La Follia
11 dicembre, 2007 - 14:00 di harlot
Archiviato in Democrazia e Diritti
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Per essere un buon magistrato bisogna essere pazzi. Ma un pazzo non può essere in grado di fare il magistrato. Clementina Forleo rientra, senza dubbio alcuno, nella categoria dei folli, degli sconsiderati, degli sconclusionati. Prima la storiaccia dell’assoluzione di Daki, con l’ormai celebre distinzione tra guerriglia e terrorismo – ora sconfessata; poi l’alterco con i poliziotti (poi radiati, in seguito ad un altro pestaggio) che stavano procedendo ad un fermo con troppo, diciamo così, zelo; infine il caso Unipol, le intercettazioni, la vita, l’universo e tutto il resto.

Nel caso della Forleo, di sicuro non centrano le ordinanze sulle scalate bancarie. E nemmeno la richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni, inoltrata al Parlamento la scorsa infuocata estate. No, nulla di tutto questo. E’ che Clementina Forleo è la suicidata della magistratura. Piange, denuncia, parla, sproloquia, va in televisione, smentisce, accusa, ricusa. Esiste, verrebbe da dire. Suggerisce l’esistenza di un complotto ai suoi danni – tutti smentiscono. Menziona pressioni ai suoi danni – tutti smentiscono, con sdegno. Fa recuperare allo stato 94 milioni di euro intascati indebitamente da Fiorani – nessuno fa una piega.
Azione/reazione, Clementina. Troppo frastuono, troppo distorsioni nella queita e rarefatta atmosfera giudiziaria. Incompatibilità ambientale, e pure funzionale; che ci provi ancora, ad esercitare le funzioni monocratiche. Dopo di lei, sarà il turno di De Magistris. Un altro suicidato. Curiosa, la loro storia, così lontana e così vicina. Forse troppo vicina, almeno con gli anni; cinque o sei anni fa le toghe consorziate si sarebbero strette intorno a loro due. Specialmente se al posto di Prodi ci fosse stato Berlusconi e, al posto di Mastella, D’Alema & consorteria assortita, un ministro X del pacchetto di governo precedente.
Cattivi magistrati, dunque. E pure con le traveggole fuori posto, scostati. La stampa, pilotata in tal senso, ha contribuito ad imprimere nelle teste dei malcapitati lettori che la Forleo non è normale. Il lettore, e ancor di più il telespettatore, assiste all’involuzione con imbarazzo, misto ad una punta di amara rassegnazione, con compatimento, quasi con indulgenza. Il lettore ed il telespettatore non pensano più al caso Unipol, al malaffare di stato, ai malversatori istituzionali; pensano al “caso Forleo” (inesistente) ed in fondo, in cuor loro, con un pizzico di dignitosa vergogna scappa la fatidica massima: “Si vede che se le è andate a cercare”. Ben ti sta, Clementina: colpirne uno, per educarne novemila.
La Follia è di

Quanto hai ragione, JP, quanto hai ragione…
Soprattutto quando sottolinea l'atteggiamento della magistratura (o meglio, l'inerzia totale) nei confronti di quella che – anche all'interno del corpo giudiziario – è considerata un'untrice, evidentemente.