La disperazione che muove il mondo 27


Per anni ho pensato che a muovere il mondo potesse essere davvero l’amore, l’affetto per i nostri cari, l’empatia, i buoni sentimenti. Tutte cose che, in un modo o nell’altro, ci avrebbero sempre salvato anche sull’orlo del baratro.
Ho vissuto e ammirato la virtù della Compassione per vederla soppiantata dalla sua “gemella cattiva”, la Pietà, colei che dona il distacco necessario a non sentirsi coinvolti, che con lucida sofferenza razionale ti porta ad agire secondo carità per sedare ogni moto del cuore. La pietà ha il pregio di mostrarsi nella perversione di chi osserva e  ripropone, mille volte, il corpo di un bambino senza vita in un rimpallarsi di morbose attenzioni. Un lutto ostentato che crea un profondo senso di nausea ed angoscia, come costringesse a nutrirsi di qualcosa di disgustoso.

Se mostrarsi addolorati potesse cambiare le cose. Se davvero ci fosse l’intenzione di cambiare le cose.

Evil has a face... by Dark-Lord-Askins

Evil has a face… by Dark-Lord-Askins

In questo tempo in cui fiumi di uomini seguono canali aridi in cerca di un benessere che è schiavitù, ora che le lacrime di chi fugge dalla guerra servono solo a sbiancare sorrisi di politici con le tasche piene di danaro e parole e vuote di scrupoli, ho compreso che a muovere il mondo è la disperazione. Al di sopra di ogni forza, al di sopra di ogni principio.
La disperazione preme grilletti, scatena guerre,  smuove i complessi ingranaggi di una macchina dal funzionamento incontrollato e incontrollabile che il mondo occidentale ha costruito e di cui ha perso il manuale di istruzioni.

La disperazione è un male contagioso, si attacca come la peste e difficilmente si scolla di dosso. Come un’epidemia è destinata a dilagare scaturendo dalle profonde pulsioni dell’uomo, dal desiderio di essere più di quanto può essere, di essere almeno ciò che merita di essere.

E’ questo groviglio di viscere che agita il mondo, come un tempo fece il moto primordiale della terra, minacciando di essere fine di ciò che milioni di anni fa ebbe inizio.

 


Informazioni su Mumon

Secondo alcuni, decisamente troppo giovane per dire cose condivisibili. Una Laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare. Attualmente continua il percorso di studio e ricerca con un Dottorato nel medesimo campo. "Pallinata" per la divulgazione, crede fermamente in un futuro sostenibile e nella necessità di informare e sensibilizzare la gente comune sui problemi della scienza.

27 commenti su “La disperazione che muove il mondo

  • Gilda

    “Per anni ho pensato che a muovere il mondo potesse essere davvero l’amore, l’affetto per i nostri cari, l’empatia, i buoni sentimenti”
    “a muovere il mondo è la disperazione”

    Sono d’accordo con entrambe le frasi: a muovere il mondo sono tante cose, che non si escludono a vicenda e dubito possano essere messe in classifica, se non a seconda delle contingenze.

  • fma

    Bentornata Mumon!
    Non mi convincono due passaggi, che poi a ben vedere sono uno solo:
    a) “…dal desiderio di essere più di quanto può essere, di essere almeno ciò che merita di essere.”
    E’ un sentimento autentico, che riguarda la condizione umana. Ma se ognuno fosse scontento della propria condizione allo stesso modo ci dovrebbe essere un via vai indistinto di persone da e per tutte le direzioni, allo stesso modo, con gli stessi numeri. Non è così. Perché?
    b) ” In questo tempo in cui fiumi di uomini seguono canali aridi in cerca di un benessere che è schiavitù …”
    Ci può stare, ma perché quelli che godono del benessere che è schiavitù, non si muovono per sottrarsi al loro stato?

    • OfeyWatson

      Alla b) vi é una risposta logica: per definizione di schiavitù. Se uno é schiavo non ha certo potere di andarsene. 🙂 chiaramente non rispondo per mumon, potremmo essere su tre posizioni diverse. Mi limito a fare tale osservazione.

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Innanzitutto grazie 🙂

      A ben vedere ritengo che nella disperazione vi sia una componente oggettiva, data dalla condizione sociale in cui un individuo si trova, ed una soggettiva, data dal modo in cui questo la vive. Ne consegue che il livello di “scontento” e la “direzione del flusso” sono un prodotto delle due funzioni di cui prima che non può essere determinato in maniera univoca. In secondo luogo, il mio discorso, per quanto con un chiaro riferimento alle migrazioni, penso possa essere facilmente esteso ad altre condizioni. C’è gente disperata nel sud del mondo, ce n’è anche nelle grande metropoli. E’ solo una disperazione diversa.
      Per quel che riguarda il secondo quesito, quel che dice Ofey è vero: uno schiavo non può andarsene. In secondo luogo, per scappare da una condizione di schiavitù bisogna averne la consapevolezza. In fine, c’è da considerare che quelli che cercano benessere spesso ottengono meno di un’illusione di ciò e finiscono per essere schiavi, pagati due soldi e non tutelati.
      Non so se riesco a spiegarmi 🙂

  • Antonello Puggioni

    Un grande rientro, finalmente!
    Un pezzo che intercetta la mia attuale, profonda “inconciliazione” con il mondo e che fa il paio con un episodio di qualche giorno fa.
    Ho avuto un incontro ravvicinato con una tigre, in un triste zoo allegato al solito circo ancora più triste.
    Quel magnifico anni ha infilato il muso attraverso la gabbia e mi ha fissato a lungo e misteriosamente negli occhi. Abbiamo pensato, credo entrambi, alle affinità tra le nostre specie.
    Alla fine ci siamo immalinconiti perché erano praticamente uguali a zero e ci siamo allontanati, ciascuno rientrando nella propria penombra.
    Anche se avesse potuto parlare, l’avrei mai compresa?
    E non è forse uguale, questa sorda incomprensione, a quella con lo straniero sempre più presente nelle nostre strade?
    E noi tutti cosa stiamo capendo di tutta questa immane disperazione che muove il mondo?
    Comunque, qui a Fort Alamo, continuiamo a resistere…..

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