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La Politica e il Flogisto

12 ottobre, 2009 - 14:21 di  
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Esistono ipotesi seducenti, generate dal bisogno di spiegare in modo semplice fenomeni complessi, che passando di mano in mano, confortate dal consenso generale, assurgono a verità apodittiche, spendibili senza bisogno di ulteriori verifiche.

Ma non per questo corrispondono al vero.

Prima di Lavoisier era comunemente accettata l’idea alchemica che la materia fosse governata da tre principi: il mercurio (che rende le cose liquide), il sale (che le rende solide) e lo zolfo (che le fa bruciare).




Agli inizi del settecento un alchimista tedesco, tale Ernst Stahl, pensò bene di chiamare flogisto la sostanza che faceva bruciare le cose. Un’entità ipotetica, che non si poteva misurare ma solo dedurre. Gli oggetti bruciavano perché contenevano flogisto. Naturale che un pezzo di legno ardesse fino a che aveva consumato il flogisto che conteneva, riducendosi alla fine a un mucchietto di cenere. Con il flogisto si era trovata una spiegazione soddisfacente alla combustione, alla calcinazione, alla riduzione e perfino alla respirazione (un tipo di combustione in cui i polmoni espellono aria flogisticata, si diceva.). La chimica aveva finalmente una logica.

Fu Lavoisier che dimostrò che il flogisto non esisteva. Eravamo intorno al 1780, mica ai tempi di Noè.

Antoine  Laurent e Marie Anne Lavoisier

Antoine Laurent e Marie Anne Lavoisier 1788 (dettaglio)

Ma oggi esistono luoghi comuni paragonabili a quelli dei tempi di Lavoisier?

Occorre fare un distinguo.

Secondo Popper esistono due tipi di teorie: quelle falsificabili e quelle non falsificabili. Una teoria é falsificabile se dalle sue premesse sono deducibili le condizioni per un esperimento che la possa dimostrare falsa. Hanno tali caratteristiche tutte le teorie scientifiche. Mentre non ce le hanno gli assunti della fede, della politica, delle scienze sociali, della filosofia. Il che non vuol dire che siano teorie di serie B, ma che, forse, per voler trattare argomenti troppo complessi con strumenti del tutto inadeguati, non si prestano a essere ridotte a modelli falsificabili e dunque lasciano a chi le esprime la possibilità di arrivare alla conclusione che più gli aggrada.

Per esempio di credere che sia politicamente corretto scendere in piazza per manifestare a favore di un titolare d’azienda, dalle cui tasche sono usciti dei soldi per pagare una sentenza, qualora un altro giudice condanni quel titolare a rifondere il danno che la sentenza comprata ha procurato al suo concorrente in affari. Semplicemente sostenendo che il secondo giudice, quello non comprato, era comunista.

Oppure di sostenere d’aver ricevuto direttamente notizia da domineddio sul contenuto della vera fede, su quale sia il miglior comportamento da tenere per accedere alla vita eterna, se la pillola RU-486, oppure il preservativo, siano compatibili o meno col volere di Dio.

Qualsiasi membro, compreso il portinaio, di qualsiasi comunità scientifica, compresa la confraternita dello scopone, che usasse una simile logica per far passare le proprie idee, verrebbe automaticamente cacciato per malafede, o per manifesta incapacità d’intendere e di volere.

Molte delle materie che sono assurte al rango di scienza hanno vissuto in passato vicissitudini e problemi simili a quelli che affliggono tuttora la politica e la fede.

C’é stato il tempo degli alchimisti, dei cerusici, degli speziali, degli imbonitori, dei maghi, delle fattucchiere… poi sono venuti Galileo, Newton, Darwin, Einstein…

Dicono gli estimatori del genere umano: “Ci vuole pazienza, piano piano, magari non subito, magari non la fede, ma la politica, hai visto mai…”

Speriamo. Ma mentre le scienze, grazie al metodo su cui si reggono, sembrano aver doppiato il punto di non ritorno che rende immuni da recidive, mentre non sembra possibile che da Montagnier si possa tornare a Galeno, o da Copernico a Tolomeo, sull’altro emisfero non c’é alcun punto di non ritorno su cui poter contare, si passa tranquillamente dal liberalismo al fascismo, dal comunismo al capitalismo, da Bismark a Hitler, da Marx a Chavez, da De Gasperi a Berlusconi, senza che s’intraveda nulla che possa impedirlo.

Di cosa ha bisogno la politica per fare il salto di qualità?

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Comments

17 Risposte a “La Politica e il Flogisto”
  1. maria scrive:

    Semplicemente stupendo questo articolo…..
    Credo che lo stesso Popper, non riuscirebbe a trovare di meglio in nessuno dei suoi mondi, per dire le stesse cose che leggo qui!
    Io purtroppo su questi argomenti, sono ancora all’epoca di Bacone…. Una tabula rasa, ma mi affascinano, credo che rileggerò questa articolo molte e molte volte!

  2. Dico la mia.

    Secondo me, politica e scienza sono due attività tese alla massimizzazione del profitto.
    Si potrebbe dire, con una certa generalità, che tutto ciò che si fa è teso alla massimizzazione di un profitto. Ovviamente il profitto non è sempre lo stesso, cioè non è necessariamente danaro o beni, ma energia, potere, sesso.

    In questo senso, l’esercizio delle discipline “scienza” e “politica” non è funzionale alla loro definizione, ma alla loro funzione.

    In parole povere, se rispolverare il concetto di flogisto fosse utile ad aumentare l’efficienza di un motore a combustione interna, sono certo che le ricerche sul flogisto ripartirebbero con grande vigore.

    Per lo stesso motivo, la politica ripesca periodicamente le posizioni filosofiche o sociali funzionali alla massimizzazione del profitto secondo le condizioni correnti.

    Considerando le attività umane alla luce della massimizzazione del profitto, molte incongruenze trovano illuminanti spiegazioni.
    Se, invece, ci si riferisce alle cose per come vorremmo che fossero, allora entriamo nel campo della morale, della fede o della speranza. E lì, tutti abbiamo ragione.

    • maria scrive:

      Ho notato che da un po’ sono tornati i voti…. Nel caso becchi un voto negativo, posso recuperarlo dandomi da sola un voto positivo

    • fma scrive:

      Lo confesso, a me la scienza ricorda l’ancella della ragione kantiana che tiene alta la fiaccola.O perlomeno, tra le nostre espressioni, considerate tutte le limitatezze e le contraddizioni che le contraddistinguono, quella che più le si avvicina. Una delle poche nostre attività che abbia una sua ragion d’essere, che si sia fin qui dimostrata in grado di capitalizzare i propri progressi (Lo possiamo benissimo chiamare profitto in senso lato. Talvolta anche stretto), che sarebbe una sciagura apocalittica se domani venisse a cessare, per editto imperiale o bolla papale.
      E però la scienza non è sempre stata così. In molte delle sue espressioni, se non in tutte, prima d’essere “donna di provincia” è stata “bordello”. Finchè qualcuno non ha acceso la luce; non ha detto, per ciascuna branca, che il flogisto non esisteva, mettendo i posteri in grado di continuare la sua opera. Perché, nella scienza, l’opera sopravvive all’artefice.
      La politica, per ora, é “bordello” (detto per banale constatazione, senza intenzione moralistica). Ma lo é per sua naturale costituzione, illuso chi pensa possa cambiare? o ci sarà un giorno in cui verrà sottratta alle metafisiche, come capitò alle scienze, e portata all’onore del mondo?

      • Secondo me, no.
        A mio parere la politica è perfetta per la sua funzione, almeno relativamente al sentire attuale.

        E’ probabile che un cambiamento, o razionalizzazione, sia possibile quando saremo noi a cambiare perché, mentre nella scienza è il fenomeno a fare la legge, nella politica avviene il contrario.

  3. Alfonso scrive:

    Si parla chiaramente di politica italiana. Che è, mi si perdoni la banalità, lo “specchio” della società italiana. Concordo nell’identificare il profitto ma vorrei aggiungere che a mantenere l’interesse verso la massimizzazione del profitto è il mezzo attraverso cui questo prende forma: la moneta. Che andrebbe eliminata domani mattina, se non fosse un vizio che ha mummificato tutto e tutti (e che stiamo trasmettendo a chi ci succederà), vizio senza il quale non siamo capaci di vivere.
    Per alcuni, però, il profitto è dato dall’aggiungere qualità alla vita dei propri simili. E’ il caso della scienza. Lo so, la difendo ogni volta quasi a spada tratta, e sono ben consapevole che al giorno d’oggi non c’è scienza senza un finanziatore (il quale ha in genere il solo scopo di poterla vendere).
    E’ per questo che la maggior parte dei frutti della scienza restano ancora sommersi nei profondi abissi del mercato.
    Questo però è un po’ da restringere. Vale in Europa, ad esempio e vale già un po’ meno in America, dove il produttore chiude in fretta se ciò che vende è teso essenzialmente al profitto. Molti americani sono consumisti migliori di noi.
    In Asia invece, la scienza (sempre di scienza-mercato si parla) sta cercando di ovviare a quello che in Europa potrebbe benissimo essere definito un “decorso naturale della malattia del capitalismo”… in tutto questo MI MANCA SEMPRE L’AFRICA: l’unico sforzo della scienza lì è di limitare l’abuso di territorio.
    Resta il fatto che il metodo scientifico sia l’unico sul quale si può affrontare un argomento. Senza “credere o non credere”, senza troppi discorsi su chi ha ragione e chi torto e, rispetto ad esempio alle “scienze umanistiche”, è l’unico metodo in grado di dimostrare qualcosa senza assunti.
    Cosa serve alla politica? Sparire dai giornali e dalla realtà fisica, essendo essa stessa per definizione nei cuori di cittadini consapevoli.
    Qualsiasi cosa, in ogni caso, deve essere successiva alla scomparsa della moneta, su scala planetaria.

    • fma scrive:

      Confesso che mi riesce difficile immaginare un mondo che regola i propri interscambi (innumerevoli) senza avvalersi di uno strumento pratico e razionale qual’è la moneta.
      Perché dovrebbe? Forse la moneta è la cacca del diavolo? ;)
      In secondo luogo intendevo dire che è proprio la politica in sè, come campo di attività, non soltanto quella italiana, che progredisce e regredisce senza riuscire a conquistare, almeno finora, un punto di non ritorno. Ho detto da De Gasperi a Berlusconi, ma anche da Marx a Chavez, da Bismark a Hitler; avrei potuto aggiungere da Roosvelt a Reagan, da Trotsky a Breznev, da Marco Aurelio a Commodo e via elencando.

      • Alfonso scrive:

        eheh, la moneta è un’invenzione bifida e che riveste (nel senso proprio che “copre”) il concetto di proprietà. Sul quale c’è SEMPRE da discutere.
        Dovremmo abolirla domani mattina perché è attraverso di essa che sfoggiamo ogni giorno sui nostri giornali il catalogo delle umane bassezze…
        Come campo di attività non saprei, la politica (come altre cose) dovrebbe essere il frutto di un ascolto e di un’analisi basati sulle esigenze dell’uomo nel territorio… Che è poi il motivo per cui la scienza può essere UNA mentre le politiche tante. Non mi intendo molto della seconda purtroppo, mi limito a seguire vagamente la prima sperando che prima o poi mi porterà a comprendere la seconda e molte altre a venire.
        Quello che mi viene in mente in questi giorni è quasi sempre ovvio, ma forse ridicendolo l’ho rispolverato un pochino e forse con meno pregiudizi: scienza e politica nascono entrambe dal contrasto tra l’uomo e le risorse del pianeta. Contrasto avvertito prima dalla scienza (moderna), poiché la politica (antica e moderna) è in realtà fortemente antitetica.
        La politica si è servita della scienza, oggi invece deve ritrovarsi a servirla. E forse è per questo che non farà mai quel salto di cui hai parlato. E forse sarà per questo che sparirà.

  4. Luna scrive:

    Risposta banale ma apoditticamente vera:
    Uomini di qualità!
    La scienza si occupa dell’universo, lo scruta, lo indaga, vuole comprendere le leggi che lo regolano.
    L’Universo E’…attende, solo, di essere svelato.

    La politica si occupa dell’uomo, sia esso governante o governato, degli interessi della collettività.
    L’uomo s’ha da fare! “Il vero essere dell’uomo è il suo dover essere”.
    Il dover essere sottintende dei valori, tra i quali il senso di responsabilità verso gli altri.
    Il senso di responsablità rimanda ad una permanente tensione verso la giustizia.
    Per questo l’uomo responsabile è capace di superare i propri immediati interessi, di liberarsi dal suo ego a favore degli altri, del bene comune.
    E’ un uomo di valore!
    Ecco. La politica, per fare il salto di qualità, avrebbe bisogno, secondo me, di questa tipologia di uomo.
    Da costui “educato” anche il nostro paese crescerebbe qualitativamente.

    Perché, parafrasando Socrate :” L’Italia, così com’è, non ha bisogno di essere
    governata, ha bisogno di essere educata!”.

    Toc Toc!
    Esiste qualcuno in grado di educare? CHI?

    Ossequi

    • fma scrive:

      Probabilmente hai ragione.
      Ma se l’unico mezzo fosse davvero QUALCUNO che educhi l’Italia, ne avremo così da aspettare.
      Spero che esista un altro modo.
      La scienza ha iniziato a crescere quando qualcuno è passato dalla contemplazione della cosa in sè all’osservazione del particolare, alla formulazione di ipotesi che spiegassero i fenomeni osservabili, alla loro sperimentazione. Alla costruzione di strumenti per osservare e sperimentare meglio.
      In fin dei conti anche in politica è successo qualcosa di simile, nel senso che il modo in cui si guarda l’uomo dopo Montesquieu è diverso dal modo in cui lo si guardava prima.

      • Luna scrive:

        …In poche parole i risultati sono arrivati quando dall’osservazione/contemplazione, dalle ipotesi, si è passati all’azione!
        Bene!
        Una rivoluzione? Questo l’unico altro modo che ora mi viene in mente! :)

        • fma scrive:

          Ho smesso di crederci molto tempo fa. Invecchiando.
          Vorrei semplicemente qualcosa di più organizzato dell’attuale.
          Per prima cosa una serie di regole cui chi vuole fare politica debba sottostare.
          Parlando di Marrazzo m’è venuto in mente il cursus honorum di romana memoria. Mi piace immaginare la politica come un progetto a cui le generazioni successive possano attingere senza dover ricominciare ogni volta da capo.
          Come capita per la scienza.
          Ognuno ha i suoi sogni.

  5. Luna scrive:

    …A proposito di senso di responsabilità.
    Lombardo:”Io non ci capisco niente, chissà quanti decreti firmo senza sapere”

    Intanto si svolgevano i funerali delle persone morte nella tragedia di Messina.

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