In Italia c’è un disastro che dura da anni 55


In Italia c’è un disastro che dura da anni, ma negli ultimi due ha assunto livelli drammatici. Anni di spesa pubblica incontrollata, partitocrazia elefantiaca e ingorda, crisi culturale, industriale, economica, finanziaria e previdenziale di dimensioni inaccettabili per un paese europeo. Da settima potenza industriale nel mondo, seconda in Europa, l’Italia si è trasformata in una specie di stato fallimentare sudamericano  piazzato nel centro del Mediterraneo.
Dal punto di vista politico non va meglio. Da novembre 2011 il paese è commissariato. Prima il governo del presidente, poi un altro governo, sempre dello stesso presidente, formatosi ed insediatosi in aperta contraddizione con la maggioranza dell’elettorato il cui unico torto è stato quello di non essersi coalizzata in un’unica formazione a causa del furto di fiducia che il PD ha operato a danno dei suoi inconsapevoli elettori.

Il governo si è insediato ormai da un paio di settimane, ma di provvedimenti seri dal punto di vista delle riforme istituzionali e degli interventi economici non se ne parla. Questo è il governo dell’apparire con la questione imu s’, imu no, ma sicuramente imu alla chiesa no, la sua ministra nera (come vuole essere definita lei) con lo ius soli  le sottosegretarie dall’incerta collocazione e i ritiri spirituali in convento a fare chissà cosa.

Quindi, mentre l’orologio dell’apocalisse continua a ticchettare, a tenere banco sulla stampa e nelle conversazioni di tutti gli italiani è ancora Berlusconi. Il suo paragonarsi a storiche vittime della giustizia e la sua predilezione per la patata, specialmente se novella.
Non so se Berlusconi abbia mai corrotto o ottenuto privilegi sfruttando la sua posizione politica. Questo non è mestiere mio. Però so che è un ladro. Non di danaro, quello ne ha quanto ne vuole. E’ un ladro di attenzione. E’ dal 1994 che si è piazzato al centro della scena e non ne vuole uscire. Parlamento, giornali, televisioni, tribunali e ora pure negli sceneggiati. Di questo passo finiremo per ritrovarcelo perfino nei sogni, di notte, magari mentre pensiamo di lavorarci una bella donna, a ricordarci che, in fondo, siamo tutti merde. E’ oggettivo, gli italiani hanno già sacrificato una generazione all’ego di Berlusconi e si accingono a bruciare la seconda.

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Siamo tutti coglioni? No, sicuramente in Italia c’è gente che si salva, ma il numero è ancora potenza. Se la maggioranza degli italiani è composta da coglioni, allora anche chi non partecipa a questo balletto diventa automaticamente coglione. Lo abbiamo già detto qui: la democrazia è un fallimento. Lo ripeto a riscio di essere linciato virtualmente sulla rete. Non credo più ad un sistema politico che consente ad una maggioranza di coglioni di far diventare d’ufficio coglione anche me che non lo sono. Se toccasse a me decidere, il diritto di voto sarebbe selettivo con criteri che ho enunciato qui. E se qualche politicamente corretto si indigna in nome di principi universali indiscutibili (secondo lui), se ne vada tranquillamente a farsi fottere. Come dico da tempo, non esistono questioni di principio. E se qualcuno pensa che esistano, mi citi una cazzo di fonte. Grazie.


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