La Nuova Rivoluzione Italiana

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La natura offre suggestivi esempi di compensazione. Francesco Rutelli è indubbiamente un bell’uomo. Rispetto alla media nazionale ha fatto una soddisfacente carriera, ha sicuramente ampie disponibilità economiche ed occupa una posizione di rilievo. Ciò nonostante, se si indulge ad osservarne il volto per più di qualche secondo, la fisiognomica trasmette un messaggio dalla semiotica incontestabile. Sarà per l’occhio vagamente spento, sarà per la vasta fronte ingiustificatamente scoperta, sarà per il labbro privo di energia, ma nella mente si forma immediatamente una definizione che assume diverse connotazioni in funzione del livello culturale dell’osservatore: fesso, idiota, stupido, sciocco, scemo, stolto, ebete, deficiente.

Per fortuna la scienza ha definitivamente dimostrato la vacuità delle teorie di Lombroso. Questo ci consente di giudicare Rutelli per le sue azioni e non per il suo aspetto. Peccato che questa considerazione non agevola lo scrivente nei suoi rapporti con le forze dell’ordine che, nel corso del loro servizio, non sono ancora riuscite ad abbandonare pregiudizi basati sulla morfologia dei soggetti, ma di questo parleremo in altra occasione.

Alla luce delle considerazioni testé esposte, deve essere duro anche per coloro che si ostinano a non ammettere di essere dei sacchi di carne votati alla produzione, al consumo ed, occasionalmente – in funzione di opportuna morfologia (eccola di nuovo)-, a divenire sacello per la conservazione dei preziosi fluidi corporali della classe dominante, ((Il soggetto di ingerire sono i sacchi di carne di cui sopra. La frase si è leggermente allungata. Chiedo scusa )) ingerire il voluminoso pillolone dei 13 (o forse 33) milioni scomparsi nel nulla per mano dell’infedele Lusi senza che il succitato Rutelli dall’aspetto (ma solo dall’aspetto) da tonto si sia accorto di nulla.

Mentre la degenerazione della pietas nazionale giunge al punto che appare lecito abbandonare persone in coma nei corridoi degli ospedali legati a barelle, mentre il presidente della repubblica invita alla massima austerità ed equità pur spendendo duecento e passa milioni all’anno per mantenere la sua inutile corte, mentre i membri eletti (non nel senso di elezione) di questo paese si convincono finalmente di essere in missione per conto di Dio, mentre l’onere del rinnovamento nazionale viene caricato esclusivamente su dipendenti e pensionati, si deve costatare che, almeno secondo le dichiarazioni rese da Rutelli, c’è tanto denaro nelle casse di un partito defunto che non è facile vedere un ammanco di 33 (o 13) milioni. D’altra parte, questo è il paese dove il parlamento ha ratificato l’ipotesi che fosse possibile che Berlusconi avesse creduto che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak, profusione di congiuntivi (( di alcuno non sono sicurissimo )) compresi.

Denaro scomparso che, si tende a dimenticare, è danaro pubblico. Danaro pubblico che prende strade misteriose, al punto di ritrovarsi investito in oscuri stati africani nelle stesse ore nella quale si invitano i sacchi di carne votati alla produzione, al consumo ed, occasionalmente – in funzione di opportuna morfologia, a divenire sacello per la conservazione dei preziosi fluidi corporali della classe dominante a mettere i loro scarsi risparmi nei titoli di stato repubblicani per sostenere il debito pubblico e combattere la crisi.

Alla fine sono considerazioni difficilmente digeribili anche per stomaci forti. Certo, non è colpa di Monti che è al governo da pochi mesi (diciamolo per prevenire osservazioni in merito),  ma non si può dire che questo paese abbia a cuore il gioco di squadra, l’orgoglio nazionale e la coesione in funzione degli obiettivi tanto più che per il prossimo mondiale di calcio ci vogliono ancora quasi tre anni.

E’ per questo che vagando per le desolate praterie di facebook si leggono continui riferimenti alla rivolta, alla rivoluzione prendendo ad esempio, di volta in volta in funzione degli eventi di cronaca, i coraggiosi indignados, i fieri fratelli greci e addirittura gli antipatici cugini francesi quando con i loro scioperi mettono a ferro e fuoco un’intera nazione.

Tutti invitano alla sollevazione, ma nessuno nei fatti effettivamente si solleva attendendo che sia prima altrui a fare il fiero gesto per poi accodarsi, eventualmente, se si raggiunga opportuno numero legale. In ogni caso, al momento opportuno, è sempre disponibile la scusa buonista all’italiana: ho il bimbo malato, il capo vuole gli straordinari, devo cambiare il pannolone alla nonna.

Voglio offrire gratuitamente a chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui una perla di saggezza basata sull’esperienza personale: fino a quando la vostra rabbia si esaurisce nel mettere il commento su facebook, nel discutere alla macchinetta del caffè con i colleghi, nel gustarvi i sapienti monologhi di Travaglio o firmare l’ennesimo appello di Saviano, state tranquilli. La vostra mente viaggia serenamente nei gravidi nembi della tranquilla normalità.

Dovrete preoccuparvi se e solo se smettete di lamentarvi, ignorate la polemica sul social e con gli amici ed iniziate un solitario percorso di dannazione dove, ad una ad a una, leggi e regole che non avevate mai messo in discussione iniziano a diventare evanescenti, ridicole.  Si riga una macchina, si evade una tassa di circolazione,  si mente spudoratamente, si inizia a guardarsi intorno non tanto per cercare  qualcuno da invitare a cena, ma per capire chi, all’occorrenza, sarebbe sopraffabile.

Immagine anteprima YouTube

Lo dicevamo in tempi non sospetti, proprio su queste pagine, che la rivoluzione prima di diventare un atto collettivo doveva essere personale. A cinque anni di distanza quei concetti appaiono ingenui, infantili. Il problema di scrivere le cose invece di limitarsi a dirle è che esse si inchiodano sulla schiena e diventano un peso dal quale è  difficile scrollarsi.

Sì, rimango dell’idea che la rivoluzione sia un atto individuale, ma non in funzione di un progresso collettivo, ma semplicemente come atto di liberazione dalle catene intellettuali nelle quali siamo cresciuti. Bene, male, etica, differenze. Alla fine, dietro tante parole eleganti e dal suono inquietante si celano sangue, ossa, sudore, paura, succhi gastrici, gas intestinali, sperma, saliva, buio, leggeri lampi di luce, inattese felicità e indifferenti atti di violenza. La vita, insomma, quella che ciascuno conduce singolarmente, in uno stato di quieta disperazione intervallato da qualche bellissima sorpresa.

In questa prospettiva, finalmente liberi dal vincolo di operare per un futuro migliore, si perfeziona la personale rivoluzione che trasforma la preda in cacciatore. Spegnete la televisione, smettete di credere a tutti, non ascoltate più. Cedete alla lusinga selvaggia dell’istinto e iniziate a guardarvi intorno. Ecco, sentite l’odore del sangue?  Sentite i denti stringersi e le labbra scoprirli? Serrate istintivamente il pugno? Di fronte c’è una vasta pianura. Non c’è altro da fare che incamminarsi. Proof is left as an exercise.

Ecco, la rivoluzione è compiuta.

Tanto dovevo.

 

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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