La Grande Germania 1


L’Europa finanziaria resiste. Troppa gente che conta ha in ballo soldi e prima che le cose si mettano male questi tizi devono riposizionarsi per incassare, trasferire e, inevitabilmente, trarre comunque profitto dalla tempesta che si prepara. Qualcuno potrebbe pensare che è una cosa da sciacalli. Invece è una cosa lecita e per bene. Si chiama “Finanza”.
Quello che resta dell’Europa politica è solo il pallido simulacro del sogno con cui hanno fregato milioni di fessi come me. La manfrina resta in piedi solo grazie alla stabilità politica della Germania che, ieri sera tardi, si è, almeno temporaneamente, ricomposta con un bell’accordo. Ma se si bisticciano di nuovo, sono guai per tutti.
La Germania, il paese che in venti anni di euro o poco meno ha eliminato i problemi di disoccupazione, stabilito un surplus tra export e import ineguagliabile, aumentato salari, diminuito ore di lavoro, venduto macchine con il trucco nel software che la gente, comunque, ha continuato a comprare come se non ci fosse un domani.
Quando cerchiamo di spiegarci i motivi per i quali in Italia la gente ha sviluppato astio verso i migranti ci viene in mente la crisi economica, il peggioramento delle condizioni generali, la disoccupazione, la competizione sulle prestazioni del servizio sanitario nazionale. In Germania queste scuse non ce l’hanno. Loro i migranti non li vogliono e basta. Viene da pensare che siano razzisti senza nessuna scusa. Certo, qualche eccezione la fanno: qualcuno di quelli laureati o con competenze specialistiche sono disposti a tenerselo, ma gli altri no. Infatti, la pace fatta tra Merkel e Seehofer si basa proprio sul principio che i migranti entrati in Germania, che che hanno già chiesto asilo in altre nazioni dell’Unione europea, vengano rispediti al sud, da dove provengono.
L’Austria, che si trova al sud della Germania, ha subito capito come gira il vento e si prepara ad applicare la proprietà transitiva in modo da confinare a sud i migranti e proteggere i propri confini “per motivi per ordine pubblico”.
Siccome oggi wikipedia è chiusa, per i ciucci collegati c’è un’importante informazione. A sud dell’Austria c’è l’Italia che, avendo a sud il mare, la proprietà transitiva non la può applicare e, quindi, se li tiene e basta tanto qui l’ordine pubblico non esiste. Ed è anche colpevole di quelli che affogano in mare perché, sempre secondo i nostri fratelli europei, l’Italia ha una responsabilità morale ed effettiva su tutto quello che accade nel Mediterraneo. Quindi, quando un povero cristo affoga al largo della Libia, non è colpa della Germania, dell’Austria, della Francia, dell’Olanda o, in generale, dei piani di sopra. Siccome noi abitiamo a piano terra, il cortile condominiale è di tutti, ma la sua manutenzione compete solo all’Italia.

I giornali li leggiamo. Le notizie le ascoltiamo e qualcosa la capiamo anche noi, non solo gli intellettualoni che definiscono questo paese razzista. E’ vero, siamo degli ignoranti, ma non siamo fessi, almeno non fino a questo punto. Che qualcuno ci abbia preso per il naso da una decina d’anni a questa parte l’abbiamo capito. Tardi, ma ci siamo arrivati. Ora, se Salvini e Di Maio sono dei populisti che stanno sfruttando questa nuova consapevolezza, aspettiamo la versione di quelli che populisti non sono e ci devono spiegare cosa pensavano di fare quando governavano loro e che pensano di fare se tornassero a governare. Per il momento comprano belle case.
Io non li invidio. Li disprezzo.


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Un commento su “La Grande Germania

  • fma

    La politica è anche economia e l’economia è anche finanza. Non sono separabili.
    La Germania è sicuramente il centro di gravità dell’Europa ma lo era già prima dell’Euro, quando in giro per il mondo volevano dollari o marchi, mai lire. Il made in Germany era sinonimo di garanzia e i loro manufatti si vendevano da sé. Erano pur sempre quelli che avevano costruito l’MP40, un piccolo prodigio di progetto e di processo, oppure il Messerschmitt Me 262, oltre che i campi di sterminio. La nostra crisi economica viene da lontano, dall’incapacità di usare al meglio le risorse a disposizione, che è poi l’incapacità di lavorare insieme. Con una breve parentesi negli anni sessanta. Sulle conseguenze che la disparità di forze, non casuale, produce, sono d’accordo con te.