La Parabola delle Pecorelle 14


La parabola è un genere letterario di grande successo. In passato, un tizio delle mie parti ci mise su un bel bisnis almeno fino a quando la concorrenza non lo fece fuori a causa del dumping sul pane, sul vino e sui pesci, oltre al tentativo di invadere il mercato gay utilizzando platealmente il bacio omosex.
Senza pretesa di altrettanta universalità, ma soprattutto sperando di non finire nel film di Mel Gibson, oggi vi narrerò la Parabola delle Pecorelle.

Il gregge è governato dal pastore che col bastone tiene le pecorelle in riga. In realtà il pastore non è sempre lo stesso, perché le pecorelle possono scegliere il pastore che preferiscono in una lista di pastori. Sempre la stessa e sempre gli stessi pastori o i loro figli e amici. Alcune pecorelle diventano cani e aiutano il pastore nel mantenere l’ordine, ma guai a chiamarle di nuovo “pecorelle” si rischia di finire sul Corriere della Sera a fare la figura dello stronzo,

Nel gregge ci sono tante pecorelle, tutte diverse. Ci sono le pecorelle che vanno in giro senza lana perché di notte la tagliano da sole e la rivendono. Quando il pastore si avvicina per tosarle loro dicono: non mi cresce la lana, ho bisogno di aiuto. Allora, il pastore gli fa l’esenzione ticket e i loro pecorellini possono mangiare gratis all’asilo delle pecorelle. Altre pecorelle hanno il compito di dire alle altre pecorelle come si chiamano, cosa che le altre pecorelle sanno benissimo visto che sono loro che portano la carta d’identità. Dopo averla letta, la pecorella notaio mette un timbro e chiede 3000 euro. Altre ancora sono sempre sotto il controllo del pastore. Ogni mattina gli misura la lunghezza del pelo e prende subito quello che gli serve così la pecorella col cazzo che la notte se ne può tagliare un po’ per sé.

Queste ultime pecorelle si dividono in due altre categorie: le pecorelle del pubblico impiego e tutte le altre. Le pecorelle del pubblico impiego vengono tosate, ma non possono essere macellate. Le altre, oltre a subire la tosatura, all’occorrenza possono finire nella scatola del Kit e Kat.

Thamks to Chris

Ora, il pastore, i cani, le pecorelle che si tosano da sole, le pecorelle notaio e le tassiste (di cui ho dimenticato di parlare prima, ma sono quelle che quando gli gira il cazzo bloccano l’ingresso dell’ovile) vorrebbero che le pecorelle del Kit e Kat non rompessero il cazzo. Si facessero tosare e quando viene il momento di crepare lo facessero in silenzio in nome della “solidarietà di classe”.

Un giorno, però, una vecchia pecorella che già era finita nella scatoletta, ma era riuscita a scappare prima che la chiudessero, mentre si avvicinava il pastore col coltello per sgozzarla, morse il culo a una pecora del pubblico impiego. Quella si incazzò e disse: ma che cazzo vuoi da me, il nemico comune è il pastore e i suoi cani. Bene, disse la pecorella sgozzanda (sto fatto che le pecore non hanno un nome mi sta costringendo a fare i salti mortali), allora vuol dire che mo che arriva il pastore tu mi dai una mano per cavarmela. No, disse l’altra, devo andare a una comunione. Ho già comprato il regalo e pare brutto. Ah disse la pecorella nera (che era nera già prima, ma non mi era venuta in mente l’alata metafora), allora sai che ti dico, che mo ti do un altro morso sul culo e poi vediamo che succede.
Le altre pecore che dovevano essere sgozzate capirono la canzone e incominciarono a mordere tutti i culi che gli passavano a tiro. In poco tempo l’ovile divenne un casino. Pecore che si mordevano a vicenda, cani appesi a testa in giù, pecore tassiste che si ingroppavano tra di loro. Il pastore, che non riusciva più a gestire la cosa, uscì in televisione e fece un comunicato alla nazione: Care pecorelle, il vostro pastore vi richiama all’unità nazionale ed al senso di responsabilità. Abbiamo degli obblighi nei confronti dell’Europa e se non li manteniamo sarà un disastro per tutti noi. La pecora nera allora gridò: Scusa, ma se io devo finire nel Kit e Kat che me ne fotte dell’Europa? Il pastore iniziò a fare la supercazzola, ma nell’ovile si scatenò di nuovo il casino. Addirittura una pecora fece una grande cacata sull’insegna “solidarietà di classe”.

Alla fine il pastore e gli altri pastori se la cavarono perché quelli se la cavano sempre. Molti cani e molte pecorelle ci lasciarono la pelle, l’ovile bruciò e fu una specie di disastro. Morì pure la pecora nera che aveva iniziato a fare casino, però, almeno, si era tolta la soddisfazione di non passare per fessa che, se vogliamo, sempre qualcosa è.


14 commenti su “La Parabola delle Pecorelle

  • Doxaliber

    Ma se le pecorelle cacciassero il pastore non è che poi qualcuna di loro si dichiarerebbe meno pecorella delle altre? Insomma, è un cerchio dal quale non si esce. Quando le pecorelle del Kit & Kat comprendono il loro ineluttabile destino giocoforza si ribellano. Compito del pastore sarebbe quello di riuscire a mantenere il delicato equilibrio dell’ovile, ma se il pastore invece di preoccuparsi delle pecore pensa solo ai cazzi suoi allora sono cazzi amari per tutte le pecorelle, soprattutto per le preferite del pastore.

  • Gilda

    Hai dimenticato le pecorelle che si rompono il cazzo di star chiuse in un ovile e se ne vanno a pascolare per i campi. 😉

    • Comandante Nebbia

      Io credo che, avendone la possibilità, l’avventura è una splendida strada. Più faticosa di quella che generalmente si crede e molto meno a senso unico.
      Io sono evaso diverse volte, mai per sempre.

      Ma è un problema mio. In bocca al lupo.
      ops, parlando di pecorelle magari non è il top

  • eduardo

    Qualche mese fa ti ho chiesto di sviluppare un’analisi su Occupy Wall Street. Mi hai affettuosamente mandato a cagare, spiegando che, essendo vissuto anche in America, conosci troppo bene gli americani per pensare che di lì possa nascere un effettivo cambiamento.
    Con la stessa affettuosità mi permetto di rinnovarti la richiesta.

    • Comandante Nebbia

      io credo che quando la componente islamica della popolazione italiana diverrà consistente questo paese avrà una nuova opportunità.

      è tempo di chiuderla con sto cazzo di impero romano.

      • paolo

        concordo appieno con entrambi, il senso civico (haha) degli islamici sarà componente decisiva della prossima rivoluzione italiana, se mai se ne farà una.

        a quel moderato del Buon Peppe invece vorrei dire che l’Estinzione non è garanzia di salvezza in quanto , a meno non arrivi in forma meteoritica, i tempi sarebbero troppo lunghi , mentre questi qui vanno avanti a colpi di DM…
        sostituirei allora estinzione con soppressione.
        ci vediamo nei pressi della Rupe Tarpea lunedi prox 06.00 am che serve l’umore giusto per partire

        (vedo cmq che non ci difetta neanche nel meriggio)

        • ilBuonPeppe

          Personalmente considero il termine “moderato” un insulto dei più gravi.
          Ma ti perdono perché sei riuscito a scrivere nella stessa frase i termini “rivoluzione” e “italiana” rimanendo serio e completando la frase. Non è da tutti.
          Se ci provo io il PC mi si pianta con un BSOD prima ancora che io mi renda conto di cosa stavo scrivendo.

          • paolo

            beh avevo già riso dopo “senso civico” mi sono astenuto dallo scompisciarmi a fronte di una ipotesi rivoluzionaria in bianco rosso e verde.
            Ti ringrazio avermi perdonato la mia precedente allegoria, anche io sono un moderato e qui con Voi mi sento in Buona Compagnia.

  • serpiko

    Boss mi hai veramente fatto passare per pirla di fronte a tutto l’ufficio.
    La pecorella che morde il culo per la seconda volta ha prodotto un’ilarità incontrollata.

    Non sarà che adesso mi debba presentare nudo all’ingresso domandando quale ittico gradimento nutra ogni passante donzella verso cotal visione?
    Ecco, tutta colpa tua. Fossi a tiro, ti morderei il culo. 🙂

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