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Licenza di Uccidere

11 settembre, 2008 di Fully  
Archiviato in Cronache Italiane, Rassegna Stampa



Di sicuro avrete letto dei risultati di alcuni controlli sulle strade del veronese. Un test ha rilevato che il 45% dei 31 guidatori fermati è risultato positivo al controllo sull’alcol ingerito e/o a quello sulle droghe. Un risultato simile era emerso in un analogo controllo effettuato lo scorso anno. Quasi un guidatore su due stava viaggiando in condizioni di non sicurezza per sé e per gli altri. Dei positivi, due terzi avevano ingerito alcol in misura superiore a quella consentita (0,5 microgrammi per millilitro) e un terzo era sotto l’effetto di stupefacenti.

Guidare in quelle condizioni equivale a detenere una licenza di uccidere.

Non posso fare a meno di collegare questa notizia al tragico bollettino delle vittime di incidenti stradali. Nel week-end del 23 e 24 agosto scorso sulle strade italiane hanno perso la vita 42 persone. Il fatto dovrebbe farci rabbrividire. Se ci fanno sobbalzare i 3 morti sul lavoro al giorno (di media), come non provare orrore su una cifra di lutti che vale 7 volte di più?

Eppure sono cifre che ci scorrono sopra senza farci grande effetto. Sembra quasi che sia un pedaggio ineluttabile che dobbiamo al progresso e allo sviluppo. Non è così: ridurre il numero degli incidenti stradali e delle relative vittime si può e si deve. Fra l’altro, nel 1999 abbiamo assunto con l’Unione Europea l’impegno di ridurre del 40% il numero delle vittime e degli incidenti stradali entro il 2010, ma, pur assistendo ad una lenta diminuzione, non siamo affatto in linea con questo impegno.

Spesso ci si limita a considerare come vittime quelli che ci lasciano la pelle (l’anno scorso sono stati poco meno di 6000: in media quasi venti al giorno!). Raramente si parla degli incidenti che hanno prodotto “soltanto” feriti: l’anno scorso a seguito di un incidente stradale vi sono stati oltre 300.000 feriti (fanno 820 al giorno, 34 ogni ora) di cui 20.000 disabili gravi. Mio fratello, che fa il chirurgo d’urgenza in ospedale, a volte torna a casa ancora scosso per le scene raccapriccianti che gli tocca di vedere al pronto soccorso.

Qualcosa di istruttivo si può leggere in questo articolo che risale al 1967. Nonostante sia di oltre 40 anni fa, è ancora attualissimo. E a chi pensasse il contrario perché ora le macchine sono molto più sicure di allora, va ricordato che però oggi sono anche molte di più quelle che circolano su strade che in molti casi sono rimaste le stesse strade di allora.

Gli incidenti stradali rappresentano una elevatissima fonte di mortalità e morbosità e rappresentano in Europa la prima causa di morte sotto i 40 anni. Nella comunità europea provocano circa 44.000 morti e 1.640.000 feriti all’anno. L’Italia è la maglia nera.

Mi sembrano cifre allucinanti. Ogni anno nella UE muoiono sulle strade (mentre stanno andando al lavoro, in vacanza o a divertirsi) oltre dieci volte il numero dei soldati americani morti in tutta la guerra in Iraq. E’ come se ogni cinque anni in Europa si ripetesse la tragedia di Hiroshima e Nagasaki.

Eppure nessuno sembra accorgersene, sulle autostrade e sulle statali si continua a sfrecciare come niente fosse, e si continuano a considerare “normali” le scene da macelleria di corpi umani straziati, carbonizzati, mutilati (“… tanto a me non succede”)

In un articolo precedente si parlava di educazione civica e di estensione dell’insegnamento del codice della strada nelle scuole. Secondo me è sacrosanto, e non perché anticipa il corso per prendere la patente (spiritosi!), ma perché dovrebbe insegnare ai giovani i rischi della strada e che la strada non è proprietà esclusiva di chi vi transita. Per alcuni sembra quasi che le regole del codice siano una limitazione alla propria libertà di correre sulle strade a bordo di piccoli bolidi, magari dopo una serata in discoteca a rimpinzarsi di alcolici e droghe. Ma dovremmo sapere che la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella degli altri. E, anche ammesso (e non concesso) che si voglia essere liberi di uccidersi per una corsa in macchina, non si vede perché si dovrebbe mettere a repentaglio la vita di altri per esercitare questa (stupida) libertà.

Ben vengano allora maggiori controlli sullo stato psico-attitudinale dei guidatori, sia di tipo occasionale (come quelli dell’articolo citato) sia in occasione del rinnovo della patente. Ben vengano controlli più rigorosi (oggi in molti casi sono una burla) sullo stato di efficienza delle vetture. Ben vengano maggiori controlli sui limiti di velocità, il cui mancato rispetto è responsabile della stragrande maggioranza degli incidenti. Tempo fa su queste pagine proposi una specie di moratoria sulla velocità: sono ancora della stessa idea. Nessuno ancora ha saputo spiegarmi in modo convincente a cosa servono auto e moto che possano raggiungere i 250 km/h quando il limite in autostrada è a 130.

Fare di più si può e si deve. Ne va della nostra dignità di persone civili. Magari sarebbe anche utile ascoltare coloro che da questa tragedia sono stati vittime e possono insegnare molto con le loro testimonianze. E poi fare mente locale al fatto che nei due minuti che avrete impiegato per leggere questo pezzo c’è stata in qualche parte d’Italia almeno una persona che stava viaggiando ignara della propria sorte ed è rimasta ferita in un incidente d’auto: quella persona, se gli è andata bene, se lo ricorderà finché campa.

E voi, ve lo ricorderete, di essere più prudenti?

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Comments

116 Risposte a “Licenza di Uccidere”
  1. Iniquo scrive:

    Andando a memoria i controlli annuali del tasso alcolemico sono 400 mila in Italia e 10 milioni in Francia, spero che quella di Verona diventi una consuetudine. Ci credo poco però vista l’ipocrisia dei mass media che prima fanno il servizio strappalacrime sulle vite spezzate e poi quello sulla bella vita pieno di gente ubriaca marcia e strafatta (con tanto di musichetta allegra di sottofondo), per non parlare dei politici che fanno gli intransigenti per uno spinello ma chiudono entrambi gli occhi sull’abuso di alcool che da noi causa circa 30 mila morti all’anno (meno di mille quelli per droga, zero quelli per le leggere).

    Per diminuire gli incidenti andrebbe anche curato il manto stradale che da noi è da terzo mondo.

    • Fully scrive:

      E’ vero, anche le condizioni del fondo stradale sono a volte indecenti.
      Motivo di più per ridurre la velocità ed aumentare la prudenza, in attesa che qualcuno si occupi di manutenerlo.

      • Adetrax scrive:

        Si, ma questo non basta, perchè anche quando il fondo stradale appare liscio e relativamente pulito, c’è sempre il velo d’olio in agguato (rif. mio commento sottostante).

        Aggiungo solo che gli USA a suo tempo presero decisioni drastiche e definitive su tale tema fin dagli anni ‘70 quando vietarono la circolazione ai motori a due tempi e introdussero le marmitte catalitiche.

        In quel caso quasi l’intera produzione giapponese di moto si convertì e si adeguò alle nuove norme in tempi brevissimi (3 a 12 mesi).

        In Italia ovviamente no, non si può fare così …

      • Carmine... scrive:

        quoto…

    • Adetrax scrive:

      Per diminuire gli incidenti andrebbe anche curato il manto stradale che da noi è da terzo mondo

      Tralasciando il fatto che spesso si trascura la manutenzione spicciola dell’auto, es. pressione pneumatici, la loro durata, lo stato degli ammortizzatori, ecc., resta il fatto che lo stato del fondo stradale può essere determinante in molti tipi di incidenti, es. per:

      1) la presenza di buche, rugosità di una certa rilevanza che tendono a far diminuire sensibilemente l’aderenza dei pneumatici;

      2) la presenza di sostanze estranee sul fondo stradale che rendono viscido lo stesso, es.:
      – residui vegetali (foglie marcite, ecc.);
      – residui oleosi;
      ——————–
      – ecc.

      Vorrei far notare l’atteggiamento criminale di chi ha permesso la proliferazione di ciclomotori e moto a due tempi (con scarico olio direttamente in atmosfera) anche dopo la fine degli anni ‘90, quando era ormai accertato da decenni il particolare impatto negativo che tali mezzi hanno non sono nei riguardi dell’ambiente ma anche verso la sicurezza del fondo stradale (scarico olio direttamente in atmosfera con relativa ricaduta sull’asfalto).

      Quando vedo nuvolette di fumo azzurro emesse da schiere di ciclomotoristi, so che dove passano loro prima o poi capiterà un “incidente grave”; in caso di pioggia, il velo di acqua-olio diventa micidiale per qualsiasi mezzo in transito che può sbandare e schiantarsi contro un muro o un albero.

      Anche nel caso in cui l’effetto di scivolamento sia lieve, esso può compromettere sensibilmente l’efficacia di una frenata, e per un pedone il fatto che un auto freni in 5 metri o in 10 fa una bella differenza.

      La morale della favola è che se non sono i genitori a capire cosa è giusto e cosa non è giusto fare, a spiegare ai figli il perchè di certe scelte e ad essere fermi nella risolutezza delle scelte in modo di non aggravare certe situazioni allora non si può sperare in cambiamenti in tempi utili.

      La “lentezza” italiana nel capire certi fenomeni di causa-effetto è a dir poco vergognosa, quindi credo fermamente che l’unica età utile affinchè certe informazioni comprese nell’educazione civica siano assimilate è quella pre-adolescenziale (9-13 anni); dopo, nella maggioranza dei casi, è troppo tardi.

  2. Carlo Fronteddu scrive:

    Buongiorno Fully.
    Identicamente all’Italia anche l’Inghilterra aveva il nostro medesimo problema, uno spezzone di Report:
    AUTRICE
    In Inghilterra 10 anni fa erano messi peggio di noi: 9.000 morti l’anno, oggi ne hanno meno di 3.000, una media di 5/6 ogni 100.000 abitanti contro i 15/16 dell’Italia.
    Hanno quasi raggiunto il limite minimo oltre il quale non si può scendere perché purtroppo qualcuno continuerà sempre a morire di incidente.
    Ci sono riusciti con i controlli, ma come avranno fatto?

    TOM MATTHISSEN – Agente polizia stradale Londra:
    “Abbiamo telecamere che sostituiscono ciò che una volta veniva fatto da centinaia di agenti di polizia che oggi non servono più e alle telecamere non sfugge nulla.
    Questa è una delle telecamere che utilizziamo per il controllo della velocità può registrare fino a 500 infrazioni per nastro. Su questa strada il limite è di 30 miglia all’ora, chiunque vada più veloce fa scattare la telecamera.”

    AUTRICE
    Queste telecamere servono per controllare la velocità, ma poi ci sono anche quelle per i semafori.

    CHRISTINE ASHBY – Agente polizia stradale Londra:
    “Le luci sulla telecamera, che chiamiamo imitatori, cambiano in base al colore del semaforo e la camera si attiva solo quando il semaforo è rosso.”

    AUTRICE
    Sono quasi 700 le telecamere in tutta Londra, per la velocità, per i semafori o per le corsie preferenziali.
    Centinaia di scatole gialle come questa che sostituiscono il lavoro di agenti e polizia: guardano, fotografano e poi arriva la multa a casa e qui di sicuro si paga perché se qualcuno prova a fare il furbo sentite cosa succede.

    ALASTAIR CUTHBERTON – Agente autostradale Essex:
    “Puoi anche essere arrestato per non aver pagato la multa.”

    AUTRICE
    A proposito, il colore giallo serve a rendere le telecamere evidenti perché qui non si fanno agguati, gli automobilisti devono sapere di essere controllati.

    TOM DUCKHAM – Responsabile Sicurezza Stradale Londra:
    “E’ assolutamente dimostrato che le telecamere funzionano e dove sono state installate hanno ridotto gli incidenti del 47%.”
    Il resto è qui http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90119,00.html

  3. Sara scrive:

    Secondo me non si fa niente (lo dicevo in un commento) perchè le varie industrie di alcol, macchine ecc ecc pensano che i morti derivati dai loro prodotti siano solo un piccolissimo effetto collaterale. Piccolissimo in confronto ai loro guadagni. Il che è atroce, ormai non si può più neanche dire disumano, perchè se perdessimo del tempo a contare la quantità di cose disumane fatte e pensate dall’uomo ne concluderemmo che “l’uomo” con le sue accezioni correlate è solo un’idealizzazione teorica.
    Comunque mi chiedo perchè lo stato non fa niente, e allora il motivo potrebbe essere incompetenza… ma non ci vuole molto a mandare più poliziotti per strada e a pensare all’educazione stradale nelle scuole, allora forse sono i soldi, può essere, ma basta obbligare le discoteche e i locali a controllare.
    Allora penso che il problema possono essere alcuni conflitti d’interesse tra chi dovrebbe rappresentare lo stato e lavorare per esso e chi rappresenta queste aziende.
    Però non capisco come siamo arrivati a perdere totalmente il valore della vita, il valore del preservare questo dono e di onorarlo, di ritenere che sia prezioso. E se questo non interessa, perchè magari a una persona questo discorso può non interessare, almeno che non coinvolga persone che invece a questo pensano, e che vorrebbero rimanere vive. E per questo basterebbe un pò di responsabilità secondo me. Un minimo.

    • Fully scrive:

      Grazie per l’appassionato intervento

    • Adetrax scrive:

      Comunque mi chiedo perchè lo stato non fa niente, e allora il motivo potrebbe essere incompetenza… ma non ci vuole molto a mandare più poliziotti per strada e a pensare all’educazione stradale nelle scuole …

      Non è che non fa niente, qualcosina fa ma molto, molto poco; oltretutto penso che finchè ci saranno persone che pensano che drogarsi sia bello, qualsiasi discorso sul tema entrerà da un orecchio e uscirà dall’altro.

      Per mia esperienza personale queste informazioni di carattere civico dovrebbero essere fornite prima dei 14-15 anni e ovviamente non su iniziativa di qualche scuola o di qualche provinca ma in maniera uniforme in tutte le scuole italiane.

      Ovviamente lo stato tende a non fare efficaci campagne preventive per almeno i seguenti motivi:

      – queste campagne educative richiedono pianificazione, risorse umane e finanziarie, pertanto hanno dei costi non trascurabili, anche se molto bassi se confrontati con i relativi benefici;

      – i vertici statali hanno smesso da decenni la loro funzione preventiva e correttiva di tutti i fenomeni negativi, ora pare che sempre più spesso li ritengano utili per conseguire altri effetti per loro più interessanti;

      – la gente comune si deve svegliare e soprattutto deve rinunciare all’idea che tutto deve dipendere da interventi altrui, quando il 50% dei problemi risiede in cattivi comportamenti collettivi che sarebbero facilmente correggibili; se si rinuncia all’idea quello che manca è un riassunto di direttive e consigli utili complementari alle norme in materia.

      A questo aggiungo l’agghiacciante corrente di pensiero (che non condivido) secondo la quale la selezione naturale deve svolgersi liberamente anche nel campo dei trasporti.

      • Sara scrive:

        “la gente comune si deve svegliare e soprattutto deve rinunciare all’idea che tutto deve dipendere da interventi altrui, quando il 50% dei problemi risiede in cattivi comportamenti collettivi che sarebbero facilmente correggibili; se si rinuncia all’idea quello che manca è un riassunto di direttive e consigli utili complementari alle norme in materia.”
        Sono assolutamente d’accordo, siamo la dimostrazione vivente che non può sempre scendere tutto dall’alto, se fossimo più responsabili e rispettosi non ci sarebbero tutti questi problemi…

  4. Lara scrive:

    I controlli non sono mai abbastanza, e spesso sono troppo indulgenti.
    Se sei una ragazza ti può persino capitare il carabiniere che ti chieda un appuntamento al posto di farti l’etiltest.

    Io sono totalitarista: all’ingresso di un locale pubblico che somministra alcolici chi ha la macchina dovrebbe consegnare le chiavi, e se all’uscita risultasse positivo all’alcool test non riprenderebbe le sue chiavi.

    E le macchine potenti?
    Solo più in pista.

    Ci vuole una linea di condotta durissima, soprattutto quando si ha a che fare con le teste di cazzo.
    E chi beve prima di mettesi al volante E’ UNA TESTA DI CAZZO.

    • Alessandro scrive:

      Penso che potenziare il pubblico trasporto potrebbe essere una soluzione al problema, molto più attuabile del divieto di bere/controlli e del depotenziamento delle automobili. Metropolitane e autobus, e taxi a prezzi convenzionati. Basta poco, che c’è vò!!!!

      • Fully scrive:

        Potrà forse aiutare in città ma non risolverebbe.
        Nessuno (che io sappia) va in vacanza o in discoteca in taxi o in metropolitana

        • lucaspazio scrive:

          Io sono andato in vacanza in treno! ;)

        • Alessandro scrive:

          Certo che nessuno va in discoteca in taxi. Io non potrei permettermelo, nemmeno dividendo la spesa con altri amici. E’ proprio questo il problema.
          Taxi costosissimi, mezzi pubblici assenti nelle ore notturne.

      • Lara scrive:

        basta poco a livello teorico, ma molto spesso si ha a che fare con delle persone “stupide”.

        Quanti ragazzi hanno il culto dell’automobile “tamarrata”, quanti girano su bolidi modificati sia nell’estetica che nel motore?
        Quei ragazzi non rinuncerebbero alle loro macchine per andare in discoteca in taxi o pullman, sono vittime dell’immagine sociale che da girare su una bella macchina.

        Poi sono belle parole, ma che non possono funzionare ovunque: i taxi costano davvero cari ed i trasporti pubblici non possono battere tutte le discoteche!

        • alessandro scrive:

          più che persone stupide direi persone corrotte. Non potenziare i mezzi pubblici è sicuramente una strategia voluta dai grossi industriali produttori di veicoli motorizzati per privati.
          Esempio: per andare al lavoro, con la mia auto impiego 20 min. Se usassi i mezzi pubblici più di un’ora!

          • Lara scrive:

            pensa io che in auto ci metto 45 minuti!!!
            con i trasporti pubblici nemmeno arriverei perchè lavoro in una zona industriale non servita da bus…

            A parte la corruzione si ha anche a che fare con il mito dell’automobile, difficilissimo da sfatare: le auto assomigliano sempre di più a salottini privati dove bere, fumare, guardare un film,…
            Come si può dire alla gente che il bus o il treno sono migliori?
            Quando abbiamo servizi pubblici sempre in ritardo, pidocchi sui treni, delinquenti(che incontri più facilmente su un treno di notte che sulla tua macchina personale…)

            insomma, ora come ora potenziare i mezzi pubblici servirebbe a poco, mentre come misura d’emergenza il pugno di ferro sugli alcolici potrebbe dare qualche lieve effetto.

  5. Sara scrive:

    …Scusate io vi chiedo scusa, ma è un’ora che leggo le teorie sugli infiniti universi paralleli, e poi sono venuta qua e ho commentato 2 articoli, ma adesso ce n’è uno, cioè quello di Fully. Mi chiedo: è mai esistito l’altro? Aiuto…

  6. Nicolò S scrive:

    In realtà l’articolo che riportate sull’esperimento fatto nel veronese sarebbe più un esempio di manipolazione dell’informazione che un pretesto per parlare degli incidenti stradali. Il Corriere, volutamente, non riporta i reali dati dell’operazione; a tal proposito ho linkato un articolo che cita testualmente la notizia ansa. I veicoli fermati sono stati 576 (per un totale di 664 persone) e chi è apparso ubriaco è stato portato in centri di controllo per essere sottoposto ai test medici: in tutto 80 persone. Di queste 80, 37 sono risultate positive (il 46% circa). Ecco come hanno ottenuto un dato così allarmante. In realtà calcolando sui 576 guidatori la percentuale scende notevolmente e si attesta attorno a un 6%, un dato molto meno allarmante. Certo con una percentuale così misera il Corriere non avrebbe potuto strillare ai 4 venti l’emergenza alcool, ma onde evitare di trovare altri articoli che parlano di “italiani ubriaconi” è bene precisare.

    Questa puntualizzazione nulla toglie al seguito dell’articolo, ma è l’ennesima dimostrazione che l’informazione è costantemente manipolata e a servizio del Governo, che ora avrà carta bianca per un ulteriore giro di vite alle libertà di ciascuno di noi, compreso il 94% dei guidatori sobri.

  7. Vortexmind scrive:

    Il discorso è molto semplice, si installano su tutte le macchine limitatori di velocità (una cagata da implementare nelle centraline) che inibiscano qualsiasi accelerazione al di sopra dei limiti consentiti. Inoltre si installa un etilometro collegato all’accensione del mezzo.

    Chi manomette questi strumenti, sequestro del veicolo e carcere.

    Ecco fatto :D

    • Nicolò S scrive:

      Quindi la soluzione sarebbe scaricare i costi della prevenzione degli incidenti sui consumatori, che vedrebbero il prezzo dell’auto aumentare a fronte di due nuovi “marchingegni” di serie su ogni vettura? Per me può anche andare, ma si deve prendere atto che polizia stradale e ogni campagna di prevenzione hanno fallito.
      Peraltro il limitatore se fosse a 130km/h non impedirebbe a nessuno di andare al massimo anche nel centro urbano, e se invece fosse telematicamente collegato ai limiti del tratto di strada che si sta percorrendo richiederebbe anche un gps o comunque un qualche sistema di controllo.

      Insomma è una soluzione di difficile realizzazione e anche costosa.

      • lucaspazio scrive:

        In realtá tramite le banali antenne dei telefoni e magari un ricevitore GPS si potrebbe regolare il limitatore di velocitá alla velocita massima ammissibile in quel tratto di strada ovunque, pure in galleria.

        Il costo sarebbe di tali centraline sarebbe facilmente scaricabile sullo stato che spende miliardi di euro per riparazioni ed assistenza medica i seguito ad incidenti.

      • Vortexmind scrive:

        Beh, se tutte le auto fossero limitate alla stessa velocità, io penso che i costi delle autovetture diminuirebbero perchè non serve un 3000cc per raggiungere 130 Km/h :)

        Per quanto riguarda i limiti variabili, ci sarebbero vari modi. GPS o AGPS, o al limite un selettore manuale (però qui si scaricherebbe l’azione sulla coscienza dei singoli).

        Poi ognuno libero di comperarsi auto “sbloccate” , da usare in pista :)

        Tutte le macchine moderne hanno una centralina elettronica, implementare un limite di velocità si traduce nell’aggiungere qualche riga di codice software. Costo zero. Il costo sarebbe dato dall’etilometro … ma a mali estremi …

        Che poi, intendiamoci: il problema non è solamente relativo all’alcool. Molti incidenti sono causati da gente incapace: persone che hanno la patente non si sa per quale motivo. Oppure persone inesperte/incapaci che hanno in mano dei bolidi quali SUV e auto di grossa cilindrata, che non sono assolutamente in grado di gestire.

        Se l’entità dell’ecatombe è realmente quella descritta dall’articolo, allora bisogna andarci giù pesante, non c’è altra strada.

        • Fully scrive:

          L’entità è quella, purtroppo.
          Oltre alle fonti citate nel pezzo, su internet ce ne sono molte altre convergenti.

        • Monica scrive:

          Completamente e perfettamente d’accordo.
          Potrebbe essere un ottimo punto di inizio e forse ne guadagnerebbe anche l’ambiente oltre al bilancio energetico (minori cilindrate minori consumi)

          • Vortexmind scrive:

            Potrebbe essere un ottimo punto di inizio e forse ne guadagnerebbe anche l’ambiente oltre al bilancio energetico (minori cilindrate minori consumi)

            Un ottimo incentivo a quella politica del contenimento dei consumi che è l’unica viabile per abbattere sprechi e costi eccessivi.

      • Silent Enigma scrive:

        se parli con qualcuno della stradale, sono i primi a dirti che come repressione non possono farci niente. “educare” è il loro motto, perché altrimenti non possono conseguire i risultati pretesi dai miopi politici che li comandano

        • Vortexmind scrive:

          Una centralina non è un poliziotto e non fa distinzioni di sorta … L’educazione presuppone anche la volontà di “voler essere educati” , condizione non necessariamente vera.

    • ilBuonPeppe scrive:

      Il limitatore di velocità può essere una buona cosa, ma risolve il problema in misura veramente modesta.
      Si è detto che non basta essere sobri per essere sicuri: verissimo. Ma nemmeno basta rispetare i limiti. Bisogna essere sobri, rispettare i limiti, e ci vogliono tante altre cose.

    • Lara scrive:

      era un’idea tirata fuori da due inventori anni fa, passata in sordina al tg3, a me sembrò un’idea geniale e da allora ogni volta che sento di qualcuno che si schianta ripenso “chissà perchè quella genialata non è stata fatta???”

      ovvia risposta: evidentemente qualcuno ci guadagna.

  8. prefe scrive:

    ciao
    io non sono affatto d’accordo con l’affermazione “Guidare in quelle condizioni equivale a detenere una licenza di uccidere.” . E’ frutto, secondo me , di un errore di comunicazione molto comune. qui ti spiego il perchè. Ti rimando a un post perchè è una spiegazione lunghetta, comunque secondo me accusare uno che ha 0,7 di aver ucciso qualcuno perchè è ubriaco a seguito di un incidente è pura e semplice follia.

    L’incidente lo si fa non perchè si ha 0,7 di alcool , o 1,2 di alcool , ma per le conseguenze che ALCUNE persone hanno sulla guida a seguito dell’aver bevuto (altre bilanciano minori riflessi con minore velocità). Quindi si agisce su quella che SOLO A VOLTE è la causa, punendo tutti indiscriminatamente. E’ illogico. Sarebbe più logico fare macchine che fanno i 70 all’ora, se proprio vogliamo…

    • Vortexmind scrive:

      Anche io la penso così … però bisogna anche rilevare che lo Stato non ha i mezzi materiali di certificare legalmente che io / tu / x è in grado di guidare anche con 0.7 o 1.2 , quando magari lui / y rischia di centrare dei pali della luce a 0.3.

      Per questo esistono dei limiti categorici. Perchè quando una pattuglia ti ferma non ha nè i modi, nè i tempi, nè l’oggettività per certificare che tu sei in grado di guidare anche a fronte di un certo tasso alcolemico nel sangue.

    • Fully scrive:

      Questa osservazione andrebbe fatta a chi ha fatto la legge.
      Presumo che la determinazione del tasso alcolemico limite sia frutto di studi condotti su campioni significativi della popolazione.
      Se questi studi sono stati eccessivamente restrittivi si può sempre proporne una rivisitazione.
      Ma non credo che si debba, nelle more, infrangere la legge solo sulla base di un non meglio supportato “io l’alcol lo reggo di più” oppure “io ho riflessi superiori alla media”.

      • prefe scrive:

        io infatti non saprei come risolverla , solo che la soluzione attuale è sbagliata.
        Lo dico anche per esperienza personale. A me hanno ciuffato la patente, ed ero uscito dal bar da 3 ore e mezza, ripeto tre ore e mezza. Eppure avevo 1,28…
        Ero tranquillamente in grado di guidare, a 40 all’ora con le cinture. Penso , sinceramente, di essermi trovato spesso nella stessa situazione. In dieci anni di patente non solo non ho mai fatto un incidente, ma nemmeno uno striscio alla macchina. So che i casi personali contano poco, ma dovetti pagare 1300 euro di oblazione+ 500 di avvocato + tot per le analisi del sangue (te le paghi) etc etc etc, venendo trattato come un criminale.
        Vaffanculo, non è giusto, è eccessivo ed assurdo.
        Allora la patente andrebbe tolta anche a chi guida un suv, gratis! Cisto che generalmente sono piu’ pericolosi loro sobri che una persona coscienziosa sbronza.

        • Silent Enigma scrive:

          la legge dev’essere uguale per tutti e questo è un chiaro esempio di come si comportano gli italiani quando sono toccati nel vivo.
          non dico che tu non sia coscienzioso anche da sbronzo, dico semplicemente che le tue argomentazioni non possono essere ascoltate da chi legifera, altrimenti avremmo 30 milioni di codici della strada

        • Fully scrive:

          A me hanno ciuffato la patente, ed ero uscito dal bar da 3 ore e mezza, ripeto tre ore e mezza. Eppure avevo 1,28…
          Ero tranquillamente in grado di guidare, a 40 all’ora con le cinture

          Il tuo caso mi sollecita due considerazioni:

          1. Ti è stato riscontrato un tasso alcolemico elevato nonostante fossero trascorse 3 ore e mezza dall’ingestione. Indice che il tuo metabolismo è abbastanza lento (oppure che avevi ingerito per molto di più). Magari un altro, dopo 3 ore e mezza, sarebbe risultato sobrio. Non tutti siamo uguali e invece la legge non può che valere erga omnes.

          2. E’ vero che stavi guidando a 40 orari, ma in teoria saresti potuto anche entrare in autostrada e andare molto più forte. Ti hanno sanzionato – credo – non tanto per il pericolo attuale, quanto per quello potenziale.

      • prefe scrive:

        dimenticavo. Se la determinazione del tasso alcolemico per guidare fosse frutto di studi sarebbe uguale ovunque e non la cambierebbero ad ogni schiocco di dita.

  9. lucaspazio scrive:

    In Francia giusto l’altra sera c’era un servizio che parlava della sicurezza e prevenzione in Francia.

    Si metteva in risalto il fatto che la patente a punti funziona abbastanza bene (qui i punti sono solo 12 invece che 20)

    Il costo della patente e del recupero dei punti costa un occhio della testa (circa 900€ per la patente, e per recuperare 4 punti, 2 giorni di stage, per 250€)

    Peró la gente si arrabatta come puó e o scarica la perdita di punti su amici e familiari compiacenti, o se ne va ingiro senza punti sulla patente. In quel caso é previsto l’arresto con processo per direttissima (il servizio mostrava un dirigente d’azienda che si é trovato in galera per via che circolava senza patente, solo con un foglio dell’avvocato che diceva che aveva citato lo Stato per farsi ridare i punti e la patente)
    A Parigi per esempio secondo sindacati dei taxi 1 taxi su 5 circola senza patente.
    Molta gente non prende neanche la patente (circa 1′000′000 di persone é ogni girono circolante in condizioni di patente sospesa o senza patente).
    Il problema per molti é che sono costretti a prendere contravvenzioni ed andare troppo forte per via che se non lo fanno ci rimettono il lavoro perché altri lo fanno, quindi devono farlo anche loro.

    La gisustificazione di quelli beccati é “ma non ho ucciso nessuno”, ” sono un brav’uomo”, “devo lavorare”

    La polizia ha installato piú di 4000 (dato TBC) di postazioni di controllo velocitá fisse in giro per l’esagono.
    E la polizia si cammuffa per beccarne il piú possibile. Tipo si mettono in abiti civili ad un incrocio per beccare chi passa col rosso (90€ e 4 punti in meno) che viene bloccato da una pattuglia poco piú avanti.
    Oppure girano in moto sempre in abiti civili, per sgusciare meglio nel traffico.

    Io stesso sono stato oggetto di reprimenda per aver bruciato il rosso (con la bici) per fortuna senza multa, ne punti tolti, anche eprche avendo patente italiana non lo possono fare! ;)

    A Parigi ci sono autoscuole che prendono 1500€ per far passare la patente tramite suggerimento delle risposte al quiz (quiz effettuato per via telematica e non con foglio e matita come in italia)

    Ed altro…

  10. ilBuonPeppe scrive:

    …ma 130 è un limite ridicolo!
    …è più pericoloso chi va piano
    …ma io guido sicuro anche a 180
    …però le strade sono uno schifo
    …si però il problema è un altro
    Queste sono le risposte della maggiorparte degli italiani di fronte a queste cose. Ma quando c’è un incidente è sempre per colpa di una o più persone, non dell’auto nè della strada o di altro. Il resto sono chiacchiere.
    Se con l’auto ammazzi qualcuno mentre guidavi rispettando il codice della strada, allora è omicidio colposo (come oggi). Se invece hai infranto qualche regola diventa omicidio volontario. La stessa cosa, in caso di feriti, per le lesioni personali.
    Peccato che una cosa del genere poi va a sbattere (è il caso di dirlo) contro il disastro della giustizia italiana. E questo è un problema che, finchè non verrà risolto, blocca la soluzione di molti altri.

    • Fully scrive:

      Considerazioni che personalmente condivido in pieno.
      Grazie per la tua attenzione

    • lucaspazio scrive:

      Giusto nel reportage che ho visto l’altra sera di cui parlo poco sopra c’era uno che diceva, in parte a ragione, ma globalmente a torto, che lui in autostrada guida a 200, 250km/hr il pericolo c’é, ma sicuramente é piú concentrato alla guida dato che guida senza radio a quella velocitá, di chi magari ascolta la radio e va col regolatore di velocitá quindi coi piedi non sui pedali a 120, 130km/hr.

      Il reportage concludeva dicendo, ok forse sei piú attento ma per fermarti ci vogliono 300m in piú…

    • Silent Enigma scrive:

      l’imputazione dolosa per aver provocato lesioni in seguito ad incidente è semplicemente ridicola, perché chiunque la formulasse verrebbe sbeffeggiato in aula anche dal peggior avvocato della terra.

      come dico sopra, il limite dev’essere ZERO e le tabelle potrebbero servire solo per quantificare la sanzione (2 punti da 0.1 a 0.5, sospensione da 0.6 a 1.5, confisca da 1.5 in su, eccetera…)

      • ilBuonPeppe scrive:

        Sul limite posto a zero sono d’accordo.
        Sull’imputazione dolosa, una volta che questa è sancita dalla legge, non vedo il problema.

      • Iniquo scrive:

        Invece l’imputazione per reati dolosi sta prendendo piede, bisogna aspettare i primi pronunciamenti.
        Si parla di dolo eventuale od indiretto e ci sono alcune teorie a riguardo.
        C’è chi pensa che si basi sulla probabilità del verificarsi dell’evento, ma in tal caso mancherebbe il requisito della volontà e quindi questa la scartiamo.
        Usando il criterio del consenso c’è la teoria dell’accettazione del rischio che ha i maggiori sostenitori in dottrina: se il soggetto ha accettato il rischio di cagionare l’evento è dolo eventuale, altrimenti è colpa cosciente (un’aggravante comune dei reati colposi). Se con questa teoria si rispettano i requisiti del dolo resta però il problema di applicarla nel concreto a casi limite molto ingarbugliati.
        Poi c’è la prima formula di Frank, teoria tedesca che propone di porsi la domanda «avrebbe Tizio agito ugualmente se avesse conosciuto con certezza l’esito della sua condotta?» ed ottenendo risposta positiva ci sarebbe dolo eventuale. Anche qui enormi problemi di applicabilità, il ragionamento ipotetico è un casino e c’è anche il paradosso per il quale si dovrebbe escludere il dolo eventuale di chi avrebbe agito ugualmente confidando nella possibilità di farla franca.
        C’è chi invece punta sul dato oggettivo ritenendo di configurare il dolo eventuale quando il rischio è tale che un agente modello non potrebbe mai prendere in considerazione, quindi in questo caso riferendosi al modello sociale del “buon guidatore”. Inutile dire che è la teoria più convincente, vedremo se e come verrà applicata.

        • Silent Enigma scrive:

          recklessness, nel common law; misé en danger, nel diritto francese.
          Il problema, come dici tu, è l’applicabilità.
          Grazie per il conciso ed esauriente affresco dottrinale ;-)

        • Silent Enigma scrive:

          ok, ma il quantum sanzionatorio di un dolo eventuale rispetto a una colpa cosciente si differenzia? temo di no.
          e quindi, avrebbe senso elevare i minimi edittali per reati “eventualmente” dolosi e i massimi per quelli “coscientemente” colposi”? temo ancora di no.

          • ilBuonPeppe scrive:

            Sono contento di vedere che c’è gente competente (non che ne dubitassi…), ma abbiate pietà dei comuni mortali.
            L’approfondimento di Iniquo l’ho seguito fino a 3/4 poi mi sono perso. Il resto in che lingua era? ;-)

            • Iniquo scrive:

              Mi scuso per la disquisizione dottrinale. In pratica ci sono varie correnti di pensiero che spingono verso i reati dolosi (più gravi, con pena più pesante) situazioni limite che stanno a cavallo tra colpa e dolo, quindi tra conseguenze relativamente lievi o pesanti.
              L’ultima teoria, quella dell’agente modello, è la più gettonata perchè maggiormente applicabile e più facilmente individuabile grazie a riferimenti concreti quali la diligenza media di una persona nel fare una certa cosa.
              Ho citato anche il nome delle teorie perchè – per essere sicuro di quel che scrivevo – ho ripassato velocemente l’argomento.

              • ilBuonPeppe scrive:

                Niente scuse, per carità. E’ stato molto interessante e, fin dove sono arrivato, illuminante.

                PS: …ma non dite a nessuno che una volta (tanti anni fa…) ero iscritto a giurisprudenza…

          • Iniquo scrive:

            Sì, si differenzia.
            La colpa cosciente fa sì che il fatto sia punito come reato colposo con l’aggravante di un terzo, il dolo eventuale come reato doloso. Quindi la differenza c’è ed è pure sostanziosa. Il problema è giudicare da che parte della sottile linea ci si trova nel caso concreto.

            • Silent Enigma scrive:

              ok, hai studiato.
              ma la stragrande maggioranza delle sentenze (tranne quando si parla di rom, lì arriviamo anche a 6 anni – ma i casi che conosco sono solo 2) colpa cosciente e dolo eventuale hanno pene con differenze decisamente trascurabili per effetto della sospensione condizionale.
              ah, tutto questo perché ovviamente il giudice non può che applicare il principio “in dubbio pro reo”.

              Fornasari-Menghini, “percorsi europei di diritto penale” chiarisce bene quello che intendo

              • Iniquo scrive:

                Non sono un penalista e le mie pecche si notano, quando riuscirò a trovare un buco di tempo approfondirò.
                Quindi c’è già una giurisprudenza che porta avanti il dolo eventuale?

                • Silent Enigma scrive:

                  sì, ma non è imitata su “larga” scala.
                  e come sai il problema non è tanto la disquisizione dottrinaria (cospiqua e definita), quanto la sua applicazione empirica.
                  eh, però arriverà il giorno che su tutto il territorio dell’unione vigeranno UN sistema processuale ed UN sistema sostanziale (che cazzo) :-D

    • Silent Enigma scrive:

      ovviamente l’escalation proseguirebbe fino al ritiro definitivo ancorché revocabile (es: visite mediche ed esame pratico con un ufficiale di polizia ogni 6-12mesi) della patente. per sempre

      • Non facciamo gli esagerati, le leggi rigidissime creano solo uno Stato non a misura di cittadino, il limite è già basso e va benissimo dove sta piuttosto di una legge pensata per i santi che rimarrebbe teoria per i non fermati e sarebbe vista come pura sfiga da chi vien beccato. Non so voi due, ma se avete bevuto un bicchiere di vino e siete ad un chilometro da casa ve la fate a piedi? La legge dev’essere ragionevole e applicabile alla vita concreta, deve instaurare col cittadino un rapporto di reciproca fiducia, non di guerra aperta. Resistiamo alla tentazione delle leggi spietate, non sono fatte per gli uomini e diventano poco più che un’infantile vendetta legale con alla base spesso la frustrazione del legislatore, norme non di rado accolte con plausi del popolo vociante che pensa di essere fuori dalla loro portata, come nelle esecuzioni pubbliche di tanto tempo fa.

        • Silent Enigma scrive:

          in linea teorica sono d’accordo con te, ma le discussioni qui proposte sono fatte alla luce dei dati – inconfutabili – sull’entità del rischio “automobile/strada”.
          Ecco, io credo che già andare in automobile presupponga un’accettazione del rischio più che considerevole, dover stare attenti anche a ubriachi e drogati non deve pesare sugli utenti della strada.
          Poi, nella mia esperienza personale sono il primo a dirti che svariate volte (non una, decine) mi sono messo alla guida oltre i limiti tentando di rispettare le più elementari norme di sicurezza (non avere nessun altro in macchina, fermarsi se stanchi, non superare tot km/h), ma quest’atteggiamento da superuomo tipico di chi (come ha scritto prefe poco sopra) è senza dubbio una persona coscienziosa, è comunque un atteggiamento sbagliato, anche perché sulla strada i guidatori coscienziosi sono la nettissima minoranza (in una maggioranza fatta di piccoli schumacher).
          Lo riconosco: ero un incosciente quando lo facevo, ed avevo ben più di 1 o 2 km da fare per tornare a casa. Mi è sempre andata bene, ma il gioco non vale la candela, secondo me

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