La Democrazia è un Fallimento #2
8 aprile, 2009 - 8:00 di Vincent Vega
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Nelle aristocrazie il principe non si fa eleggere, è lui che elegge il suo popolo. In democrazia il popolo è bastonato su mandato del popolo. È la pratica certosina dell’autoinganno. Si dice che il trenta per cento sia astensionismo. Nego, tutto è astensionismo. Sono comunque voti sprecati.
Carmelo Bene
La democrazia è un fallimento, qualcuno lo ha scritto su queste pagine ed ha provocato un pandemonio. I “parvenus” del pettegolezzo internettiano, mascherato però da impegno civile e democratico, pensando come al solito di poter capire senza leggere o convinti che bastasse leggere le parole in sequenza per capire, hanno avuto reazioni di vario genere: panico, rabbia, frustrazione, smarrimento; che a loro volta si sono tradotti in censure, autocensure, abbandoni, richieste di boicottaggio.
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Niente di nuovo sotto il sole, succede sempre così quando i tabù vengono violati, sperare che le cose andassero diversamente era francamente utopistico.
La catch phrase “non esistono questioni di principio”, che prima campeggiava nel “title” di questo blog, in svariate circostanze è stata utilizzata come un randello da agitare contro quella parte di autori e di lettori le cui opinioni non erano “allineate” a quelle della maggioranza degli astanti. Lo stesso avvenne in seguito al pezzo sul fallimento della democrazia, quella volta la rabbia fu ulteriormente alimentata dai cambiamenti in atto su MC. Quando poi nei giorni seguenti qualcun altro scrisse: “riappropriamoci del diritto di poter liberamente dire: a me di quello che succede a Gaza non me ne fotte niente” l’impressione che ne ricavai fu che molti ormai erano diventati come tori infuriati dal drappo rosso che qualcuno aveva sapientemente sbandierato davanti al loro muso.
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Proprio qualche giorno fa ero a cena da amici, un bambino non voleva mangiare la sua porzione di cibo ed un adulto se ne uscì con la solita frase idiota: “i bambini africani non possono mangiare tutte queste cose”.
“Loro no, ma io si” fu la risposta del piccolo, gli adulti si guardarono in faccia ed i genitori quasi si vergognarono della risposta del bambino, rimproverandolo. Ah, l’arroganza dell’innocenza, magari tra qualche anno quel piccolo aprirà un blog, diverrà una blogstar e parteciperà con i suoi bannerini a tutte le campagne pacifiste del pianeta, si sentirà parte del mondo perché altre blogstar gli diranno quanto è buono, bravo, intelligente ed impegnato e questo “brutto episodio” risalente alla sua infanzia sarà dimenticato.
La maggioranza delle persone necessita di certezze, il treno della loro esistenza deve scorrere su binari equidistanti e dotati di pochissimi interscambi, ogni cambiamento provoca panico. Così anche qui sono bastati dei cambiamenti ed un paio di pezzi fuori dal coro per provocare risentimento, reazioni scomposte, senso di smarrimento.
I pesci rossi vivono in una boccia ed il loro nutrimento dipende da noi, obiettivamente non è il massimo della vita, ma per il pesce rosso quella nella boccia di vetro è l’unica esistenza possibile, fuori dalla sua vasca piena d’acqua non potrebbe sopravvivere: la sua prigione è anche la sua salvezza.
La democrazia è la nostra boccia da pesci rossi.
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I pesci rossi conoscono una solo forma di protesta: rifiutano qualsiasi gesto d’affetto nei confronti di colui che li ha costretti in prigione; allo stesso modo l’uomo, rinchiuso nella sua democrazia, rifiuta la sua miserevole esistenza sbandierando il diritto di voto, i concetti di uguaglianza, solidarietà, meritocrazia. Il cibo è la schiavitù del pesce, il voto la schiavitù dell’uomo.
Per giungere a queste conclusioni basta farsi delle domande e darsi delle risposte:
- Io potrei candidarmi? Ma soprattutto: io potrei essere eletto?
- Quanto costa una campagna elettorale? I candidati dove trovano i soldi per pagarla?
- Chi sono le persone a cui diamo il nostro voto? Ci assomigliano in qualche modo? Fanno la nostra stessa vita?
- Quante volte abbiamo votato convintamente per qualcuno, quante volte abbiamo votato il meno peggio?
- Quante delle persone da noi votate abbiamo conosciuto direttamente? Con quante di queste persone abbiamo avuto uno scambio diretto di opinioni? Abbiamo mai avuto occasione di parlare vis-a-vis con con coloro che abbiamo eletto?
- Se la democrazia è rappresentativa perché nelle nostre istituzioni non esistono precari e disoccupati, gli operai sono quasi assenti mentre abbondano imprenditori, avvocati, ex giudici, liberi professionisti?
- Quante volte infine le nostre scelte elettorali e/o referendarie sono state totalmente disattese senza che ciò provocasse conseguenze alcuna sui politici che avevano tradito il “patto” elettorale?
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Per potersi candidare è necessario trovare un partito disposto a candidarti. Per essere candidato non è sufficiente essere iscritti al partito, magari da decine di anni. Per essere candidati bisogna avere un “peso elettorale”, per avere un peso elettorale bisogna avere voti. Per avere voti è necessario avere soldi per finanziare la propria campagna elettorale (che spesso significa comprare letteralmente i voti) ed è meglio svolgere professioni che favoriscano una buona visibilità. Con i voti della tua famiglia e dei tuoi amici (posto che questi ultimi non se lo siano già “venduto” in cambio di un “favore”) non riusciresti nemmeno ad essere eletto come consigliere di quartiere. Con la nuova legge elettorale nazionale potresti avere la fortuna di essere “nominato” e fare un giro di giostra in parlamento, ma le nomine le fanno coloro che controllano il partito e costoro controllano il partito grazie al peso elettorale, a sua volta ottenuto grazie ai soldi a disposizione, spesso frutto di intrecci economico/finanziari/mafiosi da far accapponare la pelle di qualunque persona dotata di un minimo di coscienza etica.
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Una volta esistevano i nobili, oggi esistono i notabili, le cose non sono cambiate di molto. Le folle sono state pacificate con televisori, cellulari, auto, vestiti alla moda e (l’odore del) sesso. Dai una matita ad un lettore di “Repubblica” ed egli si sentirà realizzato, potente. Prova a dirgli che il voto è un inganno, che egli non controlla nulla e nulla può e ti riterrà un cinico disfattista. Digli che la democrazia è un fallimento e ti riterrà un fascista o, se dotato di buon gusto, che la democrazia è l’unica scelta possibile. Egli ha la sua matita, la pancia piena, la sua auto, il suo cellulare e le tette sul calendario, vive (in)felice nella sua splendida boccia di vetro ed il massimo che riuscirà a fare sarà dimostrare scarso affetto per i suoi padroni. Una , un articolino sul proprio blog, una su cui sfogare il proprio e qualche litigata con gli amici, il pesce rosso non chiede altro, in fondo la sua boccia è accogliente ed i pasti arrivano puntuali ogni giorno, per tre volte al giorno. Non è il massimo, ma per lui è l’unica scelta possibile.
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La Democrazia è un Fallimento #2 è di Vincent Vega

Già.
Prenderne atto è il primo passo. Vediamo se riusciamo a convincere qualcun altro.
Pare proprio di no.
Quanto astio vomitato inutilmente! Cosa ti è successo?
Ti hanno bidonato con le promesse elettorali? Benvenuto nel club.
O ti sei accorto che quelli in cui credevi erano peggiori degli altri? Mettiti comodo che c’è la fila.
O ti hanno fatto trottare per raccogliere voti e poi ti hanno scaricato sul più bello? Sai che novità…
Ah no, ho capito…
Tu sei uno di quelli che crede all’equazione “Democrazia = Voto”. Mi dispiace, ma non posso fare niente per te, la tua boccia è troppo piccola.
Credo tu debba metterti davanti ad uno specchio e rivoltare queste parole contro te stesso. Invece di fare inutile dietrologia su cosa mi ha spinto a scrivere questo pezzo avresti potuto controbattere alle mie idee con argomenti più efficaci del semplice: mi dispiace, ma non posso fare niente per te, la tua boccia è troppo piccola. Francamente la tua professione di superiorità mi lascia del tutto indifferente.
Hai ragione. Ma l’unico vero argomento che io ho portato nel mio commento, è anche l’unica cosa che tu hai ignorato nella tua risposta.
Quindi ribadisco. Pensare che tutto si limiti all’equazione “Democrazia = Voto” (visto che per sostenere la tesi del fallimento della democrazia hai parlato esclusivamente del voto) è sbagliato ed anche pericoloso. Ma spesso è molto comodo.
Nella democrazia indiretta, specificamente nel tipo di democrazia indiretta vigente in questa nazione, il potere politico è esercitato dai parlamentari ed i parlamentari esercitano il loro potere grazie al voto. Poi ci sono i referendum e le leggi di iniziativa popolare, entrambi alla fine sottoposti al controllo del parlamento. Sviluppa i tuoi argomenti e poi eventualmente ti risponderò, al momento non credo tu abbia argomentato in maniera significativa.
Cavolo, mi sembra di essere tornato a scuola. Evidentemente la mia “professione di superiorità” è stata contagiosa.
La democrazia è qualcosa che coinvolge il cittadino in ogni aspetto della sua vita e, ogni tanto, si esplicita nel voto. Resta il fatto che la democrazia, prima di essere un metodo di gestione del potere, è un modo di vivere che i cittadini nel loro complesso hanno scelto, e che quindi dovrebbero praticare. Purtroppo così non è e, sempre più spesso, alle dichiarazioni di principio non segue una pratica coerente.
Chi invece di andare in ufficio con i mezzi pubblici usa l’auto perchè così può alzarsi dieci minuti più tardi, salvo poi lamentarsi del traffico e dei parcheggi, non mette in pratica la democrazia; così come chi critica Napoli sommersa dai rifiuti e poi non usa i bidoni della raccolta differenziata perchè sono a 50 metri da casa sua.
Due esempi banali ma molto concreti che non sono, come qualcuno ipocritamente pensa, fatti della vita privata; queste scelte hanno conseguenze sulla vita di chi mi sta intorno, quindi sono pubblici e come tali vanno trattati. La democrazia è qualcosa che si costruisce giorno per giorno in funzione delle scelte che fa ognuno di noi; scelte tra le quali rientra anche il voto, che è e rimane un evento importante, ma non certo l’unico.
Sul fatto poi che il voto, e ciò che ne consegue, abbia i difetti che tu dici, sono perfettamente d’accordo. Ma limitare a questo aspetto la propria visione di democrazia è quanto meno miope.
Concludo con un appunto sul titolo. La democrazia NON è un fallimento; il nostro modo di concepirla e di praticarla spesso sì. La distinzione non è oziosa: se fosse un fallimento in sè, non avrebbe senso cercare di perseguirla, quali che fossero i metodi. Ma poichè siamo noi ad averne fallito la realizzazione, il problema diventa trovare un modo diverso di metterla in pratica.
L’educazione civica non c’entra assolutamente niente con l’esercizio del potere. In Cina, ancor più prima del boom economico, il mezzo di trasporto principale era la bicicletta, la Cina rimane tuttavia una dittatura. Per certi versi le dittature in merito a queste cose potrebbero essere addirittura più efficenti di un potere democratico.
Perfetto, ora il tuo pensiero (se così si può definire) è chiarissimo. Ed è, purtroppo, condiviso da una larghissima fetta della popolazione italiana. Sel le cose vanno male non dipende mai da quello che faccio io, la responsabilità è sempre di quzalcun altro.
Poi ci sorprendiamo se i nostri governanti sono quanto di peggio si possa trovare?
Ripeto, stai facendo un’enorme confusione. Gli italiani potrebbero benissimo iniziare ad andare a piedi, muoversi in bicicletta, fare la raccolta differenziata (posto che lo Stato li metta in condizioni di farla), non buttare niente per terra, rispettare le file. Tutto questo avrebbe a che fare con la civiltà non con la democrazia, anche sotto una dittatura un cittadino potrebbe comportarsi allo stesso modo, vivrebbe così in una nazione più pulita, più ordinata e meno inquinata, non certo in una nazione più democratica o libera.
Le tue argomentazioni secondo me sono totalmente off-topic rispetto a quanto scritto nel mio pezzo.
Nessuna confusione. E’ solo che cerco di guardare le cose con un punto di vista più ampio, perchè non credo che i problemi italiani nascano e muoiano con il voto.
Un popolo può essere civile senza essere democratico, ma non può assolutamente essere democratico se non è civile.
Tuttavia i tuoi commenti sono stati utili a rafforzare la mia opinione e quanto scritto nel mio articolo.
Se posso inserirmi in questa diatriba che mi pare poco fruttuosa, vorrei dire anche la mia.
Sul post iniziale, si possono condividere molte delle cose che tu dici, che consistono essenzialmente nel sottolineare i difetti di un sistema di democrazia parlamentare. Spero che tu non t’offenda se ti dico che impostato così come tu hai fatto, il tuo post risulta abbastanza inutile, nel senso che quasi tutti coloro che si battono per la democrazia potrebbero convenire nel sottolinerane i difetti. Certo che non ignori la definizione che è stata data della democrazia, che qui riporto: “In democrazia ci sono un enorme numero di difetti, ma non se n’è trovato nessuno migliore”.
Quindi, ciò che si richiede a un buon critico delle democrazie è quello di indicare un sistema alternativo che presenti rispetto a questo dei vantaggi, cosa che tu non provi neanche a fare.
Inoltre, molti dei difetti che tu richiami, non dipendono dal fatto di essere in democrazia, ma dal sistema culturale in cui siamo inseriti. In questo senso, credo che l’importanza del sistema politico venga sopravvalutato: altri sono gli aspetti più rilevanti, quali ad esempio il sistema dell’informazione, che può condizionare agevolmente i pesciolini rossi, e su questo credo che non siamo molto distanti come opinione.
Ho però inserito qui il mio commento, perchè volevo anche rispondere al commento a cui questa risposta si riferisce, perchè mi pare che il BuonPeppe non ti abbia risposto adeguatamente.
Il punto più importante per cui una democrazia differisce da una dittatura è la divisione dei poteri: quello legislativo, dato al Parlamento, che, come sappiamo, viene eletto, quello esecutivo, dato al governo, che può o essere eletto dal Parlamento, o nei sistemi presidenziali viene eletto separatamente dal popolo.
Infine, quello che a me pare più rilevante, il potere giudiziario, in cui non si prevede alcuna elezione: per fare il magistarto, basta superare un noramle concorso. E’ questo secondo me l’aspetto più prezioso delle democrazie, e non è un caso che gente come Berlusconi, che non ha alcuna ispirazione realmente democratica, vada in bestia proprio su questo potere così importante e nello stesso tempo così anonimo.
Per chiudere, dirò che rimango esterefatto del fatto, che in un dibattito così serrato e polemico, nessuno di voi due abbia ricordato questo piccolo enorme dettaglio proprio delle democrazie.
Tutto giusto quello che dici. Ma l’articolo non pone il problema di “cosa è” la democrazia nè di quale possa essere l’alternativa. Dice semplicemente che è fallimentare come sistema, e che quindi è inutile sbattersi per farla funzionare.
Io ho proposto una chiave di lettura diversa della situazione, partendo dalla quale, secondo me, si possono cambiare molte cose.
Anche il sistema culturale non è che ci caschi addosso così per caso, ma in larga parte è quello che ci costruiamo. Poi l’informazione (opportunamente teleguidata) ha un grosso peso in questo, ma alla fine dei conti dipende sempre da noi.
A meno che non ci consideriamo tutti acefali.
anche a me sembra che Peppe abbia centrato tutti i punti focali…parafrasando il re sole, “lo stato siamo noi” giorno dopo giorno…
Punti di vista, potrei dire. A me non riesce chiaro come io possa minimamente influenzare quello che dicono al TG1, proprio non mi vedo in alcun modo coinvolto in questa faccenda. Ci sono poteri sostanzialmente mafiosi assolutamente alieni da qualsiasi influenza dell’opinione pubblica. E’ chiaro che ho costruito il mio blog sperando di influenzare qualcosa, ma non sono pazzo fino al punto di credere che in questo modo possa significativamente influenzare il sistema informativo in Italia. Dal mio punto di vista, il TG1 è qualcosa che semplicemente subisco, e non trovo alcuna via diversa dal prendere il potere per poterlo controllare.
e perchè dovresti poterlo controllare scusa? Non sarebbe meglio accontentarsi del poter “controllare” quello che tu come ascoltatore del TG1 acquisisci come “informazione”, insomma il tuo senso critico?Ed una volta appurato un senso di insoddisfazione magari documentarti da altre fonti ognuna controllata da altre “influenze” e fare una summa?
Perchè ho la consapevolezza che moltissime persone, purtroppo, questo senso critico non lo hanno, e devo difendere anche loro dalla disinformazione: a me, provvedo da me, stanne certo. Quando si va alle elezioni, il mio senso critco me lo faccio lesso: lì si contano i voti…
Non necessariamente. Intanto nell’articolo lascio intendere che forse, in fondo, al momento non esistono fattibili alternative alla democrazia, inoltre provare ad esaminare anche le alternative avrebbe richiesto la stesura di un articolo molto più lungo e complesso, meglio eventualmente un post dedicato specificamente all’argomento. Magari lo scriverò, magari no, il punto dell’articolo – ed i commenti lo hanno dimostrato – è che la democrazia è un argomento tabù: non può essere messo in discussione. Prima bisognerebbe prendere atto del fatto che protebbero esistere eventuali sistemi alternativi a cui non abbiamo pensato o che non conosciamo, eliminare quindi il “tabù”, poi se ne potrebbe anche discutere.
Sull’informazione e sui principi culturali che influenzano il sistema non sono completamente d’accordo. Mi pare che tutti stiate ragionando limitandovi alla vostra realtà locale, ma la democrazia è un sistema diffuso a livello globale. Paesi culturalmente molto distanti dal nostro conoscono tutto sommato i nostri stessi limiti relativamente ai problemi e alle domande (a cui nessuno ha risposto) che ho posto nell’articolo.
In merito alla suddivisione dei poteri: si tratta sicuramente di un principio importante, ma un maggiore bilanciamento dei poteri non cambierebbe di una sola virgola le questioni poste nell’articolo. Esistono inoltre nazioni democratiche dove la suddivisione dei poteri non è così marcata o bilanciata e spesso è molto meno bilanciata rispetto all’Italia, tuttavia ciò non inficia minimamente i problemi di fondo che io ho cercato di analizzare nel pezzo.
Sul fatto che ilBuonBeppe abbia completamente mancato il bersaglio siamo perfettamente d’accordo..
Traduzione: siccome c’è qualcuno che non è d’accordo con me, vuol dire che si fa una difesa acritica e aprioristica dell’argomento, mentre solo io ho l’apertura mentale per metterlo in discussione.
Quand’è così… chiedo umilmente perdono per aver osato criticare la tua visione illuminata.
Pare che tu abbia pochi argomenti di discussione e quindi non ti rimane che la provocazione. A me però le provocazioni annoiano, preferisco dedicare il mio tempo a chi ha esposto obiezioni più interessanti delle tue.
Bravo.
Peccato che tu non abbia risposto neanche agli altri. A proposito di scarsità di argomenti…
Veramente mi pare di aver risposto a tutti. D’altro canto io non voglio convincere gli altri di avere ragione, solo esprimere il mio punto di vista, tu invece? La domanda è retorica, preferisco non risponderti più perché tanto ormai siamo off-topic.
Concordo in pieno. Hai visto che alla fine la pensiamo allo stesso modo?
Quoto Beppe, troppe volte ci freghiamo di piccole cose che alla lunga comunque danno un indirizzo alla società nella quale si è….società uguale collettivo, il collettivo è un insieme di singoli più o meno eterogenei, se ogni singolo facesse i cazzi suoi avresti un caos che nemmeno la più bieca e terribile dittaura governerebbe (le dittature sono quanto di più “ordinato” socialmente si è visto fino ad oggi).
La democrazia è un fallimento così come è percepita oggi perchè io singolo esigo qualità morali da altri (fra i quali i politici che ho votato) ma non voglio che gli altri pretendano altrettanto da me…….
Ciò che scrive ilBuonBeppe e che scrivi tu c’entrano davvero poco con quanto espresso nell’articolo.
ok, dammi un indizio, un qualcosa per rimettermi in carreggiata……..da quello che penso di aver capito del tuo articolo è che il voto è inutile inq aunto va a persone che non ci sappresentano……ok, d’accordo, e quindi?Distruggiamo il palazzo?
Credo di aver ampliato un po’ il discorso nelle risposte ai commenti di ilBuonBeppe e nella risposta al commento di Vincenzo Cucinotta: reply on 9 aprile, 2009 12:29.
troppo confusionario sto sistema dei commenti IMHO
va bene ho colto qualcosa in più….in pratica la NOSTRA democrazia illude il cittadino di poter contare qualcosa attraverso il voto. Ammettendo che il partito che ho votato salga al potere non è detto che metterà le persone che voglio sulle poltrone giuste, persone che per di più non conosco di persona (opinabile ma in parte condivisibile). Non fidandomi di quelle persone posso io allora subentrare ad esse?Certo, basta che ho almeno trentanni o cinquanta (più o meno se ricordo bene) e posso entrare in parlamento e/o senato, mi serve solo avere un partito che mi proponga o seleziona (se sono figa e magari un calendario alle spalle è anche più facile, frecciatina…) e mi dia il supporto economico e “politico” per fare sapere alle persone perchè io sarei meglio di altri…..
Sinceramente penso che l’uomo sia limitato, sia molto legato al territorio e cerchi sempre di ragionare sul suo piccolo per poi preoccuparsi “eventualmente” più in generale del collettivo……un signore in cima alla Val di Scalve a Bergamo si sente rappresentato e tutelato da un politico che dista 600 e passa chilometri da lui che non ha mai conosciuto di persona?Si sentirebbe meglio sapendo che le sue tasse finiscono chissà dove? Non sarebbe meglio che invece della Repubblica Italiana ci fosse che ne so, la circoscrizione della Val di Scalve nella quale ha sotto controllo bene o male tutto?Il reggente della Val di Scalve ha un nome un cognome ed è individuabilissimo……magari addirittura suo parente!Vuoi mettere?
Perchè non tornare quindi alle microcomunità, i feudi?
E’ un discorso costruttivo?fare un passo indietro per farne due avanti?
Questa è una discreta provocazione, tuttavia, come hai anche scritto tu, il limite è nell’uomo: una comunità più piccola che utilizza gli stessi sistemi adottati da una comunità grande andrebbe incontro agli stessi medesimi problemi.
Il punto dell’articolo è che l’attuale sistema basato sulla democrazia rappresentativa non è il sistema perfetto, non è la panacea di tutti i mali e forse non è nemmeno la migliore soluzione possibile. Indicare alternative non è affatto semplice ma questo in fondo può dipendere anche dalla nostra ristretta visione delle cose, costretta dal nostro bagaglio culturale/sociale e dall’abitudine a questo status quo. Per millenni gli uomini hanno vissuto senza leggi, per secoli i Romani credevano di vivere nel miglior sistema possibile, ci sono voluti altri secoli perché qualcuno giungesse all’idea che gli uomini sono tutti uguali (ed ancora oggi molti uomini non ne sono convinti). L’illuminismo ha dato un’enorme scossa, cambiando enormemente la visione dell’uomo, in seguito a ciò sono nate visioni nuove su quale debba essere la struttura che regola la società: il comunismo, il socialismo, il nazismo, il liberismo, l’anarchia, ed infine la socialdemocrazia.
Oggi siamo in una nuova fase di torpore, prima lo shock della guerra, poi il crollo del comunismo (che di per sé non esclude comunque la democrazia) ci hanno convinto che esiste una sola scelta possibile. Ma è davvero così?
mmmmmm si oddio, i problemi ci saranno sempre, la grandezza di una società sta nel trovare una soluzione ragionevole ed equa in tempi brevi senza tradire i propri principi fondamentali. Essendo l’uomo limitato riducendo il campo d’azione del “governo” al quale ha demandato il proprio destino è molto più controllabile……..io quello che lamento veramente di questo sistema democratico è che è divenuto incontrollabile, ovvero non è trasparente come dovrebbe…..inciuci, intrallazzi, gente che viene beccata e punita in facciata salvo poi tornare da altre parti dopo pochi mesi, etc etc etc
A sentire i politici attuali uno dice una cosa ed uno un’altra, ma se è vero che io che ti sto ad ascoltare non sono un deficiente allora uno dei due dice una menzogna……se non si è certi dell’operato dei nostri “demandati” conme si fa a giudicarli? Mi chiedo perchè in un era in cui si sa tutto di tutti, sull’operato REALE (non solo dialettica e stronzate) di quello o quell’altro ci sono solo mezze verità…….queste sono le cose che rendono la nostra democrazia una repubblica delle banane.
A quando un sito internet con su: il politco A ha detto X il giorno tale all’ora tale, dopo tot tempo ha fatto bene\male \non ha fatto nulla……per tutti gli schieramenti ma principalmente per quelli “al governo”….poi dopo vedresti che correre che fanno! Altro che timbrature delle PA in Internet!
A questo ti rispondo più tardi o nei prossimi giorni.
io credo che la democrazia invece sia un ottimo schema, poi così come è strutturata in italia andrebbe anche bene, certo con aggiustamenti di norme, snellimenti e ulteriori e continui correttivi ed aggiustamenti.
il fatto è che funziona da schifo perchè gli interpreti fanno schifo. il che di per sè non è sufficiente a dire che il modello in sè fa schifo, semmai è un problema di controllo. Cioè le regole ci sono, e vanno anche abbastanza bene, il fatto è che c’è troppa libertà e discrezionalità nell’applicarle. Quindi si tratta di inserire un sistema di controllo sull’operato degli “interpreti” (politici, enti pubblici, imprese private, privati cittadini).
Per dire non si può sostenere che il nostro sistema giudiziario o fiscale facciano schifo: le norme sono valide,(per carità, migliorabili) e se poi il tutto degenera in lungaggini che lo rendono di fatto uno schifo ciò non vuol dire smantellarne l’impianto bensì modificarne le regole di applicazione, snellirle, etc.
Altre cose magari andrebbero riviste più radicalmente, ma le logiche di base sarebbero sempre quelle. (l’interesse del cittadino)
E poi quando leggo certi post (anche in altri siti) scritti anche bene da persone che fanno anche ragionamenti non banali mi dà “fastidio” vedere che sono sempre di un nichilismo cosmico, del tipo “il mondo fa schifo, è già tanto che me ne rendo conto”.
Quindi la strada da fare sarà tanta e molto difficile, ma si può fare, non è detto che ci si riesca ma ci si deve provare (per lo meno chi ci crede).
Sai, sono le stesse rimostranze di chi dice che il comunismo è fallito per colpa degli uomini e non perché fosse un ideale sbagliato. Tuttavia siamo uomini e dobbiamo sempre confrontarci con le nostre debolezze. Un mondo perfetto è utopia, in un mondo perfetto forse non servirebbero nemmeno i governi.
il comunismo è fallito perchè si regge su un’idea demotivante per il genere umano. la democrazia può funzionare, il livello di benessere e libertà raggiunto nè è la più lampante dimostrazione. il mondo perfetto che c’azzecca?
Il concetto di uguaglianza è demotivante? Allora, per antitesi, il liberismo e le socialdemocrazie sono motivanti per l’uomo proprio perché rinnegano questo concetto di uguaglianza? Però se ci pensi sia nei paesi cosiddetti democratici sia negli stati comunisti vi sono persone più ricche e persone più povere, persone che controllano il potere e persone che non contano nulla. Manca l’esercizio del voto, è vero, ma se le domande che mi sono posto nel pezzo portano ad una sola risposta allora è vero anche che l’esercizio del voto, per come funziona il sistema, è una pratica piuttosto inutile.
Potresti rispondermi allora che la differenza tra comunismo e socialdemocrazia/liberismo è nella libertà concessa agli individui. Ma qui dovremmo entrare nel merito di cosa è davvero la libertà. Per ora ti lascio il concetto di libertà espresso da , parole attuali e nelle quali mi ritrovo totalmente.
penso che si riferisse al concetto dell’abolizione della proprietà privata e dell’uguaglianza sul lavoro in termini economici…..
Queste critiche erano le stesse utilizzate dagli avversori del comunismo alla sua nascita, tant’è che già nel redatto da Engels e Marx i due rispondevano a queste accuse. Ciò non ha impedito al comunismo di ottenere larghissimi consensi e di espandersi in quasi metà del globo. Anch’io credo che Alberto si riferisse al concetto di abolizione della proprietà privata e dell’uguaglianza sul lavoro. Il sistema sociale attuale, come scriveva lo stesso Engels:
Voi inorridite perché noi vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società esistente la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci accusate dunque di voler abolire una proprietà che verte necessariamente sulla mancanza di proprietà della stragrande maggioranza della popolazione.
Per rendere mansueti i poveri, gli umili, i pesci rossi di cui all’articolo è bastato, come ho scritto nel pezzo, fargli annusare l’illusione di libertà, l’illusione della ricchezza, l’utopia delle pari possibilità. Nei fatti, se guardiamo alla realtà delle cose, queste pari opportunità non esistono.
Con questi voti, siamo proprio tornati alle scuole elementari: i buoni a destra e i cattivi a sinistra! Certo che siamo proprio alla farsa più estrema: con questi voti, chi non sa argomentare, può egualmente esprimere simpatie ed antipatie. Diciamo che usiamo le viscere invece del cervello: un bel risultato, complimenti
!
Diciamo che è anche chi non sa argomentare deve avere una possibilità di esprimersi. Siamo in democrazia o no?
La democrazia (nostra) fa schifo! posso essere d’accordo ma quale potrebbe essere l’alternativa? spero non una dittatura!
Penso che una riforma strutturale dall’alto verso il basso sia praticamente impossibile, gli interessi e le convenienze troppo forti, l’errore è stato aver permesso ai nostri rappresentanti un guinzaglio talmente lungo da risultare inesistente e questo è avvenuto perche abbiamo delegato e delegato ogni impegno personale. Da questo punto in poi concordo con il B.P., se dall’alto non c’è più speranza, bisogna partire da sotto in su, gestendoci le nostre resposabilità e convincendo altre persone a farlo con noi. L’esempio è semplice: esiste una legge contro la corruzione ma non viene fatta rispettare, impariamo a non farci e a non corrompere, assumiamoci la responsabilità di batterci per far capire a chi vive attorno a noi che ricreare un legale tessuto sociale cambia la vita. Cominciamo con i nostri figli e nipoti che già piccolissimi imparano troppo spesso l’arte del ricatto, e noi adulti ci stiamo, concediamo in cambio del loro studio superficiale, della loro finta convivenza, facendo loro dimenticare che i loro e nostri doveri sono anche i loro e nostri diritti.
Bisogna dire basta fin dalle piccole cose e sostituire le leggi disattese con l’etica civile, quella che non ha bisogno dell’editto scritto ma che anarchicamente esiste perchè parte di noi uomini.
La miglior democrazia è quella di un popolo educato a non aver bisogno di tante leggi in grado di convivere per mezzo del comune buonsenso.
Ciao Vanda, per non ripetermi ti invito a leggere i commenti di risposta dati agli altri commentatori.
Piano… piano…pian… piano.
Un passo alla volta.
Ho letto anche il primo “la democrazia è un fallimento”,ma non l’ho trovato così eclatante,questo mi pare decisamente più stuzzicante.
Non voglio scendere nel merito dell’argomento,su quale sistema sia migliore,peggiore,perché non funzioni etc etc (per ragioni di tempo,spazio e utilità),bensì mi limiterò ad osservare che in effetti la le reazioni al post (come Vincent Vega sembrava aspettarsi) sono tutte più o meno stereotipate.
Come dice un mio amico,neanche ventenne e già ben inquadrato all’interno del pd,”la democrazia è quel terreno seminato da cui non si può uscire”.
Qualunque cosa tu dica sulla democrazia,diversa dalle solite critiche qualunquiste,dalla maggior parte delle persone verrai (verbalmente) massacrato.
Grazie, mi pare che il nostro punto di vista coincida abbastanza.
Credo di sì.
Il punto secondo me è che molto spesso si vede la (storia) presente come punto d’arrivo,ed ignoriamo che è semplicemente un punto di passaggio,fra passato e futuro.
Perciò capita che ci si aggrappi a ciò che il presente offre,pur di non dover ammettere la propria transitorietà.
La democrazia è una di quelle grandi sicurezze a cui ci si “deve” aggrappare,visto che molti ritengono che essa sia il fondamento della nostra organizzazione sociale attuale.
Rifiutarla vorrebbe dire ammettere che viviamo in uno schifo e che non abbiamo grosse prospettive di miglioramento,almeno nel breve termine.
p.S.:rispondo qua a fma che parla del fallimento:per me un fallimento è qualcosa che non raggiunge gli obiettivi prefissati,almeno non con una buona approssimazione,per cui non c’è bisogno di un termine di paragone.
Non sono io che parlo di fallimento, è l’articolo che si intitola così.
Se qualcosa non raggiunge gli obiettivi prefissati non è scontato che sia un fallimento, esiste la possibilità che siano gli obiettivi ad essere sbagliati.
Icaro per esempio pretendeva di volare.
Nello specifico dipende da cosa ci si aspetta dalla democrazia.
Beh,mi sembra proprio che Vincent Vega alludesse a questo:io interpreto tutte le sue domande,la cui risposta è negativa, come “obiettivi” prefissati della democrazia(il cui scopo dovrebbe essere quello prefigge di rappresentare il popolo).
Beh, prendere le domande di Vincent Vega come altrettanti obiettivi (falliti) della democrazia, mi pare perlomeno riduttivo.
Nei confronti della democrazia.
Obiettivo della democrazia è il governo del popolo. Se ciò che ho scritto nell’articolo è vero, se le domande che mi sono posto portano ad una sola risposta allora è inutile girarci intorno: l’attuale sistema che oggi chiamiamo “democrazia” è fallimentare.
Che l’obiettivo della democrazia sia il governo del popolo è a un tempo vero (etimologicamente) e ingenuamente riduttivo (nel senso che il popolo è un’invenzione dialettica)
Le tue domande circa la democrazia sono di gran lunga inadeguate a definirne la complessità, dunque le risposte non possono avere quel valore tranchant che non pari disposto a mettere in discussione.
Le lacune della democrazia rappresentativa, che metti in evidenza e che esistono, non sono sufficienti a metterne in discussione l’impianto.
La democrazia non è una, assoluta e immodificabile.
Secondo Schumpeter, per esempio, vi è democrazia là dove esistono gruppi in concorrenza tra loro per la conquista del potere, attraverso una lotta che ha per oggetto il voto popolare.
Di quale democrazia stiamo parlando?
Se vuoi semplicemente dire che la democrazia ha tradito la tua personale visione della democrazia, allora va benissimo e hai perfettamente ragione.
Ci ho impiegato un po’ a capire quello che volevi dire.
Se noi fossimo in un villaggio autogestito di 10 famiglie in cui ogni uomo si occupasse di un mestiere, la democrazia *potrebbe* essere tale (ma non è detto, gli individui sono portati naturalmente per la leadership, buona o cattiva). In un sistema con 60milioni di persone ci sono per forza di cose dei canali di potere, eredità di un sistema aristocratico senza il quale non si sarebbe arrivati alla formazione di un sistema di tale dimensione.
Il passaggio alla democrazia permette uno stato di cose in cui questi figuri (o famiglie di figuri, o centri di potere, o quel che vuoi) non siano statici nel tempo. Ciò non toglie che chi si sente depositario di una verità ed offre soluzioni non ha i mezzi per modificare la realtà (nemmeno come tu dici passando attraverso la giustizia del voto che sottende a meccanismi più grandi di qualunque singolo medio, ammesso e per niente concesso che il voto sia valido deterrente per i folli con manie di grandezza). I canali di informazione che sono fondamentali per far conoscere idee nuove dato che non possiamo semplicemente camminare per l’agorà e cominciare il cambiamento, tralasciando lo strano caso del signor B, sono per un numero impressionante di elettori solo una scatola parlante, che spesso è limitata a 6 canali. Anche ad averli tutti e 6 liberi ed indipendenti, capirete quanto “collo di bottiglia” sia per gestire le idee e proposte per 60 milioni di persone.
La democrazia è un fallimento se la pensi idealisticamente, è una fase della storia che sta facendo il suo sporco lavoro -meglio del prima e, si spera, peggio del poi- se la pensi in termini evoluzionistici.
Io sono curioso di leggere l’eventuale articolo sulle idee alternative
Spero di riuscire a scriverlo.
Mi viene in mente la vecchia storiella dei due ebrei dei quali il primo, dovendo partire, dice al secondo:
“Parto, vado lontano.”
e l’altro:
“Lontano da dove?”
La democrazia è un fallimento, rispetto a che?
ahaha
però questo pezzo è buono
Rispetto alla dittatura ad esempio!
Oppure rispetto all’anarchia, all’oligarchia…. oppure rispetto a qualcosa che adesso, rispetto alle nostre limitate esperienze e/o conoscenze, non possiamo nemmeno immaginare. Ma si può discutere su questo oppure mettere in discussione l’attuale sistema è un tabù?
Penso che tu possa trovare una risposta più approfondita alla tua obiezione nel commento di risposta che ho lasciato a Gbalsamo: reply on 10 aprile, 2009 11:56.
Se dici che è un fallimento rispetto a… ti tocca come minimo l’onere della prova.
Talvolta anche l’anticonformismo a tutti i costi diventa una forma di conformismo.
O no?
Ti rispondo con il commento di PandaEstinto che mi sembra perfettamente calzante: per me un fallimento è qualcosa che non raggiunge gli obiettivi prefissati,almeno non con una buona approssimazione,per cui non c’è bisogno di un termine di paragone.
Se una cosa non funziona è fallimentare, non c’è bisogno di un paragone. La questione quindi è stabilire se quanto ho scritto nell’articolo è corretto oppure no.
In quanto all’anticonformismo tengo a sottolineare che questi temi sono ampiamente dibattuti ed hanno valso ad alcuni economisti e/o ricercatori premi e riconoscimenti: da ad alla pubblicazione di Peyton Young.
Sul concetto di fallimento ho risposto a Panda estinto.
Del tuo articolo non mi piace l’affermazione centrale secondo cui:
“La democrazia è la nostra boccia da pesci rossi.”
O meglio, non la capisco.
Meglio ancora, mi pare del tutto indimostrata.
La democrazia, nelle sue varie espressioni, è nient’altro che il tentativo di evitare eccessive concentrazioni di potere. (Montesquieu)
Non vedo come questo si possa considerare negativo.
Naturalmente non basta a realizzare la felicità.
Ma questo è un altro discorso, nel senso che la democrazia non ha questo fine.
Se la nostra società ti pare, e magari lo è, una boccia da pesci rossi può darsi che le cause siano altre dalla democrazia.
L’anticonformismo e il conformismo sono abiti culturali che non c’entrano nulla nè con la democrazia, nè con l’economia, nè con i premi Nobel.
Secondo me.
Mi pare di aver spiegato meglio il concetto:
Per millenni gli uomini hanno vissuto senza leggi, per secoli i Romani credevano di vivere nel miglior sistema possibile, ci sono voluti altri secoli perché qualcuno giungesse all’idea che gli uomini sono tutti uguali (ed ancora oggi molti uomini non ne sono convinti). L’illuminismo ha dato un’enorme scossa, cambiando enormemente la visione dell’uomo, in seguito a ciò sono nate visioni nuove su quale debba essere la struttura che regola la società: il comunismo, il socialismo, il nazismo, il liberismo, l’anarchia, ed infine la socialdemocrazia.
Oggi siamo in una nuova fase di torpore, prima lo shock della guerra, poi il crollo del comunismo (che di per sé non esclude comunque la democrazia) ci hanno convinto che esiste una sola scelta possibile. Ma è davvero così?
Secondo me no! Ci piace pensarlo, ci fa comodo pensarlo. Hanno regalato ad una parte di noi un finto benessere, raggiunto spesso con grossi indebitamenti e con questo hanno realizzato la “pacificazione” tra chi detiene potere e ricchezza (un’infima parte della popolazione) e coloro che invece hanno poco o niente (la stragrande maggioranza). Ma le cose tuttavia non sono cambiate poi molto. Il potere economico (e spesso anche quello politico) sono ancora detenuti dalla millenaria chiesa e da poche potenti “casate” che trasmettono il loro potere da padre in figlio, nel mezzo tanti piccoli squaletti che amano sguazzare nei resti (non tanto differente dai vecchi cicisbei) e poi il popolo, la plebaglia, controllata a suon di proclami populisti. Potremmo poi entrare nei dettagli e parlare di accesso alla cultura, da sempre limitato in paesi definiti ultrademocratici come gli Stati Uniti ma in costante limitazione anche in Italia. Potremmo parlare di libertà di parola, che tuttavia è un bene effimero quando la tua parola vale 0 ed i centri di potere ripetono ossessivamente un solo ed indistinto pensiero unico (che tra l’altro non prevede la messa in discussione dell’attuale sistema). Credo tuttavia che per entrare nei dettagli sia necessario un ulteriore articolo, vedremo.
ti ho risposto sopra
e’ che siamo fraccomodi … “e’ questo il miglior mondo possibile” punto.
mica ci possiamo mettere a rifare tutto daccapo ?!??
anarchico stirneriano
Tutto molto condivisibile, post e commenti, in molti aspetti, da parte mia.
Comunque ci tengo a dire che creo moltissimo nella democrazia, talmente tanto che non vedo l’ora che venga realizzata.
In effetti mi sono sempre chiesta, dal momento che il comportamento di chi va al potere ha alla fine notevoli similitudini indipendentemente dal fatto che gli individui siano di destra o di sinistra, se il fatto di criticare chi si appropria delle poltrone, non dipenda, spesso, da un fattore di invidia. Questo mi fa pensare che valga la massima “Togliti tu che mi metto io”. Probabilmente se la politica venisse fatta per puro volontariato e nessuno ci guadagnasse niente, le cose combierebbero. Nel libro “Economia canaglia” che parla degli effetti della globalizzazione e degli aspetti oscuri del nuovo ordine mondiale, si dice, dati alla mano, che la democrazia ha favorito la schiavitù.
Di conseguenza, le cose funzionano solo se sono mosse da un ideale etico sincero che non ha niente a che vedere con i propri interessi, ossia: “Mi indigna questo perché é ingiusto, e non ” Mi fa schifo questo perché altri possono avere privilegi che io non posso avere”, perché se ciò che mi muove é questo secondo principio é sicuro che una volta raggiunto il potere mi comporterò esattamente come quelli che ho criticato e cercherò di salvaguardare ad ogni costo il benessere (anche se apparente), che mi deriva dallo stare comodo nella boccia di vetro che ho tanto faticato a conquistare.
Idea profonda e degna di molta riflessione…
Ottimo commento. Il concetto di “invidia” del popolo rispetto ai ricchi e potenti, contrapposto a quello che dovrebbe essere il reale desiderio di migliorare lo status quo, mi pare sia stato anche sviluppato in qualche vecchio articolo qui su MC.
Che ne direste se si riuscisse a far sì che la “cosa pubblica” andasse in mano solo a chi dimostra con i fatti di “essersi emancipato dal vincolo delle passioni” (come direbbe Battiato)? In fondo anche l’invidia é una passione, come il desiderio di apparire, di sentirsi importante, di accaparrare più del dovuto ecc. Perché, spingendoci oltre, potremmo anche dire che chi ha un desiderio anomalo di potere e controllo ha qualcosa che non va. Diverso é il potere di fare ciò che si ritiene giusto con creatività affinché anche altri ne beneficino. E. Fromm, in “Anatomia della distruttività umana”, dice che chi desidera il controllo sugli altri é distruttivo. Credo che tra chi desidera il potere vada distinto chi si adopera per raggiungerlo in modo machiavellico, con cognizione di causa, calcolo e lucidità da chi invece vi resta invischiato perché pensava di essere tanto buono e poi quando diventa potente scopre di avere un’altra personalità che prima era sopita e, magari, diventa simile a un Dottor Jekill – Mister Hide. Per questo i greci dicevano: “Conosci te stesso e conoscerai Dio” o il diavolo (io aggiungo).
Non ho nemmeno letto per intero il post iniziale e poi di seguito appena un’occhiata alle risposte. Data la premessa non dovrei nemmeno rispondere. Azzardo un commento comunque. La prima critica alla democrazia mi pare risalga a Platone, circa 24 secoli fa. Il punto debole era all’epoca che ognuno valuta e decide secondo il proprio interesse di parte, quando non strettamente personale. In altri termini, l’interesse privato uccide ogni democrazia. Dopo avervi svelato cotanta banalità cos’altro aggiungere? Altra banalità è d’obbligo: la proprietà privata rende inutile ogni illusione di democrazia! Questo al tempo di Platone ovviamente. Per tale motivo l’eroico filosofo si era inventato una classe diregente “strutturalmente” onesta e corretta, togliendo ai governanti il diritto di possedere (in forma privata) alcunchè. Niente possesso niente brogli! Sembrerebbe semplice! Purtroppo si chiama comunismo.
Tutto quello che penso, finalmente scritto!