Storie di Natale: La favola dei culi e delle bocche 21


C’era una volta un paese dove vivevano solo culi e bocche.  I culi facevano il loro lavoro che consisteva nell’essere quotidianamente penetrati da turgidi falli roventi di eccezionali dimensioni provvisti di idonei rostri uncinati ed in grado di assicurare un movimento circolare intorno all’asse verticale dell’attrezzo acciocché gli uncini potessero agevolmente penetrare le carni dei culi e farne turpe massacro.

Le bocche, viceversa, parlavano e mangiavano in continuazione, soprattutto mangiavano. Esse discettavano di equità, sacrifizio, abnegazione, tra un boccone e l’altro delle laute portate che affollavano il loro desco imbandito di ogni pietanza, da quelle semplici e campagnole fino alle raffinate preparazioni della nouvelle cuisine o della gastronomia molecolare.

I culi erano destinati alla “produzione” il che consisteva nel recarsi con frequenza cotidiana presso luoghi infausti, ciondolando faticosamente per fare in modo che anche durante la deambulazione la turgida mazza fra i loro glutei infissa potesse continuare la sua opera di devastazione, e svolgere per tempi variabili un’attività noiosa, spesso stupida, sotto la coordinazione di altri culi che, pur avendo la stessa mazza infilata tristemente e sanguinosamente nel tratto terminale dell’intestino, si piccavano, chissà perché, di non esser culi come gli altri, ma si sentivano culi quadri o dirigenti, qualsiasi cosa volessero dire queste parole.

Le bocche, viceversa, oltre a  ingurgitare inusitate quantità di cibo e parlare continuamente a vanvera, passavano quel poco tempo che rimaneva a loro disposizione in piani e progetti che avevano come unico scopo quello di perpetrare la loro condizione e di trasformare in bocche dei culi, più spesso delle cule, a loro vicine per motivi di sangue, per lecchinismo o semplicemente perché si erano fatte lungamente, ripetutamente, violentemente fottere con tanto di crocifissi tra le tette ed eiaculazioni “in ore” .

Un giorno incominciò a comparire una strana specie mutante: i culibocche. Costoro erano soggetti che dicevano di esser culi, ma in realtà erano delle bocche che non amavano le altre bocche e che volevano sostituirle con altre bocche amiche loro. I culibocche incominciarono a fondare giornali fattivi, fare programmi televisivi con le previsioni del tempo o libri che ti chiedevano di andare via con loro. Dove? Non si sa.

Ai culibocche si contrapposero i bocchiculi. Anche questi dicevano di essere culi, ma poi mangiavano come i porci alla stessa tavola delle bocche diventando grassissimi o fingendosi critici d’arte. Questi, tra una magnata e una trombata, dicevano che i culibocche erano degli speculatori e che pensavano solo ai cazzi loro. Loro no, invece. Loro no.

A causa di tutto questo dibattito, i culi, quelli veri, il cui tragitto poteva sempre essere ricostruito attraverso la lunga striscia di sangue rubizzo che lasciavano sul marciapiede mentre l’uccello di fiamma gli ravanava l’orifizio, incominciarono a chiedersi perché a loro fosse toccato di prenderlo nel culo e alle bocche, invece, no.
La cosa li incominciò a farli incazzare, specialmente quando i culibocche gli fecero sapere che le bocche facevano festini in stile greco romano, dove alcune bocche mangiavano, altre invece lo infilavano nelle bocche delle figlie dei culi mentre i culi erano a prenderlo in culo o a lavorare (prendendolo contemporaneamente e riccamente nel culo).

A questo punto scoppiò la rivoluzione, ma solo su twitter, facebook e blog di merda come quello che state leggendo adesso. I culi, fra i quali il curatore di questo sito, incominciarono a emettere pesanti flatulenze che nel breve diventarono rumorose scoregge, sempre solo su twitter, facebook e blog di merda, minacciando rivoluzioni, astensioni, emigrazioni e, addirittura, voti a Grillo.

Le bocche, i culibocche e i bocchiculo, però, non si scomposero. Sapevano che di lì a poco sarebbe iniziato il programma con Saviano e Fazio, quello di Santoro e soprattutto, Sanremo presentato sempre da Saviano e Fazio (no, questa non è un’invenzione, ma la reale realtà). I culi avrebbero trovato qualcuno che avrebbe scoreggiato dottamente in TV al loro posto e poi si sarebbero precipitati su twitter e facebook a fare lo share delle auguste scoregge mettendo mi piace e retweet a mitraglietta.
Poi, le bocche, giusto per far vedere che si sentivano in colpa fecero un po’ di tagli (senza dire che tagliavano solo un po’ degli aumenti fatti a se stesse negli ultimi anni) e misero una bocca che parlava bene inglese come presidente del consiglio, mentre la bocca che parlava con accento napoletano faceva fare una legge elettorale su misura che avrebbe impedito ai culi anche il (remotissimo) tentativo di cambiare la situazione.

I culi, nel frattempo, però si erano già distratti. La bella principessa Kate aveva fatto vedere le zizzette da cerbiatta e forse anche un pezzetto del suo regale culetto. Di lì a poco sarebbe iniziato “il grande fratello” e tutti si sarebbero potuti fare un bel pippone guardando le grandifratelliste fare la doccia. Sarebbe venuto l’inverno, il programma con la Vittoria Cabello (intelligente, spiritosa e anticonformista nel suo rivoluzionario modo di presentare) e col freddo, imposto dall’aumento del costo del gasolio, persino la turgida mazza rostrata rovente ficcata su per i culi si sarebbe sentita di meno, anestetizzata un po’ dall’abbassamento della temperatura e un po’ dalle capacità dilatatorie dei culi che, di anno in anno, diventavano sempre maggiori. Quelle carni che tutti pensavano si sarebbero, prima o poi, stracciate, si erano rivelate elastiche e resistenti ad ogni forzatura, la più violenta.

Così, a Natale, sotto l’alberello, culi, bocche, culibocche e boccheculi si ritrovarono tutti insieme a pregare il bambinello e a perdonarsi l’un l’altra li peccata commessi nello anno passato, che tutti temevano, prima o poi, di essere beccati e per lo questo motivo preferivano che lo perdono e cristiano amore regnassero in quel loco benedetto dalla grazia del pontefice e dalla misericordiosa mano della BCE.

data originale di  pubblicazione 21 settembre 2012


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