La signora Rosina


Quando sono arrivato a Trento, nel 2010, le pulizie nell’ufficio dove lavoro le faceva una signora alta, bionda, bella, con dei seni enormi.
Dopo un paio d’anni è scomparsa, sostituita da una ragazza rumena che lavorava sodo e non parlava mai. Poi è stata la volta di un ragazzo di colore che sorrideva sempre. Ora il servizio è in carico ad una signora che somiglia alle mamy dei film sulla guerra di secessione americana.
L’altro giorno ho rivisto per strada la signora bionda che era ancora bionda, ma sembrava meno bella, appassita, abbattuta. Persino i seni mi sono sembrati più piccoli.
Ci siamo fermati per scambiare due chiacchiere. Nonostante quello che si legge in giro, la signora nel frattempo non si era laureata in fisica sperimentale ambendo ad una carriera nella ricerca e per questo aveva lasciato un “lavoro che gli italiani non vogliono più fare”. Era stata molto più banalmente licenziata senza riuscire più a trovare un lavoro dignitoso perché, nel frattempo, c’era stata una sorta di asta al ribasso nel tipo di contrattualizzazione, sempre più precaria fino al rinnovo mensile, e nei compensi, sempre più miserrimi.
Anche nel campo della libera imprenditoria, che nel caso della bella signora bionda sono le pulizie domestiche in famiglia, si era notato un fenomeno di dumping che aveva portato la paga oraria sempre più in basso ed erogata regolarmente in nero.
Le ho offerto il caffè, le ho fatto i complimenti perché, nonostante tutto è sempre bella, e ho preso il suo numero per passarlo un po’ in giro.
La signora Rosina, si chiama Rosina la signora bionda, vorrebbe pagarmi la pensione anche lei. Ma non può.
C’è troppa fila.