La liberalizzazione


Sono un laico e come tale sono favorevole ad una totale liberalizzazione. E non parlo solo della droga, ma anche dell’alcool, degli abusi alimentari, dei costumi sessuali tra adulti consenzienti, eccetera.

Non voglio giudicare le attitudini di nessuno, ma solo i comportamenti che risultino lesivi della vita comunitaria. Uno dovrebbe essere libero di assumere tutta la droga che vuole oppure bere fino a farsi scoppiare il fegato dalla cirrosi, ma non dovrebbe guidare un autobus o fare una qualsiasi professione nella quale la mancanza di lucidità porti a pregiudizio per l’incolumità degli altri o comprometta l’efficienza della prestazione.
Le persone non si giudicano, i loro atti, quando compromettono la vita degli altri, sì.

Per questo, in un mondo che non funziona sulla base dei criteri morali, ma solo della massima efficienza, le persone sono libere di abusare di se stesse fino alle estreme conseguenze. A chi passa il limite è dovuto un aiuto nei limiti delle disponibilità di spesa, ma poi è abbandonato sul sentiero che ha deciso di intraprendere. Si è liberi di distruggersi, ma nella piena consapevolezza che questo processo non interessa la società se non per lo smaltimento delle scorie risultanti.

Mettendo da parte ogni forma di pregiudizio, la liberalizzazione delle droghe dovrebbe essere gestita apertamente e legalmente dalle organizzazioni criminali che ora agiscono sotto traccia sfruttando le esperienze e le competenze accumulate in anni si attività clandestina. Con i membri andrebbe concordata una pacificazione che porti ordine, efficienza, sicurezza e fiscalità in un mercato che, attualmente, assorbe una quantità immane di risorse senza restituire nulla alla comunità. Il capitalismo è sempre una forma aggressiva di sopraffazione, ma tanto vale che questa si esplichi sulla qualità e l’efficienza delle aziende e non sulla brutalità del conflitto armato.

La ricerca della “giustizia” della “morale” sono percorsi da sacerdoti non da ingegneri. I conflitti che ne derivano sono inefficienti, costosi e inutili. La moralità dell’animo non può essere imposta per legge e la giustizia è il risultato di leggi semplici e non invasive.
L’uomo pratico e laico ambisce ad una vita nella quale la necessità di combattere sia abbattuta, il benessere condiviso, i problemi semplificati all’osso. Non si cerca la pace perché è giusta, ma perché conviene.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.