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La Paura del Buio

21 settembre, 2007 - 19:00 di  
Archiviato in Caffè Amaro




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Per gran parte della mia vita, la morte è stata un fatto essenzialmente tecnico: la soppressione di un nemico, l’accertamento delle cause di un fatto criminoso, la ricomposizione delle questioni intorno alla divisione di beni e proprietà. Poi, man mano che sono cresciuto e l’entusiasmo ha ceduto lentamente il passo all’esperienza, ho incominciato a definire più direttamente il mio rapporto con la morte, a valutarne gli aspetti personali e a cercarle un posto meno scontato ed indifferente nella mia vita.




Stamattina la mia città era più bella del solito. Il vento sottile e freddo aveva spazzato ogni traccia di umidità dall’aria. Una luce chiarissima illuminava ogni cosa senza compromessi. Il mare muto ed immobile rifletteva l’azzurro assoluto di un cielo severo senza nuvole.

Io sono arrivato largamente in anticipo e mi sono fermato sotto il portone. Ho firmato il registro delle testimonianze e poi sono uscito di nuovo per strada. Il profumo dei fiori, specialmente quando è forte, mi infastidisce.

Allora ho pensato che quello era uno dei tanti momenti fatti per fumare una sigaretta. Se non avessi smesso due anni fa lo avrei fatto con molto piacere. Ma ormai ho smesso e succhiare il bastoncino di plastica del caffè non è la stessa cosa. Quindi, senza il conforto micidiale di una paglia, sono stato costretto ad affrontare la realtà e sono salito.

C’è qualcosa che veramente sfugge in un corpo composto in attesa della sepoltura. Guardandolo si comprende che la vita riempie anche il più malato e vecchio dei corpi. Lo gonfia e lo rende lucido e vitale. La morte lo svuota e lo trasforma in una specie di buccia lasciata al sole a seccare.

Intorno il silenzio, parole sommesse e lacrime. Il dolore dei figli, il racconto dell’accaduto nella voce delle amiche. Su una sedia una ragazza giovane e bellissima piange composta.

Le stanze le conosco da anni. In quella casa ho trascorso tanti giorni. Ora sembrano le vestigia di una civiltà scomparsa. Guardo le ricette di un medico poggiate su un mobile, un paio d’occhiali ed un mazzo di chiavi lasciate senza la consapevolezza che non sarebbero più state usate.

Stringo più volte a me la persona alla quale debbo questo dolore. Ne sento il corpo vicino allo stremo. Non trovo parole per consolarne lo strazio. Meglio abbracciare e tacere.

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La breve passeggiata verso la chiesa mi restituisce la sensazione dimenticata di sentire i miei passi sul selciato. Le serrande dei negozi che si abbassano al passaggi, le persone che si fermano e si fanno la croce sono la testimonianza che l’antica pietà della mia gente non è stata ancora completamente distrutta dal mondo di plastica e luci colorate al quale abbiamo venduto la nostra storia.

Poi la funzione. Per chi non ha il dono di credere, una lunga successione di parole vuote e inutili gesti ripetitivi. Il brano delle scritture letto per la milionesima volta, in piedi, seduti, in ginocchio. Mi piacerebbe sentire qualche storia della vita della persona che sono venuto a salutare. Aggiungere qualche ricordo a quelli che già ho. Sorridere insieme agli altri dell’abitudine che aveva di stringere gli occhi quando ascoltava con estrema attenzione e del timore che questo generava in chi parlava.

Invece a parlare è un sacerdote, che forse la conosceva poco e che di questa cosa non si era nemmeno accorto. Se lei ci credeva è giusto che si faccia tutto questo ed io, nonostante sia lontano milioni di miglia dallo sperare che serva a qualcosa, penso sia giusto essere qui.

Quando la bara parte per l’inumazione, rimango presto solo sul sagrato. Nelle parole, nei gesti e nelle lacrime delle persone che si allontanano, imparo anche oggi la mia piccola lezione.

Dall’alba al tramonto ciascuno di noi si trascina nella disperata incertezza di quello che porterà la notte e l’ineluttabile destino che essa conduce con sé. Molti riescono a convincersi che la notte non sia senza fine, altri no.

Per tutti, il tramonto segna un confine tra quello che si sarebbe potuto fare e quello che si è veramente fatto. Quello che abbiamo donato, le parole che abbiamo detto, l’amore che siamo stati in grado di provare, il coraggio delle scelte e la coerenza del nostro comportamento sono le uniche cose che scolpiamo nel cuore di chi lasciamo. E’ nel dolore dei nostri figli, nelle lacrime di bellissime giovani e nel ricordo di chi ci ha stimato che piantiamo il nostro piccolo seme e cambiamo, per quello che siamo stati capaci, il futuro.

E’ per questo che vivere solo per se stessi è un pessimo affare. La notte giunge per tutti e quando non ci sarà più la luce, essere ricordati nel leggero bisbiglio di chi è rimasto e parla di noi prima di dormire, è l’unico vero modo di sfuggire al tempo ed alla sua implacabile legge.

Ciao Titti, ciao Pino. Addio zia Bianca

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Comments

11 Risposte a “La Paura del Buio”
  1. mimmo scrive:

    "E’ per questo che vivere solo per se stessi è un pessimo affare. La notte giunge per tutti e quando non ci sarà più la luce, essere ricordati nel leggero bisbiglio di chi è rimasto e parla di noi prima di dormire, è l’unico vero modo di sfuggire al tempo ed alla sua implacabile legge."

    Mio Dio. MI ha fatto venire i brividi.

    grazie vecchio dfc

  2. Giorgia scrive:

    Oi.. ti assicuro che gli abbracci, soprattutto quelli silenziosi, sono quelli di cui si ha più bisogno in momenti come quelli.. Quando tutto il mondo si ferma a guardare, in silenzio, e null'altro è importante.. e quell'abbraccio che ci ricorda che non siamo soli, ma che c'è qualcuno pronto a sostenerci se perdiamo le forze..

    Sono sicura che il tuo gesto rimarrà nel cuore di chi l'ha ricevuto, pronto a scaldarlo ogni volta ce ne sarà bisogno..

    Un abbraccio silenzioso..

    Giò (anche se avrei voluto firmarmi Nipo..)

  3. Gatto Assassino scrive:

    Essere vicini ad una persona che soffre è difficile.

    Quando mi è capitato, ho cercato di portare dentro di me parte del suo dolore… come hai detto tu, in silenzio.

    E' incredibile come un abbraccio possa essere freddo ed insensibile o caldo e confortante… Eppure sembrerebbe un semplice contatto fisico, quasi banale.

    Doloroso…

  4. diabolicomarco scrive:

    Oggi finisce l'estate. L'autunno è una stagione per certi versi triste e cupa. In realtà brutta e bella come le altre. Necessaria ed inevitabile.

    Ciò che mi spaventa della morte è il rimpianto. Le cose non fatte, le parole non dette.

    Per tutti, il tramonto segna un confine tra quello che si sarebbe potuto fare e quello che si è veramente fatto.

    Per anni mi sono rifiutato di partecipare ai funerali. Poi ho capito che i funerali sono per i vivi, non per chi se n'è andato.

    Un abbraccio

    dM

  5. nina scrive:

    Dall’alba al tramonto ciascuno di noi si trascina nella disperata incertezza di quello che porterà la notte e l’ineluttabile destino che essa conduce con sé. Molti riescono a convincersi che la notte non sia senza fine, altri no.

    In pratica il senso stesso della vita

  6. Marco il buono scrive:

    Pochi anni fa, la madre di un mio amico lasciò questo mondo.

    Io andai a casa loro e lo trovai piangente ai piedi del letto, non ebbi il coraggio di farmi vedere e me ne andai in una stanza, seduto da solo ad attendere il momento opportuno, sperando che ce ne fosse uno.

    Pochi istanti dopo sentii dei passi e tornai tra la gente, una specie di capannello di figure silenziose, in quel momento passò il mio amico, ma non era ancora il mio momento, rimasi zitto e impiedi a guardare le sue lacrime, pensavo che altre persone potessero consolarlo meglio di me, mi sbagliavo.

    Con la coda dell'occhio mi vide, in un momento passò dalla disperazione alla speranza, la speranza che io potessi alleviare quel dolore, anche lui si sbagliava.

    Emise uno strano urlo, mi abbracciò con una stretta che non aveva nulla di classico, era un rimprovero, un rimprovero tattile che mi chiedeva perchè non fossi arrivato prima.

    In quei momenti capisci davvero se sei importante per una persona e se lo sei…sta vicino a loro.

  7. doxaroot scrive:

    Non riesco ad aggiungere altro in questo momento della notte… :-/

  8. Emanuele scrive:

    Guardandolo si comprende che la vita riempie anche il più malato e vecchio dei corpi. Lo gonfia e lo rende lucido e vitale. La morte lo svuota e lo trasforma in una specie di buccia lasciata al sole a seccare

    Esatto, l'ho capito a 13 anni quando vidi mio nonno nella bara. E non guardo più, ora.

    Per chi non ha il dono di credere, una lunga successione di parole vuote e inutili gesti ripetitivi.

    questa la dovevo evidenziare

    Per tutti, il tramonto segna un confine tra quello che si sarebbe potuto fare e quello che si è veramente fatto

    E' quella sensazione di smarrimento, come se qualcosa stesse per finire, come un tramonto di metà settembre che odora di fin'estate. L'ho sempre ritenuta una sensazione estremamente strana, bella ma malinconica, impossibile da condividere. Nel tuo caso è leggermente diverso ma è lo stesso campo d'azione.

  9. Doxaliber scrive:

    Sono dolori che purtroppo prima o poi tutti dobbiamo affrontare ma, anche se si pensa di si, nessuno è in grado di prepararsi al terribile sofferenza che ci aspetta.

  10. GdA scrive:

    Non so parlare di morte..

    Non sopporto la vista dei fiori recisi..E quel profumo forte che si sente nei cimiteri..

    Penso a Bianca, le tue parole descrivono una persona..amata e che sicuramente ha amato..

    Hai ragione, non servono i fiori, i cimiteri, le parole…

    Il ricordo, solo questo conta.

    L'essenza di Bianca ora è nel ricordo..

    Questo la rende immortale..

    Luna

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