La Lenta ed Inesorabile Spoliazione dei Diritti del Cittadino
19 novembre, 2008 di doxaliber
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, Informazione
Sono una persona assolutamente schiva e restia alla divulgazione di fatti personali, tuttavia in quest’occasione farò un’eccezione alla regola in quanto ciò che sto per raccontarvi è assolutamente funzionale al tema che intendo trattare in questo mio post.
Ero giovane, molto più giovane di adesso, ed era uno dei miei primi lavori. Come lavoro non era il massimo della vita, ma era il mio primo lavoro e per la prima volta avevo a disposizione soldi tutti miei senza dover chiedere “finanziamenti” ai genitori. Il lavoro inizialmente era un contratto di “Collaborazione Coordinata e Continuativa”, quasi tutte le mattine dovevo fare centinaia di chilometri con la mia auto in cambio di un miserrimo rimborso spese ed in più venivo pagato con ritardi mostruosi (fino al record di 3 mensilità).
Ma ero giovane, idealista ed ottimista. Mi impegnavo moltissimo e svolgevo il mio compito con puntiglio e precisione, non solo perché quella era la mia indole ma anche perché ritenevo che la qualità del lavoro e l’impegno portassero risultati e crescita professionale. Dopo qualche anno, quando avevo quasi perso la speranza di ottenere un miglioramento economico e quando il mio idealismo ed ottimismo erano ormai ridotti ad un lumicino avvenne ciò in cui ormai non speravo più: la società per cui lavoravo mi propose un’assunzione. Era un contratto di formazione lavoro per 24 mesi, contratto di formazione che di formativo aveva poco giacché si trattava di una mansione che già svolgevo da 2-3 anni, ma io ero felice e toccavo il cielo con un dito e di certo non mi formalizzavo per queste “piccolezze”.
La felicità però durò pochi mesi. Arrivò dicembre e la società per cui lavoravo (che aveva varie sedi sparse per l’Italia) fece sapere, tramite i responsabili degli uffici, che in quel mese l’Amministratore della società avrebbe fatto un giro per tutti gli uffici per ritirare le tredicesime mensilità dei dipendenti.

Avete letto bene: ritirare. L’amministratore avrebbe portato con sé gli assegni relativi alle tredicesime mensilità del personale, li avrebbe fatti retrofirmare ai dipendenti e poi li avrebbe portati via per depositarli su chissà quale conto corrente. Rimasi basito, anche perché scoprii che quello che a me sembrava un furto era, nell’azienda per cui lavoravo, una pratica consolidata da un po’.
La cosa non mi andava davvero giù, la semplice idea di piegarmi a qualcosa che mi appariva come una vera e propria estorsione, un atto di prepotenza, mi impediva di dormire la notte, così decisi di chiedere consiglio e di parlarne a parenti ed amici.
Con mia enorme sorpresa, fatte salve un paio di eccezioni, il coro fu unanime: “lascia perdere, firma, rinuncia alla tredicesima, accontentati che con la disoccupazione che c’è in giro devi pure ritenerti fortunato” e via a sciorinare esempi personali su chi stava peggio di me e su quanto io stessi facendo dell’inutile moralismo, inappropriato rispetto ai “tempi che corrono”.
Io provavo a motivare le mie ragioni dicendo che la rinuncia passiva alla tutela dei propri diritti personali e la tendenza ad “accontentarsi” ed a piegare la testa contro i prepotenti era forse proprio la leva utilizzata dai tanti “negrieri moderni” per sfruttare impunemente il popolo. Affermavo che la lenta espropriazione dei diritti che ci aveva portato ad accettare passivamente anche i contratti Co.Co.Co. era in primis il frutto del nostro lassismo e della nostra passività. Dicevo che se qualcuno in passato non avesse tenuto la schiena dritta e non avesse lottato contro le ingiustizie oggi probabilmente vivremmo ancora nelle bidonville e lavoreremmo come schiavi anche 20 ore al giorno. Dicevo che rinunciare a certi diritti era come rendere inutile la lotta ed il sacrificio di tante persone che sognavano un mondo migliore. Affermavo con decisione che, a forza di piccole rinuncie, avremmo un giorno perso lentamente la nostra libertà ed i nostri diritti.

Mentre dicevo queste cose molti mi facevano il sorrisetto ed affermavano che ero proprio un “sognatore”, altri invece mi davano addosso violentemente dicendo che con una mentalità come la mia non avrei trovato lavoro da nessuna parte e che ero un presuntuoso di merda.
Provai un profondo senso di delusione ed un grande disagio nei confronti degli altri, tanto che iniziai ad isolarmi da persone che ragionavano su frequenze completamente distanti dalle mie.
Mi rivolsi ad un sindacalista pensando che lui mi avrebbe capito e mi avrebbe aiutato. Anche lui mi fece il sorrisetto e poi mi chiese cosa ne pensassero gli altri colleghi. Io dissi che alcuni erano Co.Co.Co. e quindi la faccenda non li riguardava, l’altro dipendente che era assunto come me firmava da anni per dare indietro la tredicesima e mi aveva detto che se non firmavo mi avrebbero sicuramente licenziato. Spiegai al sindacalista che parlare con i colleghi degli altri uffici era impossibile, ci avevo provato con uno ma aveva glissato immediatamente l’argomento. A quel punto il sindacalista rifece di nuovo il sorrisetto, scosse le spalle e mi disse che era meglio se mi accontentavo e firmavo, altrimenti avrei dovuto fare causa all’azienda, spendere soldi per l’avvocato ed aspettare anni ed anni prima di ottenere una sentenza, senza essere certo che sarebbe stata a mio favore.
Tornai in ufficio, provai a discutere con i colleghi, anche quelli non assunti, dicendo loro che dovevamo essere uniti, compatti e dire tutti di no a quest’ingiustizia. Magari firmare la rinuncia alla tredicesima in cambio di una garanzia scritta sull’assunzione di chi non era assunto, oppure rinunciare a firmare e poi dividere le tredicesime dei due assunti in parti eque con tutti i dipendenti, anche quelli non assunti. Ma anche in questo caso ottenni solo sorrisetti ed alzate di spalle.

Rimasi basito e pensai che ero davvero solo e che qualcosa in questo mondo gira davvero per il verso sbagliato.
Poi arrivò l’amministratore della società in compagnia di un socio per ritirare l’assegno, si chiusero in una stanza e chiamarono i dipendenti uno ad uno. Entrò prima l’altro assunto, che uscì dalla stanza poco dopo. Entrai io e mi rifiutai di firmare, lo feci cortesemente e cercando di instaurare un dialogo per far valere le mie ragioni. Mi accusarono di sputare nel piatto in cui stavo mangiando, mi biasimarono in tutti i modi possibili, mi fecero capire che il mio gesto avrebbe avuto delle conseguenze gravissime, io ricordai che la loro non era beneficenza e che io venivo pagato perché svolgevo un lavoro e lo svolgevo anche piuttosto bene, alla fine viste le continue e velate minacce risposi: “conseguenze potrebbero esserci, ma per voi se andrete via senza consegnarmi quell’assegno, state compiendo un atto illegale”.
Io non firmai ma loro l’assegno non me lo consegnarono. Da quel momento iniziò invece una pressante e continua azione di mobbing nei miei confronti.
Non entrerò nel dettagli, posso però dirvi che la cosa peggiore non fu tanto l’operato dei dirigenti, quanto quello dei colleghi. Per loro ero diventato un nemico. Io che rompevo l’armonia dell’ufficio, io che pretendevo soldi in più quando ero già un privilegiato che prendeva uno stipendio migliore del loro, io che se avevo problemi potevo andarmi a trovare un altro lavoro, sempre se ci riuscivo. Sopportare era difficile ma io continuavo a fare il mio lavoro, nonostante il clima ostile sia dentro che fuori dall’ufficio.
Poi un giorno l’assegno che si erano portati via mi fu consegnato brevi manu, erano pochi soldi perché ero stato assunto da poco, tuttavia la consegna dell’assegno, la mia formale vittoria contro la società, invece di ingenerare un effetto a catena di ribellione peggiorò ulteriormente la situazione. Ora per i miei colleghi non solo ero quello che rompeva l’armonia dell’ufficio ma ero pure quello che aveva preso dei soldi in più alla faccia loro. Privilegiato due volte.

La mia esperienza in quell’azienda non durò a lungo, mi licenziai, anche se paradossalmente per motivi diversi (e peggiori) rispetto alla questione della tredicesima mensilità. La quasi totalità degli “amici” che mi consigliarono di accontentarmi e mi attaccarono ora non sono più miei amici, molti di loro hanno fatto “carriera” accontentandosi di “servire” le persone giuste ed io non riesco a frequentarli senza sentirmi a disagio e senza litigare; con alcuni di loro ad esempio ci ho litigato di recente ed anche in passato non hanno perso occasione di ricordarmi quanto io sia coglione invitandomi a confrontare la loro situazione economica e sociale con la mia, ricordandomi che a forza di fare il sognatore ed il “moralista” mi devo accontentare di “tirare a campare”, ricordandomi di tutte le volte in cui avrei potuto “accontentarmi”, scendere a patti e vivere meglio. L’azienda per cui lavoravo invece è prospera, è cresciuta ed a quanto ne so produce ottimi redditi per i suoi amministratori, anche se alcuni dei miei ex colleghi non lavorano più lì ed ora quando li incontro mi dicono che avevo ragione.

Quest’esperienza ed altre mi hanno insegnato, ormai tanto tempo fa, alcune cose fondamentali su questo paese:
- I poveri si scannano, i ricchi si spartiscono la torta;
- non contare sugli italiani, sono opportunisti, leccaculo e invidiosi. In più, anche se ciò va contro i loro interessi, si schierano sempre dalla parte del più forte;
- non contare sui sindacati, anche loro come gli italiani si schierano sempre dalla parte del più forte;
- se ormai viviamo nella merda è perché tutti mangiano e cacano senza neanche preoccuparsi di pulire lo schifo che producono;
- la legge ed il diritto sono opzionali, sempre e comunque, si invocano soltanto quando tutto è perduto e non si può fare altrimenti;
Io da tempo immemore non nutro fiducia in chi mi circonda, troppe volte ho visto gente che nella migliore delle ipotesi è lassista, nella peggiore è parte in causa dello sfacelo di cui si lamenta. Non vorrei eroi intorno a me, vorrei solo sentirmi cittadino di una nazione in cui esistono cittadini civilmente impegnati per il bene comune e non invece un pulviscolo di singoli bellamente intenti a pensare solo ed esclusivamente al proprio tornaconto personale.

Qualche tempo fa ho sentito alcuni politici ed alcuni giornalisti, ma anche molta gente comune, definire i piloti e le hostess una casta, dei privilegiati. Mi sono ricordato di quando i miei ex colleghi mi accusavano esattamente della stessa cosa; loro non guardavano l’ingiustizia che stavano subendo e le tasche di chi davvero si stava arricchendo alle loro spalle, ma guardavano invece i pochi spiccioli di differenza che mi distinguevano da loro in quanto “assunto”. Qualche giorno fa ho letto le dichiarazioni di Colaninno: “ci auguriamo che piloti e steward ci ripensino e non seguano i loro sindacati ma, in caso contrario, non ci arrenderemo alla logica del ricatto e assumeremo il personale di volo con chiamata nominativa”. Ho sentito un colpo al cuore perché quelle parole erano quasi le stesse che furono usate dai miei ex datori di lavoro: ci chiamarono singolarmente uno ad uno ed utilizzarono contro di me, ribaltando completamente la realtà dei fatti, la parola ricatto. Io ero il ricattatore e loro i benefattori, la storia si ripete, i metodi sono esattamente gli stessi, solo che ora la spoliazione dei diritti non è un fatto riservato ai Co.Co.Co. ed ai dipendenti di piccole aziende private, inizia invece a toccare coloro che una volta erano considerati intoccabili. In più l’azione intimidatoria non è più svolta soltanto da piccole imprese fuori dalla sfera d’interesse dei sindacati ma anche e soprattutto dai grandi gruppi industriali.

C’è un filo invisibile che collega la mia piccola storia che non interessa a nessuno e le grandi vicende di Alitalia e scuola, un frutto marcio in una cesta finisce per guastare anche i frutti sani. Vista la mia storia non posso che sentirmi vicino a coloro che oggi cercano di salvare il loro posto di lavoro, tuttavia la mia esperienza non può che portarmi a concludere che era necessario agire molto ma molto prima, quando c’erano ancora i mezzi e le possibilità per farlo. Invece abbiamo scelto di cedere, lentamente ed inesorabilmente, quote dei nostri diritti in cambio di poche briciole di pane; ora tutto ciò che abbiamo ceduto non ci sarà più restituito, non tanto facilmente almeno. Ci vorranno di nuovo tanti uomini con la schiena dritta e la voglia di rischiare molto, non solo per se stessi ma soprattutto per gli altri. Purtroppo di uomini così non ne vedo molti in giro.

Illustrations by:meglyman, nodlehs, sefesoft, ursusarctos, frixedairwave, avf, d-minutiv, soheir, virtud
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La via c’è: diventare quegli imprenditori e prenderne il posto, agendo stavolta in modo corretto.
Difficile?
Purtroppo non vedo alternative, se vuoi che una cosa sia fatta come vuoi tu devi farla da solo, la legge in italia non funzia.
Oris, una società composta da soli imprenditori sarebbe destinata al fallimento, inoltre non tutti hanno i mezzi economici, nonché il coraggio e la capacità, di diventare imprenditori. Paradossalmente inoltre alcuni di loro, una volta passati all’altra sponda, diventano esattamente come gli altri.
Il rispetto della legge ed il rispetto del lavoro altrui è in primis una questione culturale.
Sono d’accordo con Doxa.
Diventare quell’imprenditore non è una soluzione.
Ottenere i propri diritti è una soluzione.
Complimenti Doxa.
Giusto. Io l’ho fatto.
Per circa 10 anni sono stato un imprenditore, in varie forme. E ho sempre cercato di comportarmi responsabilmente, con correttezza ed onestà; arrivando (liberi di crederci o no) a rinunciare al mio stipendio per pagare quello dei collaboratori. Questo mentre tutto intorno i miei concorrenti se ne fregavano delle regole e di qualunque tentativo di lavorare decentemente.
Risultato?
Io ho chiuso e mi sono pagato i debiti che nel frattempo avevo accumulato; i miei ex-concorrenti sono ancora tutti lì.
Morale? L’Italia non è un paese per imprenditori… onesti.
Beh, stai dando del disonesto a qualsiasi imprenditore che sta aperto.
Io invece credo che il futuro sia proprio dell’imprenditoria, sogno una società fatta di persone che lavorano per conto loro e si creano lo stipendio, senza aspettarlo dagli altri, lottando ogni giorno per migliorarsi e fare del proprio meglio.
Sogno una società dove il “sottoposto” non esiste, gente che non ha ll busta paga, ma che rilascia fattura e scarica tutto, e che riscuote la busta lorda per l’intero.
si lo so, ora mi sveglio.
Adesso c’è un sacco di gente che lavora a partita iva, teoricamente da pari a pari come dici tu, in sostanza invece venendo sfruttata da datori di lavoro senza scrupoli che così scaricano sul lavoratore tutti gli oneri fiscali ed i rischi pur sfruttando quella persona come un lavoratore subordinato, cosa che a tutti gli effetti è.
Verissimo, ma forse, dico forse, succede perchè i costi e le garanzie non sono più sostenibili e quindi ognuno si arrangia come può, non sempre dietro questi stratagemmi c’è sfruttamento, semmai c’è tentativo di sopravvivenza, sia da parte di uni che degli altri.
Le garanzie, specie in una fase di recessione e deflazione in arrivo, saranno un lusso di fatto.
E durando fatica (di più) si campa pure senza.
Per molte persone è così, non tutti hanno la possibilità di attaccarsi all’art. 18
Questo è un dato di fatto, per niente ideologico.
Tutto verrà tagliato, chi piagnucola la perdita del posto invocando una tranquillità che sembra sia dovuta solo a questi individui, si dimentica che tutti siamo nella stessa barca e anche chi ha partita iva può perdere il lavoro, oltretutto senza NESSUN ammortizzatore sociale, e tutti per lavorare si fanno il mazzo tanto, e tutti magari perdono il lavoro a 40anni e non hanno da colpevolizzare nessuno per questo, perchè si guardano attorno e non pretendono un fico secco da nessuno.
Sicuramente, in un mondo di partite iva, sarebbe difficile evadere, fannullonare ecc.ecc..
Oris, il discorso sulla sostenibilità delle garanzie è… insostenibile..
Anche l’imprenditore di questa storia piangeva la fame, però va in giro con una macchina che costa decine di migliaia di euro. Sicuramente esistono imprenditori in difficoltà, piccoli commercianti che non arrivano a fine mese, in questo caso anche il dipendente è giusto che stringa la cinchia e si adatti, ma esistono anche imprenditori che i soldi li guadagnano, con il loro lavoro comprano case ed auto di lusso ma continuano a guadagnare cifre enormi pur negando diritti ai loro lavoratori.
Anche il discorso sugli imprenditori che rischiano, che possono perdere il lavoro da un momento all’altro e che non godono dell’articolo 18 è secondo me inaccettabile. L’impressione “minima” che si ricava è che gli imprenditori si sentano ammantati da un velo di “superiorità” rispetto a tutte le altre categorie di lavoratori: io sono migliore di te perché mi sono messo in gioco e rischio, quindi ho diritto di fare di te ciò che voglio, se non te la senti fai l’imprenditore anche tu.
Questo discorso è assolutamente inaccettabile. In primis fare l’imprenditore comporta un maggiore rischio ma spesso e volentieri anche molte soddisfazioni in più: maggiore indipendenza, possibilità di gestire il proprio tempo in maniera diversa, spesso maggiori guadagni e soprattutto una sensazione di libertà che un dipendente non potrà mai avere. Fare l’imprenditore però comporta anche delle responsabilità e naturalmente il rispetto della legge. La legge, anzi, l’articolo 36 della Costituzione dice che:
altre leggi permettono all’imprenditore flessibilità lavorative e salariali una volta impensabili. TI serve un collaboratore una tantum? Hai a disposizione i contratti a progetto o a chiamata. Ti serve un lavoratore part-time? Hai i contratti part-time. Ti serve un lavoratore a tempo pieno? Hai i contratti a tempo pieno (determinato) e indeterminato.
Chi fa lavorare in nero, maschera da contratto a progetto un contratto di subordinazione, costringe all’apertura di partita iva un dipendente, rifiuta di pagare le tredicesime, compie un atto illegale e non ha alcuna giustificazione.
Infine, per quanto riguarda i lavoratori 40enni che piagnucolano perché hanno perso il posto di lavoro. Come ho detto prima non tutti hanno le capacità ed i mezzi economici per diventare imprenditori. Uno spazzino di 50 anni, un bidello di 45, un professore di 40 che perdono un lavoro che impresa dovrebbero aprire secondo te? Con quali soldi? Con quale mestiere?
Non facciamola troppo facile, i tuoi discorsi somigliano molto a quelli di coloro che stanno lentamente erodendo i diritti dei lavoratori, spesso gli stessi imprenditori che poi vanno a piangere dallo Stato per chiedere aiuto nei momenti di gravi crisi economica come questa.
Tu dici?
Può darsi, ammetto che è un sogno u modno di gente con la partita iv che fa esattamante quello che fa adesso, ma facendo fattura, ci vorrebbe una disponibilità di lavoro molto amggiore, per far si che chiunque potesse in qualsiasi momento cambiare lavoro o “clienti” per i quali lavorare.
Per la capacità o i mezzi economici, no ci siamo.
Per fare l’imbianchino non spendi molto, ad esempio.
Per mettere su una cooperativa di pulizie nemmeno.
Imprenditore non è quello che ha la fabbrichetta con 10 operai, è anche quello che si specializza nella pulizia del cotto, che magari si mette a fare il giardiniere…
Speso permetter su una attività dle genre basta ‘equivalente di una vacanza al mare.
Per favore…
L’imbianchino ha un mestiere, di solito lavora pure in nero.
Una cooperativa di pulizie non saprei. Finché fai piccoli lavori di pulizia scale e condomini forse spendi poco, ma se fai pulizia a livello industriale i macchinari costano di più. Inoltre la cooperativa richiede un minimo di soci, 6 se non erro?
Dici poi che bastano i soldi di una vacanza al mare e forse non ti rendi conto che molte di queste persone non solo non hanno i soldi per una vacanza al mare (che non fanno nemmeno) ma spesso hanno invece debiti, magari nati dal fatto che non si riesce a pagare l’affitto, la scuola, la dentiera del figlio e tutta un’altra serie di spese che gravano su una famiglia.
Questo senza aver discusso delle difficoltà di entrare in mercati ormai saturi di imprese, spesso grandi, organizzate, esperte, e senza calcolare i costi relativi ai contributi e a tutto il resto che gira intorno ad un’impresa. Se poi anche l’attività dovesse andare male che cosa dovrebbero fare? Spararsi?
La fai troppo facile Oris. Inutile che la maggior parte di queste persone che si ritrovano senza un lavoro da un giorno all’altro di certo non si grattano la pancia perché in un modo i soldi a casa per la famiglia devono portarli.
Esatto, io non fo facile nulla, non dico che sia facile fare le cose dico che sia facile che ci toccherà fare qualcosa d’altro.
E lo dico non perchè ho una opinione ma perchè in tutti i settori chiudono o licenziano.
Quindi, si piagucola o ci si da una mossa?
Perchè per nessuno è facile, anche tu generalizzi con l’imprenditore che ha la macchinona, mica tutti ce l’hanno…
Inoltre, l’imbianchino fa un mestiere, che vuol dire? Tutti i lavoratori fanno un mestiere.
L’imbianchino investe su se stesso, sulle sue capacità e si cerca i clienti (mica cascano dal cielo) quindi IMPRENDE (che verbaccio).
E guadagna QUANDO lavora, che significa che il lavoro se lo deve costruire da se, giorno per giorno.
Secondo me la chiave sta tutti in quest’ultimo periodo qui sopra.
Un aneddoto sulla macchina.
Un rappresentante che viene nel mio ufficio si trova con un collega, lui ha la megané l’altro un mercedes fiammante.
Il secondo snobba il rapprentante che conosco dicendogli “Come, uno come te con una macchinuccia così? Ma spendi i tuoi soldi!”, e allora lui, guardando la mercedes risponde “Sì, sì… ma questa è mia!”.
Io ho un newbeetle comprato usato, a 8000mila euro con la mia citroen c5 resa indietro, pagato in contanti, quando li avevo.
Alcuni fanno i leasing.
Io non ho generalizzato, ho detto infatti che molti imprenditori sono in difficoltà e che in questi casi è giusto che anche il lavoratore stringa la cinghia. Ma è forte il contrasto che tu rappresenti: da una parte l’imprenditore che si rimbocca le maniche, dall’altra parte, in un angoluccio, il dipendente che piange come un bambino. Io al contrario vedo piagnucoloni ovunque, pure GM e Fiat piagnucolano ed i piccoli imprenditori non sono da meno. Anzi, mi sa che gli imprenditori piagnucolano molto più dei dipendenti.
L’imbianchino ha un mestiere vuol dire che l’imbianchino, anche se deve procurarsi un mestiere, ha un’idea ben chiara di ciò che deve fare. Cerca persone a cui dipingere la casa. Un meccanico, un carrozziere, un idraulico, un elettricista, anche se perdono il lavoro hanno un mestiere. Uno che in un’azienda faceva il contabile e per tutta la vita ha fatto solo quello, un insegnante, un bidello, un addetto al call center, un operaio generico che lavora in catena di montaggio, una cassiera, una commessa, non possono riciclarsi tanto facilmente.
Aggiungo, sai qual’è il vero motivo?
non sono i soldi, è che la gente PRETENDE sicurezza e tranquillità, faccio il mio e non accetto cambiamenti a questo stato di cose.
Ma ti chiedo, quando arrivano i cambiamenti inevitabili che fai?
ebbene, io credo di aver capito purtroppo che sono cose che non sono pretendibili da nessuno, perchè il mondo cambia e lo fa senza fare i conti con le pretese di nessuno: finchè c’è trippa si mangia, quando finisce si digiuna.
E la trippa sta finendo, purtoppo, tutti più o meno dovremo farci i conti.
La trippa sta finendo per i lavoratori e per gli imprenditori di piccolo cabotaggio come te, che secondo me alla fine sono più simili agli operai ed ai dipendenti che disprezzano che non ai vari industriali miliardari che magari comprano la CAI a prezzo d’affare. La trippa sta finendo anche e soprattutto perché la lenta eliminazione delle garanzie sul lavoro e la contrazione degli stipendi ha drasticamente ridotto i consumi portando in crisi in primis le piccole attività e di rimando anche le grandi industrie. Il lavoratore “flessibile” che guadagna 800 euro al mese col cazzo che si compra la nuova 500 o anche una macchina più economica, per poi pagare bollo, assicurazione, benzina, gomme nuove, va a piedi. Allo stesso modo col cazzo si compra due paia di scarpe al negozio, al massimo ne compra uno ogni 2 anni e magari dal cinese.
La trippa sta finendo anche e soprattutto per questi motivi, ma sta finendo per te e per il lavoratore dipendente che sembri quasi disprezzare, non certo per i grandi imprenditori e tantomeno per i medi imprenditori, quelli che delocalizzano in Romania, per loro la trippa in questi anni è aumentata e dei Mastro Don Gesualdo che pensavano di poter sedere a tavola in loro compagnia se ne fottono altamente, anzi, ridono di loro.
Io disprezzo un comportamento di pretesa, per natura, non chi lo tiene.
E non parlo di pretesa del diritto, che non deve esistere perchè il DIRITTO DEVE ESSERE GARANTITO.
Parlo di quello ch hai parlato te adesso, di sostenibilità di un sistema che non regge più proprio per i motivi che tu hai detto.
Ti ripeto, io non ho dipendenti, quindi non ho questo problema, noi siamo tutti soci.
Ritengo solamente che in un momento dove il modno va male, rinchiudersi a riccio e sbattere i piedi per terra quando rimani senza lavoro sia inutile, preferisco cercare di reagire, pur con il patema d’animo.
Inoltre in italia, il tessuto lavorativo e sociale e produttivo non è fatto di grandi imprese ma di piccole e medie, che insieme sono MOLTO più importanti delle grandi.
Le persone quando stanno perdendo un posto di lavoro fanno qualsiasi cosa per non perderlo, è nella natura delle cose e fanno anche bene a fare così. Poi quando lo hanno perso si guardano in giro e si danno da fare per trovare qualcos’altro.
Puntare i piedi? Quando? Dove? Non ho visto molta gente puntare i piedi quando sono stati introdotti i Co.Co.Co o la Legge Biagi, i lavoratori hanno accettato supinamente qualsiasi cosa ed è questa la loro colpa. In Francia hanno messo a ferro e fuoco una nazione per molto meno.
Puntare i piedi… se… magari..
ah scusami, resta inteso che la tredicesima sono soldi di chi lavora e che nessuno li può prendere: è furto.
lo specifico per chi non avesse capito le mie posizioni.
Non era mia intenzione dare del disonesto a qualsiasi imprenditore, e non è quello che penso.
Però è veramente difficile essere imprenditori onesti e responsabili. Poi naturalmente anche la zona in cui si opera fa una certa differenza.
Se posso dirti in due righe la mia esperienza, credevo alla impresa onesta, mi dicevo, io mi accontento del giusto, do lavoro a uno in difficoltà , Io antiquaria, lui restauratore, pago le mie tasse…andrà bene.
In breve , appena aperto il negozio, mi hanno fatto discorsi fumosi che non ho capito nemmeno,in sostanza il commercialista mi invitava a depositare uno o due pezzi vicino al cassonetto per certi “uffici”, con cui non mi pareva neanche di avere a che fare, quindi non capii, e fu la mia fine. Ancora mi danno problemi.
Sono stata imbrogliata sottilmente dal commercialista in combutta con i burocrati, ho avuto difficoltà a reperire merce perchè non ho voluto mai comperare in nero, sono stata boicottata in ogni modo , mentre altri palesemente vendevano e commerciavano in nero, io avevo controlli continui, arrivarono a tagliarmi la luce “per errore”, a togliermi da certe pubblicazioni, a farmi multe sabgliate, per poi chiedermi scusa, ma sa..
Quando ho chiuso, chi commerciava e commercia in nero , è stato felice, lo Stato ha perso le mie tasse, un lavorante è rimasto sulla strada, i ladri nella PA stanno li e mi guardano in cagnesco, tutti sanno, nessuno fa niente
Non succede solo a me, siamo un paese di stolti, di preconcetti e di divisioni che vengono utilizzate dalla malavita , perchè di malavita si tratta, ovunque sia, questi come quello esposto nel post, sono atteggiamenti da malavitosi e noi siamo talmente imbecilli da non fare niente e morderci tra di noi, siamo un gran brutto Paese es tiamo diventando “brutta gente”
un post bellissimo!
guarda tu hai fatto bene, dovevi fargli il culo. Terrorizzano la gente con sta storia che “non si trovano lavori” , ma di lavori di merda il mondo è pieno.
Non si trovano lavori onesti e ben retribuiti , ma non mi sembrava quello il caso. La mia tredicesima devono strapparla dalle fredde dita del mio cadavere.
In quel caso si entra dai due pagliacci e si dice “o mi date quell’assegno o denuncio chiunque mi capita a tiro della società, siete dei criminali, e se provate a dirmi qualcosa vi prendo anche a pugni sul muso”.
Il tuo articolo mi ha ricordato un’esperienza molto simile alla tua quando lavoravo per un “ente privato” che utilizzava fondi pubblici. Eravamo costretti a versare all’azienda una buona percentuale dei nostri guadagni, non avevamo diritto a ferie pagate, se ti ammalavi perdevi la “giornata” ed altre nefandezze che tu hai già bene elencato. Tutto alla luce del sole e col beneplacito dei “sindacati” e delle istituzioni. Ancora ricordo la frase del “capo” : voi siete nel ventre della vacca, altri non hanno lavoro. Che vergogna, che schifo, quante tempo prezioso buttato per quattro soldi. Me ne andai di mia volontà ed oggi che ho un lavoro mio e solo mio e guadagno meno sono più sereno ed aspetto il giorno che “quel capo” crepi per brindare ed andare al suo funerale per sputargli sulla tomba.
Gli Enti Privati, i corsi finanziati dalla comunità europea o quelli finanziati dagli Enti Locali. Ci sarebbe da scrivere libri su queste cose, c’è un intero universo di mangiapane a tradimento dietro a queste cose.
bellissimo articolo doxa.
Grazie.
Da recitare almeno tre volte al giorno
Equiparare la situazione che hai raccontato a quella dei pilotili Alitalia mi pare veramente una forzatura. I privilegi che ha sempre avuto la categoria dei piloti (e ti assicuro che ne ha avuti molti) sono lontani anni luce da quelli di cui avresti potuto godere tu o chiunque altro nella situazione che hai illustrato.
Leggi i commenti che ho scritto qui.
bravo!
mai piegare la schiena
Bel pezzo, non condivido il parallelismo tra la tua vicenda, che tra l’altro ricorda molto approsimativamente le mie (essì, io sono così coglione che una non m’è bastata, credo sia una questione di DNA), e quella Alitalia, ma questo non mi ha impedito di pubblicare il tuo articolo sul mio blog…
Spero che la cosa non ti dispiaccia, nel qual caso non hai che da dirmelo ed eliminerò, l’articolo dal blog
Nessun problema per la ripubblicazione. Ma il parallelismo c’è eccome e mi dispiace che tu e NonnaPapera non l’abbiate colto. A parte il fatto che in Alitalia non ci lavorano soltanto piloti, ma hostess, personale di terra, meccanici, ingegneri, progettisti, tecnici di vario genere….
>>> si ma quando si parla di Alitalia purtroppo non si può scorporare l’addetto ai bagagli dal Pilota ed entrambi non si possono scorporare dalla insana amministrazione che Alitalia ha subito, causa le nomine politiche e all’instabilità politica del paese.
Chi vede rubare e non denuncia diventa complice, quindi è colpevole…
Nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciare nessuno , la torta era grande e ce n’era per tutti e quando ne mancava o era scarsa bastava fare uno sciopero nel momento topico, tanto i soldi li tira fuori lo Stato e cioè NOI!
Mi dispiace, tu avevi una lama alla gola hai saputo dire no anche se sapevi che saresti stato decapitato, non ti sei piegato alla logica del servo
Loro la lama ce l’avevano in mano e dalla parte del manico ed erano sempre pronti al vile ricatto. Sai quante volte in fase d’acquisto di un biglietto aereo ho rinunciato ad Alitalia in favore di compagnie straniere?
E non solo per il costo ma quanto per la serietà con cui i dipendenti svolgono il loro compito e per il quale sono meno pagati di quelli Alitalia.
Si, dici cose giuste, però nel loro piccolo i miei colleghi, gli amici, il sindacalista e l’imprenditore del mio caso si sono comportati tutti esattamente secondo gli stessi canoni che hanno portato al fallimento dell’Alitalia. Più in generale la mia storia e la storia dell’Alitalia sono la storia di questo paese e del suo lento sfaldamento. Ho volutamente sottolineato alla fine dell’articolo come la strafottenza e la tendenza a coccolare il proprio piccolo interesse privato abbia portato alla situazione attuale e di questo siamo tutti in qualche modo responsabili, tuttavia, come nella mia storia, anche nella storia di Alitalia ci sarà chi pagherà (i precari di Alitalia, quelli che non hanno “amici degli amici”, la bassa manovalanza) e chi invece, pur responsabile, continuerà ad arricchirsi sul cadavere della compagnia aerea o se n’è uscito da un bel po’ con un bel pacco di soldi in tasca (Cimoli e gli ex amministratori).
Cimoli che l’ha messo in alitalia, il governo prodi ovvero il governo che andava verso i più deboli, io sono un ex dipendente del gruppo IRI ossia quello capitanato da Prodi. sempre il solito, è lui che ha avallato l’ingresso in alitalia di porci e suini, bastava fare domanda ed eri assunto se avevi idee politiche adeguate. Nella azienda dove ero io c’era una dipendente che nessuno ha mai visto al laboro, motivo: era una sindacalista che per varie scuse era sempre assente dal lavoro, eppure alla fine del mese prendeva lo stipendio come il sottoscritto che si faceva un culo tanto. Ho provato una volta a parlarci con la suddeytta, ma è stata fatica sprecata, mi ha fatto un girigogolo tale che alla fine fine le ho detto, “va bene ho caspito tu non hai voglia di lavorare e fin chè l’azienda le va bene come fai buon per te” io poi sono andato in pensione, ma non ho avuto la fortuna od il privilegio di rivederla.
Sono campato benissimo lo stesso.
adesso ho una discreta pensione da dirigente, e tiro avanti ma non posso scusare i piloti di alitalia provate a chiedere quanto guadagna un terzo pilota, poi vi domanderete perchè ha il coraggio civile di scioperare.
Non vi dico un comandante, tra alitalia e klm per esempio c’era una differenza di 4 a 2, e poi vi siete domandati a cosa serve un terzo pilota su un volo roma londra? la risposta è semplice serve solo a dare un lauto stipendio ad una persona che divenuto pilota con lo stato, se ne ò venuto via per andare a guadagnare in alitalia dei bei milioni. E no carissimi così non possiamo andare avanti io egoisticamente alitalia la facevo fallire così imparavano tutti i dipendenti che vuol dire non guadagnare dopo essere stati alla mucca per tabto tempo.
gran bell’articolo !
è bello, pur essendo drammaticamente spiazzante
fa male più la “disonestà” del padrone o la “rassegnazione” dei colleghi?
fa male più la denuncia e la battaglia o la constatazione di illegalità diffusa e condivisa?
è difficile sperare in un mondo migliore di questo, soprattutto se i donchisciotte rimangono isolati e all’oscuro
ma se davvero sarà crisi economica reale io immagino che qualcosa cambierà,
e se nemmeno la fame farà la sua parte vorrà dire che è bene che noi tutti si vada a quel paese, con rispetto parlando
amaramente!
Perché le cose cambino ci vorrà molto molto molto tempo secondo me.
doxa hai fatto bene a fare le scelte che hai fatto, non perche’ tu sia sognatore/ice ma per il semplice fatto che devi fare cio’ che meglio credi, hai creduto che fosse sbagliato rinunciare alla tredicesima bene spero tu lo abbia fatto perche’ credi in quello che hai fatto non perche’ ti aspettavi la “standing ovation”.
Ognuno fa le sue scelte e queste non vanno giudicate: se tu ti arrabbi perche’ gli altri ti giudicano sognatore/illuso perche’ poi fai lo stesso nei loro confronti dando loro del codardo/egoista ?
Ha ragione oris la soluzione esiste: diventare quegli imprenditori e prenderne il posto, agendo stavolta in modo corretto e dimostrando che tu quegli errori non li farai: una persona onesta e’ quella che messa in condizione di rubare non ruba non quella che non ruba perche’ non e’ nella condizione di poter rubare
Ti pare che dopo averne parlato con altre persone, viste le loro reazioni, mi aspettassi una standing ovation? Questi avvenimenti fanno parte del mio bagaglio di esperienze, risalgono a tanti anni fa, ma di certo non sono fatti che uso raccontare in giro per vantarmi, anzi, sono cose di cui non parlo mai. Gli unici che sanno di questa storia sono coloro che la conoscono fin dall’inizio ed alcuni di loro la usano come dimostrazione di quanto io sia statto fesso, non il contrario. Tuttavia il giudizio di queste persone non mi interessa.
Io ho deciso di agire così perché era quella la cosa giusta da fare. Trattenere la tredicesima di un dipendente è un atto illegale, si chiama estorsione. O siamo per la legalità sempre e comunque oppure non siamo per la legalità, io non vedo vie di mezzo.
Non biasimo coloro che per necessità o paura accettano questi ricatti, biasimo coloro che insultano coloro che a questi ricatti non si vogliono piegare e soprattutto biasimo coloro che, dall’alto della loro corruzione o raccomandazione, ti trattano come un idiota sognatore.
Dimenticavo, diventare un imprenditore: non tutti possono fare gli imprenditori. La soluzione è chiedere il rispetto della legge, sempre e comunque.