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La Democrazia è un Pericolo per l’Italia



La questione relativa alla presidenza della commissione parlamentare di vigilanza RAI merita di essere analizzata non in quanto fatto in sé (io ancora non ho capito a che serva una commissione di vigilanza parlamentare su un’azienda nella quale anche gli uscieri sono di nomina politica), ma in quanto esplicazione lampante del meccanismo di governo del nostro Paese.

I fatti:
La maggioranza elegge democraticamente, almeno fino a prova contraria, un senatore dello schieramento avversario alla presidenza di questa inutile commissione che fra i suoi passati presidenti annovera personaggi illustri del calibro di Francesco Storace. L’opposizione insorge perché l’eletto non era quello designato dallo schieramento e chiede le dimissioni del presidente incaricato.

La traduzione di tutta questa manfrina è che, nei fatti, il parlamento è esautorato del suo diritto di decidere a beneficio delle segreterie di partito a cui rimane esclusivamente demandata la decisione della composizione del parlamento (grazie alla legge elettorale che illumina di democratico civismo la nostra nazione) e delle cariche che il parlamento stesso assegna.

E’ evidente che un meccanismo di questo tipo dove consorterie private di privati cittadini sovrintendono le decisioni nazionali non può essere chiamato democrazia, ma, nella migliore delle ipotesi, partitocrazia. Secondo la mia personale visione, invece, la definizione corretta è oligarchia in quanto i partiti stessi sono stati privati dei meccanismi di democrazia interna che consentivano l’elezione dei membri direttivi sulla base del consenso popolare.

La precedente affermazione mi appare abbastanza solida quando la si riferisce al Popolo delle Libertà e Italia dei valori dove non mi risulta alcun atto di democrazia interna, ma solo l’esistenza di un ras il cui dominio appare incontrastato e che, probabilmente, trasmetterà la sua carica per via ereditaria.
Merita un piccolo approfondimento, invece, quando la si riferisce al Partito Democratico.
La nascita del Partito Democratico ha seguito meccanismi democraticamente corretti, anche se la scelta dei candidati alla segreteria da proporre alle primarie è stata una scelta “di sistema”, una sorta di lista bloccata.

Al termine di questo virtuoso processo costituente, però, il Partito Democratico ha abbandonato qualsiasi velleità di democrazia interna. Non mi risultano eletti dei delegati sul territorio, non mi risulta la convocazione di un congresso, non mi risulta una conferma popolare della segreteria nemmeno dopo le posizioni ondivaghe su decine di questioni e la dura lezione presa alle elezioni politiche. In pratica il PD nasce democraticamente, ma involve in maniera oligarchica adeguandosi al resto delle potentati che sgomitano sul proscenio “politico” nazionale.

Ecco, quindi, che un atto puramente democratico come l’elezione di un candidato non designato dal suo schieramento diventa una vera e propria azione eversiva in un sistema di potere che, ormai, teme più questo genere di azioni che quelle a base di pallottole e passamontagna.
Infatti, mentre il terrorismo armato impone una radicalizzazione delle strutture di potere per contrastare il pericolo eversivo, la democrazia cambia le regole del sistema dall’interno e diventa la vera sovversione.

E’ suggestivo osservare che i veri specialisti di questa tecnica terroristica sono gli uomini che maggiormente hanno contribuito all’affermazione dell’oligarchia in Italia. Gli uomini di Forza Italia che hanno cambiato nome, ma non i metodi visto che già misero a segno un colpo simile nel caso Sergio De Gregorio. Nessuno conosce le serrature meglio dei ladri.

Secondo la mia personale opinione l’unico sistema utile e lecito per scardinare questo regime oligarchico si articola su diversi passi:

  • Sospendere la pratica del menopeggismo. Se uno schieramento politico non dà garanzie di democrazia interna e non esprime chiaramente la volontà di modificare il sistema, non votare nessuno. Non recarsi nemmeno a votare. Evitare di votare il meno peggio. E’ necessario delegittimare il sistema oligarchico italiano che trova la sua giustificazione nel processo elettorale artefatto al quale sottopone i cittadini ogni volta che decide autonomamente di farlo.
  • Lavorare dal basso alla creazione di un movimento politico il cui motto sia: “Il nostro fine è renderci superflui“. Nel senso che all’atto della costituzione il movimento deve anche precisare dettagliatamente le condizioni e i tempi nei quali si scioglierà sotto la supervisione di un comitato di Probi Viri eletto democraticamente ed estraneo al movimento. Il movimento deve avere come unico fine il ristabilimento della democrazia in Italia e il rispetto della costituzione. Non deve, quindi, candidarsi alla gestione politica del paese, ma solo al raggiungimento delle condizioni tali per le quali diventerà superfluo.

Questo è necessario perché solo in questo modo i cittadini avranno la garanzia che il movimento è virtuosamente anti sistema. Naturalmente i cittadini che avranno partecipato attivamente al movimento, dopo il suo scioglimento potranno continuare a fare politica, ma dovranno farlo altrove per evitare che il movimento assuma il carattere di soggetto politico nell’accezione amministrativa del termine.

Secondo il mio parere è possibile dare fiducia solo a chi finalizzerà la propria attività al ristabilimento delle regole in un tempo determinato e a condizioni chiare ed esplicite.
Altrimenti è obbligatorio rifiutarsi di votare. In una cosca mafiosa non esistono i buoni o i meno cattivi. Esistono solo i mafiosi. Chi si rifiuta di prenderne atto si rende implicitamente complice del sistema che lo domina.

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Comments

75 Risposte a “La Democrazia è un Pericolo per l’Italia”
  1. Neottolemo scrive:

    “Lavorare dal basso alla creazione di un movimento politico il cui motto sia: “Il nostro fine è renderci superflui“. Nel senso che all’atto della costituzione il movimento deve anche precisare dettagliatamente le condizioni e i tempi nei quali si scioglierà sotto la supervisione di un comitato di Probi Viri eletto democraticamente ed estraneo al movimento. Il movimento deve avere come unico fine il ristabilimento della democrazia in Italia e il rispetto della costituzione. Non deve, quindi, candidarsi alla gestione politica del paese, ma solo al raggiungimento delle condizioni tali per le quali diventerà superfluo.”

    .

  2. malash scrive:

    i delegati stanno per essere eletti, il congresso è stato convocato poco tempo fa per approvare lo statuto, fra le altre cose.
    poi ci sono giochi interni e quant’altro, per carità; dio non voglia che io mi erga a difensore del pd
    mi sembra un pezzo piuttosto qualunquista..

  3. Oris scrive:

    Il disegno è interessante e condivisibile, solo che non mi piace la possibilità di fare politica a lungo, se non in fomra sussidiaria, ovvio.

    Credo che la risposta sia eliminare il politico di mestiere, l’uomo/la donna è debole e l’esposizione permanente alle tentazioni finisce per corrompere troppo spesso anche le anime più candide.

    FAre il politico deve diventare a parere mio una pratica scomoda, obbligatoria come la leva, per un periodo massimo di 5 anni, nei quali si prende gli stessi soldi che si prendeva prima di andare in politica e si matura un premio pensionistico di 500 euro in più a quello maturato fin’ora. :)

    • non credo che sia utile vietare l’attività politica per legge.
      Quello che tu dici dovrebbe discendere da un diverso atteggiamento culturale. Senza maturare una cultura sociale diversa, ogni legge potrebbe venire aggirata, personalizzata, inertata.

      • Tritumbani scrive:

        Va fatto ciò che serve per garantire un ricambio politico, in Inghilterra e negli USA questo avviene, da noi no.

        son d’accordo sulla diversa cultura politica, ma in absentia serve altro per cui io sono a favore dei due mandati senza eccezioni però

        • Oris scrive:

          guarda che sono tanti… in 10 anni si fnno molti danni.

          Facciamo i mandati di tre anni allora.

          • Tritumbani scrive:

            Purtroppo è vero ma la politica non è semplice, bisogna imparare anche a governare e credo che in tre anni puoi imparare appena a non fare danni. almeno 4 ci vogliono

            si dice che il presidente degli stati uniti passi il primo mandato ad imparare e a preparare la sua rielezione, solo nel secondo può governare davvero.

            certo ci sono le eccezioni bush ad esempio pare non abbia imparato granchè

  4. Prima di esprimere la mia opinione premetto che pur essendo straniera ho anche la cittadinanza italiana, ma anche avendo diritto di voto in Italia ho sempre rifiutato di esercitarlo.

    I motivo di cio’ e’ che istintivamente ho sempre rifiutato il menopeggismo per cui questo post di DFC mi trova in perfetta sintonia.

    Devo dire che trovo interessante la proposta di un partito che una volta raggiunti gli obiettivi si rende superfluo. Una specie di milizia culturale pronta pero’ ad intervenire ogni qual volta la democrazia e la Costituzione fossero messe in pericolo da qualche avventuriero dell’ultim’ora.

    E’ un bel progetto, coinvolgente, con un fine nobile ed utopico quel tanto che basta per renderlo una “sfida” interessante.

    Non mi dispiacerebbe se cio’ si concretizzasse e forse stavolta, in presenza di proposte serie e persone nelle quali potessi intravedere quell’onesta’ e quella correttezza che tanto manca nel panorama odierno, non gli negherei il mio voto.

    Sono anche d’accordo con Oris (con il quale si discuteva della stessa cosa in altro articolo qui su MC) sulla necessita’ di evitare che la politica possa trasformarsi in un mestiere.

  5. luigibio scrive:

    sul fatto che l’italia è una oligarchia concordo appieno. infatti anche io me ne sono occupato pochi giorni fa:

    http://www.cappellate.com/litalia-e-una-oligarchia-basata-sul-lavoro-dei-precari/

  6. giancarlo f scrive:

    secondo me basterebbe che nessuno andasse piu’ a votare (vabbe’ impossibile,ok facciamo che l’80% non ci vada), chiunque vinca sarebbe delegittimato e non avrebbe diritto di governare, solo in questo caso sarebbe possibile gettare le basi per una cosa del genere

    • Oris scrive:

      O in aternativa chieder un quorum per validare le elezioni :) minimo 80% degli aventi diritto almeno finisce il menopeggismo e cjhi vota non avrà più falsi alibi psicologici.

      Parere:

      La vera civiltà in questo stato di cose la si dimostra dissociandosi pacificamente da un sistema corrotto, non alimentandolo crando i presupposti per cancellare prorpio quel diritto che si pensa di esercitare.

    • Tritumbani scrive:

      tu credi?
      Io credo che anche con il 10% di votanti l’eletto si sentirebbe legittimato, la legge non credo stabilisca minimi.
      secondo te Silvio e il buon Villari, De Gregorio e compagnia cantante non si sentirebbero legittimati comunque?

      • simona_rm scrive:

        concordo: anche con il 5% questi soggetti, si sentirebbero leggittimati e innescherebbero dei meccanismi di forza per poter mantenere il potere. Colonnellismo sud-americano.
        No, disertare le elzioni non mi sembra un metodo per ricostruire la democrazia dal basso, bensì per subire la definitiva militarizzazione dall’alto.

        Bisognerebbe non votare per i “soliti noti”, questo si.

        • simona_rm scrive:

          leGGittimati….
          vabbè, abbiate pazienza, non sono in un buon periodo.

        • Non si possono votare che i soliti noti, Simona. Poichè di fatto si possono votare solo i partiti e non le persone: quelle (e magari saranno i soliti noti) li sceglie il partito in seguito secondo procedure tutte sue su cui l’elettore (almeno in quanto elettore, non so in quanto tesserato) non sembra influire direttamente. E’ il Porcellum ;)

          • simona_rm scrive:

            so bene qual’è il meccanismo del porcellum, è stata proprio questa legge che ci ha traslati in un’oligarchia, un governo di pochi che si sono scelti tra loro e se non verrà cambiata, ce li troveremo di nuovo tra 5 anni! Sempre loro!!
            Ma anche a queste ultime politiche, si sono presentati alcuni nuovi partiti, che quasi nessuno ha votato purtroppo. I capilista hanno avuto passaggi televisivi di pochissimi minuti e i giornali non parlavano di loro. Ecco, parlare di un’altra politica, significa guardare ad un’altra politica, che c’è, flebile, minima, ma c’è!

            • Oris scrive:

              beh, tu li hai visti, mahai votato sempre allo stesso modo.

              Qundi, delle due l’una.

              O credi che siano oligarchi o credi che gli oligarchi siano solo quelli che non voti tu. :)

              Se no avresti votato i partitini nuovi che citi, proprio per cercare una alternativa…

              Ma forse non cercavi l’alternativa perchè avevi il partito per te, e lo hai votato.

              Senza polemica (lo avrei fatto sicuramente pure io se fossi un “credente”) come mai non li hai votati?

              Provo a fare delle ipotesi:
              1) credi che chi hai votato sia degno di quel voto.
              2) non ti hanno convinto.
              3) Oramai hai un idea e ti tieni quella.
              4) L’importante è non votare l’altro
              5) Sei fedele all’ideale.
              6) una miriade di altre cose che non saprei dire…

              Ora, premettendo che ognuno fa quello che vuole e quindi nessuno può mettere in discussione la tua libertà di scelta, se credi che hai votato bene questa discussione non ti calza troppo, tu hai fatto quello che credi giusto, quindi chi dice le cose dette qui mette in discussione questa tua scelta.

              Se invece ritieni di non aver vfatto bene a votare quelli che hai votato, lo rifarai anche la prossima volta, magari perchè cambiano il nome al partito e ti mettono su un bellissimo programma (che non manterranno)?

              Non è che alla fine(e qui entrano le mie ipotesi strampalate) uno vota per poter dire a se stesso e agli altri :” ho fatto il mio dovere e credo in qualcosa” ben sapendo che alla fine in fondo, è solo un alibi per non fare i conti con la propria impotenza?

              Perchè se uno crede di aver votato bene tuttora deve fare come lupo, difendere fino alla fine a oltranza, se invece uno si rende conto (o gli sembra di trendersi conto) di aver fatto una cosa che oggi gli pare sbagliata, perchè ripetete all’ibfibito lo stesso medesimo errore votando le stesse persone?

              Se non gli credete NON VOTATELI.

              Ma forse sono scemo io.

              • simona_rm scrive:

                Oris, da quando ti hanno detto che sei criptico, ho come l’impressione che ti diverta a cercare il paradosso in qualunque commento. Lo trovo un po’ estraniante.
                Comunque, veniamo al mio caso specifico: quelli che ho votato io -in queste ultime politiche- non ci sono in parlamento, quindi a modo loro sono considerabili outsiders; nonostante l’attuale (indegna) legge elettorale, ho tentato di votare -comunque- una persona e non un partito, per la precisione Cesare Salvi, che reputo persona corretta, competente e degna di fiducia. Era il 3°cand.nel 1° colleg.di Roma nella Sx arcobaleno. Ecco fatto.
                Idem nelle amministrative della mia città, ho votato Daniela Brancati per il consiglio comunale, giornalista e attiva nel sociale. E’ stata la prima volta nella mia vita che ho messo una croce su “quel” famoso garofano rosso….che per me aveva sempre significato: craxi (bleh!);PS:non è stata eletta.
                Penso non mi si possa dire etichettare con “ideologica” e non ho un “partito per me”, magari lo avessi.
                Come dice Benjamin Malaussene: avrei tanto desiderato essere il fortunato possessore di una certezza……

                • Oris scrive:

                  azz, avevo frainteso che votassi pd :)

                  • questo è un pregiudizio Oris, anche se lo hai mascherato da fraintendimento :-)

                    comunque, Simona, il problema rimane la visibilità delle alternative che è nulla.
                    Molte persone, probabilmente, non sapevano nemmeno che c’arano alternative al solito terzetto PD/PDL/SA

                    anche l’enorme proliferazione di liste ridicole è servita per affossare proposte serie e credibili.

            • Tritumbani scrive:

              i partitini, temo, verrebbero immediatamente cooptati, abbiamo troppi esempi e troppa letteratura.

              Chi riuscisse a entrare in parlamento con questo sistema fuori dai partiti, sarebbe come aladino che entra nella caverna
              sarebbe come un affamato davanti ad una tavola imbandita
              oppure Oscar Wilde che dice “resisto a tutto ma non alle tentazioni”

    • Sono anni che cerco di convincere i miei conoscenti italici che sempre si lamentano a disertare le elezioni. Quasi tutti dicono “si’, hai ragione, e’ uno schifo, la prossima volta anche io non votero’”, poi di fatto, quasi tutti vanno a votare come se fosse un evento quasi divertente ed atteso.

      Perche’?

      Perche’ in quel momento “credono” di essere protagonisti. E’ il loro modo di “contare” qualcosa. Una caccola secca ma comunque qualcosa. E’ l’atteggiamento tipico di chi non ha mai voce in capitolo e per una volta ogni 4-5 anni puo’ gridare e (soprattutto) parteggiare per una squadra, come allo stadio.

      Poi, passata una settimana, chiunque vinca, tornano a lamentarsi.

  7. ilBuonPeppe scrive:

    Bravo dfc. Ottima analisi, ottima proposta.

  8. simona_rm scrive:

    mi piace l’idea del Movimento con la data di scadenza, penso invece che disertare le elezioni ci porterebbe in una condizione più pericolosa dell’oligarchia, meno subdola ma assai più tragica.

    allora? Che si fa? da dove si comincia?

  9. Altromedia scrive:

    MenteCritica,
    anche al mondo non è che vada granchè bene.
    Pensa che Draghi,il responsabile dell’FSF (Forum di Stabilità Finanziaria,sic!) era lì dal 2006 e “non ha visto” arrivare la più grande tempesta degli ultimi 70 anni.
    Nonostante ciò al G20 è stato riconfermato;c’è del marcio in Danimarca….

  10. Premetto che l’idea di non votare si ritorce sempre contro chi la applica, poichè ci saranno sempre quattro gatti che ci andranno e non votare significa far decidere a quei quattro lì.

    In ogni caso mi scandalizza come possano indignarsi così tanto per una questione di TV dunque di immagine e comunicazione, legata tra l’altro a delle ripicche basate su un concetto infantile del tipo “il candidato non è mio ma è tuo perchè dovevo deciderlo io” (tra l’altro quello appoggiato dal PdL è un iscritto al partito, il PD, che lo contesta!) quando lì fuori, in piazza, ci stanno gli studenti, i precari, i sindacalisti, tutti a porre l’accento sui problemi concreti. Il livello di autoreferenzialità dei politici, nonostante sia vero che la questione è importante ma non certo l’unica, è allarmante

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