La Guerra Etica
6 aprile, 2009 di Comandante Nebbia
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L’esistenza di migliaia di armi nucleari è l’eredità più pericolosa della guerra fredda. Intere generazioni hanno vissuto con la consapevolezza che il mondo potesse essere distrutto in pochi istanti. Città come Praga avrebbero potuto cessare di esistere in un attimo. La guerra fredda è finita, ma le armi ci sono ancora. Il rischio di attacchi nucleari, anzi, è aumentato: più Paesi si sono dotati di armi atomiche, c’è il mercato nero, i terroristi sono orientati a comprare e rubare armi nucleari. Ci sono ancora nazioni e popoli che violano leggi contro la proliferazione. E si potrebbe arrivare al punto in cui non ci si potrà più difendere da loro [...] Dobbiamo agire per vivere liberi dalla paura nel 21esimo secolo – ha esortato il capo della Casa Bianca -. Gli Stati Uniti sanno di avere una responsabilità nel guidare questo processo. Lo faremo e chiederemo agli altri di fare altrettanto. Guideremo il mondo verso una pace senza armi nucleari. Fino a che queste armi ci saranno, gli Usa manterranno un proprio arsenale necessario per garantire la difesa di tutti gli alleati. Ma con la Russia negozieremo un nuovo trattato di riduzione delle armi già a partire quest’anno
Barack Obama – Praga 5 aprile 2009 (fonte)
Queste le parole di Barack Obama con le quali presidente in carica degli Stati Uniti descrive l’impegno della prima potenza militare mondiale alla costruzione di una pace planetaria non minacciata dalle armi nucleari.
Le parole di Obama, persona che è riuscita a raggiungere la posizione di uomo più potente del mondo, non possono essere liquidate velocemente e meritano un’analisi meno superficiale.
Armis bella non venenis geri debere
Valerio Massimo – Lib. 3, cap.4
Fat Man utilizzata a Nagasaki il 9 agosto 1945
E’ possibile una pace senza armi nucleari? Per meglio dire, è possibile che un paese che abbia risorse tecnologiche e materie prime sufficienti per la costruzione di armi nucleari non le costruisca e non le usi anche se si trova in condizioni disperate?
Per generalizzare: esiste una Guerra Etica, una guerra cioè dove i contendenti limitino volontariamente la loro capacità di offesa/difesa in nome di principi universali buoni, giusti, o moralmente leciti?
E’ ovvio che quando si parla di Guerra Etica si prescinde dalle cause che l’hanno scatenata. In questo senso, ogni guerra è etica, almeno secondo l’opinione di ciascuna delle parti coinvolte. E’ una guerra etica quella di aggressione per ottenere la restituzione di territori precedentemente occupati. E’ guerra etica quella per la difesa degli stessi, nel frattempo diventati parte integrante del territorio metropolitano.
E’ guerra etica quella per liberarsi della potenza coloniale. E’ guerra etica quella della potenza coloniale che protegge i propri cittadini d’oltremare. E’ guerra etica quella di Israele per la difesa della Terra Promessa. E’ guerra etica quella dei Palestinesi per la liberazione della Palestina. Sono tutte guerre etiche, per non parlare di quelle religiose come le Crociate. Conflitti etici per definizione in quanto ispirati dalla divinità.
Per Guerra Etica intendo la modalità operativa con la quale, una volta scatenato il conflitto per motivazioni sicuramente etiche, vengono condotte strategie e tattiche di combattimento.
La guerra è un atto di violenza il cui obiettivo è costringere l’avversario a eseguire la nostra volontà.
Carl von Clausewitz – Della guerra – 1832
Scopo finale di un conflitto, checché ne dicano in molti, è la vittoria. La vittoria prevede che il nemico sia messo in condizione di non nuocere e obbligato a rinunciare alle sue aspirazioni belliche, siano esse di attacco o di difesa.
Nel corso dell’evoluzione dei combattimenti è inevitabile che i contendenti siano sottoposti ad una sorta di escalation che, spesso, non è sulle tecnologie, ma nella determinazione ad utilizzarle.
L’unico vero motivo per il quale chi detiene il controllo di una tecnologia di offesa si astiene dall’utilizzarla è il timore, fondato o meno, che il nemico possa rivolgere nei suoi confronti un’aggressione basata sugli stessi mezzi.
E’ questo che ha consentito al mondo di sopravvivere alla guerra fredda.
Altra motivazione che può condurre alla rinuncia volontaria dell’utilizzo di tecnologie ferali è la convinzione di uno dei contendenti che il conflitto si sta rapidamente risolvendo a suo favore. In pratica l’introduzione di una tecnologia risulta “uno spreco” o può rendere più difficile la composizione degli interessi che seguirà la fine delle ostilità.
Little Boy utilizzata a Hiroshima il 6 agosto 1945
La storia, che in fondo rappresenta l’esperienza collettiva della nostra Specie, non ci riporta nessun caso nel quale una nazione prossima alla sopraffazione da parte del nemico abbia rinunciato all’utilizzo di armi più potenti perché ritenute non etiche. Anzi, l’unico utilizzo “ufficiale” di armi nucleari, perlopiù rivolto contro popolazioni civili indifese, è avvenuto quando la seconda guerra mondiale era praticamente terminata ed il Giappone era prossimo alla sconfitta.
In quest’ultimo caso, probabilmente, furono ragioni di opportunità post bellica (controllo del Pacifico e relazioni con l’Unione Sovietica) che imposero di derogare la regola dello “spreco” più che la necessità di vendicare l’attacco a sorpresa del 7 dicembre 1941.
Le armi chimiche e batteriologiche sono sottoposte a controllo e limitazione da molti anni. Quelle chimiche sono state addirittura bandite dopo l’utilizzo fattone del corso della prima guerra mondiale. Questo non ha impedito la ricerca, la produzione e lo stoccaggio di armi sempre più sofisticate.
Il principio rimane sempre lo stesso: fino a quando esiste la possibilità tecnologica di produrre un’arma se non ci si dota di un’arma equivalente o superiore non si sarà in grado di respingere un attacco condotto utilizzando queste tecniche e si verrà sopraffatti. Questo a prescindere dalla giustezza della causa, dalla buona volontà del contendente e della saldezza dei suoi principi. La violenza, infatti, è indifferente ad ogni considerazione morale.
Una postazione di lancio Davy Crockett con testata nucleare W54
E’ per questo motivo che le parole di Obama possono essere definite, nel migliore dei casi, una grandissima aspirazione umana, ma non un programma.
La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi
Carl von Clausewitz – Della guerra – 1832
Questa amarissima citazione descrive l’attitudine generale e diffusa a considerare la violenza uno strumento percorribile e lecito di evoluzione delle vicende.
Nessuno ha nulla da dire quando la polizia risponde al fuoco di malviventi o priva della libertà quelli che riesce a catturare. L’obiezione che questa sia una sorta di Guerra Etica è, ovviamente, riconducibile alle motivazioni (che abbiamo visto essere sempre e comunque etiche per ciascuna delle parti), ma non ai metodi che rimangono una competizione tecnologica tra i contendenti.
La violenza, con tutte le sue terribili conseguenze, è una componente imprescindibile dell’universo in cui viviamo. Prenderne atto è fondamentale per limitarne l’estensione. Pensare che possa essere eliminata è un’aspirazione fideistica che, al momento, è dolorosamente utopica.
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Sottoscrivo interamente!
stiamo facendo progressi allora
Quindi non c’è speranza che ci liberino dalle circa novante testate nucleari attualmente presenti sul nostro territorio.
90?
credo siano molte di più.
Comunque sono tattiche, credo, non strategiche.
(se questa può considerarsi una consolazione)
quindi essendo tattiche potrebbero esplodere prima di essere lanciate ?
siam messi bene …
Ho visto il filmato di quando i militari hanno gettato Little Boy, quello che più mi ha colpito é stato il lavaggio del cervello fatto loro prima di partire: a seguito di quella missione sarebbero diventati famosi come Clark Gable. Inoltre mentre si apprestavano a gettare l’ordigno pensavano di terminare quanto prima per poter tornare presto dalle loro famiglie.
E le famiglie degli altri non contavano nulla?
Si può essee più incoscienti? Eppure sono pochi, anche a prescindere dal fattore guerra che sanno guardare oltre il loro orticello ed é sempre più difficle, sempre a prescinder da situazioni estreme come la guerra, capire che fine ha fatto l’etica.
Secondo me rischiamo una terza guerra mondiale se a capo di più stati e nella Chiesa, ma anche nelle altre religioni, ci sono guerrafondai o uomini insipidi. La guerra fredda rimase tale perchè all’epoca c’erano personaggi come Kennedy, Chruščёv e Papa Giovanni XXIII, ben diversi da quelli del 1940: Hitler, Stalin , Mussolini, Pio XII, Francisco Franco….Obama può fare molto ma non illudiamoci: non può smantellare tutte le basi e distruggere tutte le armi nucleari e no, può solamente non attaccare, usare la politica e la diplomazia e puntare tutto sulla difesa. Sul nostrano e il papen mi autocensuro, gli altri capi di stato, dalla Cina, alla Russia, all’Iran, alla Corea ecc, non mi sembrano per nulla da sottovalutare. Sono una pacifista convinta ma nell’attesa di un mondo ideale, devo ammettere che una buona difesa ci vuole, e purtroppo ciò toglie tante risorse ai nostri più elementari bisogni.