La Rivolta dei Taxi, dei Notai, dei Farmacisti, dei Commercialisti … 22


Secondo La Repubblica e Il Corriere, i tassisti hanno un parlamentino. Non un parlamento, per carità. Un parlamentino, una cosa piccola, coccolosa, carina. Magari hanno anche un i ministerini, il governino e il presidentino del consiglio, forse proprio l’ormai celeberrimo Bittarelli, grande cultore della supercazzola e, di conserva, adattissimo a cotanto ruolo ( o ruolino) istituzionale.

Ora, dopo aver spiritosamente definito questo sito mentecatto.net, originale invenzione, ed avermi gratificato con memorabili perle di saggezza retorica nelle oscure pieghe dei commenti a questo post, i tassisti sono passati all’azione vera dichiarando guerra alla repubblica italiana per tramite del loro parlamento, parlamentino pardon.

Il 23 gennaio ci sarà sciopero. Contro che? Non si sa. Forse contro la sola ipotesi che il mercato si possa liberalizzare. Non si sciopera contro una norma, ma contro la vile azione di averla pensata. Poi, forse, il parlamentino dei tassisti dichiarerà la secessione e fonderà una nazione di soli taxi dove, a turno, i tassisti faranno la parte dei clienti e dei conduttori, impostando, per primi nella storia, un prodotto interno lordo a moto perpetuo autoalimentante in aperta violazione della legge di conservazione dell’energia la cui abrogazione sarà efficacemente supportata dal gruppo lobbistico della categoria.

Ufficialmente, ed è la parte più insopportabile della vicenda, il tutto in nome di una presunta difesa della qualità del servizio che, se liberalizzato, diventerà pessimo con indubbio danno del cliente che ora è pienamente soddisfatto dell’offerta in termini di costi e qualità della prestazione. Quindi, non è la borsa del tassista che va difesa, padre di famiglia ed indefesso lavoratore a differenza del resto degli italiani notoriamente puttanieri e fancazzisti, ma il povero ed ignaro cliente vittima di una campagna mediatica di disinformazione alimentata dai poteri forti, dagli illuminati o dai marziani che, in vista dell’invasione della terra, intendono collassarne i gangli vitali inducendo i poveri tassisti a scioperare e a bloccare Roma, caput mundi.

La questione, ovviamente, non riguarda solo i taxi, ma anche i pregiatissimi notai, i signori avvocati, gli illustri farmacisti, gli eccellenti commercialisti, le cui delicate professioni non possono essere aperte a tutti in quanto pregne di segreti sapienziali, costellate di oscuri misteri iniziatici e regolate da riti definiti da Ermete Trismegisto in persona.

Notaio mentre istruisce una pratica

I suddetti soggetti hanno pienamente goduto delle altrui liberalizzazioni: i telefoni, l’energia, le licenze degli esercizi commerciali. Gli fa piacere passare da Tim a Wind a Vodafone a Tre e poi di nuovo a Tim, pagando sempre di meno e venendo coccolati sempre di più. Hanno addirittura preteso di conservare lo stesso numero, la famosa portabilità. A loro va benissimo fare la spesa di domenica, di notte, il giorno di Natale, magari nel mega centro commerciale che con la sua apertura ha cancellato dalla faccia della terra il signor Paolo,  modesto salumaio che con grandi sacrifici si era messo su il negozietto e campava vendendo l’etto di mortazza e i due litri di latte. Agli iniziati di cui sopra va benissimo comprare le magliette cinesi a tre lire in nome della globalizzazione, godere di servizi del terziario a prezzi stracciati grazie al lavoro interinale, l’abuso dei contratti a progetto e magari ai notai piacerebbe pagare di meno i taxi, ai farmacisti non pagare il notaio e ai tassisti comprare le medicine dal tabaccaio, tutto in nome della libertà del mercato, del liberismo del trionfo della concorrenza, dell’apoteosi del capitalismo.

Sempre che tocchi a gli altri prenderlo nel culo però. Perché quando sono i loro delicati e pregiatissimi ani ad essere esposti ad una possibile penetrazione, scatta subito il piagnismo dei padri di famiglia, dei risparmi investiti, dell’interesse del cliente, come se in questo cazzo di momento di merda non ci fossero persone che a cinquant’anni si sono viste licenziate per colpa della crisi, poveri cristi tartassati dal fisco e pensionati che sono costretti a rubare il catetere in farmacia.

La storia è e rimane sempre la stessa. In assenza di uno spirito nazionale, di un obiettivo serialmente e moralmente condiviso, tutti pensano ai cazzi loro e, giustamente, lo fanno anche i tassisti, i notai, i commercialisti and so on. La cosa che sfugge è che il principio secondo il quale tutti pensano ai cazzi propri gode della relazione simmetrica per cui se loro pensano solo ai cazzi loro, io penso solo ai cazzi miei e quindi del costo della licenza, dei padri di famiglia, dello scadimento della qualità del servizio me ne frego. Penso solo al fatto che se si raddoppiano le licenze si tolgono dalla strada altri 50.000 sbandati che potenzialmente possono diventare dei criminali o che devo alimentare io con le mie tasse.

Insomma, ogni volta che uno pensa solo ai cazzi suoi, pianta il seme dell’albero dei cazzi propri, di cui ormai questo paese è foresta. Per me, tassisti, notai, commercialisti e farmacisti si devono arrangiare come ci stiamo arrangiando tutti. Senza rompere il cazzo che lo hanno già rotto abbastanza.

 


22 commenti su “La Rivolta dei Taxi, dei Notai, dei Farmacisti, dei Commercialisti …

  • viviana

    Sono la moglie di un tassinaro come si chiamano a Roma, ti ringrazio di paragonare lo stipendio di mio marito a quello di un notaio. La cosa che mi rende perplessa e che noi non ci facciamo una vacanza da tre anni, io ho perso il lavoro perchè diventata madre abbiamo un mutuo per 46mq di casa e un bambino di 4 anni. Mio marito rischiala vita ogni giorno, paga la benzina come te ma ne usa di più, la macchina almeno una volta alla settimana e dal meccanico ma non ha sconti lo paga come te, l’assicurazione la paga il triplo di te. La macchina la comprata come te.ha il rischio di essere rapinato perchè qualcuno dice che guadagna come un notaio e quini è un bancomat a portata. Tu lo faresti un lavoro del così del cazzo per 1.200 euro? Tu che lavoro fai? Io sono laureata in legge per aiutare a casa pulisco i cessi. Tu lo faresti? Sai che cosa è la cognitio ex causa. Significa parlare quando si conoscono i fatti. E tu apri solo bocca e gli dai fiato. Sei uno pseudo giornalista del cazzo. per qualunque cosa sono a tua disposizione. Non so quanti anni hai. Io a mio figlio cito sempre una frase di Voltaire Non condivido il tuo pensiero, ma morirei per il tuo diritto di esprimerlo. quindi io e tutta la mia famiglia ti ringraziamo per il tuo pensiero e spero che quello che ti ho scritto ti faccia valutare un pò la situazione. Dimenticavo lavoravo in uno studio notarile e so bene quanto guadagnaun notaio

    • Comandante Nebbia

      Sai Viviana, io non sono un giornalista, nemmeno uno pseudo. Faccio un altro mestiere, ho parecchi problemi, ma non li sto qui a raccontare perché lo scopo non è vedere chi è più disgraziato fra me e te.

      Non ho parlato di stipendi, ma di un principio di numero chiuso che è rimasto solo per certe categorie.
      Nel mio lavoro, per esempio, non c’è una licenza e capita, capita, che uno di 50 anni venga sostituito da uno che ne ha 25 e si accontenta della metà dello stipendio.

      La situazione l’avevo già valutata prima del tuo intervento. Invece di cercare di scatenare la lacrimuccia, spiegami sulla base di quale principio io devo subire la concorrenza, un salumiere deve subire la concorrenza, un esercizio commerciale deve subire la concorrenza e altri no.

      In ogni caso, io esprimo la mia opinione anche senza la tua difesa. Lo faccio da anni sugli argomenti più diversi e scommetto che se tu leggessi alcuni dei miei altri interventi sui privilegi di altre categorie ti piacerebbero perché non intaccano i tuoi interessi.

      p.s. anche io uso delle cose per lavorare. le devo rinnovare, sostituire, alimentare. Forse ai tassisti dovrebbero essere risparmiate le spese per la produzione del reddito?

      • viviana

        Non volevamo essere commiserati. Ti volevo far capire che loro hanno dei costi molto alti. Noi viviamo a Roma, e non in una piccola città e la vita costa. per il tuo discorso sulle lobby hai ragione, ma non li puoi paragonare a notai che conosco molto bene e ai farmacisti, non hanno le stesse capacità economiche. Mio marito spende euro 30,00 al giorno di solo benzina e molte volte non porta a casa neanche 90 euro sulle quali ci paghiamo le tasse, mutuo e quant’altro. Non sono guadagni netti e questo che io vorrei che la gente capisse. che poi ci sono persone che fanno queste lavoro e danno fregature a destra e a manca, ahimè hai ragione ma come in tutti i mestieri. A Roma i taxi ci sono. ma tu hai presente questa città quando c’è uno sciopero o piove. Non è liberalizzando che si creano posti di lavoro, purtroppo. E’ solo fumo agli occhi. Quanti figli di impiegati fanno i magistrati? Le lobby sono i vecchia collegia medioevali. Il figlio fa il lavoro del padre. Comunque spero di non essere stata troppo scortese. E ti auguro un in bocca al lupo per la tua vita e il tuo lavoro qualunque sia.

    • viviana

      Cara lameduck hai ragione, se questa è la vera realtà della tua città. però fai due conti in tasca anche a quei sette taxisti che vivono nella tua città. Un pieno di benzina, una malattia che nessuno mi paga, le ferie che nessuno mi paga, la macchina che sirompe in media ogni 10 gg e quindi se ferma non produco, le tasse, l’assicurazione. non pensare che tutto quello che guadagnano entri in tasca. Se forse tu guadagnassi un pò di più, avresti più capacità di risparmio e investimento e nel tuo piccolo potresti muovere la macro economia del tuo centro? Stiamo tutti sulla stessa barca. Divide et impera. Scanniamo i tassisti. E decentriamo l’attenzione da noi( intendo politici, finanzieri e banche). grazie per avermi risposto. e anche te in bocca al lupo per tutto.

      • Doxaliber

        Un pieno di benzina, una malattia che nessuno mi paga, le ferie che nessuno mi paga, la macchina che sirompe in media ogni 10 gg e quindi se ferma non produco, le tasse, l’assicurazione.

        Sono problemi che devono essere affrontati da chiunque abbia un’attività commerciale. Ma gli altri lavorano in un regime di libero mercato, chiunque può aprirgli un negozio nella vetrina accanto e stare aperto a qualsiasi ora del giorno e della notte. Perché loro sì e i tassisti invece no? La vita oggi è dura per tutti quindi è inutile addurre motivazioni di carattere economico.

      • Melchisedek

        vedendo queste risposte e non essendo un tassista l’articolo di Dellefragilicose ha colpito nel segno……..i tassisti stanno piantando l’albero dei cazzi storti….spendere 200.000 euro per la licenza è stato come comprarsi azioni della parmalat mentre subiva il processo per bancarotta…..siete stati trombati mi dispiace ma è la dura e vera realtà…….con il rispetto per ogni essere umano presente su questo pianeta…….Viva Mentecritica Love It

  • Maurizio

    Caro pseudo giornalista.ma perche anche tu come 50.000 mila taxisti non hai rischiato di investire 200.000 euro e ventre a fare il nostro lavoro?forse e le palle che ti mancano o magari ti piace il posto sicuro e lo stipendio fisso 14 volte al mese.e Allora continua a vivere nella bambagia e non rompere l’anima a chi ha rischiato e si e rotto il culo per pagare la licenza.

    • Comandante Nebbia

      io sono un operaio, non un giornalista.
      i 200.000 euro non li ho, sono troppo vecchio per chiederli in prestito e non ho parenti che mi finanziano.

      se la licenza non costasse 200.000 euro, magari ti farei concorrenza e, visto che ti sono sembrato un giornalista, i tuoi clienti potrebbero avere più piacere a parlare con una persona come me.

      ah, non ho 14 mensilità e in quanto a vivere nella bambagia, ognuno sa i fatti suoi. Io non ho l’abitudine di piangere miseria come tanti tassisti che si sono affacciati qui.
      Vivo di quel che guadagno senza lamentarmi e senza fare la vittima (e senza riuscire a mettere da parte 200.000 euro da investire)

    • Doxaliber

      Mia sorella ha speso più di 200.000 euro per la sua attività, però a differenza dei tassisti lei lavora in un regime di libero mercato. Ognuno potrebbe aprire un’attività simile alla sua nella vetrina accanto e aprire 24h su 24 senza chiedere alcun permesso. Idem per mia zia che ha un negozio di abbigliamento. Le domande quindi rimangono: perché loro sì e i tassisti no? Se pensi che fare il tuo lavoro sia così duro cambia mestiere e vai a fare l’operaio con 14 mensilità no? Se invece l’unica motivazione che puoi addurre è piangere miseria e insultare l’altrui lavoro francamente non mi convincerai mai, né me né nessun altro. In tal caso ti consiglio di andare a piangere in qualche forum per tassisti, così vi date le pacche sulle spalle a vicenda.

  • maurizio

    Mia cara amica.io non piango sulle spalle di nessuno.ma io ho fatto 20 anni da dipendente e poi la ditta andava male emi sono buttato nel acquist di una licenza.ed ora mi batto x I miei diritti.

  • Melchisedek

    @tutti i tassisti è vero che la benzina la pagate meno……di noialtri…..e ditemi se i parcheggi anche li pagate meno???grazie se qualcuno mi risponderà…siccome è nata una discussione in ufficio ed in rete non trovo risposte alle mie domande……

  • serpiko

    So che i taxisti non sono la categoria più vessatoria tra i monopoli italiani.
    Dimostrazione ne è il fatto che in risposta a questo topic nessun notaio ha perso un minuto per difendere se stesso e la sua casta, così come nessun avvocato e nessun farmacista. 2 risposte a difesa, 2 risposte di taxisti o loro parenti.
    Chi sente per primo il problema, per primo combatte. Chi per combattere deve esporsi, non ha altre armi per farlo.
    Probabile che i notai stiano facendo lo stesso ma in sedi diverse, con interlocutori diversi, con strumenti diversi e -probabilmente – con risultati diversi.
    Il punto però è un altro.

    Il mercato è una cosa spesso stronza ma tanto bella. E onesta. Perchè, se lasciato davvero libero, si regola da solo.
    Lo pseudo-giornalista del cazzo enuncia un principio che sarebbe impossibile non condividere: se libero mercato dev’essere, sia libero mercato per tutti.

    Sta poi alla sensibilità delle autorità fare in modo che vi siano degli ammortizzatori per le categorie che venissero colpite troppo duramente dalle scelte di liberalizzazione. Purchè tali ammortizzatori difendano le persone e non i privilegi o le esclusive.

  • Maria

    Io che tassista non sono (e nemmeno ne ho in famiglia) mi chiedo se i prezzi caleranno veramente, la benzina ha infatti costi assurdi in Italia. Se la liberalizzazione non porta vantaggi, è inutile farla, a un consumatore non credo interessi che ci siano 100 tassisti che guadagnano 50 e non riescono a vivere, mentre prima 50 tassisti guadagnavano 100 e riuscivano a vivere. Se ci si aspetta di pagare di meno per un taxi liberalizzando il servizio credo che avremo una delusione, io vedrei un senso alla liberalizzazione solo se si ampliasse il servizio e come succede all’estero ci fosse una copertura nel fine settimana per i giovani e meno giovani che hanno bevuto un po’ e non possono mettersi alla guida. In Inghilterra ho visto che i taxi lavorano tantissimo così. Un saluto a tutti i partecipanti alla discussione.

  • Maria

    “Il mercato è una cosa spesso stronza ma tanto bella. E onesta. Perchè, se lasciato davvero libero, si regola da solo”
    Non sono così sicura della saggezza del mercato, ammetto la mia sconfinata ignoranza ma non lo idolatro. Se un’azienda per essere competitiva e vendere un bene a prezzi inferiori, risparmia sottopagando i lavoratori, assumendo illegalmente minori, risparmiando sulla sicurezza, dov’è il vantaggio? Per non parlare di quei beni che non sono merci, certo alla fine il medico bravo avrà la meglio su quello ignorante, ma senza concorsi (che si chiamano così perché mettono in concorrenza persone) non rischiamo di avere più persone non qualificate che faranno danni gravi e spesso irreversibili (penso soprattutto alla salute), se non ci interessano gli uomini pensiamo che questo si tradurrà in un danno per il Pil

    • serpiko

      Buongiorno Maria.
      Occorre fare delle distinzioni.

      Mercato “libero” non significa “privo di regole”, o “senza etica”: qualsiasi illegalità rappresenta un vincolo e una limitazione.
      Così come “liberalizzazione” non significa “assenza di qualifica”: si tratta di rivedere le modalità con cui questa viene assegnata.

      Gli “albi” sono una deformazione tutta italiana: perchè dover sostenere un’abilitazione a una professione e non ottenerla automaticamente dopo aver raggiunto un certo titolo di studio? O non funziona la struttura che fornisce il titolo in questione, o è superflua l’abilitazione.

  • Maria

    Sono completamente d’accordo con te, si possono eliminare gli esami di Stato se rendiamo più serie e professionalizzanti le università. Però nei media e in Tv, penso per esempio a Ballarò, sta passando un concetto più affascinante: tutti possono fare tutto. Un saluto.

  • Guido Matucci

    Temo che il problema siamo noi. Non solo quindi i tassisti, i farmacisti, i notai, gli architetti, gli ingegneri, gli ortopedici, eccetera… ma tutti noi. Non ci va che ci sia la concorrenza libera, aperta a tutti. Per ingozzarsi di quattrini alla faccia nostra quindi, occorre limitare al massimo l'accesso di concorrenti. La scusa é sempre la qualità del servizio che da noi é il modo per fregare l'unico che paga e non c'entra niente… chi? il cliente. E quindi… giù barriere protettive: le farmacie non possono essere di più di 16000 e dispari. Perché? per la qualità del servizio? le parafarmacie sono un pericolo per la salute pubblica? no per il farmacista, che dovrà lavorare di più per acquisire clientela.
    Il tassista? liberalizzare le licenze, spero, vorrà dire anche liberalizzare le tariffe! concorrernza
    IN altri settori si grida la parola magica ACCREDITAMENTO!!!!
    E la confindustria? perché anziché dirci stronzate sull'aumento della concorrenza, non mette alla porta quelle aziende che stipulano accordi di cartello per restringere la concorrenza, per tenere i prezzi alti, e alla fine c'é sempre quello che paga ovvero noi.

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