La Scuola dell’Orrido
18 settembre, 2007 di cruman
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani
Mio nipote è un disadattato sociale. Questo almeno risulta dall’attenta valutazione di insegnanti di scuola media inferiore che avrebbero inorgoglito la Montessori, estasiato Rosseau, ma che per motivi di prossimità si limitano a sfrangere gli ammennicoli di poveri genitori già ingolgotiti dal cercare di educare bambini in una società in cui il modello di riferimento è lara croft e già distratti dal tentativo di non farsi ammazzare a sprangate dal frutto del loro ventre per degli euri sonanti.
Certo, devo ammettere, che, avendo un residuo organico del mio dna, fornitogli di sponda da mia sorella, nessuno spera che mio nipote diventi PR della baia imperiale. Non ci sono dubbi. Però il ragazzo è capacino. La pagella sbrillucica di voti talmente alti che sembra di vedere i giudici di gara alla fine dell’esibizione della Comaneci. Però la scuola deve educare. Questa frase che di per sé non ha alcun significato, si traduce nel mettere in fondo alle valutazioni di merito, una frasetta assemblata con poca fantasia e ancor meno voglia, che indichi quali carenze evolutive mostra il pargolo, senza ovviamente perdere tempo nell’indicare motivi e possibili soluzioni.
Mi immagino la professoressa sfortunata di turno che, vittima di un micidiale sorteggione in sala mensa, è costretta ad elaborare le frasette illuminanti.
All’inizio, l’esperta insegnante dall’aspetto gentile e dai modi no (ignara che le palline del sorteggione in sala mensa erano state preventivamente scaldate), si pone di fronte ai registri col cipiglio giusto. Ad Anselmi ci pensa bene, valuta i risvolti psicologici, la situazione familiare e compone un elaborato pertinente, conciso, completo…manco fosse una professoressa! A Bruzzi già le fumano le palle. I suoi colleghi sono già a casa e il suo parrucchiere non aspetta certo lei. Così comincia a vomitare frasi fatte come un distributore automatico. “si applica ma non ottiene risultati”. Che è? Un cerotto per smettere di fumare? Oppure “il ragazzo è piuttosto vivace” o “studia, ma senza costrutto”. Che ne sai tu con chi studia mio figlio??
A Caputi, la solerte docente straparla. Nella sua testa si susseguono pensieri di vaga chiarezza…”nell’amatriciana i pinoli non ci vanno….quest’estate voglio una vacanza esotica, appena esco di qui prenoto due settimane a Vetralla, quanto costa costa”. Così, nelle righe destinate ai suggerimenti per la famiglia, si vedono cose che voi umani eccetera eccetera.

Nello specifico, la sentenza per mio nipote recita “il bambino, PERO’ (immaginate l’eco), non ha ancora maturato un comportamento consono alla vita sociale”. Tiè beccati questo, la prossima volta prendi meno 8 e spacca qualche banco in testa al compagno. Ora, dovete sapere (no, non dovete ma ve lo dico lo stesso) che questo benedetto figliuolo ha davvero capacità che, a 11 anni, gli permetto di superare ampiamente l’estensione mentale di un Giurato o di una Marini a caso. Il problema (almeno così pare essere) è che vive in un mondo tutto suo, secondo la professoressa. La depositaria dell’istruzione dei nostri cuccioli, però (eco), non si è spinta troppo in là e l’appuntamento col parrucchiere le ha impedito di valutare il fatto che il giovanotto non vive in un suo mondo, semplicemente non vive in quello dei suoi coetanei. Questo spiacevolissimo inconveniente genetico, preclude al mio nipotino la possibilità di pestare ragazzini più piccoli, bestemmiare come un turcomanno, scimmiottare gli atteggiamenti più idioti degli adulti, dare fuoco a cavallette vive o branchizzarsi dietro qualche bullo figlio di bullone. Alcuni di questi atteggiamenti, secondo noti criminologi, accomunano l’infanzia di serial killer di successo, ma alla veteromaestra questo è sfuggito. E’ sfuggito probabilmente perché traslando queste consuetudini sociali, specchio di una maturità adattativa, si ritrova esattamente la realtà sociale in cui lei e i suoi colleghi si accapigliano per un sabato libero, sfogano astinenze sessuali su chi è in condizioni di subordinazione e danno fuoco a cavallette vive (certe abitudini sono dure a morire).
Io ho conosciuto molte persone dotate. Persone che hanno qualcosa in più, un guizzo, una scheggia di genialità. Tutte queste persone hanno una sola cosa in comune: da bambini si sono sentiti isolati, emarginati e soli. Questi bambini non vivevano in un loro mondo, perché un loro mondo non lo trovavano intorno a loro. Erano solo spaesati e più li guardavano come alieni, più si sentivano spaesati. Sento sempre dire che le cose devono cambiare, che bisogna fondare una nuova cultura sociale, ma se poi qualcuno non è standard, viene bollato come disadattato e considerato peggio dei violenti.
Non voglio fare un’analisi delle funzioni educative delle strutture scolastiche e dei metodi utilizzati, ma dobbiamo tutti sperare che quel disadattato di mio nipote non trovi la strada della socialità prevista dalla sua insegnante. Perché se un giorno gli taglierete per sbaglio la strada in macchina, vi basterà fare un cenno di scuse. Ma se alla guida di quell’auto ci troverete il suo compagno definito “simpaticamente vivace” dall’arguta professoressa in pensione, potete star certi di venire colpiti con vivaci criccate fino allo svenimento.
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cruman
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Il problema, come postavo ieri, è l’eccesso di psicologizzazione nelle scuole.
La psicologizzazione (risvolto negativo della psicologia) è una di quelle pratiche il cui scopo è quello di formare una norma che diventi a sua volta normativa. Assumere un atteggiamento in tal senso al di fuori della norma sembrerebbe indicare un atteggiamento non soltanto diverso o Altro ma anche patologico.
E’ chiaro che convogliare (e sentirsi obbligati) la propria vita necessariamente entro i binari di questa normalità-normativa accentua le possibilità di trasgressioni anche violente.
Credo, infine, che attenzioni di questo genere verso i bambini siano morbose: si parla di bambini piccoli che non hanno ancora pienamente (e fortunatamente) formato la propria personalità! I bambini dovrebbero essere tutti diversi; lasciamo l’omologazione ad altre età…e lasciamo in pace i ragazzini anche quando sembrano avere atteggiamenti non-normali.
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Sono d’accordo con Temple, come ho scritto anche tempo fa in un mio pezzo (”La scuola che vorrei”).
Vorrei aggiungere soltanto che sono auspicabili un dialogo più approfondito ed una collaborazione più stretta tra insegnanti e genitori: così diventa possibile conoscere molto meglio i bambini/ragazzi e valutare meglio la portata di eventuali difficoltà e disagi.
Purtroppo questa sinergia è assai rara.
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Bell’articolo cruman.
E complimenti per tuo nipote. (i complimenti non a te, che non c’entri nulla)
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Francamente, questo post mi piace: è brioso e ironico. Però (ce lo metto anch’io!) cruman, non è che o sei un genio o sei una fetenzia. Vi è, nel mezzo, una moltitudine fatta di equilibri. Questo senza nulla togliere a tuo nipote, ovviamente, che – è sacrosanto – ha tutto il diritto di vivere la sua infanzia e adolescenza come più gli aggrada. Ma senza nulla togliere a tantissimi altri ragazzi (che sono la maggioranza) che si vivono le “tranquille” paturnie dell’età. Il fatto, credo io, sta nell’esigenza – che è solo adulta – di veder riconosciuta la genialità della propria creazione. E un’altra cosa: io conosco gente geniale che da bambino era come tutti gli altri, qualcuno era perfino una fetenzia (forse un genio incompreso?).
Con simpatia
assu
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eeeesatto! Un nodo degno del miglior balsamo.
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