La prigione 10


Oggi, facendo retromarcia, ho tamponato un’auto. Non ho avuto nemmeno il tempo di capire compiutamente cosa fosse successo che mi sono ritrovato circondato da due donne e da un uomo che hanno iniziato a colpire con pugni e calci i vetri e la carrozzeria della mia macchina urlando qualcosa in una lingua che non riuscivo a comprendere.
Io portavo con me una persona invalida al cento per cento, una disabile di anni 81 e una bambina di anni nove che è rimasta traumatizzata.
Quando finalmente ho capito che si trattava solo di un leggero tamponamento, sono sceso, ho affrontato le due ragazze e tenuto d’occhio l’uomo che, dopo avermi squadrato, ha deciso di allontanarsi lasciando l’onere della contesa alle due donne. Nel frattempo, alcuni connazionali della signore ci hanno circondato e l’atmosfera è diventata decisamente tesa.
Allora le ho calmate, le ho convinte ad esprimersi in una lingua che conoscevo anche io, gli ho chiesto se avessero un modulo di constatazione amichevole e, visto che mancava sia a me che a loro, ho chiesto agli astanti. Una persona di buona volontà me ne ha procurato gentilmente uno.
Mentre lo compilavo, cercando di essere preciso e di evidenziare senza alcun dubbio la mia responsabilità nell’urto, ho cercato di far notare alle due donne quanta violenza avessero scatenato per un motivo così futile e quanta paura avessero messo alla mia bambina.
Alla fine, una delle due mi ha chiesto scusa. Sono andato via.

Ora mi sento cupamente rabbioso. Vittima di un’ingiustizia. Perché devo essere aggredito solo per un leggero tamponamento? E, soprattutto, perché il destino mi ha costretto a dover mantenere la calma, gestire la situazione e proteggere non solo me, ma anche le persone che da me dipendono e anche le due signore che messe insieme non facevano il mio peso? L’uomo no. quello si è protetto da solo rimanendo a debita distanza.

La forza, la calma, il dominio di se stessi sono una prigione dolorosa. La pace non è merito dei disarmati, ma di quelli che portano la spada e decidono di lasciarla nel fodero.
Questo però non mi basta. Forse domani sarò fiero del mio comportamento. Oggi no, vorrei menare qualcuno, ma sono prigioniero della mia disciplina e questo è il senso opaco della vita che ho condotto e questa consapevolezza suona come una condanna.


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10 commenti su “La prigione

  • emilio

    ” il senso opaco della vita che ho condotto” sembra invece una brillante e lucida consapevolezza. Poi gli ormoni dello stress devono scemare, e ci vuole un po’. Ho avuto una esperienza simile, bambini compresi, e la cosa più brutta è stato cogliere che le femmine, mi permetto di chiamarle così, cercavano di testare gli attributi dei maschi protagonisti. Che per l’appunto hanno unica uscita lo stare larghi…. Siamo animali. A meno che non ci si controlli.

  • doxaliber

    Hai fatto ciò che dovevi fare in una situazione che sarebbe potuta diventare pericolosa. L’alternativa era rimanere in auto e chiamare la polizia.
    Sei stato vittima di un’ingiustizia, questo è sicuro. E conosco la rabbia che provi.

  • fma

    E’ la frequenza di episodi del genere ciò che ti fa pensare male degli abitanti di questo paese, autoctoni e new entry.
    In coda, qualche tempo fa, sono stato tamponato da una signora impegnata a trafficare col telefonino. Siamo scesi, io incazzato col foglio in mano, lei con l’aria di chi non sa cosa sia successo.
    Signora mi ha tamponato! Io? Chi altro? Come fa a dirlo? Lo dice il paraurti. E chi mi dice a me che non fosse già così prima? Va bene, chiamiamo i vigili. Eh no! E perché no? Prima devo sentire mio marito.
    Abbiamo dovuto attendere il marito, un’oretta, per fortuna all’ombra di un platano, per compilare il modulo di constatazione amichevole.
    Ma quale cazzo di uno vale uno!

  • Silvio

    Long story short: onore al tuo autocontrollo che, pur lasciandoti l’amaro in bocca, ha evitato guai peggiori a te e alle persone che da te dipendono.