La Grande Intelligenza di Giuliano Ferrara e i piccoli diritti degli italiani 43


Divertente come lo scherzone del peto in ascensore torna alla carica Giuliano Ferrara contro l’ipocrisia bacchettona di una parte di Italia, a suo dire impicciona, moralista e in realta’ invidiosa. E lo fa usando i leitmotiv piu’ collaudati del dileggio destrorso a danno dell’intellettualismo sinistrorso: travestitismo, ammicchi sessuali, rossetto ove prima fu parrucca, bacetti ove prima fu mutanda, risata grassa, scherno di massa, aria di Bagaglino. Sara’ che di una cultura della satira di destra in Italia non c’e’ traccia che permanga (a parte gli scarni cliches suddetti), o almeno io non l’ho fiutata, ma la trovata di Ferrara (la manifestazione promossa a Roma alcuni giorni fa, “Siamo tutti puttane”, no alla giustizia puritana) mi e’ apparsa ancora una volta malinconica e imbarazzante come le barzellette che non fanno ridere e in piu’ sono anche lunghe.

Senza entrare nel merito dell’opportunità della condanna di Berlusconi a 7 anni per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, passero’ a volo d’uccello sul topos della Grande Intelligenza di Giuliano Ferrara, per dire che esso rappresenta per me uno dei piu’ grandi misteri dei nostri tempi in merito ai processi di formazione dell’immaginario collettivo. Eppure la si sente citare, la Grande I., persino dai suoi detrattori, o addirittura dare per scontata come l’inestimabile ricompensa di cui puo’ usufruire chi, sorvolando sull’approccio cosi’ simpaticamente e canagliescamente tranchant del personaggio, voglia prestare orecchio alle fini tesi socio-politiche del pensatore.

Nonostante tra i miei pochi principi-guida svetti il dogma del rifiuto del pregiudizio (inteso proprio alla lettera come giudizio “pre” in quanto dato prima dell’esperienza empirica da giudicare), devo dire che ad ogni mio tentativo di ascolto di Ferrara io di questa Grande Intelligenza non sono riuscita a trovare traccia. A meno che non la si voglia riconoscere nella sfrontatezza con la quale il nostro difende spesso l’indifendibile; o nel cinismo con il quale sostiene la dannosita’ della trasparenza delle istituzioni dello stato; o nel crociatismo rivisitato con il quale si erge a difensore ateo dei valori culturali cristiani contro la minaccia islamica; o piu’ in generale nella sua posizione di sostegno ai forti poteri costituiti di qualunque foggia, credo o colore siano, purche’ custodi di quel valore supremo che appare da Ferrara attribuito esclusivamente all’autoritarismo oligarchico in ogni sua forma, e del quale, nel suo piccolo, si fa ruvido interprete quando cazzia con voce tonante interlocutori o colleghi giornalisti (la cui recidivita’ al confronto col Ferrara e’ per me altro mistero) su argomentazioni da lui non gradite che, non ha onta di urlare minaccioso, lui non vuole neanche sentire E BASTA!

Siccome al netto di questo cio’ che resta delle idee di Giuliano Ferrara non e’, a mio parere, ne’ di piu’ ne’ diverso da quanto si possa ascoltare durante un’oretta di attesa a una fermata dell’autobus, in un giorno di sciopero dei mezzi, da parte di persone a cui l’irritazione risvegli nostalgie di immaginaria maschia efficienza e disprezzo sardonico per la vanita’ del tutto, devo dire che su questo grande mistero dei nostri tempi io continuo a non trovare lumi e per ora mi rassegno.

Cio’ che invece potrebbe ancora dare frutti e sollecitare discussioni meno oziose e’ una seria riflessione che lo stesso Ferrara, come tanti altri, solleva (per poi pero’ farla subito ricadere e in piu’ nel ridicolo), e cioe’ quella sul rispetto della privacy.

Ci dice che il voler introdurre l’occhio indagatore nell’ambito di quelle che sono e devono rimanere le scelte personali di ognuno in merito a sessualita’ e gestione (gratuita o meno) della stessa, (scelte per di piu’ esercitate tra le sacre quattro mura), e’ non solo dimostrazione di un puritanesimo untuoso e ipocrita da parte di chi tale occhio voglia gettare (o non possa distogliere per esondazione del materiale n.d a), ma anche antidemocratica e ben piu’ grave lesione dei diritti personali.

Come si puo’ dissentire? Non si puo’. E poco pregio ha in questa sede l’argomentazione che alcuni comportamenti di questo ambito possano rasentare o oltrepassare i limiti della legge. Io non sono una feticista della Legge e l’esperienza secondo me dimostra che le leggi possono essere sbagliate come tutte le altre produzioni umane; se cosi’ non fosse non sarebbero stati legali il non voto alle donne o la schiavitu’.

Il problema della liberta’ di condurre la propria vita ANCHE in contrasto con quelle che in maniera obsoleta continuano ad essere leggi del codice penale in virtu’ di una mentalita’ retaggio di uno stato padre-padrone, che predica bene e razzola male, mentre dovrebbero essere ricondotte nell’ambito delle scelte personali e come tali smettere di dettare, appunto, legge, e’ un problema reale che investe diversi aspetti del congresso sociale. Il massimo comune denominatore del primum non nocere sembrerebbe una cosi’ bella e percorribile direttiva, a una mente semplice come la mia, per ridiscutere alcune normative del nostro ordinamento legale. Invece sembra non essere cosi’, e le ingerenze di alcuni nella vita di altri continuano ad godere di tale dignita’ da costituire veri e propri imperativi che, nelle more del dibattito, restano leggi.

Leggi che limitano, che violano, che schiacciano, che uccidono, che cancellano la liberta’ personale. E che entrano, con altra iattanza e ben altri mezzi di quelli riservati al contrasto al sesso mercenario, proprio tra quelle sacre quattro mura, materiali o simboliche che siano, che rappresentano la dimora delle scelte individuali. Perche’ se si vuole seriamente parlare dei diritti fondamentali dell’essere umano si puo’ cominciare anche da altre cose, invece che sempre dalla liberta’ di fornicare, sempre condizionati dal pro o contro il Vaticano, sempre come Pierini con la supplente, sempre come gli affamati dall’esperienza della guerra che per due generazioni si passano l’informazione che grasso e’ bello e sano.

Per esempio io vorrei discutere di semplici cose, come della liberta’ di mettersi o meno la cintura di sicurezza, o il casco; e poi di cose piu’ complesse: della liberta’ di drogarsi tra le ‘sacre quattro’ senza rompere le scatole a nessuno; della liberta’ di porre fine alla propria vita; di sposare una persona dello stesso sesso; di spargere le ceneri dei defunti in alto mare; di impiantarsi il numero di embrioni che preferiamo. Tutte cose accomunate dal fatto che alla semplice ma efficace domanda “a chi nuoccio se lo faccio” la risposta e’: “a nessuno” (se non forse a te stesso ma e’ opinione che non basta, non puo’ bastare a fare legge).

Ma soprattutto o basta per tutti o non basta per nessuno: o lo Stato si decide ad essere apertamente a-morale e si attiene al buon senso del primum non nocere come fattore dirimente in questioni intime o private, oppure, per esempio, ripulisca strade case castelli e tv dallo spettacolo del mercimonio sessuale con retate pari, per ferocia, alla perquisizione della casa di un pericolosissimo coltivatore di una pianta di marjuana; non continui, grazie a questo cerchiobottismo ateo-cristiano alla Ferrara, ad essere im-morale come lo e’ la violazione dei diritti di alcuni sotto gli occhi privilegiati di altri.

Oppure vogliamo dire, signor Ferrara, che solo i puttanieri hanno diritto a un’ottica non puritana e al rispetto della privacy?

Di Tinouche

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