LA Publicy in Pratica: i Cittadini Privati
6 settembre, 2010 - 23:31 di Gianmario Felicetti
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Nel post precedente abbiamo visto alcuni principi ispiratori di un ipotetico diritto alla Publicy. Ma esiste veramente questa Publicy? Che cos’è? Dove la troviamo? Perché è importante? Facciamo un esempio concreto.
In USA vige una fatidica legge chiamata “Don’t Ask Don’t Tell”: obbliga i militari a non svelare la propria omosessualità, e addirittura a non parlare di omosessualità in generale. In cambio (in cambio???) nessuno può indagare sulla vita personale delle persone sospette di essere omosessuali. Un apparentemente innocuo “Non chiedere, non dire” cela la minaccia di violazione del diritto alla privacy nel caso in cui un militare omosessuale voglia esercitare il diritto alla publicy. Non è solo una questione teorica: si tratta di minaccia del licenziamento e l’onta di essere radiati dal corpo. La tutela della propria privacy (sacrosanta) è usata come moneta di scambio e al contempo come arma di ricatto per imporre ad alcuni – una minoranza – di non esercitare un diritto altrettanto fondamentale.
Più in generale, è tipico degli stati totalitaristici in generale intervenire direttamente nella vita privata delle persone. In questi casi l’intimità ne viene devastata e la tutela della privacy non esiste. Ma poco si riflette sul fatto che il modo migliore per annientare la privacy delle persone, per uno stato totalitaristico, è quello di annientare la loro publicy. Una persona senza diritto alla publicy non potrà mai esercitare alcun diritto alla privacy.
Ora che abbiamo una vaga ma concreta idea di cosa possa essere la Publicy, cerchiamo di mappare questo neologismo nel nostro vocabolario, per abbozzarne una ipotetica semantica di riferimento.
Un’idea possibile è riprendere le attuali definizioni di Privacy e adattare queste definizioni al concetto di Publicy. La tabella sotto può essere di aiuto.
|
Fonte |
Privacy |
Publicy |
|
Generica |
· espressione che indica · nella vita di una persona, la dimensione più privata, che essa ha diritto di salvaguardare |
· espressione che indica · nella vita di una |
|
Treccani |
· La vita personale, privata, |
· La vita sociale, pubblica, |
|
Wikipedia |
· Privacy deriva dall’inglese e · Per privacy si intende comunemente il · Diritto alla non intromissione da parte del potere |
· Publicy deriva · Per publicy si intende comunemente il · Diritto [della persona] |
Riassumendo, possiamo dedurre le seguenti caratteristiche della publicy:
1) La Publicy riguarda la vita sociale di una persona, e della sua famiglia.
2) Poterla tutelare è un diritto individuale (si riveda l’aritcolo 3 della Costituzione italiana)
3) Il diritto a tutelare la propria vita sociale e famigliare presuppone il potenziale interesse da parte di terzi (Stato, Aziende, cittadini privati) a disporre a proprio piacimento delle implicazioni pubbliche e sociali dell’intimità delle persone
4) Il concetto di Publicy nasce per stigmatizzare (e quindi contrastare più efficacemente) l’interesse da parte di terzi ad estromettere determinati e selezionati aspetti della vita dei singoli e delle comunità dalla vita sociale e dalla gestione della Res Publica.
Queste possibili manipolazioni possono causare gravi danni all’individuo, alle singole comunità e alla società tutta.
Sono molti i modi in cui può essere lesa la publicy di una persona o di una comunità. Può trattarsi di uno stato che si ostina a non salvaguardare con efficacia la dignità sociale di una categoria di persone, siano esse donne, ebrei, omosessuali, persone di colore, immigrati clandestini, persone non cattoliche ecc…
Possono essere utilizzate tecniche aggressive e dirette, come imporre ad una persona di vestirsi in un determinato modo (l’obbligo di indossare un burqa o la barba lunga, così come l’obbligo di non indossare simboli religiosi nelle scuole francesci) oppure tecniche indirette proprio come il don’t ask don’t tell.
Le finalità, poi possono essere le più svariate: da ipotetiche finalità di ordine sociale (si pensi al coprifuoco a Milano: una grave menomazione della publicy – poter uscire di casa, poter avere aperto il proprio esercizio commerciale – di interi quartieri in nome della sicurezza), al controllo del peso sociale di una minoranza nella società fino al desiderio di assicurare un futuro solido ai propri figli – ma anche più semplicemente il desiderio di non vergognarsi davanti ad altri parenti / amici / colleghi.
Un’altra cosa può fare la differenza: il diritto alla Publicy può essere leso in vari ambiti del vissuto personale: nella fede religiosa, oppure nella cultura di origine, o magari negli affetti personali e nei legami famigliari – si pensi al ricongiungimento famigliare di tanti extracomunitari – o nell’orientamento sessuale delle persone.
Infine, è interessante notare che alcune categorie vengono totalmente private di una dimensione pubblica: è il caso delle prostitute schiave, dei carcerati suicidi, dei bambini lavoratori. Tutti fanno finta che queste persone non esistano in assoluto a parte ridicole comparsate nella cronaca. Altre categorie hanno un ruolo pubblico ben definito, ma – haimè – costretto a rimanere dentro stereotipi strettamente predefiniti: si pensi ai gay che vengono rappresentati dai media o come miliardari di successo tutti yacht e vita mondana, o come patetiche macchiette capaci di provare affetto solo per il proprio cagnolino, o come trasgressivi esibizionisti capaci solo di andare ai gay pride.
Sia esso l’hapartheid e il razzismo, sia esso la discriminazione delle persone con un proprio orientamento sessuale o una determinata religione, sia esso il pregiudizio atavico nei confronti delle persone diversamente abili, malate o vecchie. Nella società sono migliaia gli esempi in cui la cultura dominante cerca di censurare nel contesto pubblico gli aspetti personali degli individui o delle organizzazioni o categorie sociali minoritarie.
E questo non accade solo nei paesi totalitaristici. Avviene – in forme più o meno morbide e indirette – annche in quei governi occidentali che non sono capaci di gestire le società moderne con metodi totalmente democratici. Infinite le cause di questa presunta incapacità, difficile comunque non pensare alla corruzione – mazzette, clientelismo, plutocrazia – oltre che al timore di attacchi terroristici o di “invasioni” di cinesi e musulmani, così diffuse da fare della codardia uno sport nazionale.
Una cosa è certa: possiamo parlare di Publicy finché il nostro diritto alla privacy (e alla vita) non siano gravemente lesi. Forse è per questo che l’opinione pubblica non ritiene importante che il diritto alla Publicy venga salvaguardato. E magari è anche comprensibile.
Però, se è vero che proprio minando il diritto alla Publicy è possibile arrivare a minare il diritto alla Privacy, allora si capisce che solo salvaguardare il diritto alla tutela della Publicy potremo essere sicuri che l’emancipazione moderna dai totalitarismi e gli assolutismi del passato possa ritenersi irreversibile, o comunque più solida e certa.
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