La fine dell’adolescenza 25


Il termine rivoluzione è stato bandito da queste pagine. Un po’ mi sono rotto le balle, un po’ mi suona da vecchio compagno che sbaglia e nonostante l’età, la panza e la presbiopia continua imperterrito a sbagliare, un po’ sembra che leggerlo dia fastidio trasversalmente, un po’ ci siamo definitivamente chiariti che tutti noi non siamo tipi da rivoluzione. Da beccare due coltellate per una partita di pallone sì, ma perdersi Servizio Pubblico con Travaglio che fa il suo monologo per assaltare una prefettura o lanciare una molotov sotto un blindato della polizia, assolutamente no. I tempi sono cambiati, la maglia ce la siamo rimessa. Grazie Battiato per averci avvisato in tempo.

“Siamo al golpe”, dice Grillo. E, tutto sommato, ha ragione. Certo, non si tratta di un golpe con i colonnelli, quello con morti e feriti (la storia della maglia pesante vale anche per i militari) e non è nemmeno cominciato adesso. Se proprio vogliamo trovare una data precisa in cui collocarne l’inizio, si può dire che il golpe ebbe inizio il 21 dicembre 2005, data della promulgazione della legge n. 270, quella che definisce l’attuale legge elettorale. La legge che trasferisce il controllo delle camere dai cittadini alle segreterie di partito sostituendo, di fatto, il regime parlamentare con quello partitocratico.

Ho parlato talmente tante volte di questa storia che mi è venuta a noia. Se ancora non avete capito che quando il controllo delle istanze politiche si trasferisce dal territorio alle segreterie dei ras di partito la vostra rappresentanza diventa puramente formale, allora vi meritate il porcellum e vi consiglio di leggere altro. Qui non c’è niente di interessante per voi.

Il problema non è stabilire se ci sia un golpe o no, il problema è capire come uscirne. In molti abbiamo sperato che usando il M5S come un grimaldello fosse possibile attivare un processo e abbiamo finito per votarlo anche provocandoci vistosi lividi alle narici. Ora, onestamente, non ne sono più sicuro.

Un po’ è la questione della maglia di cui sopra. Sinceramnte, vedendo Crimi e Lombardi non è che mi venga di scendere per strada e prendere a sassate i carabinieri, un po’ è che mi sembra che la gente, tutto sommato, non voglia cambiare. La mangiatoia è ancora sufficientemente bassa. Forse hanno ragione loro. A me brucia perché sono un irrequieto, ma tutto sommato perché continuare a fare casino? Devo incominciare a guardare Piazza Pulita e Servizio Pubblico anche io. Chissà che, come è successo con le donne, non mi calmi una volta e per sempre e metta la testa a partito. Se proprio mi prendono le turbe mi sparo un “Report” non tagliato e passa la paura.
Tutti abbiamo il diritto di mettere la testa a posto prima o poi. O no?


25 commenti su “La fine dell’adolescenza

  • Vittorio Mori

    Devo dire che condivido questo tuo atteggiamento. Però che palle. Ma che palle, ce le ho talmente gonfie che non me ne va più nemmeno di parlarne. Il garante di questo stato di cose, tal Napolitano, per fortuna se ne va. Spero, flebilmente, che ci possa essere un qualche cambiamento.

  • Sam

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    Il diritto sì, ma usufruirne è ancora una nostra scelta. Rivoluzione, ora e sempre. E se non è quella con i fucili nelle piazze, che sia quella privata. Ma ogni cosa deve cambiare, oggi più che mai.

  • GirFalk

    Si può sempre parlare della rivoluzione che la terra compie intorno al sole, vero? Quella si fa da sola ed è perenne! ;D

    Dal mio libro di storia, non ti dico l’argomento che tanto non e’ importante:
    “A dar fuoco alle polveri furono ovunque i militari, e in particolare i quadri intermedi di una ufficialità poco disposta a lasciarsi ingabbiare in ruoli che oscillavano fra il far la guardia all’ordine costituito e l’assolvere a funzioni di parata.” – trova le differenze

  • SimplyCorry

    E’ la prima volta che scrivo anche se vi seguo da molto in quanto mi rispecchio molto nelle idee del Comandante e di molti altri che quì scrivono.
    Ho smesso di guardare i vari programmi di cabaret tipo quello di santoro ma anche programmi tipo Report, poichè all’ovvio sdegno e incazzo, segue frustrazione avallata dai risultati elettorali.
    Ho votato M5S perchè era l’unico modo per salvare la capra e i cavoli, cioè non rinunciare all’unico diritto democratico che teoricamente ci è rimasto, cioè il voto, senza fare nel contempo troppi danni.
    Condivido il fatto che la mangiatoia è ancora bassa, ma i segnali ci dicono che siamo prossimi al tracollo “vero”, quello in cui la gente non avrà più i soldi per pagarsi la ricarica della scheda telefonica. Perdonate l’ironia ma credo che per l’italiano medio sia una delle perdite che potrebbe davvvero indurlo ad alzare la testa!!!
    In tutto questo parlare di tutto e di niente, di parzialissimo pagamento ritardato dei debiti delle pp.aa. (soldi NOSTRI, cioè delle imprese che hanno già fornito beni, servizi e prestazioni e che ora viene presentata come una misura di magnanimità…) nessuno parla di quello che dal mio umile punto di vista di dirigente d’azienda commerciale è uno dei più grandi problemi, forse IL PROBLEMA: una presa di coscienza generale che se non si mettono paletti al libero mercato quì si chiude tutti bottega.
    La delocalizzazione non può essere fermata in nessun modo se non si cambiano tali regole, Ricordo talvolta con i miei amici finanziari una vecchia storiella, in cui un tale si lamentava che il proprio asino era morto e la perdita era ancor più grave alla luce del fatto che era sopraggiunta proprio quando era riuscito finalmente ad abituarlo a vivere senza mangiare!!!
    Ci hanno fatto diventare un popolo di acquirenti e ora pretendono che continuiamo a fare il nostro dovere anche se le nostre fonti di reddito diminuiscono o scompaiono, anzi, ci salassano con tasse e balzelli perchè il debito pubblico ovviamente cresce, causa costi fissi elevati e pil in calo.
    In tutto ciò dovremmo trovare la forza per “invertire la tendenza”!!??
    E quegli idioti dei ministri finanziari che ci vengono a raccontare che inizierà la ricrescita forse tra un anno… ma su quali basi?
    In realtà credo che non ci siano possibilità di salvarsi dal disastro se anche a livello europeo non maturano condizioni diverse, cosa che non sembra avverrà, con la Merkel ben salda sul trono e un popolo, quello tedesco, che vive sulla luna rispetto a noi (ci lavoro insieme).
    Ma tutto sommato il disastro totale è forse l’unica soluzione per scrollarci di dosso questo regime: quando la bestia muore i parassiti o fanno lo stesso o cercano un altro animale da salassare.
    Il problema è quello che accadrà dopo, quanto in basso saremo caduti e da chi dovremo difenderci, se ne saremo in grado.

  • Rolt

    Mentecritica, per comprendere veramente il motivo per il quale non è ancora avvenuta questa benedetta Rivoluzione italiana, basta chiedersi e cercare una risposta a questa domanda:
    supponiamo ci sia Berlusconi nella mia città perché invitato ad un qualsiasi convegno od incontro importante, e supponiamo che io, mentre egli passeggia fra una folla di spettatori diretto verso la propria macchina, riesca fortunosamente a raggiungerlo e a fracassargli il setto nasale con un bel diretto in pieno volto…: Quante persone sarebbero disposte, esattamente lì per lì, e di “getto”, a prendere le mie difese e rischiare anche la propria incolumità prima di essere io annientato dalle sue guardie del corpo??
    Se pensiamo ” almeno 6 persone su 10 si muoveranno di getto in mia difesa”: siamo pronti per la Rivoluzione;
    Se pensiamo ” almeno 5 persone su 10″, allora siamo pronti per una bella guerra civile;
    Se pensiamo “solo 4 o meno”, possiamo continuare al massimo con i cortei variopinti, le fiaccolate varie, gli scioperi della fame a tempo, le personali rivoluzioni da tastiera di ogni giorno.
    Stop. Tutto il resto, sono chiacchiere ed elucubrazioni mentali pre-sega.

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