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La Disinformazione dell’Informazione

3 luglio, 2007 - 8:00 di  
Archiviato in Informazione, Vere Donne




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Respinte. Le donne dell’Acmid (Associazione della Comunità Marocchina delle Donne in Italia) non potranno costituirsi parte civile nel processo agli assassini di Hina Saleem.




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Così ha decretato il giudice. Ci saranno, in compenso, i parenti (maschi) della ragazza, mentre gli imputati, il padre e i fratelli, hanno chiesto il rito abbreviato, nella speranza, molto concreta, di scapolare l’ergastolo. Un’autorevole esponente dell’Acmid, Dounia Ettaib , è stata aggredita in pieno giorno da un paio di integralisti e si è salvata solo per la sua prontezza di spirito: nonostante si trovasse in un viale affollato, nessun milanese è intervenuto in suo soccorso.

Potrei fermarmi qui, come avrebbe potuto la nostra grande stampa. Ma ha voluto strafare, come del resto sempre accade davanti a omicidi efferati, specie se a sfondo sessuale e con vittime femminili. In questo periodo, invero, ne càpitano parecchi. Assistiamo a una recrudescenza di barbarie verso le donne.

Gli zelanti mass-media ci delucidano, con minuziosa dovizia di particolari (anche inutili, ma via, vogliamo trascurare i poveri lettori sadici? Ché altrimenti ti allestiscono un Sadic Pride per rivendicare i loro sacrosanti diritti…). La loro solerzia si distingue particolarmente nel caso di stupratori extracomunitari, di padri-padroni islamici, di prosseneti romeni. Tutto vero, sia chiaro. Ma che le donne presso certi popoli vengano trattate come pezze da piedi lo sanno anche i poppanti.

Ci si aspetterebbe che, nella “moderna” Italia, le donne godano di diritti, libertà e soprattutto rispetto. Se si osserva la realtà con meno disattenzione, però, si scopre che non va esattamente così. Innanzi tutto, pare esistano anche, e in numero consistente, violentatori nostrani, poco dissimili, per crudeltà ed efferatezza, dai loro corrispettivi stranieri; su di loro, giornali, tv e web si dimostrano già più lacunosi. Ma non basta. Ormai anche a uno psicologo della Scuola Radio Elettra risulta lampante che l’aumento esponenziale di un fenomeno non è imputabile alla psicosi di singoli individui, ma riflette una tendenza, una cultura, una sensibilità radicate nel tessuto sociale.

E dunque. Punto primo: ci rallegra che almeno su “Repubblica” sia comparsa l’intervista ad Abdullah Redouane del Centro islamico culturale d’Italia, il quale, manifestando la sua solidarietà a Dounia, ha rilasciato due dichiarazioni fondamentali: a) il Corano non va interpretato letteralmente ma contestualizzato (cosa che, invero, non fa la maggior parte dei musulmani); b) tragedie come quelle di Hina non sono causate dalla religione, ma dall’ignoranza.

Si trattava, però, di un articolo di spalla. Non corredato da fotografie. Privo di qualsiasi approfondimento. Che, in ultima analisi, poteva anche passare inosservato, mentre a tutta pagina campeggiava la cronaca con l’immagine di un immenso striscione: “Hina vittima dell’Islam”.

Il messaggio è quindi giunto: roba da barbari, da noi non accadrebbe mai, rispediteli al loro paese e non ci si pensi più. (Va da sé che, “nel loro paese”, le donne possono tranquillamente essere martoriate, ognuno è sovrano soprattutto quando a rimetterci sono gli altri – “le” altre -, a noi checcenefrega.)

Punto secondo: anche violenze di italiani su italiane, abbiamo detto. Di norma molto meno strombazzate, abbiamo aggiunto. Diritti, libertà e rispetto, abbiamo invocato. E ora domandiamoci: il nostro sostrato culturale favorisce questi ultimi?

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Corsi interreligiosi per donne all’Università sciita di Najaf, Iraq.

1) A scuola, la maggioranza del corpo docente è di sesso femminile. Anni fa mi capitò di leggere le querimonie di alcuni prof maschi, che si sentivano discriminati. A noi non pensa mai nessuno, piagnucolavano. E poi, significativamente: “Ci fosse la possibilità di far carriera… di guadagnare un po’ di più…”. Naturalmente l’”inchiesta” taceva il fatto che la femminilizzazione dell’insegnamento riguardava solo la scuola dell’obbligo; intendendo, con tale termine, anche i corsi superiori, visto che ormai alle medie non si ferma più nessuno. All’Università, però, la musica cambia: altro che femminilizzazione, lì i docenti sono quasi tutti uomini, per non parlare dei rettori: se non ricordo male, di donne che ricoprono quel prestigioso ruolo ce ne sono soltanto un paio.

Guarda il caso, si tratta degli unici docenti “ricchi”, quelli che “fanno carriera”, che godono della stima della popolazione. Solo la “manovalanza” è femmina; e si capisce perché: da sempre gli uomini hanno snobbato questo tipo di lavoro, perché non considerato abbastanza prestigioso, perché non vellicava il loro smisurato ego, perché lontano anni luce dalla logica aziendalistica e piramidale che permette ai più dritti, o ai più arrivisti, di primeggiare su tutti, a scapito di tutti; perché ritenuto un impiego part-time (per quell’identificazione quantità-qualità); perché gli insegnanti, nell’immaginario comune, sono screditati (molte volte mi son sentita dire che noi “non facciamo niente” ); perché stare con bambini e ragazzi è roba da femmine, anche quando si tratti di femmine con una sensibilità materna non superiore a quella d’una gatta. Insomma, uno sfacelo. Per scegliere una professione tanto ignominiosa. un uomo doveva trovarsi proprio con l’acqua alla gola, a meno che non si trattasse di uno smidollatino, o peggio. Ai veri maschi spetta(va)no compiti ben altrimenti nobili.

E osano pure frignare, proprio come femminucce irresolute! Vogliono più spazio, poverini. E una scuola “manageriale”. Il loro congenere travestito da donna, l’ex ministro Moratti, in tale senso gli aveva dato una grossa mano.

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Pubblicità progresso in Francia: “Come spiegarle che sarà meno pagata, perché è una ragazza?”.

2) Ma è poi così vero che nelle scuole, Università escluse, gli uomini sono in minoranza? Proprio no. Numericamente, può darsi; ma il primato maschile – androcentrico – resta ben saldo nei programmi scolastici, nella lingua italiana, nei rapporti fra insegnanti e alunni. La scuola insegna a rispettare, stimare, valorizzare i talenti e la dignità femminili? La risposta è no.

3) L’Acmid non può costituirsi parte civile per decisione di un giudice italiano. In questi anni la Cassazione (composta da barbogi maschi) ha mandato in libertà, o condannato – il verbo muove al riso – a pene lievissime dei brutalizzatori anche di minorenni, anche incestuosi, come nel caso del patrigno della ragazzina sedicenne che s’è visto ridurre la pena in quanto aveva sì abusato della figlia, ma quest’ultima non era più vergine, poiché avviata dalla madre alla prostituzione; com’è avvenuto per l’ormai leggendaria sentenza sui jeans; come temiamo accada per il marito-killer di Barbara Cicioni (in un primo momento, la giustizia popolare aveva già decretato che i colpevoli fossero romeni), il quale malmenava la moglie un giorno sì e l’altro pure, aveva ripetutamente cercato di farla abortire (tanto poi il prete scomunicava lei), ma forse, misero, qualche ragione ce l’aveva, forse la bimba che la “fedifraga” aspettava non era sua… sotto quindi con l’esame del Dna, magari ci scappa l’attenuante dell’onore.

4) Pubblicità e mezzi d’informazione veicolano un’immagine della donna che si credeva sepolta da secoli. Non sarà per moralismo che le nazioni realmente più evolute, dove le donne effettivamente godono di concreti diritti e riescono a occupare importanti cariche a livello lavorativo e di governo, sbeffeggiano quasi quotidianamente la tv italiana per l’esibizione ripetuta di tette, sederi e altre parti intime (femminili) persino nei programmi in cui si spiega come si prepara un babà al rum.

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Alessia & Mascia, veline in versione lesbo-chic (?) nel fortunato calendario di qualche tempo fa.

Non sarà fortuito se oggi il sogno delle ragazze è diventare veline o cubiste, se gli idoli si chiamano Corona o Moric, se un palazzinaro della tv scosciata si pavoneggia di “metter sotto” le avversarie politiche. Ah, ecco, la politica: l’Italia è il Paese con minor numero di parlamentari donne, a eccezione della Grecia. Ce ne sono di più in India, dove, peraltro, alcune di loro sono riuscite senza tema a diventare capi di Stato. Da noi sarebbe impensabile.

Non ho nominato il Papa, ma a che serve? L’Italia non è un paese cattolico da molto tempo. Cristiano, poi, men che meno. Siamo solo in pieno revival clericale, che, notoriamente, con la religione non c’entra una cicca. Proprio per amor di completezza, vabbè, lo nomino, la gerarchia vaticana è super-misogina ecc. ecc. Ma, davvero, mi sento così démodée a pormi questo problema visto che, per il Pontefice, le donne nemmeno esistono.

4) Dal quadro pur sommariamente tracciato, siamo allora così sicuri che Hina sia solo, o principalmente, vittima dell’Islam? Possibile che non ci venga offerta altra alternativa fra lo sgozzamento o Lele Mora?

Non sarebbe forse più corretto scrivere: “Hina vittima dei maschi”? Ma pretenderlo da un’informazione “maschia” è alquanto velleitario.

Per sostenere l’ACMID nel processo Hina Saleem clicca qui.

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La Disinformazione dell’Informazione è di Daniela Tuscano

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Comments

10 Risposte a “La Disinformazione dell’Informazione”
  1. Keyser Soze scrive:

    Non sarebbe forse più corretto scrivere: “Hina vittima dei maschi”? Ma pretenderlo da un’informazione “maschia” è alquanto velleitario.

    Credo che sarebbe più giusto scrivere: "Hina vittima dell'ignoranza, del fondamentalismo e dei suoi assassini"

  2. daniela tuscano scrive:

    Sì, certo. Tuttavia…

  3. roberto scrive:

    ho apprezzato l'articolo tranne la provocazione finale che come tale voglio considerare, credo che se l'informazione fosse femmina un titolo come quello da te (o da lei) proposto non verrebbe neanche ipotizzato.

  4. daniela tuscano scrive:

    Il titolo è stato proposto dall'autrice, cioè da me.

    Certo che volevo provocare, come del resto "provocano" tutti quegli uomini che ne sparano grosse sul femminismo – da intellettuali, si capisce! -, responsabile, a detta loro, di tutti i mali e deviazioni (penso a Risé, al suo "Maschio selvaggio"…) – ma anche indurre alla riflessione. L'informazione non dev'essere né maschile né femminile: dev'essere per tutti. Non è colpa mia se le cose vanno diversamente, e prima di sentirsi "accerchiati" bisognerebbe pensarci seriamente. ;-)

  5. Tonipepezze scrive:

    Daniela il tuo pezzo è di grande interesse e molto intelligente, descive a pieno ciò che le donne provano se si specchiano con la società contemporanea. Oltre agli eventi esemplicativi della situazione mi ha colpito molto il modo in cui hai scritto, mentre leggevo ho colto tra le righe una rabbia crescente.

    A mio modo di vedere ciò ti ha portato a commettere un errore comune: generalizzare. Il risultato ( e tengo a specificare ulteriormente che il mio è un consiglio del tutto personale e discutibile) è un articolo profondo, interessante, attuale ed intelligente, ma attaccabile e fregile. Risulterebbe semplice aggrapparsi alla tua generalizzazione per vanificare in un attimo la tua idea.

    Con questo non voglio assolutamente denigrare questo articolo, ma se ci fosse la volontà sarebbe troppo facile farlo.

  6. Silent Enigma scrive:

    mentre gli imputati [...] hanno chiesto il rito abbreviato, nella speranza, molto concreta, di scapolare l'ergastolo.

    E' un loro diritto.

    E' un'ammissione di colpa.

    Riduce i tempi del processo ed i costi

    Accerta le responsabilità in maniera netta.

    Ed in ogni caso, l'ergastolo in italia non c'è più, nonostante si continui a chiamarlo così.

    Au revoir

  7. daniela tuscano scrive:

    @ Tonipepezze: è vero, il mio pezzo ha anche dei lati deboli. Alcuni piuttosto vistosi. Ho generalizzato, ma aggiungo: volendolo fare. In verità non si trattava tanto di un articolo quanto di una denuncia, se vuoi d'un libello, un'invettiva: e come tale va preso. Con l'asciuttezza tipica degli slogan, che necessariamente NON distinguono. Ma ha colto nel segno. Non credo sia il tempo della famosa battuta di Ellekappa: "Vogliamo tutto! Per favore". ;-)

  8. Serpico scrive:

    Purtroppo sti articoli li becco sempre a ste ore..

    Ho dato un occhiata generale al tuo lavoro e devo dire che mi piace.

  9. daniela tuscano scrive:

    Grazie, Serpico. Ho dato anch'io un'occhiata veloce al tuo. Se poi MC provvederà, sentirai presto mie nuove. ;-)

    A proposito… come si fa a copiare il banner di "Io Odio Studio Aperto"? Benché sia indecisa se metterlo o no; anche se negativa, sarebbe pur sempre pubblicità. Carina, eh, la polemica sulla Melita o come diavolita si chiamita che sventolava il prosperoso deretano sul monumento funebre di Burri, non trovi? Fra poco ce la ritroviamo come opinionista, vedrai. Il pornoberlusconismo ha colpito ancora. Poi ci meravigliamo se le violenze sulle donne aumentano… :x

  10. Serpico scrive:

    Non è esattamente il "mio lavoro", devi fare i complimenti a RoccoTano e a Juliet per il blog.

    Io "lavoro" solo come "opinionista non pagato" e ogni tanto mi invento qualche sketch.. :)

    Non so come si copi il banner dovresti chiederlo a loro ma basta un semplice link per aiutarci con il PageRank..

    Melita mi interessa poco, tanto non è che l'ennesimo caso e neanche l'ultimo.

    Non scherzo il tuo lavoro mi interessa ma per il momento ho dato un occhiata solo ai tuoi articoli su MC, abbi pazienza sto già esaminando dfc, il blog di Vortex e di Doxa.. ;)

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