La Democrazia è un Fallimento 77


La democrazia è un fallimento. Metti una scheda ed una matita nelle mani di qualcuno e tre su dieci non voteranno (uno cercherà di rubare la matita). Tre su quindici faranno un disegnino osceno sulla scheda. Uno dei tre risulterà particolarmente riuscito il che provocherà una fremente atmosfera peccaminosa nei tetri locali del seggio. Uno su venti voterà il partito sbagliato, ma non lo saprà mai. Quattro su cinque voteranno il partito sbagliato e se ne accorgeranno nelle prime settimane di governo. Diciotto su ventuno voteranno comunque per lo status quo ante perché non hanno capito che il potere è come una squadra che cambia le maglie ma è fatta sempre dagli stessi giocatori.

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Ma il peggio non è questo. Il voto, un po’ come la Messa, è una liturgia. Non serve a un cazzo, ma celebra una consuetudine, rafforza una tradizione, esprime l’appartenenza ad una comunità Ed è per questo che uno ci va, giusto per sentirsi parte di qualcosa e non essere il solito sfigato che ha sempre fatto il tifo per la squadra peggiore del campionato.

Alla fin dei conti le cose funzionano da sempre nello stesso modo. C’è il Re, ci sono i vassalli, ci sono le guardie e c’è il popolo.
Il Re è lì per volontà di Dio o della cosca mafiosa di turno, il che nei fatti è lo stesso. I vassalli servono il re perché così ci si diverte, si mangia, si scopa (non necessariamente il pavimento della sala del trono) e si è nel giro giusto. Magari ci scappa una pugnalata alla schiena al Re e, con l’aiuto di Dio (e della cosca mafiosa di turno), si può vincere un turno da regnante con il diritto di divertirsi, mangiare e scopare (non necessariamente il pavimento della sala del trono) che a prima vista sembra lo stesso dei vassalli, ma se non capisci la differenza è perché non potrai mai essere Re.

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Le guardie sono lì a coprire le spalle a Re ed ai vassalli. Tutto questo per 1400 euro al mese, l’indennità di rischio, il diritto di correre in macchina a sirene spiegate con l’alabarda fuori dal finestrino quando c’è traffico, quello di dare una bella ripassata al marocchino di turno, la possibilità di piazzare false bottiglie molotov nelle scuole genovesi e quella di vedere le partite gratis facendo a botte con gli ultras. Mitico.

Il popolo, invece, passa il tempo a produrre la roba che il Re e i vassalli mangiano, le ragazze che il Re e i vassalli scopano (non necessariamente sul pavimento della sala del trono), a scopare il pavimento della sala del trono, a scansarsi quando passano le macchine a sirene spiegate con l’alabarda fuori dal finestrino e a guardare in tv il Re e i vassalli divertirsi. Ogni tanto qualcuno li chiama, gli mette una scheda ed una matita in mano e tutto ricomincia nel nome della Democrazia. Ricorsivamente.

Bisognerebbe avere il coraggio di smetterla con l’ipocrisia e dire, chiaro e puro, che se una cosa la possono fare tutti è solo perché non serve a niente.
Ci vuole un esame per guidare, un esame per fare l’avvocato, un esame per fare il medico, persino un esame per fare l’ingegnere, ma non ci vuole un esame per votare e per essere cittadino a tutti gli effetti.
In nome di questa tanto decantata “democrazia” quando inizia la cerimonia delle votazioni è tutta una processione di gente che passa le domeniche allo stadio ad odiare quelli della curva opposta, di ragazzini che sbavano dietro i ballerini di “Amici”, di gente che legge La Repubblica e nemmeno quella riesce a capire e di gente che legge Il Giornale e ho detto tutto.
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Fuori dalle palle democratici. Andate a vendere la vostra merce a chi è ancora così fesso da comprarsela. Io non compro più niente e questa non la chiamo democrazia, la chiamo presa per il culo.
Quello che ti danno gratis non vale mai niente. Il diritto di parlare, di decidere, di non essere un numero pari te lo devi guadagnare e se non te lo fanno guadagnare te lo devi prendere, rubare.
Se te ne stai seduto sul divano ad aspettare che ti mettano la matita in mano, ti devi contentare di quel distillato omeopatico di libertà che ti convincono a chiamare “Democrazia”.

Per quanto mi riguarda io mi sono rotto. Voglio diventare guardia o meglio vassallo, al limite Re per volontà di Dio o della cosca mafiosa di turno, il che nei fatti è lo stesso.
Voglio divertirmi mangiare e scopare (non necessariamente il pavimento della sala del trono) e fregarmene del popolo che tanto non capisce niente e sta lì solo per essere fottuto.

orwell

art by: kosmobil.


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