La Nostra Cara Italia


Siamo in un paese meraviglioso. Ce lo dice “Autostrade per l’Italia” che all’uopo ha piantato un cartellone in molte stazioni di servizio per farcelo sapere. Così, se uno si ferma a fare benzina, a prendere un caffè o a fare la pipì e si trova circondato da tizi che gli vogliono vendere merce rubata, cestini stracolmi di immondizia, cartacce, merde di cane, entra in toilette luride come latrine di un campo di prigionia e gli viene in mente di essere in un paese di merda, esce fuori, legge il cartellone e tac, si ricorda di essere in un paese meraviglioso.

Secondo me invece, questo è il paese del perbenismo. E quello attuale è solo l’ultimo. Questo paese è stato perbenista dalla sua nascita subito dopo il Risorgimento che già dal nome è tutto un programma. Per rendersene conto basta riprendere in mano un classico della mia infanzia, l’ormai dimenticato “Libro Cuore” di Edmondo De Amicis, il libretto rosso con il quale si è allevata la mia generazione di perbenisti. Subito dopo si è passati al perbenismo in camicia nera, partito col “me ne frego” futurista e rapidamente declinato nel salto nel cerchio di fuoco, il saluto romano e tutti gli artifici conformistici tipici di una società intrinsecamente perbenista.
Si passa poi al dopoguerra, il famoso boom degli anni 60, dove il perbenismo ha toccato vertici stellari con la persecuzione dell’adulterio, il delitto d’onore, la negazione dell’omosessualità e i preti che dal pulpito indicavano il simbolo da votare sulla scheda. Si giunge agli anni settanta, dove al perbenismo di matrice cattolica inizia a sostituirsi quello di derivazione sovietica. Tante lotte sulla paga e sui diritti dei lavoratori, ma l’esclusiva dei diritti civili lasciata in toto ad un partitucolo come quello radicale e a quel pazzo di Marco Pannella.
Siamo infine agli anni di mani pulite, dove il timone del perbenismo passa nelle mani della magistratura, obbligando Berlusconi a scendere in campo per evitare di essere cancellato dalla storia. Ma Berlusconi è sempre stato uno a cui interessava solo farsi i cazzi suoi e quanta più figa possibile. Una meteora di lustrini sull’orizzonte del perbenismo italiano.
Veniamo infine agli anni nostri. Con il perbenismo zuccheroso e mondialista che trova il suo culmine sulla questione migranti.
Chi tira in ballo la signora Boldrini nella questione dello stupro di Rimini è un pazzo. La signora Boldrini con Rimini non c’entra niente. E ci mancherebbe che serva ribadirlo. Nello stesso tempo però, la signora Boldrini esprime opinioni politiche su una sua visione di mondialismo che, per quel che mi risulta, non gode di alcuna supremazia morale su altre opinioni. Per cui è lecito esprimere posizioni contrarie senza essere tacciati di “parlare come Salvini” o di “essere razzisti”.
Se quelle espresse dai sostenitori “a prescindere” delle posizioni di cui la signora Boldrini è portavoce sono “verità incontestabile” e “non discutibili” giuste e buone per definizione, mentre contestazioni lucide e coerenti sugli stessi argomenti sono “bufale razziste”, “fascismo” o altro senza che si entri nel merito e si discuta, allora siamo alla dittatura del perbenismo ed è tempo di entrare di capire come abbatterla.
Se una parte del paese pretende di possedere una supremazia morale secondo la quale le sue posizioni sono incontestabili perché riferite ad un’ideologia dominante, allora non vedo differenze col fascismo, col nazismo, col comunismo. Stiamo parlando di tasse, di assistenza medica, di ordine pubblico, di gestione del mercato del lavoro, non di verginità della Santissima Madre di Dio che è verità incontestabile (per chi ci crede).
Da cittadino pretendo di discutere sulla gestione di questi argomenti. Sono sostenuti con le mie tasse, impattano sulla mia vita quotidiana e la loro gestione è una questione politica non ideologica o religiosa.
Se questo non mi viene permesso e sono soggetto alla brutalizzazione sociale perché non aderisco all’ideologia dominante, qualcosa non funziona davvero in Italia e questo, con buona pace della Società Autostrade.
I più grandi ostacoli alla lotta civile e non violenta contro la dittatura del perbenismo sono gente come Salvini o la signora Meloni che invece di affrontare la discussione sul piano politico (avendone pienamente gli strumenti) si limitano ad aizzare le masse e a parlare agli stomaci invece che ai cervelli.
Un tweet come quello che segue sarebbe stato perfetto se si fosse tolta la parola magrebini

I tizi autori di quella orribile aggressione sono vermi e basta, l’etnia non può essere considerata un’aggravante. La questione ordine pubblico va affrontata su un tavolo politico. Era lecito attendersi un commento dalla signora Boldrini, sempre attenta alla violenza sulle donne, su un fatto così grave. Ed è giusto far notare che questo commento non è venuto perché denuncia un “silenzio politico”. Aver aggiunto la parola “magrebini” per parlare alle pance dei followers ha autorizzato l’aggressione delle squadracce perbeniste e ha svilito una questione che sarebbe stato corretto porre. Raccolti tre voti, persi 10 punti di credibilità

La situazione è questa e come tale va affrontata se ne abbiamo la capacità. Viceversa, sarà la situazione ad affrontare noi e non la vedo facile.