La fine del terrorismo


Nei vari editoriali, prima fra tutti l’omelia di Mauro su La Repubblica, si continua a celebrare la contrapposizione tra Daesh (ISIS) e Occidente come scontro tra civiltà laica e oscurantismo religioso.
Si tratta di una completa mistificazione intellettuale, non so se dovuta a ignoranza o malafede.
Daesh è stato politicamente e militarmente sconfitto. Lo stato islamico è stato frantumato dall’azione militare russa/siriana e rimane solo come spauracchio mediatico agitato ogni volta che si verificano episodi come quello di Barcellona.
Quel che resta sono le centinaia di migliaia di disadattati, i forzati manu militari dell’integrazione, gente che vive nelle periferie lerce delle grandi città e che si pensa di aver adottato solo perché gli è stato messo in mano un telefonino, una maglietta con la scritta allegra e le quattro lire del pocket money. Gente senza casa, senza prospettive, condannata a vivere delle briciole dell’occidente, a guardare le donne senza poterle toccare, a rimirare le vetrine covando dentro il seme maligno della privazione declinato secondo l’attitudine violenta del fanatismo religioso.
E questo è tanto più vero quando si considera che alla strategia dei jet dirottati e mandati a schiantarsi nei grattacieli dopo mesi di preparazione e milioni di dollari di organizzazione si è succeduta la tecnica dei commando armati fino ad arrivare all’attentato dei pezzenti che rubano un camion o un furgone e si schiantano contro la folla.
La vera guerra ora è tra chi ha, e se lo vuole tenere stretto, e chi non ha e pretende di avere, con i due eserciti non più schierati su fronti contrapposti, ma mischiati insieme nel melting pot dell’accoglienza ad ogni costo che si è sempre misurata sui numeri degli accolti e non sulla qualità dei percorsi di accoglienza.
Solo un folle può pensare che chi ha lasciato a casa gente che crepa di fame e malattia possa vivere serenamente il fatto che il vostro gatto riceva più acqua, cure e cibo del fratellino rimasto in qualche villaggio africano devastato da carestia e guerra civile.
Rappresentare quello che avviene come “contrasto di civiltà” non ha più senso. E’ solo l’antichissimo conflitto tra chi ha beni e chi di questi beni si vuole appropriare. È lo scontro per la “roba” dove però non esistono più fossati, ponti levatoi e mura di cinta. Ora si combatte nelle strade, nelle metropolitane, negli stadi, sui treni, nei supermercati, negli aeroporti, nelle scuole e lo si fa col tizio che fino a ieri ti ha sorriso o che ti ha ignorato con uno sguardo di disprezzo.
Si è parlato di terza, quarta guerra mondiale. Questo non è più terrorismo, è la solita vecchia guerra destinata a non finire mai perché l’ingordigia di chi ha e di chi non ha e vuole avere è stato il motore che ci ha portato fino a qui e non sarà facile arrestarlo.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.