La Grande Tournée


La politica è un circo dove tutti, ma proprio tutti, fanno il loro numero per accattivarsi la benevolenza del pubblico. C’è il prestigiatore, l’acrobata, il domatore, la cavallerizza e l’ammaestratore di cagnolini. Quando entrano in scena berlusconi e renzi vuol dire che è arrivato il momento dei pagliacci. Il loro numero non deve spaventare, meravigliare o far pensare. Deve solo far ridere di quell’umorismo greve ed elementare che si nutre del secchio d’acqua versato sulla testa, della legnata col bastone di gomma e della caduta dopo lo sgambetto.

Quando il circo fa tappa in Sicilia, poi, i pagliacci si esibiscono sempre in un grande classico che piace a grandi e piccini e che tutti attendono con grande ansia: il numero sul PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA.

Il PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, lungi dall’essere un progetto reale, è una sorta di topos cognitivo che si ripropone con cadenza regolata dalla meccanica newtoniana. Come la cifra segreta di un antico incantesimo, la formula PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA comunica direttamente al cuore di diversi soggetti. A qualcuno racconta di interventi assistenziali, pensioni di invalidità e tre mesi nella forestale come se non ci fosse un domani. Ad altri accende sogni di appalti su infrastrutture inutili, studi di fattibilità, consulenze e le molteplici forme di combustione attraverso le quali il danaro pubblico viene disperso secondo la più feroce declinazione dell’entropia.

Il PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA non si farà mai, ma l’ingegneria, l’ecologia e le considerazioni economiche non c’entrano nulla. Il PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA esiste solo per essere evocato, una sorta di attivatore inferenziale del meccanismo del consenso. Se un giorno si realizzasse davvero, i siciliani dovrebbero plasticamente prendere atto che non risolverebbe nulla, che vivono in un’isola abbandonata alla speculazione, dominata da oscuri signori del profitto ai quali si sono arresi da decenni come gran parte delle regioni più belle e floride di questo paese di falliti, vigliacchi e analfabeti.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.