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La Penisola che non c’è

4 giugno, 2007 - 15:00 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia




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euro_monete_verso.gifTipico dell’artista pittore è interpretare il mondo fornendo una sua personale visione. L’onirico Dalì, il geometrico Mondrian, lo storico Coubert. Tipico dell’artista scrittore è riuscire a fornire una prospettiva al mondo che verrà. L’insuperabile Orwell, l’ironico Huxley, il sottovalutato Asimov.



Tipico dell’artista è insomma scrivere quella parte di vita che manca nel libro di storia. Tipico dell’artista è indagare con l’animo piuttosto che con il microscopio. L’artista le cose le “sente” (to feel) non le vede, le “scorge” non le scruta, le “percepisce” ma non le esamina.

L’economia sta diventando quindi un’arte e non più una scienza. Tale è il sentimento quando si incontrano figure come quella di LCDM (che non è il mio schermo thompson).

montezemolosd.jpg

Il signore dal lungo nome sembra stia preparando la sua discesa in campo. Qualcuno per favore spieghi ai politici che prima di raccogliere, nel campo si semina. Altrimenti non ne usciamo più fuori.

Insomma, dicevo, il tal “uomo del monte” ha fatto una sparata all’annuale conferenza di Confindustria che fa supporre una sua prossima candidatura a gran timoniere d’italia. Se da una parte si può con lui convenire che la politica italiana ha fatto bene alle imprese come una supposta per il mal di denti, dall’altra non si può non sorridere quando parla dell’eccessivo carico fiscale sulle stesse. Se da una parte ci si interroga (io griderei all’intimidazione, ma ho la raucedine) quando parla di “meno processi più tifo per le imprese italiane“, dall’altra ci si interroga due volte quando quel tizio (nato ricco, diventato ricchissimo) parla di pensioni.

Se non più di tanto, mèmori di berlusconiane parole, ci si stupisce delle stronzate dette in campagna elettorale, quel che più perplime è il dato indicato dal signor blablablazemolo per una “italia moderna e competitiva”: il 2015.

Visto che ho fatto lo scientifico, mi accingo a fare 2015 meno 2007. Otto. Tra otto anni il signor Lungonome vorrebbe un’Italia che non s’è fatta in sessant’anni. Un artista.

Quel che fa così ben auspicare il signor Luca è una timida ripresa dell’economia italiana che da un paio d’anni vede il suo PIL crescere del due percento. Ma si sa che ai genitori di un ragazzo in coma bastano pochi sguardi e un movimento di un braccio per poter sperare in una ripresa. No, non si parla di miracolo che non è caso di parlar di corda in casa dell’impiccato.

I fatti. Il sistema economico italiano ha una particolarità tutta sua: le piccole imprese. Nel nostro bel paese c’è una media di 3.8 occupati per impresa. E’ una caratteristica tutta italiana ed è anche la responsabile del nostro stato. E’ la principale responsabile a causa di una variabile: la produttività. Si tratta di quanto, in un determinato spazio di tempo, produce un lavoratore. Facile no?!

Ecco, mentre nella vicina Francia la produttività è aumentata del 20% negli ultimi dieci anni, mentre nella vicina Germania siamo intorno al 16%, nella bella italia siamo fermi al 4% (dati istat). Già, si gioca sui numeri. Quel quattro percento indica un ritardo mostruoso del nostro paese nell’uso della tecnologia. L’Italia non è stata capace di cavalcare l’onda ITC (information, technology, communication) che ha permesso un grande balzo avanti ai paesi che hanno cambiato processo industriale.

Per dirla in breve: siamo rimasti all’età della pietra. La causa di tale ritardo è nelle piccole imprese che, da sole, non possono ovviamente permettersi quell’investimento nell’innovazione e nella ricerca che caratterizza l’attività logistica della grande impresa. Insomma: le piccole imprese non rischiano.

Ciò ha portato tutta l’Italia in una grande arretratezza nei processi produttivi, nella affermazione dei settori tradizionali e nella conseguente atrofizzazione dei settori ad alta tecnologica, ma sopratutto nella obsolescenza dei distretti industiali, i quali, traendo vantaggio dalla vicinanza tra produttori intermediari e finali, vedono annullata questa loro particolarità dalla nuove tecnologiche, le quali invece tendono a rendere nullo lo svantaggio delle distanze.

Allora perchè l’Italia è cresciuta del due percento?

Il tutto si spiega con il fatto che l’occupazione rientra nel calcolo del PIL. L’occupazione, negli ultimi dieci anni, è fortemente aumentata in Italia (+11%) grazie ad azioni istituzionali, tra le quali spicca quella sul lavoro interinale, a progetto. Pensate che negli stessi dieci anni l’occupazione in Germania è scesa di mezzo punto percentuale e in Francia è aumentata del 5%. Tuttavia il Pil francese è cresciuto del 20%, mentre l’italiano del 12%.

Così come si può pronosticare il risultato di una partita quando a cinque minuti dal 90° una squadra è tre gol sopra l’altra, così si può “intuire” cosa accadrà in Italia nei prossimi otto anni. Senza le visioni (demagogiche) dell’artista di cui sopra.

Il PIL, anche grazie alla riforma sulle pensioni che stanno per fare e all’innalzamento dell’età pensionabile, crescerà ancora nei prossimi quattro-cinque anni. Di poco, pochissimo, ma crescerà e tutti gioiranno e grideranno che la crisi è roba passata. Poi ci sarà un periodo di stasi, in cui tutti diranno “è normale che ci sia una battuta d’arresto dopo tanto avanzo”.

Successivamente converrà seguire i consigli delle hostess. Good fucked flight!

Scommettiamo una pizza?

Di: Tusaichi
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Comments

11 Risposte a “La Penisola che non c’è”
  1. mstatus scrive:

    Tusaichi: complimenti! Da una parte ho letto:

    L’ultimo papa… il che si sposa benissimo con le previsioni Maya che parlano di una fine del mondo (come noi lo conosciamo) nel 2012.

    Per cui diciamo che se ciò si avvera il problema da te indicato nell'articolo non ci toccherebbe…

    Ciò per ridere al posto di piangere, visto che con queste previsioni stiamo messi piuttosto male!

  2. Davide@home scrive:

    Grande bro.! riesci a rendere un servizio pubblico spaccandoci di risate :-D

    Per la scommessa…accetterei se per te va bene una buitoni surgelata, pero.

    Non ho neanche i soldi per l'accento su però ;-)

  3. spes74 scrive:

    Gran bella analisi, dovrebbe leggerla qualcuno dei presunti economisti sapientoni che gridano al miracolo.

    Forse non gli comoda tanto però vedere quale è la realtà dei fatti…

    Complimenti!

  4. Emanuele scrive:

    Il buon vecchio asimov è fin troppo sottovalutato. La sua sociologia sarebbe da studiare a scuola!

    Gran bell'articolo!

  5. tusaichi scrive:

    mstatus.. porcapuzzola proprio nel duemiladodici finisco di pagare la macchina! :( si potrà spalmare il giudizio universale?

    davide@there.. andata la buitoni surgelata! tutti testimoni!

    spes.. non so. Forse loro hanno altri dati.. infondo sempre dell'istat parliamo :)

    emanu.. verissimo. Non capisco come si possa relegarlo solo nel settore fantascienza. E' incredibile. Ci sono passi di pura socio-psicologia e analisi storica nei suoi libri, ed è passato alla storia per i robot. MAH! va a finire che mi faccio un mazzo tanto tutta la vita per diventar scrittore e poi divento celebre per aver tre carie sullo stesso dente. ri-MAH!

  6. spes74 scrive:

    @Emanuele e Tusaichi

    Non vi sbattete tanto per Asimov: presto ci sarà la bibbia tra i libri di testo! :-P

  7. tusaichi scrive:

    che pena.

    …anche se credo che la lettura di quell'obbrobrio narrativo non possa che contribuire in positivo alla frequentazione delle chiese: dimezzandola.

  8. Silent Enigma scrive:

    esatto a. lo chredo anch'io!!! :-)

  9. Silent Enigma scrive:

    ossiognore ho scritto chredo!! ahahaha scusate

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Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....
  1. [...] 20-30% della crescita del Pil è merito della Fiat». Sembra che al Centro Einaudi abbiano letto l’analisi del nostro Tusaichi Salvo poi dirci che è molto peggio di quanto avevamo [...]



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