La Sete di Vendetta 3


Subito dopo la tragica perdita di vite umane, l’aspetto più efferato della vicenda del crollo del viadotto di Genova è l’evidente sete di vendetta che serpeggia nell’opinione pubblica.
Dopo innumerevoli vicende giudiziarie durate decenni, spesso concluse con sentenze monche, incomprensibili, viziate dal cancro della prescrizione e dal sospetto della collusione, l’opinione pubblica di questo paese non ha più nessuna fiducia nella magistratura. Il capitale di credibilità accumulato nei primi anni novanta con la decapitazione dell’allora imperante classe politica è completamente sfumato.
A questo contribuisce la consapevolezza che, se non sorpresi in flagranza di reato, nessuno viene più trattenuto in custodia e che, dopo aver preso visione delle accuse, si viene rilasciati in attesa di un giudizio che si colloca in un incerto futuro, dalla durata imprecisata e che, nel caso di persone senza fissa dimora o documenti, viene spesso consumato contumace, quando il sospetto è altrove, ha cambiato nome e le vittime sono consegnate alla frustrazione definitiva di aver subito un torto senza nessuna soddisfazione.

Il blocco del funzionamento della giustizia, quelle risposte incerte e singhiozzanti di cui sono colmi i giornali, i post sui social e la silenziosa convinzione di essere indifesi che si è radicata in molti di noi hanno alimentato l’indignazione di gregge fino al punto di classificare il procedimento giudiziario, l’accertamento dei fatti e dei responsabili, come una prassi burocratica nell’accezione più retriva del termine. E dove latita la giustizia, subentra subito la sete di vendetta.

Ora come ora sono convinto che se domattina, una cinquantina tra politici, imprenditori e giornalisti, fossero messi agli arresti senza nessuna accusa specifica, ma solo perché c’è il sospetto che abbiano nociuto al paese, ci sarebbe una diffusa sollevazione popolare. Di gioia.

Personalmente penso che ben più di cinquanta tra politici, imprenditori e giornalisti abbiano consciamente fatto il male di questo paese per favorire i propri interessi e quelli dei loro sodali, ma la supposizione che l’opinione pubblica possa godere di condanne sommarie perché la giustizia istituzionale non funziona più, disegna una delle ore più cupe sul quadrante della storia del nostro paese e lo retrocede alla parcellizzazione della difesa, alla privatizzazione del diritto, al far West.


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