
Quello che penso della legge Biagi è chiaro. L’ho scritto su questo sito e poi anche in quello vecchio. Qui nessuno è contrario alla mobilità del lavoro, ma da che mondo è mondo, il lavoro temporaneo o occasionale è stato sempre pagato più di quello a tempo indeterminato proprio per compensare la flessibilità del rapporto. Non a caso il ticket per una visita alla ASL costa meno dell’onorario di uno specialista privato e se assumete una colf per un paio di giorni al mese, la sua paga oraria sarà superiore a quella che paghereste a un collaboratore fisso.
Con la legge Biagi, invece, si è realizzato il sogno dell’eroica imprenditoria italiana: non assumere impegni e pagare quattro noccioline.
Ma non voglio andare oltre. Se agli italiani sta bene farsi fregare in questo modo io non ho nulla da dire. Certo, quando ci hanno provato in Francia a fare una legge simile sul lavoro precario, i giovani francesi si sono leggermente incazzati e la cosa è finita a mazzate, ma evidentemente lo spirito combattivo italiano è riservato ai campi di calcio dove ai francesi abbiamo fatto vedere i sorci verdi. Forza Italia!
Comunque un popolo ingegnoso come il nostro non poteva rimanere con le mani in mano. Leggo stamattina sulla stampa che sta nascendo una nuova figura professionale. Pur di non finire con un cococo in un call center, alcune studentesse scelgono di fare la puttana un paio di volte al mese.
Mi sembra un eccellente approccio italiota al problema. Visto che non si è stato in grado di far capire a chi di dovere che certe cose non stanno fatte bene, ci si adatta a farsi fottere.
Certo, la cosa per il momento è limitata alle gentili signore, ma conoscendo la predisposizione dei giovanotti a piegarsi docilmente alle disposizioni di confindustria e dei suoi sodali governativi, non credo che passerà molto tempo prima che anche loro decidano di mettere a disposizione le loro grazie per il sollazzo di quelli che con la legge Biagi e lo sfruttamento dei collaboratori ci si sono indegnamente arricchiti.
Ognuno ha quel che merita. Sempre.
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Tag: affari, confindustria, imprenditoria, lavoro, legge-biagi, malapolitica
Comandante Nebbia
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17 commenti
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21 Maggio, 2007 a 12:37
Vortexmind
Sicuramente non sarà così in tutti i casi, ma a me pare che questa ragazza (aiutata economicamente dai genitori per l’alloggio e gli studi) abbia liberamente deciso così per disporre di più soldi. La vedo più quindi come una libera scelta personale piuttosto che come una scelta legata alla condizione del mondo del lavoro. Per questa Valeria, ce ne sono tante che si fanno il culo senza darlo via.
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21 Maggio, 2007 a 14:39
gerardo
Allora, sono molto indeciso sul commento……
Mi rende triste vedere una ragazza che fa la troia (questo fa senza giri di parole) ma la da via col contagocce , prende i soldi dei genitori se no dovrebbe dare il culo e non le va ; tanto se lo danno mamma e papa è loro dovere istituzionale.
Il fidanzato di turno magari si arrabbia pure se qualche amico lo prende in giro dicendogli che la sua fidanzata ha la faccia da troia (l’amico non lo sa , ma ci ha azzeccato in pieno).
Però sarà dottoressa , una dottoressa con passato (e forse presente) da troia ma una dottoressa che sarà fiera di non aver lavorato nel call center come le altre ma non potrà dirlo in giro.
Onestamente , disprezzo questo genere di persone ha tutto ciò di schifoso una persona possa avere:
-Evade le tasse che gli altri pagano
-Inganna i genitori facendogli fare il culo per mantenerla
-Da via il culo per i suoi piaceri (forse non tutti necessari)
-Non si fa coinvolgere da niente
-Ha un’etica pari a quelle delle scrofe (ritornando sul concetto di etica che ho già citato in passato)
-Applicherà alla professione medica quello che ha imparato dalla vita, un dottore con un’etica così non riesco ad immaginarlo , faccio veramente fatica.
Mi spiace per il termine troia, ma prostitute sono le professioniste che lo fanno per lavoro chi lo fa per piacere a pagamento è una troia.
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21 Maggio, 2007 a 17:27
gda
un solo pensiero “cattivo”:
il professionista che ad uno di questi “appuntamenti”…incontra sua figlia!
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21 Maggio, 2007 a 19:17
Davide@faculty
Non posso che unirmi al disprezzo espresso dai precedenti commenti.
Una che - por***** - la da via pre potersi comprare la borsetta nuova, coi genitori che, per quanto benestanti possano essere, fanno ed hanno fatto dei sacrifici per farle fare….la troia.
Falsa, asettica, ammiccante, priva di sentimenti: il prototipo dell’italiota: no, grazie, vade retro.
@gda: …magari accadesse!
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22 Maggio, 2007 a 8:37
Gatto Assassino
Se però il lavoro in Italia non fosse quel che è, probabilmente Valeria e centinaia di ragazze come lei, non avrebbero scelto questo tipo di vita. Con questo non voglio giustificare la sua scelta, che ritengo comunque sbagliata. Ma per lo meno contestualizzarla di più.
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22 Maggio, 2007 a 11:35
MaubrA
Avrei voluto preparare un post esposto un pò meglio, ma ho sempre meno tempo…
Proprio l’altra sera mentre tornavo a casa e aspettavo il tram ho incrociato lo sguardo di una bella ragazza… La osservavo, guardava nel vuoto… Ho continuato ad osservarla. Non era vestita in modo vistoso.
La classica ragazza “per bene”.
Appena saliti sul tram c’erano altre due ragazze vestite in modo più provocante… Che vedendola hanno esclamato: “Eh, tutte in ritardo questa sera!”. Ho capito che qualcosa non andava. La ragazza continuava a guardare nel vuoto e a rispondere distrattamente alle alte. Ogni tanto incrociava il mio sguardo… Probabilmente è una mia impressione, magari non era niente di quel che pensavo… Ma era come se si interrogasse sulla vita… Se facesse bene o male a far quel che faceva…
Siamo scesi alla stessa fermata… Una delle due amiche mi ha chiesto anche da accendere… Poi sono entrate nel portone affianco al mio…
Ed l’ho pensato si, ho pensato e ripensato che probabilmente là dentro, dietro quel portone c’era un appartamento… Una casa di appuntamenti, dove ragazze come Valeria spengono la loro vita e la riducono ad un misero scambio di sesso remunerativo.
Credo che ognuno abbia diritto di vivere la propria vita. Una vita normale.
Credo anche che se un numero crescente di ragazzi abbassa la guardia sulle inibizioni, il mondo diventa un bordello.
L’errore sta nel banalizzare simili scelte. Le ragioni vanno cercate nel profondo. Se si arriva a vendere il proprio corpo, a farsi del male, a essere violenti o fare qualsiasi altra cosa che sembra sbagliato dal punto di vista etico… Ci deve essere una causa scatenante. Un disagio…
Non voglio credere che la noia porti a simili scelte… O se fosse la noia, bisogna capire quali iniziative sociali bisogna attuare perché non ci si annoi.
Mente Critica si critica e basta no! Soluzioni ai problemi e quello di cui abbiamo bisogno… Senza questioni di principio.
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22 Maggio, 2007 a 12:25
Davide@faculty
@Gatto: no, gatto, quella di voglia di lavorare non ne avrà mai. Stando alle sue parole. A quella tipa interessa lo status economico che le permetta di comprarsi che cazzo vuole.
Il tutto esentasse.
Occasione per riaffermare la necessità della regolarizzazione del mestiere più vecchio.
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22 Maggio, 2007 a 12:58
gda
condivido cio’ che scrivi, Maubra, denota sensibilita’, intelligenza, profondita’..
Ripenso alle parole di un sacerdote che,chiamato ad esprimersi sulla piaga della prostituzione rispose dicendo di essere sicuro di incontrare tante di quelle ragazze in paradiso!
Rileggo l’articolo..mi chiedo quale potrebbe essere il disagio di Valeria, studentessa, studi e alloggio pagati dai genitori, bellezza, intelligenza…
mah!
Luna
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22 Maggio, 2007 a 14:08
Gatto Assassino
@Davide
A volte le persone si creano dei personaggi, anche in quell’intervista (ed è un mio parere) Valeria indossava una maschera. Nessuno di noi sa veramente cosa cerca Valeria…
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22 Maggio, 2007 a 15:34
dario-f
il fatto è che di prostitute ce ne sono in giro molte e non mi riferisco a quelle che fanno il mestiere più antico, ma professano in ambiti molto più rispettabili: prostitute della politica, che svendono il loro corpo/voto a partner sempre diversi dietro lauto compenso, prostitute dell’imprenditorialità, pronte a vendere il proprio corpo/azienda senza molti sensi di colpa.
se l’esempio che ci arriva è quello di raggiungere il proprio obiettivo nel modo più semplice e indolore possibile senza curarci tanto del metodo e in modo egoistico ed individualista, come biasimare le studentesse-prostitute. specie poi se le strade “regolari” sono così piene di ostacoli e più difficili da percorrere..
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22 Maggio, 2007 a 16:48
mstatus
@Davide dice:
Una domanda secondo voi da chi ha preso il modello?
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22 Maggio, 2007 a 19:23
gda
dai nostri politici?
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23 Maggio, 2007 a 6:58
Lameduck
Vediamo dove questa sceglie di prostituirsi: con professionisti e nell’ambito dell’alto bordo? In quel modo fa molto meno fatica che sbattersi in un call-center o rompersi la schiena a strusciare pavimenti per otto ore al giorno. Probabilmente la cosa non le fa così tanto orrore. Poca spesa, molta resa.
Non credo che la stessa studentessa andrebbe ad esercitare la professione sulla tangenziale in mezzo alle nigeriane. Come dire che c’è prostituzione e prostituzione. Sulla strada sei solo una puttana, se sali la scala sociale diventi modella, hostess, accompagnatrice… anche se in pratica fai sempre la puttana.
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24 Maggio, 2007 a 18:09
Davide@faculty
Infatti, Lame, distinguo sempre tra puttane (quelle che scelgono di farlo) e vittime di sfruttatori (quelle che scandalizzano perché sono sotto gli occhi di tutti).
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28 Maggio, 2007 a 16:35
Matteo78
Lungi da me considerare il motivo per cui una studentessa universitaria decide di svendere il suo corpo (siamo pieni di veline, vallette, forse anche “politiche”, con le virgolette perchè non credo che siano tali, le quali, a quanto pare, non si fanno molti scrupoli), io mi soffermerei di più sul discorso politico dell’articolo. Sono stato una “vittima” della legge Biagi, ma per questo non credo di aver avuto ciò che merito. In un difficile momento della mia vita ho dovuto accettare un lavoro che mi sfruttava in pieno per 65 ore a settimana, in cui, sulla carta, ero collaboratore, ma venivo trattato come dipendente (solo per gli oneri che comportava la cosa). Un riposo a settimana, che non fosse nè sabato, domenica o festivi. Questo mi offriva in quel momento il panorama lavorativo italiano. Mi chiedo: c’è una legge? Perchè non farla rispettare? Purtroppo l’Italietta di cui tutti parliamo ha confuso la parola “uso” con “abuso”, ed io, che non mi sento ignorante, mi sono dovuto adattare a questa teoria. Altrimenti non avrei mangiato. Ecco perché la maggior parte della gente si piega. Ecco perchè si accetta tutto. Le persone che dovrebbero vigilare non si fanno trovare, oppure appena hanno trovato la poltrona che non li fa traballare adottano uno strumento terrificante: il silenzio. Uno strumento che prima non conoscevano ma del quale ora abusano perchè comporta il fatto di starsene comodi a guardare. A me non sta bene farmi fregare dagli imprenditori italiani, ma soprattutto non sta bene farmi incantare da alcuni politici che fanno di tutto per racimolare quei quattro voti che li fa sentire onnipotenti, che fanno loro dimenticare ciò per cui in precedenza lottavano. Tutto qua. L’imprenditore italiano “abusa” di quella legge, nello specifico, perchè c’è chi gli permette di farlo. E come sempre a rimetterci è chi lavora sodo.
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29 Maggio, 2007 a 14:59
Davide@faculty
ineccepibile, matteo
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29 Maggio, 2007 a 15:10
spes74
Come non essere d’accordo con Matteo?
Siamo in tanti a subire o ad aver subito questo tipo di situazione ma sembriamo quasi inesistenti o muti. Dobbiamo trovare il modo di alzare questa benedetta voce e dobbiamo farlo tutti insieme.
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