente entità dell’appetito. Un processo fisico di depauperazione energetica sul quale, probabilmente, potrebbe impegnarsi un battaglione della guardia di finanza per un anno intero.

Le “work exsperience“, i “lavori socialmente utili“, il reddito di cittadinanza. Concetti creati e propulsi da una certa sinistra. Elemosine elargite disinteressandosi della creazione di sviluppo e consapevolezza, funzionali esclusivamente al mantenimento dello status quo ante, alla gestione del potere ed al controllo. Quindi non rivoluzione e rinnovamento, ma reazione, repressione sociale e statalismo.

Le grigie facce ministeriali di Veltroni e compagni e quelli che sperano di passare per estremisti scimmiottando l’idea che vogliono trasmettere si se stessi non hanno prodotto alcun rinnovamento sociale da anni. Divorzio e aborto sono conquiste radicali. Lo strazio prodotto dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita, la regolamentazione dei diritti delle famiglie omosessuali e la ridefinizione di una legge elettorale degna di questo nome non sono state prese in considerazione quando quella che oggi è opposizione ne aveva la possibilità.

Rimangono il manifesto scritto col pennarello replicato in centinaia di copie e le work exsperience a testimoniare la necessità di ricreare la rappresentanza riformista di questo paese. Rappresentanza che può e deve venire da chi, fino a oggi, non ha fatto parte di schieramenti politici e gruppi di potere che con il loro comportamento si sono definitivamente esclusi dalla storia politica recente.

Veramente c’è tutto questo dietro questo manifesto? Probabilmente no. E’ stato un trucco per riscrivere di nuovo cose che dico da anni e che, spero, tutti inizino a vedere nonostante le continue trasformazioni di chi si è avocato il diritto di rappresentare le istanze di rinnovamento del nostro paese.
Spero che mi scuserete.

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Comments

70 Risposte a “La Sinistra Italiana e Le Work Exsperience”
  1. tusaichi scrive:

    sai qual’è l’unico appunto che posso farti?
    Una esse.
    Una esse al posto di una di nell’ultimo link che proponi. (sei stato contagiato)

  2. Ottima analisi, Caro Cn.
    Marcio i tuoi stessi marciapiedi, e di questi manifesti anch’io ne avrò visti a migliaia.
    E’ un argomento cosi vasto questo che tratti….che solo per commentarlo mi servirebbero 6 7 blog.
    Quello che hai scritto è Vangelo, mi affascina tutto ciò perchè anche se sei Napoletano come me riesci (talvolta ci provo anch’io) a dare un’impronta sempre “nazionale” e poco “cittadina”a quello che succede e puoi vedere nella nostra città.
    Il tuo è un punto di vista di un aostano, di un torinese, ma anche di un barese e di un palermitano.
    Ed è giusto che sia così per un blog come questo.
    Vorrei provare ad analizzare l’altra faccia della medaglia, l’impronta “cittadina”.
    Non mi piace parlare della mia città con i classici luoghi comuni, odio parlare di Napoli con le solite 5 6 parole chiave: sfogliatella, pulcinella, tarantella, mozzarella, criminalità e camorra.
    Napoli è il buco del culo dell’Italia per i più pragmatici, per i diplomatici e solo la valvola di sfogo di un Paese in coma.
    Perchè.
    Non ho paura di dire che tutti gli italiani sono napoletani.
    Potrei fare 100.000 esempi, per lasciare intendere subito in che direzione vado, un esempio come tanti è la cultura NIMBY (Not in my back yard) per la quale, mesi fa, ho sentito criticare mezza Italia la mia città ed in particolare i cittadini di Chiaiano.
    Nessuno a Napoli ed in particolare i cittadini di Chiaiano vuole la discarica sotto casa. Nel provare a risolvere l’emergenza monnezza il Governo Prodi chiese un contributo ad ogni regione, qualche tonnellata a testa, per smaltire il degrado che ci ha reso per mesi un Paese e non una città INDECOROSA. Il presidente della Regione Sardegna obbligò la sua isola a prenderne un pò, mentre tutta l’Italia ci voltò le spalle.
    La NIMBY appartiene a tutta l’ Italia e non solo a Chiaiano.
    Avrei altri 99.999 esempi, ma mi fermerei altrimenti l’embolo parte, e le mie dita pure, ma spero di essere stato abbastanza chiaro.
    A Napoli c’è la camorra, la criminalità organizzata, che distrugge tutto ciò che tocca. Appunto ma cosa distrugge?
    Napoli è solo la ciliegina di una torta, ahimè bella, ma avariata.
    MA avariata è sia la ciliegina, che la TORTA.
    L’articolo 1 della Costituzione “l’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.
    Potrei cestinare tutto il resto della Costituzione, mi basta questo per spiegare l’attuale situazione di coma irreversibile dell’ ItaGlia e di Napoli.
    “E’ una repubblica fondata sul lavoro” non dovrebbe significare quello che fai, ma soprattutto quello che guadagni,con quello ti identifichi e soprattutto quello SEI.
    Dovrebbe significare che in base al tuo lavoro e al tuo impegno, a ciò che fai per la comunità, riesci ad inserirti in un contesto sociale, dove hai diritti e doveri.
    Cosa è diventato il lavoro?
    Ti laurei in economia e giurisprudenza, ti affacci sul mondo del lavoro e se ti va di culo trovi spalancate le porte dei Call center .
    SE ti va di culo.
    Se ti va male, o a girare le patatine nei mcDONALD o a fare il pony express.
    Questo oggi in Italia avviene a Belluno, Cuneo, Brescia, Torino, ma anche a reggio Calabria, messina, Palermo, e NAPOLI.
    Napoli, dove c’è la più alta % di disoccupazione rispetto a tutta l’Italia.
    Disoccupati laureati esperti in volteggio delle patatine, e disoccupati non laureati o usciti con l’ indulto esperti nell’arte dell’arrangiarsi.
    A orescindere dalla condizione di base, dal passato più o meno glorioso tutti avrebbero bisogno di un lavoro.
    Quando dico tutti, dico TUTTI.
    Personalmente mi nausea sia l’avvocato costretto al call-center, sia l’indultato che chiede un lavoro per non “RICASCARCI”.
    Le condizioni precarie di vita esasperano TUTTI, senza distinzione di città di categoria, senza distinzione di passato.
    Nel nostro Paese o nella nostra Città non possiamo nemmeno ragionare su chi avrebbe più diritto dell’altro a lavorare, perchè non esistono le condizioni di base per lavorare ed integrarsi in un contesto sociale.
    Non esiste la materia prima, l’anima di una società.
    Il lavoro, ciò per cui dovresti confrontarti con una comunità e ciò con qui dovresti partecipare ad una società.
    Ultima cosa (per fortuna :P )…in Italia ci sono decina o centinaia di associazione anti-racket….antiestorsione….
    questi poveri commercianti che subiscono le esose richieste degli strozzini criminali.
    Dove sono le associazioni anti-sfruttamento, anti-lavoronero, anti-mortisullavoro…
    Basta tutelare solo i padroni!
    Non so se sia nato prima l’uovo o la gallina, cioè se qualche perfido burattinaio si sia fottuto prima Napoli o prima l’ItaGlia, ma credo nemmeno sia tanto una questione di uovo o di gallina.
    La verità è che forse da anni o da secoli ci stanno fottendo contemporaneamente, gli uni e gli altri, e l’unico modo per dimostrare che ci stiamo svegliando è dichiarare gli immigrati dei”clandestini” gli ALTRI, gli unici responsabili dei nostri problemi.

  3. Ottima analisi, Caro Cn.
    Marcio i tuoi stessi marciapiedi, e di questi manifesti anch’io ne avrò visti a migliaia.
    E’ un argomento cosi vasto questo che tratti….che solo per commentarlo mi servirebbero 6 7 blog.
    Quello che hai scritto è Vangelo, mi affascina tutto ciò perchè anche se sei Napoletano come me riesci (talvolta ci provo anch’io) a dare un’impronta sempre “nazionale” e poco “cittadina”a quello che succede e puoi vedere nella nostra città.
    Il tuo è un punto di vista di un aostano, di un torinese, ma anche di un barese e di un palermitano.
    Ed è giusto che sia così per un blog come questo.
    Vorrei provare ad analizzare l’altra faccia della medaglia, l’impronta “cittadina”.
    Non mi piace parlare della mia città con i classici luoghi comuni, odio parlare di Napoli con le solite 5 6 parole chiave: sfogliatella, pulcinella, tarantella, mozzarella, criminalità e camorra.
    Napoli è il buco del culo dell’Italia per i più pragmatici, per i diplomatici e solo la valvola di sfogo di un Paese in coma.
    Perchè.
    Non ho paura di dire che tutti gli italiani sono napoletani.
    Potrei fare 100.000 esempi, per lasciare intendere subito in che direzione vado, un esempio come tanti è la cultura NIMBY (Not in my back yard) per la quale, mesi fa, ho sentito criticare mezza Italia la mia città ed in particolare i cittadini di Chiaiano.
    Nessuno a Napoli ed in particolare i cittadini di Chiaiano vuole la discarica sotto casa. Nel provare a risolvere l’emergenza monnezza il Governo Prodi chiese un contributo ad ogni regione, qualche tonnellata a testa, per smaltire il degrado che ci ha reso per mesi un Paese e non una città INDECOROSA. Il presidente della Regione Sardegna obbligò la sua isola a prenderne un pò, mentre tutta l’Italia ci voltò le spalle.
    La NIMBY appartiene a tutta l’ Italia e non solo a Chiaiano.
    Avrei altri 99.999 esempi, ma mi fermerei altrimenti l’embolo parte, e le mie dita pure, ma spero di essere stato abbastanza chiaro.
    A Napoli c’è la camorra, la criminalità organizzata, che distrugge tutto ciò che tocca. Appunto ma cosa distrugge?
    Napoli è solo la ciliegina di una torta, ahimè bella, ma avariata.
    MA avariata è sia la ciliegina, che la TORTA.
    L’articolo 1 della Costituzione “l’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.
    Potrei cestinare tutto il resto della Costituzione, mi basta questo per spiegare l’attuale situazione di coma irreversibile dell’ ItaGlia e di Napoli.
    “E’ una repubblica fondata sul lavoro” non dovrebbe significare quello che fai, ma soprattutto quello che guadagni,con quello ti identifichi e soprattutto quello SEI.
    Dovrebbe significare che in base al tuo lavoro e al tuo impegno, a ciò che fai per la comunità, riesci ad inserirti in un contesto sociale, dove hai diritti e doveri.
    Cosa è diventato il lavoro?
    Ti laurei in economia e giurisprudenza, ti affacci sul mondo del lavoro e se ti va di culo trovi spalancate le porte dei Call center .
    SE ti va di culo.
    Se ti va male, o a girare le patatine nei mcDONALD o a fare il pony express.
    Questo oggi in Italia avviene a Belluno, Cuneo, Brescia, Torino, ma anche a reggio Calabria, messina, Palermo, e NAPOLI.
    Napoli, dove c’è la più alta % di disoccupazione rispetto a tutta l’Italia.
    Disoccupati laureati esperti in volteggio delle patatine, e disoccupati non laureati o usciti con l’ indulto esperti nell’arte dell’arrangiarsi.
    A orescindere dalla condizione di base, dal passato più o meno glorioso tutti avrebbero bisogno di un lavoro.
    Quando dico tutti, dico TUTTI.
    Personalmente mi nausea sia l’avvocato costretto al call-center, sia l’indultato che chiede un lavoro per non “RICASCARCI”.
    Le condizioni precarie di vita esasperano TUTTI, senza distinzione di città di categoria, senza distinzione di passato.
    Nel nostro Paese o nella nostra Città non possiamo nemmeno ragionare su chi avrebbe più diritto dell’altro a lavorare, perchè non esistono le condizioni di base per lavorare ed integrarsi in un contesto sociale.
    Non esiste la materia prima, l’anima di una società.
    Il lavoro, ciò per cui dovresti confrontarti con una comunità e ciò con qui dovresti partecipare ad una società.
    Ultima cosa (per fortuna :P )…in Italia ci sono decina o centinaia di associazione anti-racket….antiestorsione….
    questi poveri commercianti che subiscono le esose richieste degli strozzini criminali.
    Dove sono le associazioni anti-precariato, anti-sfruttamento, anti-lavoronero, anti-mortisullavoro…
    Basta tutelare solo i padroni!
    Non so se sia nato prima l’uovo o la gallina, cioè se qualche perfido burattinaio si sia fottuto prima Napoli o prima l’ItaGlia, ma credo nemmeno sia tanto una questione di uovo o di gallina.
    La verità è che forse da anni o da secoli ci stanno fottendo contemporaneamente, gli uni e gli altri, e l’unico modo per dimostrare che ci stiamo svegliando è dichiarare gli immigrati dei”clandestini” gli ALTRI, gli unici responsabili dei nostri problemi.

  4. Dario scrive:

    Più leggo i post che su Mc appaiono e più mi viene il dubbio di aver vissuto in una Italia molto diversa da quella qui narrata. Intervengo su questo post e poi, credo definitivamente, smetto. Lasciamo pure stare le notazioni tecniche (ma sai come funziona un ciclostile? E le differenze tra questo e un dazebao?) ma sentire sempre parlare dei 70 in termini di kantanga e zone di riproduzione ormai mi fa venire l’orticaria. Bene, non credi che gli exdetenuti possano reinserirsi? Scrivilo, ma scrivilo chiaramente ti prego, senza nasconderti dietro al solito attacco alla sinistra “che ha governato l’Italia per 50 anni” ed in nome di un riformismo (sic) apolitico (apolitico? Si può? Esiste? Ha un significato?)

    Ciao, Dario.

    • Lara scrive:

      (se nel post c’era un accenno all’essere contrari alla reintegrazione dei detenuti io non l’ho capito. richiedo spiegazioni)

    • tusaichi scrive:

      per una volta tanto bisognava guardare il dito e non la luna.
      tu hai guardato la luna.
      e infatti non hai capito nulla.

    • simona_rm scrive:

      Non penso proprio che si sia affermata l’impossibilità dell’inserimento dei detenuti nel mondo lavorativo.
      Ti dico come l’ho letto io: la critica parte dai progetti di work exp., inquadrandoli come l’ennesima “elemosina” alle fasce più deboli (fa infatti un parallelo con i lavori socialmente utili, che in effetti hanno creato molto precarito, perchè sono occasioni lavorative limitate in termini temporali ed economici). Ipotizza che questi progetti siano probabilmente ragionati con fondi pubblici dati ad aziende private che dovrebbero prendere in carico i detenuti, per professionalizzarli ed avviarli al lavoro.
      Non entro nel merito tecnico, perchè non so un cavolo di queste work ex.

      La critica complessiva dell’articolo, si concentra su quei governi di sx, che poco hanno fatto per addrizzare le cose storte di questo paese, quelle per cui erano stati votati (anche da me), negli ultimi anni in particolare, hanno vissuto in una condizione di simbiosi/dipendenza dalla dx berlusconiana, assecondandola e compiacendola.
      Ecco, su questo sono d’accordo.

      in merito a questo:
      “che ha governato l’Italia per 50 anni” ,
      QUI, non l’ho mai visto scritto! E’ retorica destrorsa, la retorica in generale, non fa parte del reportorio di MC. Quando -e se- la troverai, sarà per provocazione.

      • Carlo Fronteddu scrive:

        Ciao Simo! :-D Come stai? E’ bello leggerti, dove sei andata a finire? non ti legge mai.

      • Dario scrive:

        Ciao Simona, quello che non mi è piaciuto è stato l’utilizzare un problema reale per ribadire, in nome di una inesistente apoliticità, le stesse parole che leggo su alcuni fogli di destra per recintare nell’immaginario collettivo la sinistra: l’intellettuale di sinistra snob, il post sessantotto come solo periodo di spranghe, la non attuazioni di giusti provvedimenti come esclusiva colpa di governi di sinistra, o presunta tale.

        • simona_rm scrive:

          Ciao Dario,
          Si, lo so: ne viene fuori un clichè. Un clichè è sempre un “recinto”, con dentro quello che resta dell’idea di sx, più che della sostanza di sx . E’ un articolo duro, ma giustificato dallo “stato delle cose”(secondo me).
          Anch’io sono incaz… con quei governi che ho votato e ho visto languire in un’inerzia senza pari. Continuo a pensare che i danni maggiori negli ultimi anni siano stati fatti dai governi di dx, ma non per questo non vedo i problemi creati (o non risolti) da quelli di sx. Questi ultimi mi fanno arrabbiare ancora di più…..proprio perchè li ho votati.

          Quando la gente di sx dipinge i politici di sx secondo il “folklore” (come fa la stampa di dx), può essere irritante e può sembrare un modo ristretto e stereotipato di vedere le cose, io lo trovo sintomatico di “senso critico” e più ampia capacità di giudizio.
          (sappi che adesso salterà fuoti quel tizio di nome ORIS, a dire che non è vero che a sx siamo PIU’ “qualche cosa”, solo più presuntuosi)

      • apolitico, cliché, 50 anni?

        ha fatto tutto lui

    • no, non so come far funzionare un ciclostile perché io ero un katanga, mi occupavo d’altro.
      E tu negli anno 70 che facevi?

      L’argomento non era il recupero degli ex detenuti. E’ una cosa complessa e io non sono all’altezza di parlarne con cognizione di causa.
      Se non si è capito devo aver scritto il pezzo proprio male.

      Ah, io non sono apolitico. Se non si è capito nemmeno questo sto proprio perdendo tempo scrivendo sul web

      • Dario scrive:

        io provavo a scrivere i volantini che ciclostilavo e distribuivo nei quartieri, ma non credo questo sia importante :-)

        ps no, non stai perdendo tempo ma personalmente preferisco mille dazebao criticabili al silenzio di una finta opposizione “ombrosa”

  5. simona_rm scrive:

    Quindi nella semiotica di questo manifesto, per il richiamo nostalgico del “bel tempo che fu”, potrebbe rientrare anche l’andare a capo senza spezzare le doppie? Sgrammatica ragionata?
    Molto interessante.
    (Se fosse vero, sarebbe quasi genale!)

  6. zippole scrive:

    bella riflessione. Come dice una pubblicita’ che ho visto ieri per la prima volta (di mio non guardo tv): Essere o apparire? Apparire! Io sono come appaio!

  7. ilBuonPeppe scrive:

    Primo comandamento:

    Rappresentanza che può e deve venire da chi, fino a oggi, non ha fatto parte di schieramenti politici e gruppi di potere

    Però comandante, te ne prego, cancella quella parola “riformismo”, che non vuol dire niente.

  8. ugasoft scrive:

    > “Le “work exsperience“, i “lavori socialmente utili“, il reddito di cittadinanza. Concetti creati e propulsi da una certa sinistra. Elemosine elargite disinteressandosi della creazione di sviluppo e consapevolezza, funzionali esclusivamente al mantenimento dello status quo ante, alla gestione del potere ed al controllo. Quindi non rivoluzione e rinnovamento, ma reazione, repressione sociale e statalismo.”

    è esattamente quello che intendevo nel mio pezzo (http://www.mentecritica.net/esterno-proposta-di-riforma-del-mercato-del-lavoro/il-lavoro-degli-italiani/ugasoft/5697/) quando parlavo di inutilità di alcuni ammortizzatori sociali.

    Gran pezzo Comandante

  9. Iniquo scrive:

    Caruso ogni volta che parla conferma lo stereotipo che incarna perfettamente.
    Per il PRC è stata una vergogna candidarlo sperando di raccattare qualche voto tra i vari centri sociali che mi auguro non si sentano rappresentati da questo ragazzino mai maturato.
    Magari volevano aiutarlo a crescere? Chi si esprime ancora così a 34 anni è irrecuperabile.
    Ridicola anche la pretesa di far sembrare la frase una provocazione intellettuale, cosa che ha legittimato esponenti di Forza Italia a chiedersi come mai se uno di sinistra spara stronzate si parla di provocazione intellettuale mentre se le vomita un leghista diventa un reato.

    Complimenti Caruso, il PDL incassa e ringrazia.

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